martedì 30 aprile 2013

Gatsby. Capitolo I

"Era visibilmente passato attraverso due stadi e stava entrando in un terzo. Dopo l'imbarazzo e la gioia che non ragiona, era divorato dallo stupore per la presenza di lei. Era stato così a lungo pieno di quest'idea, l'aveva sognata in tutto il suo svolgimento e aspettata a denti stretti, per così dire, arrivando a un livello inconcepibile di intensità. Ora, per reazione, si stava scaricando come un orologio dalla molla troppo tesa."
Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald

lunedì 29 aprile 2013

Sylvia Plath. La potenza è femmina e si fa male da sola.

Lady Lazarus e altre poesie. Sylvia Plath.
Mondadori.
La mia copia.
Se sei una donna e ami la poesia, prima o poi cadi in Sylvia Plath. E' un premio Pulitzer, ha sposato un poeta, ha avuto due figli e a 30 anni s'è uccisa.
Leggerla è necessario, è avvolgente, è un'esperienza di femmilità e potenza, ed è un peso ai piedi che ti porta sul fondo di un lago e l'aria manca e tutto intorno diventa fanghiglia, una melma che si insinua tra le pieghe del corpo, il cervello è già intrappolato. Sylvia Plath è una donna che combatte con l'essere donna e finisce tra i gas di una cucina, in casa sua, sigillata per proteggere i suoi figli, cui prima di uccidersi ha preparato la merenda.
Una madre poetessa che prepara latte, pane e burro e si uccide. Non lo so commentare. Mi terrorizza il dolore di una madre che prepara latte, pane e burro e si uccide.
Sylvia Plath è un lago meraviglioso, ma al fondo c'è la morsa del fango e lì, bisogna lasciare le poesie si Sylvia Plath e ritrovarla un po' più avanti.  Prendersi una pausa da Sylvia Plath per me è la chiave per amare Sylvia Plath.
Qui accanto la mia copia di una delle raccolte della sue poesie, (un Oscar Mondadori della bellissima collana dedicata alla poesia del '900), sono alcune delle ultime e segnano quel passo frenetico che conduce a non muoversi più.

sabato 27 aprile 2013

Parola di inglese.


"Nella vita ci sono poche ore più piacevoli dell'ora dedicata alla cerimonia del tè pomeridiano."
 
Ritratto di signora, Henry James.

giovedì 25 aprile 2013

Diario di una scrittrice. Virginia Woolf.

Diario di una scrittrice. Virginia Woolf.
minimum fax
La mia copia.
Ho avuto sempre paura di impazzire. Per questo mi piaceva scrivere, perché sarei potuta tornare da me leggendomi, non era un atteggiamento sereno, ma è stato il mio per molto tempo, poi ho incontrato Virginia Woolf e fu chiaro che ero in ritardo e minuscola, che scrivere non sarebbe bastato, ma che forse non ero portata alla follia. Erano gli anni '90 e io ero adolescente.
Fu così che ho iniziato a leggere partendo da "Una stanza tutta per sé" e finendo con la fine, o almeno con quella che finora mi sembra esserlo, sarei sempre felice di scoprire che mi manca ancora qualcosa di Virginia e conto che sia così. Il suo diario è stata un'epifania, la manifestazione di un'anima e il coronamento della mia personale e univoca storia d'amore con lei.
Leonard Woolf ha raccolto le pagine personali di quella sua inafferrabile moglie, ha scritto la prefazione e se ne è separato. In questo lungo diario e nell'abitudine di Virginia di aggiornarlo anche con poche righe, si ritrova la personalità di un'autrice e di una donna che amava la scrittura, che si beava della lettura e si animava nelle discussioni letterarie.
Mi sono sempre chiesta se fosse tutto qui, se ci sia dell'altro che è rimasto a casa loro, tra gli oggetti di quella vita, non dato in mano a chiunque e, credo di sì, lo spero forse, e comunque immagino che ci sia una parte di Virginia Woolf rimasta privata e famigliare.
Ero già laureata quando ho comprato la mia edizione minimun classic di minimun fax ed ero a Roma. Un mezzo profilo in copertina e il racconto di una vita tra le lettere e le parole, spesa senza sosta in case e cottage in un'Inghilterra che sa di tramonto, darjeeling e giardini.
L'editore, la scrittrice e i loro amici di letteratura e il loro circolo di politica, attualità e dolore.
La sottile linea di rotaia fino al fiume. 
Non un libro da cui iniziare, un buco della serratura che a volte ci fa pentire di leggere, ma che ci impedisce di smettere.

Titolo: Diario di una scrittrice
Autore: Virginia Woolf
Traduzione: Giuliana De Carlo
Editore: minimum fax
Anno: 2005
Prezzo: 12,50 Euro

25 Aprile. Festa della Liberazione.


"Pierre bestemmiò per la prima ed ultima volta in vita sua. Si alzò intero e diede il segno della ritirata. Altri camion apparivano in serie dalla curva, ancora qualche colpo sperso di mortaio, i partigiani evacuavano la montagnola lenti e come intontiti, sordi agli urli di Pierre. Dalle case non sparavano più, tanto erano contenti e soddisfatti della liberazione. Johnny si alzò col fucile di Tarzan ed il semiautomatico... Due mesi dopo la guerra era finita."
Il partigiano Johnny, Beppe Fenoglio.

mercoledì 24 aprile 2013

Jukebox all'idrogeno. Allen Ginsberg

Jukebox all'idrogeno. Allen Ginsberg
Guanda
La mia copia

I libri li ho sempre trovati a portata di mano. Non sulla libreria in ordine, o almeno non solo, ma aperti, in giro per casa, sul tavolino del salotto, sui braccioli delle poltrone, in bagno, sui comodini. I miei genitori, uno di loro specialmente, leggono e così per me leggere è sempre stato normale. Un'attività cui si dedica parte della giornata. Si legge e poi si parla. Se ne parla. Si condividono le letture. Da piccola avevo, e ho ancora, tantissimi di quei libricini Disney con la copertina rigida e leggevo anche senza saperlo fare. Da bambina i libri avevano molte pagine in più, fino alle mille e una notte, che ovviamente non ho mai finito. Da adolescente ho iniziato a pescare e comprare da sola. Ho scoperto la zona letteratura americana, ho scoperto il beat e ne sono diventata studiosa. Poi ho scoperto il grande romanzo americano e ne sono diventata amante.

Jukebox all'idrogeno è una raccolta di poesie, un libro in versi, un lavoro erudito e difficile, coltissimo anche nel parlare di porte e pavimenti, capace di suggerire poetiche classiche e contemporanee. Dovrei dire che era il suo scrittore ad avere queste doti, il libro ne è stato un frutto. Immediato. Jukebox all'idrogeno contiene Howl, che si dice sia il manifesto della generazione beat. Che poi se sia stata battuta o beata ancora non è chiaro. Immagini di quotidiano, anche spoglio, intensità di sguardo su qualunque passaggio della giornata e nel descrivere il normale tutto intorno.
E' poesia, è una lettura complessa e intima e, credo sia come la musica classica o la sia ha già nel profondo o non bucherà mai l'anima.
Nell'edizione Guanda l'introduzione è quella che Fernanda Pivano, curatrice del volume, scrisse nel 1964, intitolata "Un poeta, non soltanto un minestrone beat" e dentro c'è la più vera delle illustrazioni della poetica e della vita beat, con l'anticipazione delle citazioni, dei riferimenti letterari, politici e religiosi, che Ginsberg meditava e di cui poi scriveva. E' morto nel 1997, io avevo quasi 18 anni e mi ricordo l'annuncio al tg, ché già avevo letto il leggibile e amato anche il non amabile. E visto 100 volte le foto di San Francisco e lui cadavere finto.
Howl è dedicato a tre persone che lo spirito beat non lo hanno solo vissuto, ma anche, nell'ordine,  raccontato, logorato e incarnato forse senza sceglierlo. Il resto del libro è raccolta infinita.

"Ho visto le menti migliori della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche,
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di
droga rabbiosa,
hipsters..."

Prossima volta racconto il funerale di Gregory Corso al cimitero laico di Roma, a Piramide. Avevo circa 21 anni e, incredula, ero lì.

mercoledì 10 aprile 2013

L'amore ai tempi di Tolstoj

"Ma in lei c'era qualcosa che la metteva al di sopra del suo ambiente: in lei c'era lo splendore di un brillante autentico in mezzo a brillanti falsi. Questo splendore le veniva dagli occhi bellissimi e veramente misteriosi. Lo sguardo stanco e nello stesso tempo appassionato di quegli occhi colpiva per la sua assoluta schiettezza. Guardandola negli occhi pareva di leggere nella sua anima, e conoscerla significava amarla."
Anna Karenina, Leone Lev Nikolaevic Tolstoj

 

martedì 9 aprile 2013

Haike riprende a respirare. Helga Sneider

Heike riprende a respirare. Helga Schneider.
Tea.
La mia copia.

Un viaggio in Germania, uno in più per me, ma diverso dal solito, è distrutta e fatta di persone che piangono i loro morti, le loro idee, le loro case, coscienze che  rimordono e anime che bruciano, bruciano e bruciano. La guerra e una bambina che l'ha vinta grazie a un albero che è stato suo padre e la sua casa. Tutto sembra incredibile, come solo le storie che raccontano la Storia possono essere. Una scrittura limpida e veloce, una rabbia che cresce e fa riflettere, la tenerezza per quel popolo che è più facile vedere come il cattivo. Una lingua che sembra non dare scampo e l'umanità che non ci si aspetta. Gli espedienti, la violenza e la guerra che cambia lo spirito e gli occhi degli adulti e uccide i bambini. Tutto vero. Da leggere per sapere, non c'è divertimento. Lei scrive benissimo e parla di cose che ha visto. Non c'è scampo. Continuerò con i suoi libri.

domenica 7 aprile 2013

Libri che diventano film. Espiazione. Trailer.



Per chi non vuole immaginare quel vestito verde.
Per chi lo ha letto e amato e vuole capire se il suo era l'unico modo di immaginarlo.
Per chi non sa che quel film era un libro.
Per chi crede e che i film tratti dai libri non siano mai belli (...e spesso ha ragione).
Per chi vuole sapere cosa è successo ai Tallis.
Perché tutto va bene per avvicinarsi a un libro. Anche partire dal suo film.

Perché ho detto che parlerò solo di ciò che mi piace e questo film mi è piaciuto. Il libro è sul comodino. Forse ne ho due. Forse tre.

E' domenica, se non è un bel libro, che sia un bel film.

mercoledì 3 aprile 2013

Tè per pasteggiare.

C'è un luogo di piacere a Roma dove pranzo una volta alla settimana e lì sanno bene che difficilmente bevo acqua.
Di solito bevo tè, anche a tavola.
Ora in questo luogo di pace non hanno i miei tè preferiti per mangiare salato...questo potrebbe essere un messaggio subliminale...

Vedete che la confezione è di uno specifico negozio che non starò a dirvi essere il mio preferito in assoluto...è semplicemente un altro luogo di piacere. O forse uno snodo di piacere. Un crocevia di belle sensazioni che uniscono palato e anima.

Rice tea: sapore di basmati. Un gusto unico. Mi piace con il sushi e con la piada al prosciutto.
Terry Lapsang Souchong: nero, uno dei miei tè preferiti. Affumicatissimo. Ingrediente principe di molte mie ricette. Presto su questi schermi.

P.S.Al di là del mio negozio del cuore, del quale comunque vi consiglio il sito http://www.cosedite.it/it/, sono tè che riuscite a trovare anche altrove, certamente in luoghi dove davvero il tè è amato e ricercato e studiato e annusato e vissuto come un momento di delizia.