venerdì 31 maggio 2013

Buongiorno! Ribuongiorno! Ancora buongiorno!

 
 
 
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(video caricato su youtube da thetainted0)


martedì 28 maggio 2013

Bevo tè caldo aspettando l'afa per trasformarlo in freddo, ma non cambiare gusto.

(Pinterest, things beautiful and colourful)
Dieci giorni fa ho scelto del tè da fare freddo per rinfrescare le giornate e mangiare cuori di palma, da bere in tazze colorate che sanno di sole o magari con la cannuccia nel bicchierone di vetro. Ho già dedicato questo post ai miei entusiasmi stagionali e alle mie scelte primavera-estate 2013. Da allora sono 15 gradi. Il tè freddo non mi va nemmeno un po' e vivo col maglione di lana (a Roma!), ma volevo comunque assaggiare le novità, così, ho bevuto tè caldo. Avere una confezione di tè bella nuova e non usarla è come comprare un libro e non leggerlo, tornare a casa con la messa in piega e scoprire di avere 38 di febbre, comperare una torta da mangiare in solitaria sul divano e lasciarla in macchina, è come scegliere un dvd e scoprire che il lettore è troppo vecchio e non si vede nulla, come andare in montagna senza neve, insomma una cosa frustrante.Mille parole vanno a Mr. Mandarino. Vi ricordo che il nome è scelto da Cose di tè,  non è evidentemente scientifico, anche perché il tè viene da una sola pianta e non c'è granché di botanico da aggiungere. Credo. Quindi, se si cerca Mr. Mandarino in un altro negozio, è probabile che convenga descrivere composizione e sapore più che dire "50 grammi di Mr. Mandarino per favore".
Insomma, Mr. Mandarino è un tè delizioso. D.E.L.I.Z.I.O.S.O. Ed è proprio un mister tè.
Vorrei andare in un locale, un ristorante, un caffè, un bar, in un non so che, e ordinare un Mr. Mandarino, perché ha uno di quei sapori che drogano. Effetto dipendenza dato da un gusto un po' lezioso, ma non svenevole, un po' dolce, ma non dolciastro, un po' polveroso, ma non autunnale, un po' strano perché i mandarini d'estate non esistono.
Mr. Mandarino crea in me l' aspettativa del prossimo sorso, c'è una vaniglia lieve e un mandarino senza acidità e nonostante la vaniglia e mandarino non fa venire in mente il Natale.
Peccato che io sia a Roma e lo abbia finito, certo potrei fare un giro in centro e vedere se trovo qualcosa di simile da queste parti, ma in fondo perché?
Basterà fare una scorta questo fine settimana, per ora sono in vigilia....anche d'estate.

lunedì 27 maggio 2013

Il tè alla pipa.

"Lo zio arrivò con una teiera fumante.
"I viaggi in nave non sono stati vani" disse. "Grazie agli intrepidi equipaggi che raggiunsero l'India e Ceylon, e alla meravigliosa abitudine dei capitani di bere tè, oggi possiamo mettere in infusione queste foglie in acqua calda. Annusate, cari parenti: volete un tè al fumo?"
Lo zio Tito ce lo versò prima che potessimo rispondere. Il tè, in effetti, profumava di pipa.
"Lapsang Souchong, così si chiama questa squisita varietà"."
 
Il libro selvaggio, Juan Villoro

Il libro selvaggio. Juan Villoro.

Sabato ho seguito un nuovo suggerimento.
Il libreria, non c'era la persona che di solito mi da' consigli (e che tra l'altro si chiama Valentina e questo crea un certo affidamento in me), c'era un'altra persona, che certo vedo tutti i venerdì, ma che ha un sistema di lettura completamente diverso dal mio. Non la mia libraia, ma il mio libraio. L'obiettivo di sabato era iniziare con gli Harry Potter e, con questa velleità eravamo in due, un ragazzino di circa undici anni e io. Per farla breve non c'era "Harry Potter e la pietra filosofale", che tutti sapranno essere il primo, ma c'era il secondo e qui le nostre strade, del ragazzino e la mia, si sono separate. Lui voleva Harry Potter ed è tornato a casa con Harry Potter, fosse pure che era cresciuto un po', io, vecchia, come potrei iniziare dalla seconda puntata? Sarebbe come non sapere dove Meredith ha incontrato Derek e, ho passato la mano. A questo punto è entrato in gioco il mio libraio cui ho chiesto "E un altro bel libro da ragazzi?" e mi ha dato "Il libro selvaggio". Questo qui accanto.
La copertina mi ha lasciata un po' perplessa, lo scrittore messicano anche, ma lui (il libraio) è esperto di fantasy e, se dopo Harry Potter consiglia questo (io avevo suggerito Peter Pan) ci sarà un motivo. Bagno di umiltà e compro il libro. 218 pagine. L'ho iniziato sabato pomeriggio e l'ho finito domenica sera, in mezzo c'ho messo anche una visita al museo dei bambini, una casa versione circo da mettere a posto e una sorta di sonno catatonico dalle 23 alle 09.00. L'ho letto d'un fiato, è un romanzo magico, ci sono libri come persone e, un vecchio un po' svitato, che ci insegna che tutti i libri hanno anima e sentire. E non solo, il vecchio svitato, che è lo zio del ragazzino, beve tè a profusione e, non un tè qualunque, ma il Lapsang Souchong, che lui chiama tè alla pipa, ne avevo accennato qui, ed è il tè perfetto per un'avventura in una casa-biblioteca. Affumicato. Devo dire che un po' di storia infinita nell'avvio c'è, ma poco conta, soprattutto c'è un ragazzino di 13 anni con poteri straordinari nei confronti dei libri, che in un'estate magica, perché si sa che le cose del cuore iniziano d'estate, affronta la separazione dei genitori con la presenza di uno zio e nella sua biblioteca-labirinto e, con le visite in una farmacia dove due occhi color miele lo stregano. Ci sono magia, fascino e mistero. Finalmente ho scoperto perché quando lascio un libro sul comodino, poi lo trovo sopra il divano o sulla libreria .
E sono convinta che sia tutto vero.
Non vedo l'ora di regalarlo a qualcuno.

giovedì 23 maggio 2013

Stoner. John Williams

Stoner. John Williams.
Fai editore. La mia copia. 
Stoner è un ragazzo che vive in una fattoria e ha uno strano padre che non parla mai e quando lo fa non è certo granché gentile, ma ha saputo, agli inizi del '900, che esiste una facoltà universitaria, agraria, in cui si insegnano cose che saranno utili per migliorare il raccolto e chiede al figlio di iscriversi. Uno strano contadino che genera uno strano figlio che nel suo vestito di panno scopre l'amore per lo studio, per la letteratura, per la filosofia, reindirizza il suo percorso e diventa ricercatore e dedica la vita alla letteratura. E qui inizia la sua vita piatta, piattissima, pare quasi senza emozioni. Senza storia. Non succede niente, o meglio, succede ciò che succede a tutti. 
Williams racconta una vita noiosa, piena di routine, un lavoro che non cambia, non va avanti né indietro, anzi, non va avanti perché i rapporti coi colleghi non sono sempre lineari, una moglie che rientra nelle cose da fare e non nelle passioni da vivere, una figlia distante, un amore inconfessato.  Stoner ha una vita che non sa di niente forse, o magari potremmo dire che proprio non c'è una storia, che non succede nulla, che manca l'avventura letteraria, la suspance, il colpo di scena. Accade solo la normalità dei fatti. Eppure ogni momento è raccontato e descritto con un amore infinito, la vita quotidiana è dipinta come se fosse straordinaria e vien voglia di andare alla finestra di sera, a immaginare le persone e le storie dietro le luci accese delle case di fronte. Quella sensazione di sognare la normalità che popola il mondo. Williams ha un tocco pieno di emozione e descrive ciò che è banale dandogli la sostanza che realmente ha, quella della vita vissuta, che si svolge dietro tutte le porte del mondo, senza la necessità di clamore. Eppure all'inizio c'è stato un contadino che non parla che ha spinto il figlio alla novità, al miglioramento e che ha saputo puntare sul futuro e, forse non aveva chiare le conseguenza di quel passo, ma ha inciso profondamente. Poi tutto si sviluppa in piano.  
E' un libro inconsueto, che parte freddo e diventa avvolgente e racconta sì tanta banalità, ma mi viene in mente che senza il passo straordinario di lasciare il proprio destino, quella normalità sarebbe stata diversa e quindi qualcosa, anche di grosso, all'inizio è successo, eppure è la parte di rigida del racconto.


Titolo: Stoner
Autore: John Williams
Traduzione: Stefano Tummolini
Editore: Fazi editore
Anno: 2012
Prezzo: 17,50 Euro 

mercoledì 22 maggio 2013

Nel paese delle meraviglie c'è anche il tè!

"E' sempre l'ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze."
Alice nel paese delle meraviglie, Lewis Carroll
(video caricato da Youtube da Juvetudo89)

21 maggio. Roma. Ieri.

Kunstoff passage Dresda.
Piove come se non fosse il 21 maggio. Non sembra. Non a Roma.
E' anche freddo, sono uscita con un impermeabile nero. Autunno. Stento anche a vedere la differenza tra la luce che aspetta l'estate e quella che la saluta. Oggi è stata una giornata grigia, un cielo pesante e una pioggia strana che non ha profumo, come invece dovrebbe.
Già un mese fa c'era quell'odore tipico della pioggia d'estate. Oggi no. Zero. Pioggia di ottobre senza profumo di aspettativa.
"C'è chi aspetta la pioggia per non pianger da solo..." ma non è il tipo di pioggia adatto. Oggi la pioggia non ha un vero nome.
Mi vengono pensieri invernali. La coperta sul divano, un libro tipo "Piccole donne" oppure qualcosa di viennese. L'autobus pieno zeppo di persone che tornano da lavoro, io pressata tra loro perché piove e non sono tornata a piedi come al solito. E' un tempo strano che mi porta indietro perché era il 2005 quando tornavo a casa in autobus. E' tempo da tazze di Ikea, di sigarette in cucina con la migliore amica, che quando ci abiti insieme poi le sigarette in cucina diventano troppe. C'è una pioggia che mi fa pensare alle file in tribunale con l'ombrello bagnato che sbatte sul cappotto e, non metto piede in tribunale per un'udienza da anni.
...
Poi mi sono addormentata e oggi c'è un po' di sole e già mi viene in mente che ora di pensare a un post sui consigli per un primo week end di mare... o ancora meglio, mi viene in mente questa casa blu, che quando piove suona ed è a Dresda, proprio dietro casa mia!

martedì 21 maggio 2013

Anatomia dell'irrequietezza. Bruce Chatwin.

Un libro uscito nel 1996 e scritto vent'anni prima. O meglio, gli scritti che lo compongono avevano più o meno vent'anni quando sono stati raccolti in questo volume.
Eccole, due copie.
Ho letto anatomia dell'irrequietezza a 18 anni. Non c'ho capito nulla, ma ho fatto finta che mi fosse molto piaciuto. Rientrava nel genere di libri che mi doveva piacere e mi sono calata nella parte. Amavo, l'ho già detto, la letteratura beat e dunque i racconti di viaggio e Chatwin era in linea, avevo letto "In Patagonia" ed era stata una corsa alla fine del mondo e così ho dovuto continuare con l'opera postuma.
Anatomia dell'irrequietezza, più che un titolo è una fotografia, è un libro irrequieto, che raccoglie diversi scritti irrequieti e forse anche non armonici e dunque, per la loro eterogeneità, potrebbero assomigliare a parti di un'anatomia.
La prima volta dunque è stata un disastro, non l'ho capito e forse non m'è piaciuto. Ho finto, ed è chiaro che non sia una cosa serena fingere di aver apprezzato.
L'ho ricomprato nel 2005, immagino di averlo perso ad un certo punto, e riletto qualche anno dopo. Questa volta m'è piaciuto, alcune parti sono assolutamente autobiografiche, altre pare siano soltanto ispirate e dentro finalmente c'ho trovato quell'immagine di Chatwin che arriva in macchina in Toscana negli anni '70, quando "Moleskine" non era un negozio monomarca di Termini e i "viaggiatori" forse erano più diffusi e forse erano esploratori. Ad ogni modo ho recuperato l'immagine di Chatwin che mi ero costruita da ragazzina, ma che non avevo ritrovato in questo libro. Oggi nella sua anatomia rivivono i suoi viaggi, l'interesse culturale per luoghi e persone, per l'arte e per gli infiniti modi di vivere che fanno pensare ad altrettante possibilità, lo studio quasi scientifico delle persone e delle loro abitudini, il nomadismo. Un bellissimo libro difficile, ma capace di far nascere la voglia di andare a vedere il mondo senza pensare troppo, senza prenotazioni e senza rimanere dei visitatori. E tra poco è estate.

lunedì 20 maggio 2013

Fight club. Chuck Palahniuk.

Quando prima vai al cinema e poi decidi di passare in libreria.



(Video caricato su youtube da infoRse1)

sabato 18 maggio 2013

L'isola del tesoro. Robert Louis Stevenson.

La copia dei miei pirati.
"Quindici uomini, quindici uomini, suuuuulllllaaa cassssa del mortooooo..."
Ho letto "L'isola del tesoro" da molto grande e m'è piaciuto tantissimo, se fossi stata un ragazzino di tredici anni mi sarebbe piaciuto ancora di più. Anche perché probabilmente non avrei cercato qualcuno cui dare il viso di Johnny Deep e non avrei immaginato Long John Silver come Barbossa.
Ad ogni modo l'isola del tesoro esiste ed è ai Caraibi e anche il tesoro esiste e sono in molti a cercarlo, anche chi, ragazzo e non pirata, incappa quasi per caso nella mappa della ciurma di Flint. Jim, il ragazzino che racconta e vive l'avventura, ha undici anni ed è già uomo, si occupa di sua madre e rischia di essere ucciso, al pari di qualunque altro, nel corso delle vicende, ma la sua statura, l'agilità e la curiosità della gioventù lo mettono in salvo, al corrente di trame segrete e lo aiutano a diventare grande. I corsari sono corsari, non sono buoni e sono vestiti come solo i pirati sanno fare. Esiste una moda piratesca e nell'isola del tesoro è descritta negli abiti e nei modi. Il mare è infinito, assolato, la sabbia è bianca e ci sono le caverne e le scialuppe e certo un grande ammutinamento e un vascello!
Un vascello carico di bucanieri di un tempo, più stanchi e più avveduti, che temono la forca, ma continuano ad amare la vita di mare e le scorrerie e, intanto, tra loro, Jim cresce. Affascinato dai pirati, ma senza diventare uno di loro.
I grandi diranno che è un romanzo di formazione, ma mi chiedo, come si può vivere grandiose avventure senza crescere? Credo che in fondo non ci sia riuscito nemmeno Peter Pan.

venerdì 17 maggio 2013

Terapia Tra Le Righe.

E' venerdì e se posso pranzo in libreria. Se il lavoro me lo permette e se ho più di mezz'ora da dedicare. Oggi è venerdì e sono in libreria.
A Roma.
E in libreria c'è calore e le persone che la frequentano parlano, anche di loro stesse e sono sorrisi e battute e scherzi, molti scherzi, e qualche volta ci sono lacrime e le lacrime in libreria sono con persone con cui si condividono libri e desidèri di letture e, così si mescolano i caratteri e piano piano ci si conosce e, quelle lacrime di ogni età e quei sorrisi che fanno ridere sono, insieme ai libri, il motivo per cui ho una libreria del cuore e non un fornitissimo enorme negozio di libri.
Digressione.
Quanti libri voglio leggere? Molti, ma vorrei gustarmeli e pensarci un po' su quando finiscono e sentirne la mancanza, prima di passare avanti, ma la libreria è piena e a me sale una voracità di copertine, titoli, edizioni, fascette e ogni settimana tornerei a casa con qualcosa in più. E' chiaro che non si può. Le persone normali non possono. Non c'è tempo, non c'è spazio, non ci sono soldi, l'unico bacino illimitato è la letteratura.
E quindi come si fa? Si inseguono i titoli, si prendono in mano i volumi, la copertina è liscissima e così ogni venerdì non si resiste? No. Si resiste, perché la libreria è sempre lì, i libri anche, i librai pure e i loro consigli non volano via e si può tornare a prendere ciò che è rimasto.
Ci saranno nuovi titoli però e ci si sentirà atterriti perché saranno ancora troppi, ancora di più e la lista delle cose da leggere diventerà sempre più lunga e sarà forte la voglia di arrendersi. Getto la spugna, non leggo più, sono sola contro l'opera letteraria del pianeta. Soccombo con disonore.
E invece l'unica lista che non mi piace fare è quella dei libri da leggere, così non ho doveri, non ho inadempimenti, né fretta e, rimane la possibilità di scegliere senza vincoli, anche ogni venerdì.

giovedì 16 maggio 2013

Tenera è la notte. Francis Scott Fitzgerald

Le mie due copie.
Tenera è la notte è del 1934, troppo giovane per essere mio nonno e troppo vecchio per essere mio padre. Per questioni anche culturali comunque si trova più nella sfera del nonno...faccio questo pensiero perché è un libro con una storia a cavallo tra la modernità e la contemporaneità che fatico ad inquadrarla. Il libro ha subito molte stesure e manipolazioni ed anche un cambio di titolo quasi in corsa. Da "La vacanza del dottor Diver" a "Tenera è la notte".
Qui a lato le due edizioni in mio possesso, una del 1953 I coralli di Einaudi e la seconda del 2005.
Anni '30, Americani in vacanza in costa Azzurra, ville, cene tra la decadenza e il lusso, scogliere e mare, tra personaggi da inizio secolo e volgarità successiva. Lo sguardo appare duplice, quello maschile che osserva gli avvenimenti e che al contempo descrive i medesimi anche dalla prospettiva femminile. Marito e moglie. Medico e paziente. L'Europa con gli occhi dell'America passa anche per Roma, dove vive un amore iniziato nell'estate francese e, che da passione nella dolce notte tiepida pare sfociare in un rapporto con luci più sgranate, meno coinvolgenti. Un rapporto da consumare.
Il protagonista del romanzo è un medico, che ha con sua moglie una vita difficile per l'instabilità mentale di lei e, questo segnerà tutta la storia fino all'epilogo. Fino all'America. A casa.
Fitzgerald qui scrive e descrive e ragiona e indaga la mente e approfondisce i personaggi, scava dentro di loro e li trova. Resta da capire dov'è che la notte sia tenera.

La mia anima è ovunque tu sia. Aldo Cazzullo

La mia copia
E' un libro uscito nel 2012, l'ho letto a gennaio.
Un giallo ambientato ad Alba ai giorni nostri, ma Alba non prescinde dalla sua storia recente.
C'è l'industria, la ricchezza, le famiglie cresciute sulle macerie della guerra. Ci sono i ricordi mai sopiti che vivono di dolore e il Piemonte delle Langhe, i suoi uomini e le sue donne.
Un ispettore indaga su una morte misteriosa e nulla ovviamente è come sembra. O forse si.
Una storia di persone segnate, che non dimenticano nemmeno credendo di averlo fatto.
Di ragazzi che in montagna e sul finire della guerra vivevano passioni di idee e di cuore.
Di vecchi che come sono andate le cose lo sanno da sessant'anni.
Uno scrittore che sa di Fenoglio, un prete, partigiani giovani e poi reduci che hanno fatto la resistenza, i loro figli, la loro vita dopo Alba, ma sempre ad Alba.
Tre piani temporali per un racconto unico ben costruito, con la forza delle narrazioni di vita vera o comunque svolte all'interno della Storia.
C'è soltanto l'intervento di una donna investigatore che non ho ben compreso e che non m'è piaciuto, il finale è chiaro nei fatti, ma non nei sentimenti, lascia spazio. Almeno questa la mia impressione.
L'edizione è Mondadori e la copertina molto riferita al racconto.

mercoledì 15 maggio 2013

Tempo al tempo. Per tutti.


La mia copia
Non credo che necessariamente le piccole cose siano quelle importanti, credo sia una visione "bio" della realtà, nel senso che mi dà la sensazione di essere qualcosa che si dice per compensare la propria voglia di grandi gesti eclatanti, riconosciuti e lodati. Le piccole cose sono fondamentali perché la vita è fatta di molte piccole cose e poche grandi, dunque in base ai numeri le piccole cose sono di fondamentale importanza, il che non ha nulla a che vedere col voler dare la sensazione di famiglia felice in campagna, con la mamma semi provenzale che taglia in scaglie il sapone di Marsiglia. La vita non è una cartolina, né una pubblicità. Almeno secondo me. E ci sono conquiste di ogni portata, ma che essendo appunto conquiste presuppongono, tutte, la profusione di quell'impegno che fa gioire se non vanificato dal risultato. Ecco qua che i libri sostengono questi passi. O almeno possono farlo. Con la poesia, con le metafore, con la compagnia, con le immagini e anche con consigli "tecnici" per grandi e bambini.
Questo qui, ha fatto capire a chi so io, che la strada per l'autonomia può essere difficile e ci vuole aiuto, ma che va percorsa e porta a grandi conquiste. E' in inglese e ha disegni buffi e chiari, con un gran gruppo di sostegno di bimbi e topini, il che non è indifferente ai bambini e la loro prospettiva rende tutto più comprensibile. Chiaro che sia una piccola conquista per me, ma è enorme per chi l'ha realmente compiuta.
E il libro, ha dato una mano.

martedì 14 maggio 2013

Aggiornamento spot. Voglia di tè freddo.

Oggi è una giornata splendida, sole, cielo azzurro e caldo. Ho iniziato a pensare al tè freddo e per prepararmi ho fatto un salto da Cose di tè.
Ed ecco cosa ho preso:
- Mr Mandarino: tè verde sencha con vaniglia e mandarino (il che come sempre significa vaniglia e mandarino, non al gusto di...), consigliato per mattine a pomeriggio e adatto per essere preparato e fatto freddare;
- Grecia mon amour: un infuso a base di foglie di olivo e citronella, molto estivo nei profumi e anche questo adatto da offrire freddo.
Come sempre ho ricevuto un omaggio, è una politica molto carine quella di lasciare un assaggio di qualcosa di altro, e ho scelto il tè "Fiore di pesco" nome evocativo e sorti immaginabili.
Nel fine settimana preparerò una caraffa e qualche stuzzichino abbinato e saprò dare conto.
Per ora come sempre è stato un piacere!

I can't wait..


Blogger we want you. Accettato.

Il tè tostato è stato accettato da Grazia.it, questo il post con cui mi sono candidata.
Dunque ora sono ufficialmente runner per la selezione di IT blogger di Grazia, sezione lifestyle, sottosezione ovviamente...libri.
C'è un problema, non riesco a sbloccare il badge "Runner" attraverso cui i lettori possono votare Il tè tostato, se sia perché sono troppo frettolosa di vederlo applicato al blog automaticamente o perché c'è qualche difficoltà legata al mio stadio di principiante da nemmeno una stella d'argento della tecnologia, non lo so. Sto comunque cercando di risolvere la cosa. Intanto chi volesse può vedere qui il mio profilo di runner e cliccare sul cuoricino rosso per sostenere il blog...una volta al giorno!
Grazie per i click...

...ce l'ho fatta, qui accanto il badge su cui cliccare per accedere alla pagina Grazia.it relativa a Il tè tostato, lì cliccare il cuoricino per votare il blog!

lunedì 13 maggio 2013

Tre camere a Manhattan. George Simenon

Tre camere a Manhattan. Georges Simenon.
Adelphi. La mia copia

La mia copia, qui a fianco, riporta sulla prima pagina "gennaio 2005", il ché, secondo le mie abitudini, indica la data di fine lettura del libro. M'è venuto in mente oggi pensando ad Adelphi, che evidentemente è una casa editrice che non ha aggettivi tanto speciale sia il suo catalogo e, tanto bella sia stata l'idea delle edizioni così semplici, ognuna di un colore diverso. Le scelte cromatiche di Adelphi sono da pittore, ci sono mille toni e sfumature. E' chiaro (per me) che per ogni titolo mi chiedo se avrei usato lo stesso colore in cui è stato editato. Tre camere ha Manhattan è di un azzurro polvere perfetto.
Simenon scrive come se camminasse. Un gesto naturale e preciso. La storia è struggente, un uomo e una donna non si conoscono, ma passano una notte insieme per le vie di Manhattan e per loro diventa impossibile separarsi. Un colpo di fulmine o un colpo di bisogno non lo so, ma lei indossa tacchi altissimi e lui è un uomo e la porta nel suo appartamento. Nelle sue tre camere. E lì si svolge uno strano amore quasi classico, ma difficile. Sono gli anni '40 del novecento e tutto è complicato. New York sembra già così profondamente New York, quella dove una donna, anche elegante, esce da sola e va a bere l'americanissimo drink, ci sono i taxi e la notte e le finestre, quelle coi vetri a ghigliottina.
Sembra di vedere ogni passo, è un libro breve, va veloce. 
Romaticissimo.

Orchidee nel mio tè grazie!






Ho scoperto da poco questo tè, credo anche di averlo già nominato, dovrei fare un controllino. Ad ogni modo l'ultima volta che sono stata da Cose di tè, tra il mio shopping, ho scelto, meravigliosamente consigliata, "Orchidea nera".
E' un tè nero e forse il tè nero è il mio preferito, dico forse, perché ci sono così tanti sapori in cui mi sento a casa e generalizzare non è granché corretto. Ad ogni modo questo è un tè nero,  molto avvolgente, con baccelli di vaniglia Bourbon del Madagascar. Baccelli, non polverine, olietti, aromi o profumi vari. Ci sono fisicamente dei baccelli veri, visibili nella foto qui accanto, nulla di sintetico. Ecco che l'orchidea, che ci dà la vaniglia, esprime il suo essere un fiore sofisticato, capace di non rendere floreale il tè, ma di arricchirlo. Non lo rende languido, né troppo dolce o profumato, ma dona un sottofondo quasi poetico. Invitiamo le amiche prima che il caldo ce lo impedisca e con tazze bianche e cucchiaini lavorati prendiamoci un tè da bimbe che giocano alle signore, o un po' high-tech un po' esotiche potremmo berlo lavorando al pc.

domenica 12 maggio 2013

"La vita è una scatola di cioccolatini Forrest...".


"Le verità che contano, i grandi principi, alla fine, restano due o tre. Sono quelli che ti ha insegnato tua madre da bambino."
 
Strettamente personale, Enzo Biagi

 

Le braci. Sandor Marai

Le braci. Sàndor Marai.
Adelphi. La mia copia.

Mai ci fu titolo più azzeccato. Le braci è un libro che brucia piano, con luce rossa e poco fumo. Le braci non si toccano, ma scaldano, le braci marchiano e rimangono, latenti, sotto la cenere e dentro i vulcani.
Ungheria e Austria, perse in un tempo che non c'è più e in un modo di essere che se ne è andato con quel tempo.  E' un libro orientale, dell'Europa orientale e questo lo riempie di fascino. E' un libro con strani colori grigi che immagina gli azzurri e rosa settecento di Versailles. E' un libro con circoli militari e boheme. E c'è un uomo, o meglio due, amici, fratelli, che in un castello cenano dopo quarantuno anni che non si vedono. Un castello maestoso e pesante, come il sentire del suo padrone.
Le braci montano lentamente il loro calore, bruciano sempre di più, senza fretta, con intensità e inesorabilmente. Sempre più rosse. Sempre più fuoco, ma senza fiamme. Senza esplodere, ma incendiando. Ed ora una cena. Tra due uomini, amici, fratelli. Rancore, perdono e vendetta nell'osservare la vecchiaia dell'altro. E un fantasma cui dare pace. Un libro avvolgente.

venerdì 10 maggio 2013

La confusione del rileggere.

Chi legge molto immagazzina continuamente. Storie, nomi, date e luoghi, che si stratificano, sedimentano, è un processo quasi geologico. La geologia dei ricordi letterari.
Cosa resta? Il tempo, si sa, seleziona quelle che nel mio lavoro si chiamano, se pur per scopi diversi, "informazioni rilevanti". A rimanere negli anni è soltanto ciò che ci ha colpito. La profondità del segno dipende dalla forza con cui il libro tocca il lettore. Ci sono pugni e spallate, ma anche carezze  o semplici passaggi  di striscio, credo che l'impatto sia legato a tre circostanze, due emozionali dettate all'intesità dello stato d'animo che la lettura ha suscitato e a come e quando è stata scelta e, la terza, quasi tecnica, fa capo alla concentrazione durante la lettura.
"So aspettare, so pensare, so digiunare" non ho più letto "Siddharta" dal 1995, eppure non me lo dimenticherò mai, avevo 16 anni le antenne in testa belle alte a cercare ciò che dovevo necessariamente cercare, ignara del fatto che non lo avrei mai trovato. Come nessuno d'altronde. (Forse). Allora si doveva leggere Herman Hesse, un po' come si doveva leggere Ammanniti a inizio anni 2000 e così "Ti prendo e ti porto via" credo abbia aperto alla lettura anche i più refrattari. (In pochi ci riescono). Non c'era scampo e stranamente non lo avrei voluto. La concentrazione con cui ho letto "Lessico famigliare" ha reso Natalia Ginzburg la scrittrice che a lungo ho cercato nell'affacciarmi ai libri "da grande", per tranquillizzare la mia capacità di leggere come un adulto. "On the road" l'ho divorato e mi ha aperto a tutto quello che in America c'era stato prima e dopo.
Insomma sei un lettore e sei lì che scopri che ti piace tanto e inizi a macinare pagine e parole e a un certo punto ne hai accumulate una quantità industriale e molte, anche grazie alla scuola, al liceo e all'università, sei riuscita a rielaborarle e in qualche modo ad archiviarle quasi ordinatamente. Tanto altro è semi svanito, non compreso, non sentito o forse si è soltanto deciso di accantonarlo, ma quando si sente di iniziare a perdere le sfumature di qualcosa che è stato importante che si fa, si rilegge?
Ecco questo è un problema per me, le mie riletture raramente sono integrali. A parte "Il giovane Holden" che probabilmente l'ho letto anche all'indietro, il resto al massimo l'ho risfogliato.
Dunque si rilegge? E quando? E dunque non si legge in avanti? Non ho mai sciolto questo punto.
Perchè tutti abbiamo letto i "Promessi sposi" ma quando è giusto rileggerli?
La questione si pone in modo forte per i classici della letteratura (tutta), che diventano il racconto di un Paese e di un popolo, a volte anche di un non popolo. Quando scelgo di rileggere "Fontamara" e di rimandare quella nuova uscita così attraente? Quando si riprende Simone De Beauvoir? O la si legge per la prima volta a scanso delle uscite di primavera? Non lo so, per qualche tempo ho usato una specie di metodo per cui cercavo di alternare, poi è stato il mometo delle nuove uscite da divorare per sentirsi al passo con le rubriche e forse davvero coi tempi. Adesso vado a sentimento. Di pancia. E poi c'è una quantità industriale di vecchi libri ancora da conoscere e perchè non sono novità?

mercoledì 8 maggio 2013

Grazia.it Blogger We Want You: la mia candidatura, Lifestyle/libri.

I libri sono potenti.
Lo sono sempre stati. Questo non cambierà. Internet, l'e-book, le enciclopedie libere, le e-mail, i post, i blog, sono tutti figli dei libri, sono tutte scatole e ali del pensiero. E nemmeno questo cambierà.
I libri sono strumenti di libertà. Per questo se ne sono fatti alti roghi.
I libri aprono gli occhi e risvegliano la mente, fanno ridere e soffrire, sono capaci di dire mille parole, di rivelare e di tacere, come gli amici. Come gli affetti.
I libri sono viaggi.
Nel tempo. Nello spazio. Nella natura. Nell'umanità. Nella bestialità. Nei sentimenti e nell'aridità di essi. Nelle donne e negli uomini. I libri sono viaggi nel cuore dei bambini. Nei colori di paesaggi solo immaginati o anche vissuti. I libri si spostano infilati in valigia o rimasti in mente. I libri sono viaggiatori. Di mano in mano. Di borsa in borsa. Di fiera in fiera. Di conoscenza in conoscenza.
I libri si trasformano.
Evocativi e liberi, sono nel cuore di chi li scrive e nella percezione di chi li legge. Segnano momenti e diventano così post-it del passato, leggere ora le stesse parole di allora potrebbe condurre altrove. Il percorso non è segnato. Il sentimento non è immutabile, i libri riempiono ore e vuoti, ma poi sono capaci di scomparire. I libri non si fermano, possono depositarsi nell'anima o sulla libreria di un lettore, ma vanno avanti tra le mani di un altro.
I libri sono creature.
Profumate e donate dal loro autore. La paternità di pancia rimane, ma sono figli usciti di casa, studenti fuori sede,  in guerra, in inter-rail, che non telefonano, che non richiamano, nelle mani di tuti e di nessuno, qualcuno li amerà, altri li allontaneranno. I libri attraversano la loro vita infinita. Passano e tornano.
I libri sono faticosi.
A volte difficili e prepotenti, dicono anche ciò che non vogliamo sentire.
I libri sono la mia solitudine e la mia voglia di viverla, il tè è la mia pozione magica, la mia reazione e la mia medicina. La mia indecisione, la rabbia e la gioia rimangono avvolte dal fumo che si leva mentre le foglie si infondono. Una tazza calda è un porto sicuro. Il tè è buono per magiare e per il relax e mi accompagna in giro tra i libri e le giornate.
Scambiare pensieri e riflessioni sulle letture, ricette e fermentazioni di tè, riuscire a invitare molti amici alla festa delle parole e delle tazze fumanti. Questo per me è Il tè tostato, lo studio coi libri, il divano e il vassoio delle 17.30, con la scrivania della nonna di mia nonna, i poster ben appesi e le foto infilate nella cornice della porta. Una stanza, un rigattiere tra passato e futuro, un laboratorio. Il mio spazio, ma anche il luogo dei miei ricevimenti.
Internet è un bacino incredibile per i cercatori come me. Indago, mi informo e curioso su http://www.grazia.it/Stile-di-vita/libri, la pagina di Grazia.it che mi ha spinto a provare con We Want You.



Colazione al fiorucci store (milano). Gemma Gaetani

Colazione al fiorucci store (Milano). Gemma Gaetani.
Fazi editore.
La mia copia.
Ho comprato questo libro per caso molto tempo fa, credo che abitassi ancora in C.so Trieste, anzi ne sono certa, me lo dice la data di stampa e la mia annotazione in prima pagina.
Fino al 2009 l'ho letto e anche consultato, con assiduità. E' un romanzo in versi, una raccolta di mail, di pezzi di parole, di musica e qualche fotografia, un mix di comunicazione, indefinibile e sicuramente molto forte. E' il racconto di un sentimento di poeti, o forse solo di una ragazza, non lo so, è difficile da interpretare, ma dentro ci sono parole, versi, frasi, ambienti e situazioni che mi sono portata dietro per tantissimo. Addirittura a un certo punto  mi sono convita di capire tutto ciò che ci fosse scritto. Chiaro che in realtà non sia possibile comprendere la poesia d'amore, se non attraverso il proprio amore, vissuto e magari spezzato. Si arriva così alla lettura filtrata dalla propria voglia di non sentirsi l'unica persona che soffre d'amore, di qualsiasi tipo e derivazione sia. Almeno così l'ho vissuto per tanto tempo, fino all'epilogo che mi vide trascrivere una poesia, che si conclude un endecasillabo diventato mantra "rifondazione individualista", ritagliando ogni lettera dai giornali e incollandole una per una, fino a ottenere un collage di parole che mi leggevano dentro. Ho appeso il collage accanto allo specchio di camera mia e lì è rimasto fino al trasloco. L'ho staccato dalla parete che ero già incinta e quelle parole non mi stringevano più il cuore, ma sono state vive e hanno urlato con me. Un libro che non so classificare, ma m'ha dato moltissimo, se pure ho la sensazione non fosse il suo scopo.  Non lo apro da un secolo. Chissà che effetto fa.

I mini tè.



Ieri ho ricevuto un regalo da appassionata di tè.
Ecco qua a fianco la mia selezione di mini Revolution Tea. Non li ho ancora assaggiati e a dire il vero non sapevo nemmeno che esistessero queste piccoli pacchetti da 2.2, gr, una sola infusione col packaging di una confezione da 30 filtri . L'azienda è americana e navigando il sito si trova un po' di tutto, dalle diverse tipologie di fermentazione, tè freddo, alle confezioni regalo, teiere e box con mini size. Tutto molto curato e mi piace.
Non mi sembra risultino rivenditori in Italia, eppure ieri il mio regalo è stato comprato in un piccolo centro italianissimo, ad ogni modo è tutto acquistabile online.
Dovrò fare un'indagine a Roma.
Nel pomeriggio mi preparo un 'infusione e saprò dire di più.

Buongiorno!

lunedì 6 maggio 2013

Un inverno con Baudelarie. Harold Cobert

Un inverno con Beudelaire. Harold Cobert.
Elliot. La mia copia.
Sono famosi i clochard di Parigi, ma raramente ci si ferma a pensare come si arriva a quella vita. Questa è la storia di un ragazzo poco più che trentenne che perde il lavoro, si separa dalla moglie, lascia la sua casa e presto non avrà più di cosa vivere e finisce per strada. Philippe inizia così un percorso tra le vie di Parigi, tra le persone senza volto che le popolano, provando cosa significa non avere nulla, travolto dalla vergogna di ammettere ai suoi genitori e a sua figlia che non ha prospettive, che ha bisogno di aiuto, che vive sul marciapiede. La lotta per non cedere alla disperazione dell'alcol, la violenza per gli angoli più caldi della città e finalmente Baudelaire, un cane che lo difende e riporta il calore nella sua vita. Fedele, generoso e caldo. Sempre presente. L'unione con Baudelaire e la scoperta di un rivoluzionario battello sulla Senna, porteranno nella vita di Philippe nuova speranza e persone disponibili, aiuto e consapevolezza dell'avere ancora dei diritti. Baudelaire conduce Philippe a nuovi amici e al recupero di se stesso e di sua figlia. Una favola attuale, la condizione dei padri che allontanati dalla propria famiglia possono non farcela e della paura che blocca, dell'umanità che può trasformarsi in bestialità, ma ricominciare a vivere di amore. Un inverno drammatico che apre a una primavera di gemme e boccioli.
Un libro molto scorrevole, facile da leggere, che aggiunge in conoscenza e pungola la sensibilità.

mercoledì 1 maggio 2013

Per chi suonano i suonatori?

"I picconieri, quella sera, volevano smettere di lavorare senz’aver finito d’estrarre le tante casse di zolfo che bisognavano il giorno appresso a caricar la calcara. Cacciagallina, il soprastante, s’affierò contr’essi, con la rivoltella in pugno, davanti la buca della Cace, per impedire che ne uscissero.
- Corpo di… sangue di… indietro tutti, giú tutti di nuovo alle cave, a buttar sangue fino all’alba, o faccio fuoco!
- Bum! – fece uno dal fondo della buca. – Bum! – echeggiarono parecchi altri..."
Ciaula scopre la luna, Luigi Pirandello