martedì 30 luglio 2013

L'ora del tè con Mary Poppins.



     fonte: Video caricato su youtube da sara c

Quando un libro per bambini diventa un film capolavoro e il tè,
magico che di più non si può, vola fino al soffitto.

venerdì 26 luglio 2013

L'incontro. Vincenzo Cerami.

L'incontro. Vincenzo Cwrami
Monadori
La mia copia
Un libro carinissimo da investigatori e enigmisti.
Lo consiglierei davvero a tutti, così ben scritto che vola via e l'indovinello, intorno al quale ruota tutta la storia, appassiona e lega alle pagine. Un accademico romano scompare nel nulla, un uomo colto che tra l'altro dirigeva una rivista enigmistica.
Appassionato di rebus, sciarade e indovinelli.
Due giovani universitari innamorati viaggiano e  condividono i sogni dell'inizio della giovinezza, decidono il tenore del loro rapporto, si amano, si lasciano e restano uniti alla ricerca di una soluzione. Lud, il ragazzo, ha una copia della rivista enigmistica, "I conti tornano", diretta dal Professore scomparso e insieme alla sua ragazza si appassiona a un indovinello, la cui soluzione sembra possa portare al ritrovamento dell'uomo. Polizia e ragazzi che per dovere e per piacere indagano sulla sparizione di un enigmista, mezzi ordinari, ufficiali e professionali, libertà e curiosità.
Due indagini per lo stesso caso.
Ci sono indovinelli negli indovinelli e un percorso guidato attraverso città e persone e il passato di un uomo e d'Italia. L'accademia e il futuro, lo studio e il tempo inesorabile.
Un vecchio e un giovane legati per caso dall'enigmistica in un gioco che finisce nelle mani sbagliate perché nasconde un messaggio per chi ha molto passato e non per chi lo sta costruendo. Lo dice Lud. Il lettore condivide.
Un gran bel libro di uno scrittore vero.

"Gli enigmi sono inganni da smascherare, e non maschere dell'inganno"

venerdì 19 luglio 2013

Ragazze di campagna. Edna O'Brien.

Ragazze di campagna. Edna O'Brien
elliot. La mia copia
Libro molto consigliato, molto recensito e molto elogiato, in Italia è edito da elliot, con tutti i suoi pregi, copertina che sembra di velluto, carta riposante e volume leggero.
Edna O'Brien parla di donne, anzi di ragazze (probabilmente di se stessa) che vogliono essere donne, ma sono cattoliche irlandesi, destinate a un collegio di suore, nate in campagna e adolescenti tra gli anni '40 e i '50.
Con quelle condizioni c'era una sola strada per esprimere la propria femminilità ed era quella della devozione alla Chiesa e al marito, con l'orizzonte della sola dimensione in cui si era nati e di una limitata espressione di se stesse.
Caithleen e Baba sono due amiche, compagne di scuola, l'una timida, legatissima alla madre e spaventata dal padre, l'altra disinvolta e sicura di sé arrogante e prepotente, figlia del veterinario del paese e di una madre che gradisce essere chiamata per nome.
Dopo la morte di sua madre, Cait va a vivere con la famiglia di Baba e le loro sorti si legano.  Passano tre anni in collegio finché, insofferenti alle rigidità della vita cui erano obbligate, decidono di farsi espellere per trasferirsi, diciasettenni, a Dublino.
Parlano di amore, di sessualità, del loro corpo, che vogliono valorizzare e mostrare, della voglia di vivere e divorare la città, ché in campagna ci sono state fin troppo. Baba guida le loro vicende, ma Cait ha un dolce segreto nel cuore, custodito dai tempi in cui andò a comprare la divisa per il collegio.
"Ragazze di campagna"  uscì negli anni '60 e fece scandalo. In alcune parti sono rimasta scandalizzata anche io, o forse infastidita, gli uomini e le donne hanno un rapporto che sembra arcaico, poco consapevole, ma a pensarci bene alcune dinamiche sono ancora, purtroppo, molto attuali.  La descrizione della campagna irlandese è un film, si può vedere tutto passo passo, l'arrivo a Dublino è esaltante, sembra il primo giorno di università. Vivere da sole in una grande città, certo in una pensione, ma con i propri orari, i propri bisogni, i propri errori, scoprendo e crescendo, con delusioni che sembrano terribili e rinascite dietro l'angolo.

"È l'unico momento in cui sono contenta di essere donna, quell'ora della sera in cui tiro le tende, mi spoglio dei soliti vestiti e mi preparo per uscire."

Ragazze di Campagna. Edna O'Brien.

mercoledì 17 luglio 2013

Sulla strada. Jack Kerouac.

La mia copia
Il libro dei libri.
Ho scritto qualche volta della mia passione per la Beat Generation, qui raccontando un po' di "Jukebox all'idrogeno" e qui accennando a Ferglinghetti, ma ovviamente tutto è partito da "Sulla strada". Stranamente ne ho solo una copia e non è nemmeno mia, ma l'ho rubata, forse adottata a casa dei miei genitori, ma questo poco importa, è un oscar Mondadori, come ancora viene editato, è del 1971 (sarei arrivata 8 anni dopo), si sta rompendo.
Ad ogni modo "On the road" è un libro molto intenso, molto intuitivo, pieno di emotività, faticoso, perché corre in giro per gli Stati Uniti d'America quasi senza posa. Una meraviglia e certo non sono io a dirlo.
Jack Kerouac è nato il 12 marzo 1922, esattamente l'età dei nonni della mia generazione (probabilmente la Low Flying Cocumber Generation), a Lowell, Massachusetts, cattolico e di lingua francese e Kerouac, si dice Kerouàc (con l'accento sulla a), Fernanda Pivano ce l'ha insegnato.
In "Sulla strada" ci sono, con altri nomi, molti i personaggi della Beat, o almeno tutti sono rievocati, Ginsberg, Burroughs, mogli e figli e, molte città, anche scelte a caso, solo di passaggio. (Sarebbe bello un post-mappa di Sulla strada).
Jack Kerouac, Pinterest ripinnato su Il tè tostato
Il protagonista Sal Paradise, il nostro Jack, viaggia attraverso l'America, lasciando l'est e i suoi studi, con un ragazzo incontrato a New York Dean Moriarty, alter ego del grande amico Neal Cassady. Il rapporto da Jack e Neal è tutto da studiare, erano amici, vivevano insieme, viaggiavano insieme, Jack era affascinato dalla voglia di vita di Neal, che aveva estrazione e cultura completamente diverse e non aveva lasciato qualcosa per scegliere il viaggio.
Neal era magnetico, Allen Ginsberg lo amava, Jack lo esaltava, lui era bellissimo. Di suo c'è un libro postumo, The first third, pare abbia inoltre scritto un capolavoro che si perse in mille fogli da un molo mi sembra, ci sono molte foto e infinite suggestioni. (Avrà un suo post).
 Ad ogni modo in Sulla strada si viaggia, in autostop, in autobus, lavorando per concessionari di auto che devono far spostare macchine da una città all'altra, ci si sposta in ogni modo e chi si ferma è perduto. Attraverso le città e il deserto, da San Francisco a New York, incontrando umanità reale e battuta, poeti e jazzisti, c'è molta musica, droga e alcool e abbrutimento e pensieri sublimi. Tutto esasperatamente mescolato come nella vita vissuta con dei parametri non potrebbe avvenire. Si brucia tanto. La differenza tra l'andare per non saper star fermi e andare perché si cerca qualcosa è sottile e, si confonde in quell'asfalto che non vive di critica letteraria, forse addirittura ne esce ridotto se pure ha fatto la popolarità dei suoi, l'asfalto che vive sotto Jack e Neal pare essere l'unica certezza. La moglie di Neal Cassady, Carolyn, descrive Jack e Neal come dei cercatori, e Jack come stordito dal poter vivere al di fuori del puritanesimo e dalla propria cultura d'origine. Non lo so, a volte c'è una voracità che non sembra riflettere una ricerca, ma certo tutti quei viaggi, quel conoscere e quel vivere al limite è stato poi elaborato in tanti libri e questo fa pensare che non fosse un andare fine a se stesso, che fosse un andare per bisogno.
La cosa buffa è che Kerouac non sapeva guidare. Non ci riusciva, tipo blocco e paura, mentre Neal praticamente era una macchina, una di quelle che ha guidato attraverso migliaia e migliaia di chilometri o forse ognuna di esse.
Neal Cassady e Jack Kerouac. Pinterest, ripinnato su Il tè tostato
Il ritmo è molto serrato, periodi lunghi, punteggiatura latitante, bellissimo tutto, una boccata d'ossigeno e via di corsa ovunque sulla strada e nella mente e, il lettore dietro, nel sedile posteriore di quelle macchine bombate degli anni '40 e '50, nel buio di quei gabinetti improbabili, in discorsi complessi e coltissimi, tra altri lettori, accaniti lettori, tra tutto quel fumo di sigarette e nella perdizione della mescalina, insieme agli scrittori, il lettore è lì, anche in quegli amplessi poco erotici. Per tutto il libro si corre, si guida, si viaggia, ci sono finestrini dai quali si vede l'America e poi c'è l'America da vivere e Dean dice "la strada è vita" e la strada diventa vita con quel libro in mano. Potente.
Ci sono gli americani, il loro vivere nelle campagne, nei deserti, nelle città, nelle metropoli, ci sono infinite dimensioni spaziali. E' uno Stato enorme, ricco di differenze di paesaggi e umanità.
La stesura di Sulla strada è favolosa, si dice ci sia voluta una sola notte e che sia stato scritto da Neal Cassady, Jack Kerouac più volte ha ripetuto che è da lui, dal suo modo di vivere, che deriva lo stile di scrittura, ma il libro è di Jack, seppure Neal ne è musa in qualche modo. La sua intelligenza forse lo ha pensato vivendolo, Kerouac lo ha un po' seguito e lo ha scritto, nel 1951 (pubblicato anni dopo perché sempre rifiutato), su un rotolo di carta per telescrivente, un rotolo continuo, senza punteggiatura, senza paragrafi, senza alcuna suddivisione, come vomitato a getto, a flusso di coscienza, così letterario dunque. Quel rotolo poi è stato battuto all'asta, qualche anno fa, per circa 2 milioni di dollari.
Non tutti avranno letto On the road perché potrebbe addirittura essere noioso per chi non ama la bulimia della vita, della parola e l'assenza di virgole e si rischia di fermarsi al lato umiliante di alcol e droga o peggio di vedere una bellezza in questo. La bellezza in On the road invece è nel festeggiare la vita, nel non fermarsi quando la realtà delude le aspettative, nel voler conoscere e nel vedere che la velocità e la voglia dei giovani non ha tempo e, nell'aprire alle prospettive e alle opere di un'intera vita letteraria. Non nella distruzione, quella forse è stato un prezzo. Già pagato.

venerdì 12 luglio 2013

Oggi. Il compleanno di Neruda.

Pablo Neruda
Foto Pinterest, ripinnata su Il tè tostato
Il 12 luglio del 1904 è nato Pablo Neruda o, forse, il bambino che poi diventò Pablo Neruda.
In Cile.
Studiò con un premio Nobel e vinse poi il premio Nobel.
Credeva nell'ideologia comunista.
Per questo sostenne Stalin e, per questo, quando seppe, lo rinnegò.
Fu diplomatico in Oriente e in Europa, politico nel suo Paese e poi esiliato.
Viaggiò e fu a Capri e Massimo Troisi l'ha raccontato a tutti.
Tornò in Cile per Allende.
Fu antiamericano per Cuba e il Vietnam.
L'intellettuale politico e ideologo che non può essere simpatico a tutti, probabilmente non lo è nemmeno a chi la pensa come lui. In nessun tempo credo. L'intellettuale può rallentare e cercare di capire, il politico alcune posizioni le deve prendere e in fretta e basta. Forse anche se non le condivide. Forse non si ferma a pensare. Forse non può fare altro.
In un certo senso essere un intellettuale è più facile. Credo siano due mestieri molto diversi che, spesso, tendono a sovrapporsi. 
Ad ogni modo gli americani non amavano Neruda, ma nemmeno Sartre ed erano entrambi in odore di Nobel e che ci devi fare!
Neruda pianse Ernesto Guevara. E qui le cose si fanno ancora più difficili, ma la vita di ogni Paese è stata ed è difficile e, ognuno dovrebbe conoscere la propria storia nazionale. E credo che Che Guevara lo capisci davvero solo se sei sudamericano. Del resto si può solo studiare (o sei stato Giuseppe Garibaldi).
1971 il Nobel.
Cade Allende e il regime di Pinochet lo tartassa,
e nel 1973, alla fine, anche Neruda muore. (E oggi si cerca di capire come).
Molte mogli, una vita nemmeno tanto lunga, ma una vita del '900 e lì è successo di tutto, s'è creato il mondo.
"Confesso che ho vissuto" è la sua biografia, edita Mondadori, l'ho letto molto tempo fa e l'ho trovato un libro così intenso, di metallo fuso. Ogni poeta, evidentemente, è legato al proprio vissuto, ma è come se la storia dei cileni fosse estremamente più ingombrante. Lo è per me, la trovo sempre densa e dolorante dentro le loro parole, nell'altro emisfero, oltre la cortina di ferro, in un mondo che non ho nemmeno mai visto. Lontanissimo. Bisogna studiare. Neruda ha la potenza della parola, dell'anima e di quei sentimenti che nel mondo si ripetono mescolati ai propri luoghi, al proprio, è chiaro, aver vissuto. Una poetica amplissima, ricca di quella striscia sottile tra le Ande e l'oceano.
E poi "Il Postino" che m'ha accompagnato dentro quelle parole, perchè Neruda è lì e aiuta a capire la poesia, la metafora e, Mario si incanta, io provo a star dietro e, tutto intorno si vede l'Italia e sia quel che sia, ma a me alleggerisce il cuore.


(Youtube, video caricato da favaror)


"La poesia è sempre un atto di pace. Il poeta nasce dalla pace come il pane nasce dalla farina".   

Confesso che ho vissuto. Pablo Neruda.

giovedì 11 luglio 2013

Buongiorno!

E' vero. Troppi giorni senza aggiornamenti.
E si, sono volata via coi libri.
Volata al luogo in cui ero bambina e ho portato con me mio figlio.
Il tè tostato m'è mancato, ma la connessione era blanda e non permetteva granché. Ora ci sono.
E torno a pranzo in libreria.
Con un nuovo bagaglio, un nuovo viso e una nuova voglia di scrivere.
Nel luogo dove sono cresciuta le colline sono infinite e dolcissime, il mare si confonde con il cielo e le persone cenano nella piazzetta davanti casa. Tutte insieme. Gnocchi con la papera.
Ci vive qualche centinaio di persone, c'è una cupola enorme che ha bisogno di cure e un piccolo pub in cui l'aperitivo è un momento esistenziale.
Ho lasciato la vita di oggi per tornare a quella senza tempo. E m'è piaciuto tantissimo.
Ci porterò anche Il tè tostato.



(foto mia)

venerdì 5 luglio 2013

Il libro. Rizzoli.

I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore. William Joyce
Rizzoli.
La mia copia
Eccolo qua.
L'ho comprato una paio di settimane fa.
Al piccolo inquilino di casa mia non è piaciuto quanto a me. Troppo piccino. Eppure il fatto che i libri volassero lo ha colpito, ma chiaramente non tutto il resto, che certo non è un qualcosa da bambino. Non di tre anni.
Ad ogni modo l'edizione è una gioia, sottile, rigida, orizzontale e con tutte le bellissime immagini del cortometraggio. Carta lucida, colori brillanti e polverosi. Evidentemente magici. Le parole sono scelte con cura e creano un'atmosfera del tutto simile a quella del corto, chiaramente non c'è musica e non c'è animazione, ma trovo che il libro sia in armonia con il video e con l'atmosfera del mondo di Mr. Morris Lessmore. La prima pagina ci racconta chi è Morris Lessmore e cosa fa e, quanto sia simile a tutti noi, che scriviamo sul nostro libro personale il racconto di ogni giornata, di ogni scelta, di ogni obiettivo, raggiunto e mancato. Un libro che è come un corpo e come un'anima che sono la mappa del vivere di ciascuno.
Il libro della vita di ognuno di noi, così importante nel narrarci e così potente da influenzare chi lo sfoglia...

Di nuovo la mia copia

Sempre la mia copia.

martedì 2 luglio 2013

The Fantistic Flying Books of Mr. Morris Lessmore. Buona visione.

Ecco il cortometraggio, il migliore d'animazione nel 2012 e così s'è meritato il Premio Oscar.
E' diretto da William Joyce e Brandon Oldenburg, quast'ultimo dovrebbe anche esserne lo scrittore. Presentato da Moonbot Studios di Shreveport, Louisiana.
C'è tanto degli Stati Uniti e tanto di ogni libro e ogni vita.

Ci vogliono un po' di silenzio, di attenzione, forse di fazzoletti.
Luci spente...via.




(Il video è caricato daYoutube, a presto con l'esatta indicazione)

lunedì 1 luglio 2013

The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore. Prima settimana tematica.

Come anticipato si apre oggi la prima settimana tematica del Il tè tostato. Ogni prima settimana del mese sarà riservata a un solo argomento scelto di volta in volta e per il quale ogni suggerimento è molto gradito.
Per il primo appuntamento ho scelto "I fantastici libri volanti di Mr. Morris Lessmore".
Un cortometraggio animato straordinario, premio Oscar nel 2012.
Un libro portato in Italia da Rizzoli.
Una App.
Un sito. Eccolo.
Un mondo da scoprire.
Bellissimo e conosciuto attraverso un lettore de Il tè tostato!
Domani posterò il film da youtube e ne darò il link.
Seguiranno le mie riflessioni, il libro (che ho comprato nella "mia" libreria, che non si smentisce mai), la app e tutti i pensieri inglobanti che Mr. Lessmore suscita. E i suoi libri, che assomigliano a tutti i libri del mondo, hanno bisogno di amore e volano. E la sua biblioteca, che è una casa ed accoglie una famiglia. E il tornado, che in America, non è la prima volta che porta qualcuno in un mondo fantastico, ma qui non c'è paura.
Non so chi sia stato a consigliarmi di vedere il cartone animato, ma ha aperto una porta su qualcosa che non conoscevo e che m'ha colpito.
Bello bello. Secondo l'Accademy. Secondo il lettore ignoto. E secondo me.
Vediamo se piacerà anche ad altri qui ne Il tè tostato.