martedì 27 agosto 2013

Immagini dalla Neustadt. Parte II.



Passaggi in città

Casa mia casa mia

La Sheune, un luogo incantato

Giardini nascosti

Gessetti in libertà

Le mongolfiere volano

La stazione della Neustadt


domenica 18 agosto 2013

Fahrenheit 451. Ray Bradbury.

Fahrenheit 451. Ray Bradbury
Mondadori
La mia copia.
Un libro di fantascienza sulla coscienza del lettore.
Più di tutto, voltata l'ultima pagina, mi ha fatto riflettere sul mio possibile contributo alla ricostruzione della letteratura mondiale qualora l'uomo si rimbecillisse ancora di più e decidesse di polverizzare ogni parola scritta. Cosa saprei recitare perché sia riscritto?
Già, perché questa è la storia di una "civiltà" che crede nell'inutilità della cultura, o meglio nella sua pericolosità, che sì, è vero, è un'arma, l'unica per la libertà, l'indispensabile per il pensiero, meravigliosa per complessità e difficile da perseguire. Difficilissima e senza approdo. Nel libro si legge "un fucile carico nelle mani del tuo vicino".
O forse le ali sulla schiena di ciascuno.
Ad ogni modo questi americani di un imprecisato anno del futuro, hanno televisioni al posto delle pareti e attori come famiglia e di essi vivono, dimentichi perfino di parlare tra loro e della bellezza della natura. Il mondo è sorvegliato e protetto da pompieri che, invece di spegnere gli incendi, appiccano il fuoco e credono nella sua proprietà purificatrice e così incendiano libri come fossero vestiti appestati. Riducono in cedere pagine su pagine, come pagliericci pieni di pulci. In un medio evo ricco di tecnologia e senz'anima.
Eppure nell'uomo, dalla notte dei tempi e anche nel futuro, cova un fuoco più potente di ogni altro e se la scintilla scocca, l'ardore di libertà non può essere frenato e inizia la ribellione contro qualunque imposizione di pensiero, meglio contro l'imposizione di assenza di pensiero.
Ma che succede se la nuova coscienza si sveglia in uno di quei pompieri incendiari di libri?
Questa la storia di Montag, già inceneritore. Poi lettore.
Magnifico.
Ringrazio il mio libraio che mi ha costretto a comprare il mio Oscar Mondadori qui sopra.
Colgo l'occasione anche per ringraziare, con futuribile coscienza, chi, dalle elementari alla laurea, mi ha costretto, indotto, sospinto, consigliato o invogliato a imparare a memoria poesie, brani, citazioni, canti, strofe, brocardi, favole, terzine o articoli di legge.

Fernanda Pivano. Genitore.

Vorrei salutare oggi, nel giorno della sua morte, avendo imperdonabilmente dimenticato di farlo un mese fa, nel giorno della sua nascita, la persona alla quale devo la gioia di leggere, Fernanda Pivano.
E' vissuta tanto e di un moto perfetto, di una passione perfetta, di un amore perfetto e di un vigore perfetto.
E' per me un genitore letterario, m'ha insegnato, trasmesso e, col coraggio di chi per liberta va in prigione, regalato, i libri che spingono a leggere, a non smettere, a tenere gli occhi aperti e il cuore pronto.
Jack Kerouac e la beat generation, Allen Ginsberg, Ernst Hamingway, Antologia di spoon river, Masters e Whitman in traduzioni, prefazioni, conoscenza.
Torino, a scuola con Primo Levi, allieva di Cesare Pavese, amica di Fabrizio De Andrè.
E poi Faulkner, Fitzgerarld, tutti i miei libri e molti di più.
Esistono milioni di sue foto col mondo letterario del '900, della musica e dell'arte, una biografia importante e una vita che vale un'enciclopedia.
Ai suoi lavori Il tè tostato dedicherà in ottobre la settimana tematica.
Oggi solo il ricordo di studiosa che viveva i suoi studi, magari non un poeta, ma qualcuno che sapeva riconoscere la poesia.
Maestra di libertà.




sabato 17 agosto 2013

Immagini dalla Neustadt. Parte I.

la luce di Martin Luther Kirche

fine del tramonto su Martin Luther Platz

Mongolfiera, bassa su Baut'zner Strasse (quella della senape!)

Il palazzi della Neustadt

La comune, accoglie il lunedì.


L'insegna del Kunsthof passage
Cesti e giraffe al Kunsthof passage

Pareti di pagine
Il Bottoms Up, la colazione della domenica
Trödelmarkt

 
Trödelmarkt


L'entrata del Roskolnikoff in Bomische Strasse
per un pranzo in giardino



 (Tutte le foto sono state scattate da me.)

giovedì 15 agosto 2013

Ferragosto nella Neustadt.



Martin Luther Kirche
E poi c'è la Neustadt che in realtà oggi non è poi così nuova dato che per lo più risale al XIX secolo, ma certamente quando fu così apostrofata la si paragonava all'antichità cinquecentesca dell'Altstadt. Tra le due zone della città c'è l'Elba con i suoi argini come spiagge d'erba e i suoi battelli, calmi, con la loro scia ampia, paciosi e il tempo delle bombe sembra lontano.Nel 1945 la Neustadt fu colpita con intensità nettamente minore, tanto che ci sono ancora molti edifici storici nella parte non direttamente adiacente al centro storico, se pure intervallati da vuoti e ruspe, costruzioni che terminano bruscamente con pareti senza finestre, scialbate e dipinte. Sono ancora le ferite che troviamo ovunque a Dresda.


Eppure tra questi edifici c'è ancora una piazza che sembra ferma e lontana da tutto, Martin Luther Platz, rettangolare, con al centro una grande chiesa, querce e ippocastani. All'ultimo piano di uno di questi palazzi, dove le finestre sono più piccine e arrotondate, vive la mia famiglia itinerante nei suoi mesi tedeschi. Nella Neustadt esistono ancora il movimento hippie e il grunge e spesso sono mescolati, un po' come negli anni '90. E nei giorni caldi o soltanto assolati, Martin Luther Platz si trasforma in un salotto di amici, vengono portati divani, poltrone, tavoli e sedie, si preparano dolci e panini, carrywurst e pommes, tutto offerto a chi è di passaggio o vuole fermarsi e c'è la musica e mille bambini che giocano con la fontana. O esposizioni di fumetti, o concerti di archi, o semplicemente alcuni amici e un grill. Nella Neustadt l'età media è 35-40 anni, famiglie giovani. Bellissime. In realtà mi dicono che il tasso di natalità in Germania sia molto basso, a questo punto credo che sia tutto sostenuto dagli abitanti della Neustadt!

Martin Luther Platz
Qui tutto è felicità, ci sono edifici che per il primo piano sono rivestiti di lavagna e i Neustadt kindern li colorano coi gessetti, ci sono bar e caffè per vie intere, Louisen Strasse ne è un esempio, cucina da tutte le parti del mondo, tè (e birra) a fiumi. Qui si va a fare spesa col cestino di vimini, non scherzo, le bottiglie di plastica e di vetro, vengono restituite nei negozi, che le pagano, alcuni contanti, altri emettendo un buono e ci sono ragazzoni con dredlocks fino alla vita e sneakers numero 45, che, con la loro brava birra in mano, vanno a riconsegnare i vuoti. La raccolta differenziata è anch'essa una gioia.

Sensibilità Neustadt
Pare che la cittadinanza di Dresda, così come quella di Lipsia, dalla caduta del regime della DDR abbia iniziato un' unica festa diffusa. Eppure qualcosa del comunismo, quello buono, c'è e, rende magica l'atmosfera, qui c'è massima disponibilità tra le persone, da quando siamo arrivati lo scorso anno, abbiamo trovato continue prove di accoglienza, affetto e collaborazione, dicono che sia retaggio di quando non c'era molto al di fuori della cortesia reciproca. I locali non fanno distensioni di età, che sia il brunch, praticamente obbligatorio sabato e domenica, o l'ora dell' aperitivo, che qui non esiste, ci sono persone come da indicazione di alcuni giochi da tavolo: da 0 a 100 anni. Tutti insieme. E poi c'è il nudismo d'estate, piedi scalzi e bambini nudi in ogni dove, nel predicare il dover essere tutti indistinti si spronava al nudismo come momento massimo di uguaglianza e, chi della mia età è stato bambino in quel periodo ripropone lo stesso comportamento coi propri figli. Noi non ci siamo abituati e in gran parte lo trovo inutile, quei piccoli piedini sul marciapiede, che si, sarà pure senza pericoli e senza vetri, che qui sono tutti molto educati da questo punto di vista, ma resta sporco, è inevitabile che lo sia. Ma la Neustadt è anche questo genere di spontaneità. A metà giugno c'è la Bunte Republik Neustadt, la festa del quartiere, con concerti gratuiti in ogni angolo del quartiere e divani, dolci e accoglienza esagerata in una esplosione di gioia e colori.

Mongolfiere
E poi c'è una cosa straordinaria, il Kunsthof-Passage cinque cortili uno dentro l'altro creati da artisti locali, l'edificio blu con una vera via giocosa per la pioggia, il palazzo verde con le giraffe e i balconi di vimini e ancora lamiere gialle e mosaici in un luogo incantato, fuori da ogni tempo e ogni città.
Impossibile non passare per di qua e non andarsene con la Neustadt nel cuore e gli occhi pieni delle mille mongolfiere che quasi ogni giorno volano in questo cielo.

A presto, con i luoghi della Neustadt.
 
 
 
 
 
(tutte le foto sono mie)

mercoledì 14 agosto 2013

Altstadt. Dresda.

Per vere guide rimando a chi di dovere, qui segnalo semplicemente i miei luoghi a Dresda.
Il centro storico, era antichissimo fino al 1945 e, a seguito del bombardamento diventò un pascolo per pecore e capre, un campo da coltivare tra le macerie del barocco, perché qui non c'era nulla da mangiare, né più nulla da vedere e lo spazio andava sfruttato, almeno per una delle due cose. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la riunificazione delle Germanie, è iniziata l'opera di ricostruzione che restituisce oggi una città, non finita e comunque piena di ferite profonde e voragini come palazzi, ma bellissima. La prospettiva che si ha di sera dai ponti che congiungono Neustadt e Altstadt è di un castello con gli orpelli di sabbia bagnata, illuminata quasi dall'interno, adagiata appena sopra l'Elba e porta dell'Europa orientale. Affascinante, suggestiva e infinitamente romantica d'amore e di storie di spionaggio, di dolore e di vita che rimane. Sempre. Imperterrita. Un pungolo dolce e amaro al cuore. Oggi il centro e dunque anche il prezioso limitare di mattoni e cielo, è frutto di ricostruzione e non ha più i segni dei secoli nelle sue pietre e nelle sue porte. Ha però, l'impronta del '900 ricco di cattiveria, consapevolezza e voglia di rifare tutto da capo. Perché l'istinto dice di andare avanti.
Simbolo della città è la Freuenchirke, rotonda e bellissima, la più importante cattedrale protestante della Germania, praticamente polverizzata col bombardamento e lasciata lì in macerie dal regime, un monito contro la guerra si diceva. Le valutazioni sono molto personali, a me sembra un annientamento sull'annientamento. Ad ogni modo nel 2005 è stata terminata la sua ricostruzione, con l'impegno dei cittadini di Dresda e un'opera mastodontica di catalogazione delle pietre recuperate e ricollocamento nella posizione originaria.  Rimane oggi, davanti a una delle entrate, una porzione dell'antico muro, troppo pesante da erigere e lasciato a testimonianza della storia.  Poco lontano il palazzo reale, lo Zwinger e al suo interno la Gemäldegalerie Alte Maister, una pinacoteca infinita, meravigliosa, carica emotività e, nell'ultima stanza, c'è qualcosa che vale il viaggio  a Dresda. Un quadro, anche fosse solo quello, un dipinto superiore per bellezza e ispirazione, la Madonna Sistina di Raffaello,  enorme e avvolgente, di cui tutti conosciamo i due piccoli angioletti alla base e, che visti sulla loro tela sembrano divini protettori e ne invochiamo l'aiuto. E ancora la cupola di vetro dell'accademia d'arte, con l'angelo d'oro che svetta e il suo sorgere dove ci fu una sinagoga.  E perché Dresda è una città a strati, oggi si sta continuando la ricostruzione di alcuni dei palazzi più belli caduti sotto il bombardamento, per ora i lavori sono fermi al recupero delle cantine dei vecchi edifici del '500 andati distrutti quasi 70 anni fa, saranno conservati in un sito archeologico inserito nella ricostruzione, ma per ora si presentano come un luogo devastato, che forse fu un rifugio e dove si rinvengono suppellettili e il sangue di chi guarda scorre lento nelle vene. Molto lento.
Questo e tanto ancora è racchiuso in uno scrigno di colori, quelli dei palazzi tornati a vivere, giallo, verde, rosso, blu, azzurro, grigio, arancione, corallo, tutte le sfumature, tutte luminose eppure non brillanti. Colori decisi ma sussurrati, contrastanti, ma in armonia. I colori dei palazzi di Dresda sono indimenticabili. Dresda è piena d'anima e tutto è costellato di caffè, ombrelloni e tavoli all'aperto, profumo di cioccolato, di tè, di torte e anche di birra, di bratwurst e di pane delizioso. 
E accanto a tanta complessa poesia costruzioni supermoderne, vetro per piani e piani, un centro commerciale all'aperto e uno al chiuso, per gli inverni di due metri di neve.


La Freuenchirke
Muro antico e indicazione della originaria collocazione


Altdstadt


La cupola dell'accademia d'arte.


Le cantine del '550 recuperate oggi dal bombardamento del 1945. 
I colori di Dresda

lunedì 12 agosto 2013

Dresda. Piccola introduzione.

foto estratta da www.humaniter.org
Dresda.
E' una città famosa per una tragedia.
Sul finire della seconda guerra mondiale è stata oggetto di uno dei più violenti bombardamenti che la storia della guerra (?) abbia conosciuto.
Era il febbraio del 1945, le sorti erano chiare, gli alleati decisero un bombardamento a tappeto, aerei americani e inglesi con bombe esplosive e incendiarie. Una strage non precisata nel numero delle vittime, pare sulle 30.000, e una città quasi del tutto rasa al suolo.
Dresda dopo il bombardamento
Pinterest, ripinnata su Il tè tostato
Il centro storico, barocco e meraviglioso, completamente distrutto. Non bombardato, distrutto del tutto. La guerra è guerra e il popolo tedesco si macchiò di una colpa senza pari, di voler invadere l'Europa e c'erano quasi riusciti e, di volere estirpare razze e culture, per rendere quell'Europa la loro Europa. Un abominio. Una vergogna mondiale.
Eppure quel bombardamento fu stupido e inutile, furono solo morte e orrore aggiunti a morte e orrore, sulla pelle di persone indistinte per qualità ed età. Ancora sangue, fuoco e dolore, come se il mondo non ne fosse ancora sufficientemente pieno. La guerra fa schifo. Sempre e da ogni barricata. Ad ogni modo Dresda, dipinta da Canaletto e chiamata la "Firenze sull'Elba"
(se pure mi permetto di dire che Firenze è Firenze e in Italia tutto va a rotoli, ma lasciateci la nostra arte, senza che sia mutuata e qualificante per altri splendori, timidi (al confronto) nella maggior parte dei casi),  era andata, distrutta, via.
La bandiera della DDR
immagine tratta da google
La guerra finalmente finì e la città rientrò nella parte della Germania affidata all'occupazione sovietica, fin quando nel 1949 nacque la Repubblica Democratica Tedesca, la DDR, la Germania Est. 
Capitale Berlino est. Al di là del Checkpoint Charlie. Televisione e radio di Stato, spie ovunque che controllavano i cittadini, a tal proposito a Lipsia si può visitare  museo della Stasi (il Ministero per la Sicurezza di Stato) e si apre un mondo recente che lascia esterrefatti, nel 1961 fu eretto il muro di Berlino e praticamente l'impossibilità di espatriare fino al 1989.
Dresda ha avuto così 50 anni di storia intensa e incredibile poi la ricostruzione della città, sostanzialmente iniziata dopo la riunificazione della Germania. Tutto il centro storico è stato ricostruito com'era, la cattedrale, la Frauenkirche è stata terminata nel 2005 con molto denaro dei cittadini che rivolevano in piedi il simbolo della propria città. Dalle macerie, negli anni '90, si estrassero corpi carbonizzati da 45 anni, eppure qui c'è uno spirito raro di felicità e rinascita. Palpabile. Entusiasmante.
Oggi Dresda è di nuovo bellissima, romantica, Europa orientale, con grandi voragini, tra i palazzi ricostruiti, che attendono di essere riempite di nuova vita, una città di street art, di caffè e bar in ogni angolo, piena di persone e di bambini, con una galleria d'arte meravigliosa, avanguardie museali, mercati di ogni tipo e gioia. Tantissima gioia.
In questa settimana Il tè tostato racconterà del centro storico, la Altstadt, del quartiere, oggi un po' hippie, meno colpito dal bombardamento la Neustadt, del Kunstoff Passage un luogo incantato, delle costruzioni modernissime, del vetro e dei simboli che uniti ripropongono uno spirito unico. Di Dresda, città mia per caso.

giovedì 8 agosto 2013

In partenza senza binario 9 e 3/4.

Il tè tostato parte oggi per Dresda.
La settimana tematica è dunque rimandata alla prossima e sarà proprio sulla città.
Credo una mini guida di letture e di luoghi.
I libri in valigia pesano.
L'aereo pesa.
I saluti sono agli sgoccioli.
Il pc non so come portarlo.
A Roma oggi ci sarà un bellissimo sole.

A domani!

domenica 4 agosto 2013

Un giorno d'estate.

"Sostiene Pereira di averlo conosciuto in un giorno d'estate. Una magnifica giornata d'estate, soleggiata e ventilata, e Lisbona sfavillava. Pare che Pereira stesse in redazione, non sapeva che fare, il direttore era in ferie, lui si trovava nell'imbarazzo di mettere su la pagina culturale, perché il "Lisboa" aveva ormai una pagina culturale, e l'avevano affidata a lui. E lui, Pereira, rifletteva sulla morte."

                                                                                       Sostiene Pereira. Antonio Tabucchi.

venerdì 2 agosto 2013

Infuso per lettrici.

Grecia mon amour, la mia confezione e le foglie dell'infuso
Per chi non rinuncia alla tisana della sera, per chi quando torna a casa si gode libro, finestra aperta e silenzio, per chi non è mai soddisfatta delle proprie gambe (e col caldo si sa che non danno il meglio), per chi ama gli infusi anche di agosto e anche quelli magici, per essere vanesie, per essere leggere e drenate.





Olivo e citronella, vere foglie in un gusto estivo e piacevole per sentirsi libellule.
Infuso ideale la sera, ottimo durante la giornata, anche freddo al pc, nelle ultime giornate di lavoro.

Ovviamente da Cose di tè.