giovedì 26 settembre 2013

26 settembre 1969. Esce Abbey Road.


(Foto estratta da Pinterest e ripinnta su Il tè tostato)

...e attraversare la strada non fu più la stessa cosa...
(Foto estratta da Pinterest e ripinnta su Il tè tostato)

martedì 24 settembre 2013

Il cuore selvatico del Ginepro. Vanessa Roggeri.

"Il cuore selvatico del ginepro" è un romanzo che mi ha colpita per la sua accuratezza, nel linguaggio, nei personaggi, nei sentimenti raccontati.
La mia copia
Nella Sardegna di fine ottocento nasce una bambina, ma il momento e il luogo sono sbagliati, il suo corpo è sbagliato. E' la notte di ognissanti, la notte delle annimeddas e, la bimba nasce settima dopo altre sei sorelline e ha già i dentini e le ultime vertebre sporgenti e nel 1880 in Sardegna questo aveva un solo significato: essere una strega. Una coga. E questo la bimba viene considerata da tutti, per prima da sua madre, che partorendo prega Dio di darle un maschio, per la paura partorire una femmina in quelle circostanze. E' rifiutata da suo nonno che cerca di convincere il figlio a ucciderla con una pietra, è odiata da suo padre, che la lascia, nata da pochi minuti, sotto le intemperie del cielo d'autunno allo scopo di trovarla morta la mattina seguente. Si crede porterà sventura, morte e cattiveria nella famiglia.  Si è certi che sia una strega malvagia e così si comporterà. Per questo è abbandonata, anzi peggio, è odiata da chi per natura dovrebbe amarla. Eppure non è il momento di morire per quella bimba diversa, perché la più grande delle sue sorelline, Lucia, la salva dalla notte all'aperto e la riporta in casa, le da' un nome Ianetta, la accoglie, lei sola, in una famiglia che ormai non può più cacciarla, ma mai si dedicherà a lei se non con insulti e rancore.
Ianetta cresce indipendente e selvatica come un animaletto, respinta da tutti se non da Lucia, che si dibatte tra il senso di colpa di disobbedire a sua madre, che respinge violentemente la sua ultima nata, e, l'amore di sorella che istintivamente prova e, che forse ha connotati materni in quella protezione e quella tenerezza suscitati dall'istinto e dalla solitudine di quella piccola persona, che punta i suoi occhi enormi intorno a sé. E' un romanzo sulla Sardegna, sul suo folclore, sulla superstizione che avvelena la mente e il cuore e su chi riesce, con coraggio, a superare gli schemi e le credenze della propria epoca, così diventa un romanzo sulla modernità e l'avanguardia.
E' il lavoro di esordio, edito da Garzanti, di Vanessa Roggeri, che sabato scorso a Roma l'ha presentato alla libreria Nuova Europa ai Granai. Una ragazza delicata eppure sembrava lei stessa di "fibra di ginepro", raccontava i suoi personaggi con lucidità e affetto e la sua Sardegna con grande passione, chiave del romanzo è l'amore per la propria terra, della quale Vanessa Roggeri ha raccontato una storia inventata, ma di verità. Il tè tostato attende il prossimo.

giovedì 19 settembre 2013

mercoledì 18 settembre 2013

Expo 58. Jonathan Coe.

La mia copia
"Expo 58" è un libro di Jonathan Coe che non sembra un libro di Jonathan Coe. O meglio, non del Jonathan Coe che ha scritto "La famiglia Winshaw", "La casa del sonno" e "La banda dei brocchi", libri che amo, che ricomprerei e che continuo a regalare.
Questa storia si svolge, evidentemente, durate l'esposizione di Bruxelles del 1958, il che mi aveva fatto avvicinare con molta curiosità, data la mia affezione per il Belgio, è chiaro che sia un aspetto molto personale, ma lo dico subito, di belga non c'è nulla, se non due personaggi scarni, una Bruxelles ridotta all'Atomium e un po' di campagna, nemmeno ben descritta.
Il protagonista, Thomas Foley, è un impiegato britannico che viene inviato in Belgio per seguire alcuni lavori e attività nel padiglione nazionale. Durante la permanenza incontra colleghi di diverse nazionalità e finisce, quasi inconsapevolmente, per far parte di un gioco di spie e controllori in piena guerra fredda. L'ambientazione è alla Coe, la scelta di calare la scena in un periodo storico tanto pieno di trame e ordito avrebbe potuto consentire molto di più, ma lo scrittore è spento, la storia langue, i personaggi sono quasi fantasmi e l'intreccio, quel puzzle che fu perfetto nei primi romanzi, scompare. Non ce ne è nemmeno l'ombra.
Expo 58 non mi è piaciuto, non lo regalerei, non lo consiglierei e non lo ricomprerei e, mi dispiace molto.
Avrei voluto rivivere quei personaggi così vivi de "La famiglia Winshaw", la tensione emotiva de "La banda dei brocchi" o il delirio de "La casa del sonno" o meglio nuove emozioni, ma egualmente intense, invece qui c'è poco, molto poco.
Di certo è un libro scorrevole, ma non è divertente, non è avvolgente, non è avvincente. Avevo provato sentimenti simili per "Questa notte mi ha aperto gli occhi" e "Donna per caso".
Forse scrivere un libro all'anno non consente al talento di esprimersi.




domenica 15 settembre 2013

15 settembre, pensare ad Anne Frank.

Il 15 settembre è stata una giornata da annali in molti secoli: la Sacra Sindone che sul finire del 1500 arriva a Torino; il passaggio della cometa di Halley nel 1682; la fondazione del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d' America nel 1789; la dichiarazione di indipendenza di alcune nazioni centro-americane, tra cui Costa Rica, Guatemala e Honduras,  nel 1821; l'inaugurazione della prima linea ferroviaria nel 1830 in Inghilterra; Firenze è capitale d'Italia nel 1864 e nel 1904 nasce l'ultimo re; si utilizza per la prima volta un carro armato in guerra, nella grande guerra (che se è detta così non è a caso); nel 1959 Kruscev visita gli Usa ed è il primo leader russo a farlo, nel 1993 a Palermo viene ucciso Don Puglisi. Tutto questo è niente, ma niente davvero, compreso il carro armato le morti che avrà causato direttamente e quelle che s'è portato dietro nei secoli, perché nel 1935 vengono annunciate le leggi di Norimberga sulla cittadinanza del Reich e per la protezione del sangue e dell'onore tedesco. Diritti diversi a persone uguali e, fu l'inizio della fine di milioni di vite.
E' per questo che oggi inserisco una citazione preziosa, di una persona ancor più preziosa per la vita che ha vissuto, per l'averla raccontata e per l'anima che ha avuto. Annelies Marie Frank.
Il suo Diario è tra i libri più letti al mondo. Spero a scuola lo assegnino ancora.

"Vedo il mondo che si trasforma gradualmente in una terra inospitale; sento avvicinarsi il tuono che distruggerà anche noi; posso percepire le sofferenze di milioni di persone; ma, se guardo il cielo lassù, penso che tutto tornerà al suo posto, che anche questa crudeltà avrà fine e che ritorneranno la pace e la tranquillità."
 
Anne Frank, Diario

giovedì 12 settembre 2013

Shopping di settembre.

Ieri sono andata nella mia libreria.
Il giorno prima in una libreria vicino casa.
Ho un bottino.
Sostanzioso.
Polposo.
Che non so da che parte cominciare...o meglio finendo Expo58 non so da che parte continuare.
Inoltre ho anche ordinato altro.
E in più ho delle giacenze a casa.
E tra l'altro è ora di fare una promessa "Non comprerò più nulla fino a Natale, mi farò durare i libri che ho ed entrando il libreria modererò i miei sguardi bramosi verso volumi e copertine".
La scelta è stata durissima, dato che tra l'altro ho lasciato indietro titoli dall'inizio dell'anno.
Ma si sa che la letteratura corre veloce, l'editoria velocissima e dunque si devono accettare i propri limiti.
Ecco qui:


Il mio shopping


nel dettaglio:
- Expo58, Jonathan Coe, Feltrinelli: scelto perché di Coe ho letteralmente amato La famiglia Winshaw, La casa del sonno e La banda dei brocchi, il resto m'ha un po' annoiata ed ero curiosa di scoprire la mia reazione a questo nuovo lavoro;
- Una luce nella foresta, Paul Torday, elliot: una copertina cui non ho potuto resistere e un'uscita tanto attesa;
-Questo suono è leggenda, Esi Edugyan, Neri Pozza: amoreggio con questo libro da mesi e sono capitolata;
- Il tempo è un bastardo, Jennifer Egan:, minimum fax: non ho mai letto nulla della Egan e mi è stata raccomandata da una lettrice di cui mi fido;
-La bellezza delle cose fragili, Taine Selasi, Einaudi: pare che a non leggerlo ci si perda qualcosa e voglio perdermi il meno possibile;
- Il cuore selvatico del ginepro, Vanessa Roggeri; Garzanti: nonostante la copertina, la mia libraia ha detto sì! E io ho eseguito.

martedì 10 settembre 2013

Il figlio. Michel Rostain


Il figlio. Michel Rostain.
elliot. La mia copia.
Elliot ha pubblicato questo libro nel 2011 e dalla annotazione in copertina (manie da lettore) risulta che l'abbia letto proprio quell'anno. 
Due giorni fa m'è ricapitato in mano riordinando la libreria (per casa editrice, altro vizio da lettore), l'ho risfogliato, direi che l'ho quasi riletto.
Si legge in due giorni e rimane per anni. Ricordavo tutto. Michel Rostain è un regista teatrale francese, questo è il suo primo romanzo, vincitore del Premio Goncourt e acclamato in Francia. Non so che genere di riscontro abbia avuto in Italia, ho letto alcuni commenti negativi, personalmente l'ho trovato struggente e da leggere con cautela.
Il romanzo, vero, in cui un uomo racconta la morte del figlio ventunenne come se l'io narrante fosse lo stesso figlio, che vede suo padre affrontare un distacco che un genitore sa non essere in alcun modo possibile. La vita potrà anche finire, ma la paternità, o la maternità è ovvio, no, non finiscono. Mai.
E così Rostain racconta per bocca di suo figlio la difficoltà di accettare l' inaccettabile, di elaborare la propria morte pur vivendo. Lion se ne va in tre giorni, o meglio in tre minuti, purpura fulminans, lo dice il nome, non lascia tempo. A nessuno. Di far nulla. Non altro che dividere una stanza con la morte. Lion non c'è più e suo padre cerca di capire perché, reagisce con immediata disperazione, lo fotografa. Lo riguarda e muore.  Vuole sapere perché quella malattia l'abbia colto, s'era forse indebolito, l'aveva in qualche modo chiamata a sé, perchè lui padre non ha saputo prevenire quell'evento. Rostain vaga nel tempo ricordando il passato e paventando il futuro, anche l'ingresso al supermercato non è più un gesto di routine, tutto è ricondotto all'ultima volta che. Rimorsi continui, gelidi e dilanianti, infuocati. Realizzare le ultime volontà di chi aveva di fronte la vita, cercare di interpretare pensieri che non si erano condivisi, leggere dietro le parole e poi rimproverarsi. Ed ecco il racconto di marito e moglie che, col calore dell'amicizia che non sembra diversa da una famiglia, affrontano un viaggio in Islanda, dove, vengono a sapere, loro figlio sarebbe voluto andare. Le ceneri con loro, per essere sparse in un luogo in cui sentissero che Lion potesse essere a casa, che in un cimitero sua madre non l'ha voluto lasciare. Scelgono un vulcano. Ma la natura è imprevedibile e come la morte fa parte della vita dell'uomo, l'eruzione fa parte della vita del vulcano. Nel 2010 l'Eyjafioll esplode, una nuvola di cenere e lapilli blocca gli aeroporti di mezzo mondo e lui padre come reagisce a suo figlio che vola nei cieli? Scrive.

lunedì 9 settembre 2013

sabato 7 settembre 2013

Scegliere con le mani.

Con l'anno che inizia a settembre scandito dalla ripresa della scuola, prendere confidenza con nuovi  libri è la cosa che tutti facciamo da quando avevamo sei anni. La mano scorre sulla copertina e si cercano di stabilire le regole di quel nuovo rapporto. Matematica non ti temo, Tolstoj ti sfido. Finalmente l'antologia greca, è uscito Urbino Nebraska? Tale e quale. Per me dal 1985.
Settembre è sempre stato il Babbo Natale dei libri.
E' pacifico che si scelga per titolo e autore, ho dichiarato l'influenza dell'immagine e poi c'è il piacere di tenere un libro tra le mani e sentire che è bene.
La copertina che sembra di velluto è un arte e una scelta editoriale, personalmente la preferisco a tutto. Elliot in questo è maestra, copertine impalpabili, che sono appunto "copertine" anche per il lettore, cosa che assolutamente non è in grado di essere la sovracoperta sulle edizioni morbide, è insopportabile. Dentro c'è un libro che vuole sfuggire a quella scomodità, fuori quell'involucro lucido e viscido che non vuole stare al suo posto. La sovracoperta di libro morbido non vuole essere una sovracoperta, case editrici fatevene una ragione. Dopo tre giorni la frullo in un cassetto riproponendomi di sistemarla una volta terminata la lettura, ma chissà perché il 70% delle sovracoperte scompare, accompagnate dalle loro migliori amiche fascette, che comunque tendono al suicidio in tempi molto rapidi. La sovracoperta di libro morbido ha istinto di farfalla. Lasciamola andare. Piuttosto apprezzo la scelta di inserire una quarta di copertina che volendo possa fare da segnalibro, cosa che avviene in tantissime edizioni e collane, penso a  Fazi, Feltrinelli e Neri Pozza. Poi rimane il dilemma della copertina rigida o morbida, il rigido fa impennare i costi ed è un punto a sfavore se pure ogni tanto un bel volume ordinato non dispiace, i grandi scrittori e gli scrittori che vendono sono spesso belli inscatolati e un po' ci sta, certo con la consapevolezza però che edizione rigida porta la temibile sovracoperta, seppure la cosa migliora un po', ma resta la difficoltà di mantenerla intatta e, un abbraccio un po' sterile rispetto all'avvolgenza di cui è capace un morbido qualsiasi. In questo caso per me ci vuole un trinomio: copertina rigida, sovracoperta satinata e scrittore perfetto, così i Fazi e i Piemme pensando a Williams e Moehringer, libri che ti abbracciano perché le braccia degli scrittori escono letteralmente dalle pagine.
Terribili i titoli o i nomi degli autori leggermente soprelevati delle edizioni economiche, li trovo inutili e dannosi, le mie mani non li sceglierebbero mai, a sopperire poi è il contenuto. Sorprendenti quei supermattoni da settecento pagine che li prendi in mano e sono leggerissimi, perché certo la carta patinata si becca un pollice verso infinito. E' piacevole sentire la porosità dell'albero che ci ha dato quei fogli, è come un omaggio al suo sacrificio, il liscio non balla. Per niente. Inoltre si sa che il libro va in borsa, in metropolitana, in treno, nella 24ore, nelle tasche, in spiaggia e al vento. I libri viaggiano che è una bellezza, un po' bisogna tenerne conto.
In questo certo sono molte le case editrici che mi soddisfano e poi che dire sono vezzi da lettore, preferenze personali, alle quali aggiungo l'impossibilità di comprare in una sola visita in libreria due libri dello stesso editore. Mercoledì vado, chissà se i miei librai sono pronti.

giovedì 5 settembre 2013

Scegliere con la vista.

La libreria è piena. Tutte le librerie lo sono.
Scaffali con libri stipatissimi e di cui si vede soltanto la costa colorata, tavoli con mosaici di copertine, spessori di ogni livello, caratteri minuscoli e caratteri da presbiti. C'è tutto e di tutto. si deve soltanto scegliere e si sa che le scelte sono crisi e dunque al via la crisi in libreria.
Il colpo di fulmine esiste nell'amore, pare, secondo me di certo esiste nella scelta dei libri. Ho abbracciato immagini di copertina, magari sostenute da un titolo che tocca qualche corda della mia sensibilità immediata, stringendo un volume che poi non lo lascio più. Lo cullo mentre resto in libreria un'altra ora, anche se ce n'è una pila intera, io non lo lascio. Lo compro. Sempre. Quella é la mia copia. Abbraccio e non mollo, come al mercato se becchi il vestito perfetto. Ché in fondo più o meno...
Il marketing funziona e ci sono case editrici che editano copertine da sogno come altre che, pur pubblicando capolavori non si allontanano da quelle immagini terribili di persone in cima alle colline in mezzo a vento e alberi, per niente evocative come, forse, si vorrebbe, semplicemente tutte uguali e bruttissime. Scegliendo in base al guscio si può perdere molto della polpa, é evidente che non sia l'unico discrimen, ma di sicuro non mi innamoro di una copertina con dei cup cakes disegnati sopra. C'è stato un momento che erano tutti dolcetti glassati, stecche di cannella e polvere di zenzero, per carità sfiziosi e solleticanti, ma del palato, non del cuore.
Il mio cuore, per esempio, lo ha toccato Einaudi, con la migliore copertina di ogni tempo, quella de Il giovane Holden, bianco e null'altro perché dare un volto a Holden è follia o Adelphi con quei colori accesi e non brillanti come i palazzi della mia amata Dresda e ogni altra casa editrice con tutte quelle copertine che non danno un volto al libro, perché parte della ricchezza della lettura è il volo che fa l'immaginazione e, se fin dalla scatola vedo gli occhi di un protagonista non mio, poi può essere difficile prescinderne. Il delicato equilibrio tra contenitore e contenuto, in cui il primo sia invitante e accogliente, ma non indirizzi il lettore. Ci sono libri che ho amato con tutta l'anima e che hanno delle copertine sbagliatissime e li guardo con tenerezza, mi dispiace per loro e se li regalo mi trovo sempre a giustificare la mia scelta. "non guardare la copertina, il libro è una meraviglia".
La prossima settimana in libreria a Roma, sceglierò i titoli che ho selezionato con la testa, in base a scrittori, trame e suggerimenti e poi i libri che saltano all'occhio e dall'occhio alla borsa.
E' quasi ora di scegliere.

Fonte: Pinterest e ripinnata su Il tè tostato.

martedì 3 settembre 2013

Settembre.

Sono ancora fuori. Navigo, twitto e leggo in giro per capire cosa vorró leggere a settembre.
C'è un intoppo peró, settembre è già qui e devo ancora finire un libro estivo. Capita. Per di piú due dei libri di quest'estate che mi avevano coinvolto leggendoli, stanno svanendo e la mia opinione cambia con l'oblio che sopraggiunge. 

Ho bisogno della mia libreria, di vedere le copertine e sentirmi atterrita perchè di nuovo i titoli sono troppi. I Melrose di Neripozza sfuggitomi fin'ora sarà presto mio, Urbino Nebraska di minimumfax e poi voglio vedere gli elliot e leggere Agosto di Faulkner in meravigliosa edizione azzurro pace di Adelphi. Decidere per Hosseini di Piemme e sommergermi di Jennifer Egan chiunque la editi.
Poi ci saranno le novità de Il tè tostato che questa settimana si occupa del rientro e di come si scelgano i libri da leggere quando si pensa di infilarsi un maglione o si rimane attaccati al costume da bagno.
Ho bisogno della mia libreria, ma per ora sono lontana.
Contro ogni previsione qui.