mercoledì 27 novembre 2013

Le avventure di Huckleberry Finn. Mark Twain.


La mia copia.
Hemingway scrisse  "tutta la letteratura americana moderna discende da un libro di Mark Twain 
intitolato Huckleberry Finn." A un commento del genere si reagisce per forza e quindi curiosa, studiosa, coi complessi d'ignoranza cosmica sono andata in libreria e l' ho comprato, nell'edizione B.C. Dalai che è qui a fianco. Questo libro però è una seconda puntata e precisamente è il continuo di Tom Sawyer e dunque che si fa? Si va a ritroso e si inizia dal numero uno. Così ho fatto, ma suggestionata (facile, o forse obbediente) da Hemingway il primo m'è sembrato un libro per ragazzi e il secondo un'illuminazione.  Troppo potente per essere un libro soltanto per un pubblico determinato e con dentro troppi ragazzi per non farlo leggere ai giovani.
Contemporaneamente capita che vedo un film con John Travolta, "Una canzone per Bobby Long" tratto da un romanzo di Ronald Everett Capps, che non ho mai letto, ma comunque la storia è ambientata nel sud degli Stati Uniti dove un ex accademico e uno scrittore vivono una realtà tutta americana che si alimenta delle sponde di un fiume e il mio coinvolgimento cresce. L'atmosfera ferma e immutabile che a volte sembra caratterizzare la realtà americana (il film è del 2004) e la letteratura di Twain così ricca di vita intrecciata ai luoghi che fa venir voglia di creare una mappa idrica della letteratura statunitense. Immersione totale. Nel fiume. Nel Mississippi.
Huckleberry Finn è un libro incredibilmente avventuroso diretto dal fortissimo istinto del protagonista che inesorabilmente lo conduce verso la libertà e l'amicizia, entrambi stati dell'anima così profondi da essere confusi tra loro.  Huck è davvero capace di desiderare la libertà dell'amico Jim, schiavo perché di colore in un' America di Stati Confederati, con lo stesso ardore con cui la desidera per sé. Ed è così, spinto da un sacro fuoco, che con Jim, schiavo scappato, si avventura lungo il Mississippi su una zattera, cercando di risalire, attraverso una rete di fiumi, fino agli Stati Liberi dell'Unione, in cui la schiavitù sta per essere abolita e la libertà inizia ad avere una forma e un volto. L'umanità che si incontra nelle pagine del libro da' il peggio con il padre, Pap, sempre ubriaco, violento, interessato al bottino che Huck ha conquistato alla fine del libro precedente ed esempio di una paternità che è peggio dell'essere orfani. Intorno ci sono imbroglioni, approfittatori, ma anche persone accoglienti che cercano di aiutare il ragazzo ad inserirsi nell'allora vivere civile, nella realtà "per bene", fatta di scuola e chiesa e, ci sono gli amici, il momento più alto e brillante dei rapporti costruiti da Huck.
La zattera di Huckleberry Finn è un tappeto volante, attraversa l'America come poi la attraverseranno le macchine degli anni '50 e '60, è simbolo e mezzo per la libertà, in un rapporto quasi sentimentale con i suoi occupanti e quando i due imbroglioni, il Duca e il Re, ci salgono, la vivono, la usano, vien voglia di farli cadere nel fiume e urlare  "Via da quiiiiiiii!!!!" La zattera è sacra, è compagna di Huck e Jim, è il mezzo, il passaporto, gli sforzi, i desideri e l'amore per l'unico sentimento davvero capace di far lottare un uomo, la libertà. E quando va in pezzi un dolore infinito, il lettore è a piedi, lì nel guado tra la violenza e la schiavitù, col terrore di dover tornare indietro o peggio di non poter più andare avanti. E' come una Provvidenza col suo carico di lupini, ma qui, dietro a quella zattera c'è una potenza inesauribile, quella di uno Stato nato per desiderio di libertà e che per quella libertà sarebbe morto e così la zattera risorge. Zattera fenice. E il fiume è una route 66, e l'ardore è vecchio di duecentocinquant'anni, che allora lungo il Mississippi c'era anche la meglio gioventù.
Un libro fortissimo.

giovedì 21 novembre 2013

Gruppo di #twittlettura: allineamento.

Il gruppo è cresciuto e l'iniziativa ha successo, ne siamo felici, ma proprio per la grande partecipazione è necessario reintrodurre limiti di citazioni e commenti nel rispetto dell'opera.
Lo spirito del gruppo è diffondere il piacere della lettura e lasciare a tutti la scoperta del contenuto del libro, dunque eccoci qua in dirittura d'arrivo della prima esperienza di #twittlettura:

  • non più di due commenti o citazioni al giorno per ogni #twittlettore;
  • evitare anticipazioni del libro sia nelle citazioni che in commenti;
  • intensificazione del ritmo di lettura;
Presto su questo blog e su @TwoRaaders sarà data l'indicazione del time limit di lettura con conseguente chiusura del gruppo e bilancio dell'esperienza.
Grazie a tutti per ora!!!!!

martedì 19 novembre 2013

In odore d'autunno e sentore d'inverno.

Pinterest
Un autunno che quasi non esiste questo del 2013, ha un ultimo mese per riprendersi un po' della sua
identità, per far diventare gli alberi gialli e rossi e, per far soffiare il vento in continui tramonti che vanno spogliandosi, per permettere al freddo di creare l'aspettativa dell'inverno e per iniziare a portare il calore, che non si penserà ancora appartenga all'estate! L'atmosfera è un'altra cosa. Questa stagione senza lineamenti, destabilizza le mie abitudini, niente cappello, niente castagne, niente mani fredde, e allora l'autunno me lo creo da sola, aspettando un inverno che farà maturare le tre correnti calde di quest'anno.
Cercando i colori delle stagioni nei ricordi ho ritrovato le favole, i libri d'avventura, i libri fantastici, i libri di quotidiano vivere e grandi sentimenti, libri educativi, libri tremendamente descrittivi dell'istinto e del sentire immediato. 

Libri che insegnano perché spesso questo è il loro scopo, libri che ricordano come dentro la pancia ci sia sempre la risposta, 

libri in cui gli adulti non sono in grado di capire e sbagliano (quasi tutti), libri in cui i sorrisi sono di porporina e le lacrime di piombo. I classici e i contemporanei, i romanzi di formazione, quelli in cui si diventa grandi, in cui, o meglio, si è ancora in grado di cambiare. Leggere Mark Twain e Eva Ibbotson, J.K. Rawling e L. Frank Baum, Stevenson e Dahl, Villoro e Collodi, e vedere come i ragazzi hanno bisogno della fiducia degli adulti, ma hanno anche coraggio da leoni e ali di farfalla, quelle vere, che Barrie lo sapeva bene! Volare, navigare coi pirati, avere una bacchetta magica o vivere lungo un fiume, che nel mondo dei ragazzi lo spazio non è una dimensione. E allora, in quest'autunno che non vuole dare calore, continuo cercare il mio angolo di vetro appannato, se pure lo è grazie al fumo della tazza bollente che ho sempre in mano e, ringrazio il mio tè affumicato. Lapsang Souchong, un tè nero cinese fatto ossidare e poi affumicato. Un misterioso sapore di fumo, un tappeto volante che viaggia nella nebbia. Con un aroma che vive perfettamente tra pile di libri e tramezzini con cetriolo e aneto. Il tè affumicato è il protagonista della mia cucina di questa stagione e del relax trasognato di chi non guarda l'orologio, che forse è ora di pranzo o magari di merenda, non importa. E lì, accanto a una tazza che non si preoccupa del tempo, c'è la mia terza inclinazione di stagione, i libri che raccontano di famiglie, snodandosi in epoche e società diverse, tra i membri di un'unica comunità che se pur limitata spesso racchiude tutte le sfaccettature dell'anima. I Melrose di Edward St Aubin, settecentotrenta pagine in un volume leggero come un soffio e pieno come solo le case sanno essere, La famiglia Winshaw di Jonathan Coe, dove fratelli e sorelle vivono aggrappati ai loro ruoli, Le correzioni di Jonathan Franzen e il Natale che ha ancora una volta il potere magico di far desiderare una vera riunione sotto la regia di una madre che vuole la sua famiglia come l'ha immaginata, La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi in cui si viaggia riscoprendosi, e così tornando a Cent'anni di solitudine dove Marquez fa perdere l'orientamento a Macondo vivendo con la famiglia Buendia, fino in alto, là dove il dito grosso aiuta il dito piccolo nella rappresentazione del vincolo che Padron 'Ntoni ha spiegato a tutti noi. Ed è così che voglio passare l'inverno, nell'aroma del tè che sa di fumo, che sia proprio il Lapsang  Souchong o la miscela Russian Caravan, e dentro pagine di libroni che illustrano epoche, personalità e sentimenti, raccontando la vita attraverso le sue radici, in un nucleo vecchio come la storia e confuso all'ardore d'avventure giovanili. Così mi farò strada nei pomeriggi che sono già notti, nella pioggia della mattina quando ancora c'è il torpore del cuscino sul viso, nelle lucine di Natale che iniziano a brillare, nel freddo tagliente di febbraio e nel cielo grigio di marzo.  Quest'anno in cui l'autunno zoppica, ma l'inverno di certo arriverà e sarà lungo, sono i libri per ragazzi, il tè affumicato e le saghe famigliari ad animare il racconto di una stagione. In una scorta inesauribile.

(Che poi forse oggi 19 novembre 2013, l'unica tendenza che dovremmo seguire è quella di proteggere le nostre case, le nostre città, le nostre regioni, il nostro Paese e tutto il Pianeta, ché la natura è sempre se stessa).




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lunedì 18 novembre 2013

Doris Lessing e le parole della generazione scomparsa.

Doris Lessing
credits: Pinterest
Doris Lessing non c'è più.  Era nata nel 1919, avrebbe potuto essere mia nonna, ed è proprio per questo che, oltre alla "tristezza letteraria", che mi coglie certo, ma in modo non violento, provo una fortissima malinconia e la seria amarezza procurata da una generazione che scompare.
La generazione dei miei nonni è quasi del tutto volata via, sia nelle sue voci quotidiane e sconosciute, sia in quelle incisive e note, come quella di una scrittrice inglese e africana, che le donne, per decenni, hanno tenuto come un faro nella notte per la scoperta della strada della libertà. Un vocione insomma, eppure, se ne va. Anche i potenti, anche quelli capaci di gonfiare i polmoni e indicare nuove vie, anche i premi Nobel per la letteratura, a un certo punto se ne vanno. Come tutti. Certo ci sarebbero quei sepolcri che "a egregie cose il forte animo accendono", ma quando muore qualcuno che ha visto tutto il '900, che è nata in tempi di busti e corsetti e il cui annuncio di morte si diffonde via Twitter, che è passata attraverso la storia fino a spegnersi quando il mondo era già completamente cambiato per la sesta o settima volta, ma come si può onorare quella vita se non leggendo le opere che ha prodotto? Che i libri sanno essere strane lapidi, non pesano, non chiudono, ma hanno inciso un ricordo perenne.
Lo sguardo di una generazione che sembra ci sia sempre stata, passata dall'incanalare il proprio vissuto là dove doveva essere inserito, al sentire la libertà come impulso più forte, che poi sia una donna ad avere avuto questo ardore colpisce e, va a unirsi a tutte quelle splendide anime femminili, già volate via, madri dell'emancipazione e riferimenti per tutte noi...eppure dietro al talento, alla sensibilità, alla capacità di comunicare, al sentire, c'è sempre una persona, se pur con delle peculiarità, ma senza riduzioni di genere.
Oggi la generazione che ha ricostruito il mondo perde ancora un membro, che mi viene voglia di andare da mia nonna, classe 1924, e dirle ancora "Raccontami!".

"Una donna che non ha un uomo non può incontrarne uno, qualsiasi uomo, di qualsiasi età, 
senza pensare, sia pure per mezzo secondo, forse questo è il mio uomo".
Doris Lessing, Il taccuino d'oro.

venerdì 15 novembre 2013

Einaudi, Holden, i simboli e i compleanni.

Einaudi editore compie 80 anni, Il tè tostato ha inviato un "Buon Compleanno" via Twitter, ma per completare la festa e cercare, qualora fosse mai necessario, di chiarire la gioia che in questi ottant'anni è derivata dalla diffusione della letteratura, ho scelto un libro, uno solo, per me simbolo non solo di libertà e avventura, ma anche della casa editrice intera.
Un libro senza pari, con la copertina più bella e l'unica possibile, bianca: 

(La mia copia)

Questa è la mia copia, una gioia personale, mai prestata se non a mio padre (dunque all'epoca dentro la stesa casa, senza rischi insomma), l'ho ricevuta nel 1995 al compimento dei miei 16 anni e nel 2026, se sarà possibile, la regalerò a mio figlio, ovviamente in una sua copia personale.
Questo libro ha viaggiato con me in ogni luogo in cui sono andata e continua a farlo, perché leggendolo, fosse soltanto in qualche stralcio preso a caso, mi sento a casa mia, al sicuro e non sola, ma in compagnia di Holden Caulfield. Si dice che esistano personaggi televisivi in grado di "bucare lo schermo", sarà pure, ma Holden è in grado di eliminare qualunque barriera e ogni filtro, lui esce dal libro e si siede accanto al lettore e, come se niente fosse, lo invita ad andare a Pencey dove
"Dal 1888 forgiamo una splendida gioventù dalle idee chiare". Buono per i merli. A Pencey non forgiano un accidente, tale e quale come nelle altre scuole" e, poi a New York, a Central Park a controllare le anatre, a casa Caulfield, di nascosto, a trovare una bambina, nei giorni più straordinari della mia vita.
Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, nel 1961 lo porta in Italia, lavorando sul titolo non potendo mantenere l'originale e pur senza ingerirsi nella storia, con una copertina, perché libri nudi non se ne trovano, capace di non suggerire all'immaginazione. Con grande rispetto.
Che se pure l'autore è la mamma che genera il libro, l'editore ne è il padre, che insegna a camminare e a correre. Un'opera editoriale per me, lettore, perfetta. Un grande papà.
Sia chiaro non sto riducendo un' intera vita editoriale a un titolo, per giunta nemmeno italiano, sto solo significando la provenienza di un profondo affetto, perché ogni amore ha un incontro e il mio con Einaudi è stato questo.
Buon compleanno!

giovedì 14 novembre 2013

Gruppo di #twittlettura, check rules!

Buondì, come anticipato nel gruppo c'è fermento e le dinamiche stanno evolvendo.
Innanzi tutto ho piacere di ringraziare "libromania" e "Architetto Atlas" che hanno immediatamente accolto l'idea contribuendo in modo essenziale e appassionato a dare vita al gruppo e alla condivisione.
Per partecipare le regole sono semplici:
  • leggere il libro "La bellezza delle cose fragili" di Taiye Selasi edito Einaudi;
  • pubblicare su twitter il proprio commento e concludere indirizzandolo esclusivamente a "Readers" @TwoReaders (indirizzo dedicato al gruppo);
  • i limiti di tre commenti e citazioni sono stati aboliti, dunque al via commenti liberi su @TwoReaders;
  • evitare gli spoiler;
  • ritmo di lettura di 20 pagine al giorno, di modo da consentire non solo la compatibilità con gli impegni quotidiani, ma anche l'inserimento "in corsa";
  • amare la lettura e condividere stati d'animo, impressioni, foto dedicate e tutto ciò possa contribuire a una condivisa e costruttiva lettura del libro.
Il gruppo è su Storify.




mercoledì 13 novembre 2013

Gruppo di lettura su Twitter.#twittlettura

Il neo gruppo sta lavorando ancora e ancora per creare, oliare e rodare la macchina di condivisione. Metodi e regole stanno rapidamente evolvendo con impegno ed entusiasmo. Per partecipare l'account dedicato é @TwoReaders.
A domani con tutte le info.
Buona Notte e Buona Lettura.

Twitter, Taiye Selasi e un gruppo di lettori

C'era una volta una ragazza appassionata di libri e diffidente nei confronti nel mondo virtuale e c'era
una volta la morte dei pregiudizi, così la ragazza e il mondo virtuale si incontrarono, prima con la nascita del lit-blog Il tè tostato, poi con la creazione di un semplice account twitter.
Come in un mito greco dall'unione nasce oggi un gruppo di lettura sul social forum che cinguetta!
Da una proposta di questo blog, accolta da lettori appassionati e curiosi, parte in data 13 novembre 2013 la lettura twittata de "La bellezza delle cose fragili" di Taiye Selasi ed edito Einaudi.
Il tè tostato ha scelto questo libro perché è un esordio, come l'esperienza di leggerlo insieme twittando, e per l'entusiasmo che l'opera ha suscitato in chi l'ha letto.
La mia copia.
Il gruppo, come ogni piccola società che si rispetti, è in evoluzione, per ora è composto da: chi ha già letto il libro e seguirà i commenti attraverso citazioni e ritwittando le conversazioni e ha già iniziato il suo lavoro, lettori della carta e con e-reader, divulgatori di immagini relative al libro, pionieri appassionati e @iltetostato, account di questo blog da cui parte l'idea e il titolo da leggere.
Altre persone si stanno affacciando al progetto e chissà cosa ne verrà fuori.
Il neonato gruppo di lettura si è dato fin' ora una piccola costituzione:
- non anticipare informazioni sulla fine del libro, non vogliamo rovinare la sorpresa;
- non inserire più di tre citazioni al giorno, per rispettare il testo e dare il tempo di leggere;
- condividere stati d'animo;
- approfondire personaggi;
- il ritmo di lettura sarà di venti pagine al giorno, così il gruppo potrà ben coniugarsi con lavoro, famiglia e la giornata di ognuno.
Per seguirci #labellezzadellecosefragili, Einaudi editore sarà sempre al corrente e invitiamo Taiye Selasi a leggere i nostri commenti...non la metteremo sempre in indirizzo per non intasare il suo account.
Il tè tostato osserverà le evoluzioni del progetto e...buona lettura!

AGGIORNAMENTO:
- non più di tre commenti al giorno per non occupare la posta di tutti e citazioni (nel massimo di 3 al giorno) soltanto dalla persona indicata!
Se lavoriamo con ordine, nel rispetto reciproco e dell'opera può venire fuori un bel confronto tra lettori.
Grazie a tutti per l'entusiasmo!

lunedì 11 novembre 2013

Vendere i libri...workshop da minimum fax.

Il mio attestato
Lo scorso fine settimana l'ho passato in uno di quei luoghi che gli appassionati di libri sognano.
Una casa editrice.
Di quelle vere, con dentro tutto ciò che ci si aspetta, scaffali di libri, copertine appese, fogli volanti, computer, persone che sembrano davvero interessate al loro lavoro e parlano di una routine che, per l'innamorato, sembra un giro sull'ottovolante. Che forse il paragone non regge, l'ottovolante non so nemmeno se esista ancora, ma la pancia fa su e giù se si entra dove succede ciò che ci emoziona.
Il tutto reso perfetto dall'essere a Roma, davanti al Tevere, da minimum fax.
Oltre a pubblicare e far leggere, minimum fax organizza dei corsi legati all'attività editoriale, strutturando una reale offerta formativa, varia nei contenuti e nelle modalità.
Esiste il super corso "Il lavoro editoriale" descritto qui ed esistono dei workshop.
Per uno di questi, precisamente "Vendere i libri", qualche settimana era stato aperto una sorta di contest, per cui inviando un progetto editoriale si sarebbe partecipato a una selezione per seguire il workshop gratuitamente. La mia idea è partita sul gong, appena prima del tempo limite, ma la fortuna è stata dalla mia e dunque eccomi là, per qualche ora a respirare aria di casa editrice.
Gli incontri, tutti tenuti dal personale della minimum fax, hanno ruotato intorno a tre macro aree, l'identità della casa editrice, gli aspetti commerciali imprescindibili per interpretarne, valutarne e proiettarne l'andamento, il web marketing.
Gli interventi su identità e web marketing mi hanno fatto molto riflettere sulle infinite possibilità di migliorare Il tè tostato, che non è certo un editore, ma è pur sempre qualcosa che parla di libri. L'obiettivo ora è elaborare e rivolgere a questo spazio le  idee e gli stimoli che ho ricevuto da chi questo lavoro lo fa.
La terza parte è stata particolarmente sorprendente e rappresentativa di una realtà sulla quale, in modo banale, non ho mai veramente riflettuto. Nel suo essere un esercizio commerciale la libreria mi potrà apparire, ora, non solo come il luogo in cui compro libri, ma anche quello in cui i promotori li promuovono, i trasportatori li trasportano, i librai li scelgono, li ordinano e poi forse, se non li vendono, li rendono. I numeri che descrivono tutto questo sono molti, sono sottili e disposti in quelle lunghe colonnine minacciose, eppure nascondono mille parole da leggere e capire. Questi numeri parlano di libri e allora vale la pena ascoltarli.
Un corso che non m'ha lasciata tale quale, con calma ne perfezionerò il frutto e si vedrà.

Ringrazio tutte le persone di minimum fax che ho incontrato per la loro diponibilità, competenza e pazienza e invito gli appassionati di libri ed editoria a provare a partecipare a qualche incontro, che non si finisce mai di scoprire se non si smette di cercare.



giovedì 7 novembre 2013

Camus e un secolo intero.

Albert Camus
credits: Pinterest 
7 novembre 1913, nasce Albert Camus e muore prestissimo, nel 1960, quando ancora il mondo non ha iniziato a cambiare davvero. Essere nati a ridosso della prima guerra mondiale, vivere la seconda, ma non la rivoluzione culturale, né quella tecnologica, né la guerra fredda dal 1961 al 1989,  né il mondo che diventa ricco, né il mondo che fa finta di essere diventato ricco e rimanda i conti a domani. Né l'infinito cambiamento dell'essere e di come esistere. Una disdetta per chiunque, un pensiero che poteva evolversi ancora, ancora e ancora.
Camus, francese d'Algeria, vedeva nel legame tra le persone la possibilità di esistere e nell'assurdo che colpisce l'uomo l'impossibilità di esistere.
Laurea in filosofia, la sua tesi è stata pubblicata in Italia da Diabasis nel 2004 col titolo "Metafisica cristiana e neoplatonismo", attività di giornalista antifascista, fin quando nel 1940, avendo criticato in un articolo il governo algerino, incontra l'impossibilità di svolgere il suo lavoro nella sua terra natale e si trasferisce in Francia. In un paese occupato, nel paese in cui liberté, égalité e fraternité sono imbavagliate da bandiere rosse con disco bianco e croce uncinata, Camus lotta, con Sartre, nella Resistenza, scrivendo per il giornale clandestino della cellula partigiana Combat.
Albert Camus è un uomo che crede nell'integrità dell'uomo, nella dignità come aspetto imprescindibile del vivere e, per questa sua capacità e voglia di non rendersi schiavo dell'ideologia (di nessuna) sarà sempre critico nei confronti dei movimenti politici e culturali, condannando strenuamente il nazional-socialismo, poi criticando il marxismo ortodosso, allontanandosi dal comunismo fino al punto, a guerra finita, da lasciare l'UNESCO a seguito dell'entrata nell'ONU della Spagna del generale Franco. Integralismo ideale e concreto. La dignità faro che lo conduce vicino all'anarchismo francese.Camus difficile e serio pensatore muore nel 1960, prestissimo, in un incidente d'auto, finendo così non per la malattia, la tubercolosi, che da anni lo affliggeva. Camus è vissuto chiedendosi se ne valesse la pena, considerando il suicidio un nodo quasi concettuale da sciogliere. Vivere o no, l'assurdo, che Camus dipingeva quasi come una malattia comune a tutta l'umanità, fronteggiabile soltanto con l'agire nel segno di una solidarietà che motivasse l'esistenza. Camus e Sartre un mondo da studiare, dalla Resistenza alla voglia di resistere, dalla Resistenza a "La nausea". Immaginare che due uomini delle loro capacità e del loro spessore abbiano vissuto insieme un periodo dilaniante come l'opposizione all'occupazione nazista, pesare che entrami siano stati riconosciuti col premio Nobel, pensare che persone così potessero essere nella stessa stanza a discutere, immaginare di leggere i loro articoli in un dibattito attuale e chiedersi se, spettatori di quel dialogo, si sarebbe stati all'altezza di seguirlo. Pensare alla grandezza e sentirsi piccoli, beceri, e domandarsi ancora dove sono oggi i pensatori, perché ci sono di certo, da qualche parte, a reagire al nostro mondo, a reagire davvero.
L'esistenzialismo ateo, il valore dell'esistenza, un esistere che non contempla Dio, perché l'uomo ha solo se stesso per combattere l'assurdo, ma così combattendo, non si arriva al nichilismo.
7 novembre 2013, Albert Camus avrebbe compiuto 100 anni, più del "secolo breve" che ha vissuto soltanto a metà.

"Cos'è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no."
Albert Camus, L'uomo in rivolta

mercoledì 6 novembre 2013

Perchè la vita non va subita...

"Il primo libro non bisognerebbe mai averlo scritto, dice Calvino. È vero. Uno si domanda se doveva essere necessariamente quello o se non avrebbe potuto essere invece un altro. Così fatalmente ogni primo libro diventa una "falsa partenza", che però ti condiziona, perché gli altri libri che verranno in seguito, anche se li contraddicono, non potranno prescinderne".
 
 
Raffaele La Capria
"Novant'anni d'impazienza
Un'autobiografia letteraria"

lunedì 4 novembre 2013

Il richiamo del cuculo e il 4 novembre.

Lunedì insolito a lavoro in libreria.
Oggi è il 4 novembre e nel mondo, nel 1918, finì la prima guerra mondiale, a Roma per fortuna c'è aria di istituzioni e frecce tricolore per ricordare e per celebrare la pace.
Il 4 novembre del 2013 invece, in tempi d'oro ricordiamolo, è atteso per altro, per un'uscita editoriale e con questi pensieri, di come il mondo possa migliorare (sempre), sono qui nel mio piccolo caldo luogo ed è appena arrivata una consegna.
Un paccone, la mia libraia lo apre, (non so che faccia abbia fatto perché da dove sono seduta non l'ho vista e poi lei è abituata) si avvicina, io sempre china al pc, dice "Eccolo!" e mi porge questo:


Il 4 novembre di quasi 100 anni dopo la più sanguinosa delle guerre che il mondo abbia conosciuto, esce in Italia un libro atteso dal popolo dei lettori universali e per questo si gioisce...e ancora a pensare che le cose vadano male, ancora a lamentarci.
Oggi sono felice perché è uscito "Il richiamo del cuculo" è evidente che non abbia pensieri difficili, che non abbia problemi, che dovrei dire solo grazie, perché il 4 novembre per me è un giorno di pace che succede a giorni di pace.
Dunque, non dimenticando che questo è un giorno importante per il mondo, che il 4 novembre di tanti anni fa è successo qualcosa che ha segnato la storia, veniamo a oggi.
La prima conoscenza col volume e il cuore leggero.
La copertina è rigida e ci sta, ma l'immagine della sovracoperta non mi piace nemmeno un po', magari leggendolo scoprirò che è azzeccatissima, eppure dubito che riuscirò a fare pace con quel colore di cielo. Però, perché c'è sempre un però, è un giallo e i gialli spesso hanno queste copertine tormentate con cieli improbabili e figure maschili avvolte dal nero mistero.
E, il mistero inizia dal nome dell'autore, Robert Galbraith, chi è? "Nessuno", allora perché quest'uscita in Italia è così attesa? Banale, il libro è già famoso, e lo è perché dietro all'illustre ignoto si sa esserci lei, la donna dall'immaginazione impareggiabile, J.K. Rowling. La domanda è banale, a che scopo uno pseudonimo se poi si rivela a tutti chi è il vero autore? Che forse il caro Galbraith senza il sostegno della celebre identità non vendesse abbastanza? Questa mi appare l'unica spiegazione possibile, altrimenti perché nascondere un nome con un altro per poi svelare il segreto dopo poche settimane dall'uscita inglese?
Orbene sono qui, col libro accanto a me, la libreria tutta intorno, e c'è qualsiasi cosa a farmi gli occhi dolci lì sul tavolone dei desideri.
E allora prendere o non prendere il libro di "J.K. Galbraith"?
Questa cosa dell'identità nascosta e svelta mi perplime, che il libro non sia un granché? Che come giallista la Rowling non sia all'altezza di se stessa? Il che se anche fosse, a mio avviso, non sarebbe un problema, anche lei avrà pure dei momenti di normalità. Non rispettare i propri standard diventa davvero un problema così grave? Che dire, in fondo tutti gli Harry Potter sono gialli, tutta la saga lo è e la suspance non manca e questo depone a favore del caro Galbraith, che nel mondo meschino forse non riuscisse e venir fuori solo perché il suo era un nome qualsiasi?