venerdì 25 aprile 2014

I piccoli maestri. Luigi Meneghello. Un libro per il 25 aprile.

I Piccoli Maestri
Luigi Meneghello
Rizzoli
La mia copia
Oggi è il 25 aprile e nel 1945.
L'ano scorso Il tè tostato l'ha festeggiato così.
Quest'anno con Meneghello e i suoi piccoli maestri.
Il 9 settembre 1943 in Italia fu fondato il Comitato di Liberazione Nazionale allo scopo di organizzare l'opposizione al fascismo e all'occupazione tedesca e dentro c'erano partigiani di tutti i colori, ma con un obiettivo generale comune. Dopo l'armistizio, esattamente il giorno dopo l'armistizio, ci si è strutturati per combattere per la libertà, e non una libertà di slogan, non una libertà in tempi di libertà, ma una libertà in tempi di dittatura, di occupazione, di censura, di botte, di violenza e di guerra.
Il 25 aprile si festeggia quella libertà ottenuta sulle montagne, nelle piazze, nelle case, nelle coscienze. La Resistenza era fatta di persone, donne e uomini, laici e religiosi, vecchi e giovani, a volte anche molto giovani, che in proprio, col loro corpo e la loro mente, col cuore oltre l'ostacolo davvero, hanno lottato per la democrazia.
Molti scrittori furono partigiani o scrissero della resistenza come testimoni fisici di quella lotta e dal 1945, il 25 aprile il tricolore è sentito più che in ogni altra festa nazionale.
Di nuovo il giurista che è in me, e mi dà di che vivere, torna, come capita a volte nel Tè tostato, e mi ripete che il 2 giugno 1946 non ci sarebbe stato senza il 25 aprile del 1945 e allora non è più un fatto di gradimento politico da appuntare ogni anno, è un fatto di oggettività storica, perché la storia, anche quella del diritto, che oltre alle interpretazioni ha anche le date.
Venendo a noi.
Il gruppo di lettura @TwoReaders ha trascorso un paio di settimane leggendo "I piccoli maestri", twittando citazioni e commenti, ricordando l'Italia di allora con foto anche personali, perché sessantanove anni non sono molti, i genitori e gli zii della mia generazione sono nati sotto le bombe o subito dopo, i nonni della mia generazione erano in montagna, scendevano a piedi da Legnano dopo l'8 settembre, avevano il sogno di spiegare la Resistenza ai loro nipoti e le nonne, che non erano ancora elettorato, erano però state staffette e combattenti per un Paese che nemmeno riconosceva la loro testa per un voto.
Meneghello ci racconta di una Resistenza vissuta con gli amici, di appuntamenti dati a giorni di distanza in luoghi di montagna identificati da una roccia, di parabelli e armi nascoste negli interstizi della Terra, insieme alle persone. E poi le bicilette, la paura e la scoperta del metodo per combattere, dell'ideale e dei tipi, si i tipi! di partigiani che hanno combattuto. Chi aveva studiato e letto fino a cercare nel Risorgimento radici culturali, chi lottava per istinto, perché la libertà è un bisogno, chi era violento e bisognava sedarlo o allontanarlo, chi nella guerra è bene e chi nella guerra è male. Partigiani col mito della Grande Guerra, partigiani con nulla o tutto da perdere, partigiani che perderanno tutto e alcuni che riscostruiranno tutto. Meneghello crea parole e sentimenti di giovane, ventidue anni, e dice "siamo i Partigiani" perché la coscienza è un passo decisivo per individuare la propria direzione. E poi c'è l'amore, che non si ferma nemmeno con la guerra civile. Il racconto di una gioventù impiegata in una lotta, del ruolo della cultura, degli insegnanti e degli incontri che formano le coscienze, le menti e i cuori.
Un romanzo storico, in cui l'ambientazione è protagonista e i personaggi sono persone, quelle di una volta, che col freddo, la fame e la morte avevano ancora aneliti e sogni, quelle cui il lavoro non è pesato e la pigrizia è passata prima di nascere, quelle persone che andrebbero ricordate, perché non ci sono quasi più. E non torneranno, se non ogni tanto nei libri e nei ricordi di chi giovane o bambino la guerra, dentro casa, la sentiva raccontare.


mercoledì 23 aprile 2014

Il 23 aprile, il drago e i libri.


così Raffaello Sanzio nel 1505
San Giorgio e il drago.
Museo del Louvre
Oggi è la Giornata Mondiale del Libro e del Diritto d'Autore, lo è dal 1995, da quando, prendendo le mosse dalla celebrazione in Catalogna del giorno di San Giorgio, la conferenza generale dell'Unesco ha deciso di celebrare l'importanza del libro.
Il tè tostato celebra l'importanza del libro un po' ogni giorno e, più di questo blog, lo fa chi di libri vive, editori, scrittori, traduttori, agenti, librai, bibliotecari...e chi di libri sogna, lettori, editori in pectore, scrittori nel cassetto, volontari del sostegno del libro, anelanti di lavorare per il libro e frustrati della letteratura di tutto il mondo (e sono molti di più di chi di libri lavora).
A Roma sono previste alcune iniziative carine, io andrò al Flash Book Mob al Maxxi, alle 18.30, chi vorrà partecipare, col suo libro preferito alla mano potrà ritrovarsi nella piazza del museo, all'augurio di buona lettura iniziare a leggere ad alta voce,  allo stop ci si ferma e si battono le mani.
Scegliere il libro da portare non è facile, si sa che dire "libro preferito" significa poco, forse nulla, eppure credo che porterò, prevedibilmente per chi ha familiarità con questo blog, una copia che racconti di Holden, di Pencey e di Central Park, e la regalerò a una persona a caso, forse a quella che avrò alla mia sinistra, forse alla più giovane che incontrerò, forse alla più anziana, non lo so, lo regalerò a qualcuno perché nelle feste ci si scambiano doni.

così il nazionalsocialismo.
Intimamente celebro il 23 aprile, il giorno in cui è morto l'uccisore del drago, pensando che quel drago sia la pigrizia, la stanchezza degli occhi e della mente, sia la paura che le cognizioni siano troppe e, con esse, le capacità di elaborare, collegare e comprendere, che il drago sia il nulla che mangia la cultura e l'amarezza che uccide i sogni, che il drago sia la volontà di appiattire il pensiero, la difficoltà di investire del tempo da soli con sé stessi, la mancanza di immaginazione e la selezione delle informazioni rilevanti fatta da chi i libri, con le fiamme del drago, li brucia.
Ma il drago è morto.





giovedì 17 aprile 2014

Curarsi con i libri e con Sellerio. (I)

Curarsi con i Libri. Ella Berthoud, Susan Elederkin
a cura di Fabio Stassi
Sellerio
La mia copia
Prima di Natale è uscito per Sellerio un libro al quale -maddai!!!!- non resistito, non c'ho nemmeno
provato in realtà, se ne parlava molto, c'erano locandine affisse alle porte delle librerie e, nonostante la consueta pila di "non letti, ma comprati", l'ho preso, anche perché a dicembre uso la scusa "qualcuno cui regalarlo lo trovo", ma il destinatario, il più delle volte, sono io. Me medesima, lo giro e firmo. Come un assegno.
Ecco qua che non l'ho mai aperto, appunto perché lettura e acquisti non possono avere lo stesso ritmo, ma col malanno di stagione, mal di gola di quando credi sia estate invece è appena l'inizio della primavera, sfoglio "Curarsi con i libri" e scopro che è divertente.
E' inserita una "Nota all'edizione italiana" in cui si spiega che il volume se pur interiorizzato con editore e curatore nazionale, Sellerio e Fabio Stassi, è un esperimento diffuso in molti paesi in Europa, e si pone come "esempio di globalizzazione". Sembra una guida che possa orientare, si dice anche in nota, lettori, librai e bibliotecari, nella scelta di un romanzo. Il criterio di scelta non è propriamente scientifico, non potendo, tutti i lettori, giungere allo stesso risultato, bensì ogni selezionatore potrebbe operare una selezione diversa, ma è molto stimolante orientarsi in questa raccolta.
In fondo al libro c'è un indice delle voci, ma alla dicitura "Gola" non corrisponde "mal di", ma la voglia di cibo e la golosità, così mi sono spostata su quella che secondo me è la panacea di tutti i mali il tè e, ho trovato:


Non l'ho letto. Ecco qua che non avrei potuto sceglierlo.
Ad ogni modo ne segue una breve descrizione che chiarisce il motivo per cui è stato indicato quale rimedio alla condizione descritta e, chi come me,  è sempre alla ricerca di una buona tazza di tè non può che mettere "Guida galattica per gli autostoppisti" di Douglas Adams, tra i libri da leggere.
E la TORRE cresce.


martedì 15 aprile 2014

Olive Kitteridge. Elizabeth Strout.


Olive Kitteridge. Elizabeth Strout.
Fazi editore.
La mia copia.
Tra i libri mi vengono sempre in mente quando mi si pone quella generica domanda "ma quale libro mi consigli di leggere?" c'è "Olive Kitteridge" di Elizabeth Strout pubblicato da Fazi nel 2009.
E' una scelta facile e un consiglio immediato, il libro è valso un Premio Pulitzer, l'edizione è comoda, la copertina bella e la storia è fatta di molte vicende scritte in quel modo un po' americano, che da un punto di vista sottile e esterno quanto basta, descrive l'eccezionalità nel sentire personale in episodi comuni.
Il libro è composto di racconti che si trasformano in romanzo, narrando la vita di un piccolo centro e di persone, famiglia compresa, che gravitano intorno a Olive, sempre presente anche se non protagonista delle vicende descritte. C'è molta amarezza in storie che aprono al disincanto eppure non è con cinismo che si racconta la disillusione, un dolore intenso, ma vissuto con moderazione.
Un libro molto bilanciato tra sentire e essere maschile e femminile. Olive è una figura di grande personalità e in alcuni momenti prepotente, ma ci sono suo marito e suo figlio e le loro storie scritte con la voce esterna di chi, però, ha una conoscenza intima.
La lettura è intensa, il percorso difficile, ma intrapreso con la voglia di farlo, condotto da chi ha conoscenza e saggezza dello stile e capacità di accostare parole e emozioni, parole e oggetti, così, si scivola fluidamente tra mille particolari che in altro modo avrebbero reso pesante il racconto. La descrizione di una farmacia, che così d'istinto non direi essere il soggetto più coinvolgente del mondo, diventa chiave di lettura e di conoscenza di quella donna, di quei luoghi e della coralità che ne deriva. L'ambientazione è ricostruita dettagliatamente senza dare al racconto la gravità degli eccessivi particolari e, l'acutezza di Olive fa invidia al lettore, per la capacità d'osservazione puntuale lanciata davanti all'Oceano Atlantico.
Ecco, secondo me, la potenza delle pagine di questo libro sta nell'equilibrio taciuto tra lo sguardo critico e indagatore di Olive, la dimensione del paese dei cui abitanti si rende esperta conoscitrice e l'oceano enorme, misterioso, segnato dai moli, battuto dalle onde e dal vento, contrapposto all'animo umano, così facilmente esplorabile.

Rinnovo il consiglio.

mercoledì 9 aprile 2014

La sovversiva. Eugenia Almeida.

La sovversiva. Eugenia Almeida.
Guanda.
La mia copia.
Parlando di un libro di Juan Carlos Onetti  qui ho detto che i libri sudamericani che ho letto non mi sono piaciuti, ma ho dimenticato di fare riferimento a un libro argentino bellissimo, l'ho preso appena uscito in Italia, nel 2007, attirata dal titolo "La sovversiva". Sempre per rimanere, giusto per una frase, in ambito femminile, non c'è donna che non abbia avuto voglia, almeno per un giorno, di essere davvero sovversiva, ognuna con la propria realtà certo, ma sovvertire sarebbe stato grandioso, quindi libro scritto da donna su una donna sovversiva ed è così che l'ho scelto. Comprato per un motivo molto superficiale, ne ho poi scoperta la profondità e il valore.
Ambientato nel 1977 in Argentina,  Peron era morto da due anni e la successiva ingovernabilità aveva portato alla dittatura militare, al "proceso de reorganizacion nacional", al genocidio, ai desaparesidos, ai bambini rubati e a Videla che in quell'anno disse

«In ogni guerra ci sono persone che sopravvivono, altre che rimangono invalide, altre che muoiono e altre che spariscono. L’Argentina è in guerra e la sparizione di alcune persone è una conseguenza non desiderata di questa guerra»
Negli anni della violazione dei diritti umani e civili, negli anni in cui per moltissime vicende, senza quartiere e senza verità, le responsabilità di sapere, di conoscere, di non agire sono state attribuite e tolte, perché esiste l'inconoscibile per il popolo e il più o meno noto ai governanti di turno e l'inimmaginabile, in Argentina mentre "essere in disaccordo" si trasformava rapidamente in "non essere", c'era una pratica ricorrente, oltre certo alla tortura e alla violenza, ed era la segretezza.
E così gli abitanti di un piccolo paese, sperduto in un territorio arido e molto lontano da Buenos Aires, vedono passare la solita corriera che collega la loro vita al mondo, ma stranamente non si ferma a far salire i viaggiatori, anche il treno ignora la stazione e i passaggi a livello in uscita restano sempre abbassati. Un gruppo di case e di persone isolate dal resto della Nazione, i visitatori non possono tornare a casa, gli abitanti non possono raggiungere altri luoghi. In un villaggio, segnato da una ferrovia che separa i ricchi dai poveri, lo stupore si trasforma in dubbio fino a diventare paura. Si scoprirà che è stata una decisione della politica marziale quella di chiudere la via a ogni spostamento, perché si cerca qualcuno, una persona, una donna, il peggior nemico di un regime: una sovversiva.
L'atmosfera è claustrofobica e Eugenia Almeida è bravissima nel ricrearla, l'aridità dei luoghi, la dimensione del villaggio, l'ambiguità degli sguardi, il voler capire senza esporsi, la presenza di estranei bloccati tra gente nota e l'indifferenza con cui l'esterno sembra attraversare questa realtà diventata una gabbia con dentro persone che vivono di diffidenza. La meschinità con cui ci si osserva chiedendosi chi sia la causa di quei nuovi confini, la cattiveria e l'umanità.
Una lettura intensa e col pregio di evocare senza descrivere, di richiamare senza indicare date e nomi, di avvincere con la forza dei racconti inventati, ma plausibili.
Così si stimola la voglia di sapere e conoscere, così dalla lettura di un bel libro nasce la curiosità di conoscerne l'ambientazione, i luoghi e i tempi e questo è uno dei motivi, credo, per cui leggere sia veicolo per la libertà.

lunedì 7 aprile 2014

Leggere "I piccoli maestri" di Luigi Meneghello con @TwoReaders

La mia copia.
I piccoli maestri. Luigi Meneghello
Sesta lettura importante @TwoReaders che sceglie di festeggiare aprile con "I piccoli maestri" di
Luigi Meneghello. La twittlettura di uno dei più importanti e noti libri sulla Resistenza sarà vissuta in modo diverso dal solito. La moderazione dei contenuti dall'account @TwoReaders avverrà a mia cura, cercheremo di riflettere insieme su quanto il racconto ci proporrà, per approdare a un 25 aprile festeggiato leggendo. La storify sarà ricchissima, grazie alla nostra Letizia, @ArchAtlas, che sarà scenografa della lettura scegliendo foto di repertorio, dei luoghi descritti, delle ambientazioni richiamate e ciò che riterrà col talento e la capacità evocativa che chi la segue su Twitter conosce bene.
L'idea è condividere una storia italiana per testi e immagini, nel mese che si conclude festeggiando la Liberazione.

Come sempre ecco le regole per partecipare:
  • leggere il libro indicato;
  • di seguito è riportato il ritmo di lettura con indicazione dei capitoli da completare o dell'ultima frase se ci fermiamo a metà capitolo;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di commento o citazione;
  • i tweet di citazione devono riportare il capitolo di riferimento;
  • l'avvio alla lettura sarà dato su Twitter da @TwoReaders, la lettura si chiuderà in 12 giorni, per poi tornare a parlarne il 25, Festa Nazionale della Liberazione;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • gli hashtag per questa lettura sono #ipiccolimaestri, #Meneghello, #resistenza, #25aprile;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è ovviamente l'esclusivo responsabile di ciò che scrive;
  • evitare lo spoiler;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore;
  • @TwoReaders modererà la lettura e si riserva di bloccare account che non operano secondo le regole o contrari allo spirito del gruppo.


Giorno 1) 
si inizia la lettura, capitoli 1 e 2 "pensando ogni tanto: "Sacramén"".

Giorno 2)
citazioni e commenti del giorno 1)
capitolo 3 " e ci incamminammo per andare in montagna".

Giorno 3)
citazioni e commenti del giorno 2)
capitolo 4 "coi piedi verso il basso, senza scarpe".

Giorno 4)
citazioni e commenti del giorno 3)
capitolo 5 "pareva che se ne vedesse un segnale".

Giorno 5)
citazioni e commenti del giorno 4)
capitolo 6, lettura fino a "e io andai via con la pelle d'oca".

Giorno 6)
citazioni e commenti del giorno 5)
capitolo 6 "gli diede la sua propria maglia di flanella".

Giorno 7)
citazioni e commenti del giorno 6)
capitolo 7 "una strana febbre terzana".

Giorno 8)
citazioni e commenti del giorno 7)
capitolo 8 "mai più visti di grandi così".

Giorno 9)
citazioni e commenti del giorno 8)
capitolo 9 fino a ""E quando gli ossi della testa fanno cric..."".

Giorno 10)
citazioni e commenti del giorno 9)
capitolo 9 "quei bastardi sifilitici impotenti".

Giorno 11)
citazioni e commenti del giorno 10)
capitolo 10 "nel quale mi pareva di entrare".

Giorno 12)
citazioni e commenti del giorno 11)
ultimo capitolo 11.

Buona lettura!

(Tra virgolette citazioni del libro).

venerdì 4 aprile 2014

4 aprile 1914. Marguerite Duras.

Marguerite Duras
Foto tratta da Pinterest e ripinnata su Il tè tostato
Marguerite Duras aveva studiato diritto ed era una scrittrice. Un dato non trascurabile per chi è
laureato in giurisprudenza, ma vorrebbe fare lo scrittore.
Marguerite Duras era nata nel 1914 in Indocina, era figlia di coloni francesi e crebbe nella geografia e nei sapori di Saigon. Leggendo alcune sue frasi sulla nostalgia per la luce e i tramonti sulle pianure orientali, mi viene in mente Karen Blixen, che dalla Danimarca visse in e di Kenya, descrivendo, quando era altrove, la nostalgia e quasi il dolore di non avere davanti agli occhi, gli spazzi e i colori della "sua Africa". Conoscevo il mal d'Africa, non avevo mai riflettuto sul "mal d'oriente".
Una donna con una vita intensa e di quella vita scrisse.
Quando al cinema uscì "L'amante" avevo tredici anni e tutto quello che avevo capito era che non avrei potuto vederlo. Mi ricordo che mi capitava il trailer in tv e c'era una ragazzina, con le trecce e un cappello, appoggiata al parapetto di una nave o una comunque un'imbarcazione e poi c'era un'immagine di veli e corpi in cui la ragazzina e un uomo cinese mi chiarivano perché non avrei potuto vedere quel film.
L'ho visto molti anni dopo, ancora prima di leggere il libro e i miei costumi borghesi, precisamente alcuni dei miei costumi borghesi cui sono attaccata e che non intendo mollare e che forse non sono nemmeno costumi borghesi, ma morale, insomma si, la mia morale mi ha suggerito un grande no! No alla ragazzina discinta, no all'uomo con la ragazzina discinta e più che mai no alla mamma possibilista. Leggere "L'amante" è stato diverso, leggere lo è quasi sempre. Lo stile è affascinante, immediato non nell'evocare, quanto proprio nell'accostare le parole le une alle altre, dritte come riflessioni infantili e poi c'è l'amore, si parla di amore in modo totale, col coinvolgimento della passione si, una passione che stento a vedere accostata a quell'età, ma l'uomo, oggi sarebbe un ragazzo, aveva ventisette anni ed era il 1929. Tempi diversi, culture diverse e allora i miei costumi borghesi e la mia morale? Restano forti fortissimi, ancorati a quello scambio di denaro, a quella famiglia che accetta quel denaro, seppure cerco di capire lo stato di bisogno e lui, l'uomo che forse con quei soldi vuole aiutare la donna ragazzina che però nega l'amore. Cerco di capire, non posso dire che ci riesca, non posso proprio. E' un romanzo di enorme impatto, nel 1984 vinse in premio Goncourt, lo stile e le riflessioni, i momenti d'intimismo della Duras, lei sola con sé stessa, sono pagine meravigliose, in quella storia che in modo prepotente mi pone il problema di cercare di indagare la distanza che c'è tra il sentire il saper gestire i propri sentimenti, non solo d'amore, ma tutti, tutto il proprio sentire.
Marguerite Duras, lasciò l'Indocina e andò a studiare in Francia, durante la guerra fu membro della resistenza francese insieme a suo marito Robert Antelme e a Francoise Mitterand. Antelme fu deportato in Germania, al suo ritorno la Duras scrisse un racconto "Il dolore"  in cui descrive le facce del dolore della deportazione, nella disperazione di chi resta, francesi che cercano francesi catturati, francesi che piangono francesi uccisi, un popolo che piange sé stesso, fino a una moglie, lei, che piange un marito, Antelme, rinchiuso a Dachau e poi tornato e, allora si piangerà la morte interiore di chi non è riuscito a lasciare morire il proprio corpo.  Un racconto durissimo ed eccezionale, sicuramente travolgente e con un approdo che, a mio parere, conduce alla conseguenza più triste del dolore che è il distacco. Dolore su dolore. Marguerite Duras fu poi attivista nel maggio parigino, regista e sceneggiatrice (la sceneggiatura di "Hiroshima mon amour" nel 1961 fu candidata all'Oscar) con dentro il suo oriente e il suo amante, il suo amore, la sua storia di ragazzina, la sua resistenza e il suo dolore, fino all'estraneazione dal mondo. Una di quelle donne che le donne vorrebbero conoscere, forse addirittura essere. E oggi avrebbe avuto cento anni.

mercoledì 2 aprile 2014

I piccoli maestri. Luigi Meneghello

I piccoli maestri. Luigi Meneghello.
Rizzoli, 1976.
La mia copia.
Una nuova twittlettura sta per iniziare, come sempre qui saranno pubblicate le regole e i tempi di lettura. Per questa nuova esperienza abbiamo scelto un libro grande con dentro un Paese che vuole nascere, delle persone che vogliono pensare e dei loro pensieri vivere e creare.
Uscito nel 1964, "I piccoli maestri" di Luigi Meneghello festeggia quest'anno un anniversario importante, con cinquant'anni di vita si lascerà leggere da un gruppo di sconosciuti accumunati soltanto dalla passione e dall'etere.
Qui la mia edizione, la prima per Rizzoli, gennaio 1976, dodici anni dopo la pubblicazione Feltrinelli.

"Io entrai nella malga e la Simonetta mi venne dietro; dava sempre l'impressione di venir dietro, come una cucciola."