lunedì 30 giugno 2014

Persuasione. Jane Austen.

Persuasion. Jane Austen.
Wordsworth.
La mia copia.
Jane Austen costruisce storie d'amore e sociologia, dove i due che si amano non appartengono alla stessa classe sociale e hanno presunti obiettivi diversi, le famiglie sono ostili, le donne spesso sono donnette, tranne le protagoniste, gli uomini sono estremamente calati nei loro tempi, tranne gli amati dalle protagoniste, ci sono sempre villaggi, grandi residenze, pastori protestanti, militari, ammiragli, truffatori, avidità e povertà, nobiltà e rendite da ereditare, molte sorelle, genitori vigliacchi, vecchie zie e cugini falsamente innamorati, i soldi come motore di un'intera società e poi c'è l'amore moderno. Jane Austen scrive dei tempi che vive, prima del Congresso di Vienna, prima che il mondo si avviasse al percorso che lo ha portato al novecento. C'erano Napoleone, i grandi imperi, una residua società del settecento che da una parte era travolta dall'assistere a un borghese rivoluzionario che modella l'Europa secondo il suo volere, e dall'altra ne osservava poi la caduta disastrosa e il ritorno di un gruppo al posto del singolo. Le guerre napoleoniche non entrano nei romanzi della Austen se non come sfondo alle partenze degli uomini e alle loro divise, d'altronde quella era l'Inghilterra e più di ogni altra cosa è un'isola, si sa. Jane Austen è una scrittrice perfetta, i suoi romanzi sembrano racconti di amori non corrisposti, equivalenze dei telefilm di oggi, o meglio dei telefilm anni '90 e invece sono perfezioni nel racconto e analisi dei sentimenti, sono esatti resoconti di una civiltà che esclude le donne se non sono mogli e che rende loro il matrimonio unico obiettivo e momento di esistenza sociale. Jane Austen è un'integralista del coraggio e lo è rendendolo proprio di ogni sua protagonista dalla più impetuosa come Marianne Dashwood e il suo sentimento, alla misura della ragione di sua sorella Elinor, a Elizabeth Bennet con tutti i suoi pregiudizi e poi c'è lei, Anne Elliot, che si lascia, appunto, persuadere.
"Persuasione" è il romanzo di Jane Austen che preferisco, il più reale secondo me, il meno estremo e per questo davvero il più moderno. Dopo il percorso iniziato con "Ragione e sentimento" e progredito con lo sviluppo di una modernità prima urlata poi sempre più radicata del cuore e nell'anima delle protagoniste e dei loro amati, prima quasi degli alter ego e solo poi degli uomini, in "Persuasione" si accettano le ragioni di una società misogina, ci si persuade della loro bontà, del loro motivo si esistere. Anne cerca di calarsi nella vita dei suoi tempi, non la rifiuta semplicemente, la motiva, si lascia trascinare all'interno di un vivere, che seppure non sembra appartenerle, è quello condiviso e diffuso. Anne sperimenta la vita dei suoi tempi, ci prova, e solo poi emerge che davvero le convenzioni e le categorie di quella società non le appartengono.
La forza di "Persuasione" sta nell'ammettere il ruolo dell'ambiente che circonda i personaggi, Anne ama Frederick Wentworth che la ricambia, si fidanzano, si amano davvero, ma lui è un semplice ufficiale, lei è nobile, le loro vite sono diverse, le viene fatta notare questa distanza, l'assenza in lui dei mezzi necessari per poter ambire a lei. Anne si persuade del vivere comune, del fatto che per lei ci vuole un marito più simile, più ricco, più socialmente adatto, si lascia convincere di avere un altro destino, lascia il suo amato e rimane sola, per anni, per sempre forse, non amando mai nessun altro, finché a ventisette anni, quando tutti pensavano che sarebbe rimasta zitella, rincontra Frederick, che questa volta è ricco di ben 25.000 sterline guadagnate con un avanzamento di carriera. Ed ecco che improvvisamente i parametri sociali sono salvi, l'amore è legittimato a vivere anche al di fuori del cuore. Anne è una donna forte, decisa, è intelligente tanto da capire che forse c'è qualcosa di vero nella necessità di vivere secondo le convinzioni dei suoi tempi e cerca di farlo, di agire secondo la corrente, nel rispetto di ciò che le viene veicolato come importante, più importante! ma non riesce a disobbedire ai suoi sentimenti, resta sola e continua ad amare Frederick, finché non viene fuori un modo in cui il loro amore può essere integrato con l'ambiente in cui vive. Anne non è una donna che ama solo perché arrivano 25.000 sterline, non è vigliacca perché non è talebana come Elizabeth Bennet, Anne si pone il problema e si lascia persuadere dal vivere comune, non lo rifiuta soltanto, ma mette in discussione se stessa e ci vuole coraggio e maturità per farlo, ma poi non può tradire il suo cuore e resta legata al suo amore fino al momento in cui si trova il modo di far convivere la sua scelta con la sua vita. 
E chi non lo vorrebbe?

martedì 24 giugno 2014

Libri di inizio estate: Henry Miller, Aimee Bender e Simone De Beauvoir

Chi segue Il tè tostato su Twitter sa che ho deciso di resistere all'acquisto di libri fino al 10 luglio, sono consapevole che siano pochi giorni, ma per me, che ogni settimana porto qualcosa a casa, sarà una bella sfida. Non comprare non impedisce di desiderare e anche di toccare in alcuni casi, ed ecco qui ciò a cui sto rinunciando in questi giorni.

I libri della mia vita. Henry Miller
Adelphi.
La copia che sarà mia.
I libri della mia vita. Henry Miller. Adelphi. 
Non compro un Adelphi da un secolo, m'è venuta una specie di curiosità esplorativa per le case editrici e quindi cerco di cambiarle spesso e dato che di Adelphi ho un mondo non l'ho considerata per un po'. Questo libro m'è saltato in mano (e spero presto anche in borsa), un po' per la copertina, un po' per il titolo che è così preciso da mirare dritto al mio cuore, e un po' per Henry Miller, che non è facile, non è buono e non mi è simpatico, ma mi attrae da sempre. Devo dire che i suoi tropici mi hanno fatto faticare e non so se mi siano piaciuti, non del tutto e non per tutto, ma il racconto dei libri degli altri importanti per lui mi fa troppo gola. Lui che era di Manhattan, ma cresciuto a Brooklyn, americano con genitori tedeschi, e di nuovo americano ma socialista, benestante e vagabondo, con un rapporto incomprensibile con le donne, che ama, anche molto più grandi e sposa e risposa, e genera anche. La sua seconda moglie, per farlo scrivere, lo ha mantenuto in ogni modo, pare davvero in ogni modo e non lo dico perché si capisca di che razza fosse lei, ma di che pasta marcia fosse lui, che poi la pianta e va a Parigi, dove si sa, gli scrittori trovano l'spirazione delle ispirazioni. Detestabile davvero, ma poi se ne torna negli Stati Uniti e dove va? Dove va? (Mi ripeto). A Big Sur e allora un po' lo amo, ma non per lui, ma perché mi fa pensare a chi ci andrà dopo a Big Sur, e a chi ci andrà molto dopo, scrittori e editori che saranno per me, che poco conto lo ripeto sempre, gli scrittori e gli editori del cuore e che infilerei in un libro analogo se potessi. Comunque li voglio conoscere questi libri della vita di Henry Miller che era un po' pornografo, un po' privo di morale, buio e difficile forse come i suoi Tropici, ma che ha aperto a un mondo americano che ho letto, riletto, straletto e allora voglio sapere cosa leggeva lui, l'apripista antipatico dei miei libri della vita.

La maestra dei colori. Aimee Bender.
minimum fax
La copia che sarà mia.

La maestra dei colori. Aimee Bender. minimum fax, 
Anche minimum fax è stata ostracizzata dai miei acquisti e sempre per lo stesso motivo, ho più libri minimum fax che tempo per leggerli e quindi ecco che ho scelto di fare un po' una pausa. Mi correggo, e quindi ecco che ho sofferto la pausa che mi sono imposta. Qualche giorno fa ho iniziato "Un segno invisibile il mio", mi è stato consigliato di fare amicizia con Mona Gray, la protagonista, ma più che altro sto facendo amicizia con l'autrice e trovare in libreria un nuovo libro della Bender è stato (dovrei dire l'ho vissuto) come un segno inviato direttamente della letteratura contemporanea, una sorta di ritorno alle autrici americane che dopo "Il tempo è un bastardo" di Jennifer Egan ho trascurato un po'.  Guarda caso era minimum fax allora ed è minimum fax ora che mi porta di nuovo a qualcosa che d'istinto mi piace. Quest'estate farò la conoscenza di un'autrice di cui non ho letto nulla, ma ho tutto e devo certo aggiungere "La maestra dei colori" una raccolta di racconti che a quanto si dice va a passeggio tra attualità, fiaba classica e magia. Quest'ultimo aspetto lo temo un po', quando si dice "realismo magico" tendo a non capire, ma confido in me e soprattutto in Aimee Bender.

Malinteso a Mosca. Simone De Beauvoir.
Ponte alle grazie.
La copia che sarà mia.

Malinteso a Mosca. Simone De Beauvoir. Ponte alle grazie. 
Editore di cui conosco pochissimo, autrice che amo infinitamente, donna che ispira le donne, e forse anche gli uomini chi lo sa,e scrive del disequilibrio dell'amore, che cambia, che vacilla, che poi torna ed è calato nella realtà, nell'attualità, nel mondo che intorno vive e condiziona. La scheda del libro racconta come il testo sia stato escluso da "Una donna spezzata" e si fanno ipotesi di motivazioni e in assenza di un evidente ragione letteraria si ipotizza l'opportunità politica. Cose che avvenivano a Simone De Beauvoir, che era così inopportuna spesso e volentieri, nella fedeltà a se stessa e al suo stile di vita. Era 1965, scegliere forse e rivelare insieme, non erano ancora attività libere. Il romanzo è decantato come opera intensa e pienamente integrata nella produzione dell'autrice e non solo, i protagonisti appaiono come trasposizioni della realtà, lei è Simone, lui è Sartre, e vanno a Mosca per una visita alla figlia di lui e lì succede, o dovrei dire cambia, qualcosa. Se non resisto a Henry Miller che m'è antipatico e a Aimee Bender che conosco poco, figuriamoci a Simone de Beauvoir che amo.


Ed è qui che spero di cadere al più presto, in uno dei miei inciampi tra i libri.

giovedì 19 giugno 2014

Un grido di gioia...



Chelsea Hotel
Viaggio nel palazzo dei sogni.
Sherill Tippins
EDT
La mia copia

Comprato ieri, da leggere e studiare presto, immagino da postare a più riprese, molta magia!

lunedì 16 giugno 2014

Leggere "Ovunque, proteggici" con @TwoReaders

Ovunque, proteggici. Elisa Ruotolo
nottetempo
La mia copia
Si arriva così alla nona lettura del gruppo e si propone un romanzo italiano uscito pochi mesi fa, "Ovunque, proteggici" di Elisa Ruotolo, il libro di nottetempo presentato al Premio Strega da Marcello Fois e Dacia Maraini. Qui se ne possono leggere gli interventi di presentazione, in cui se ne elogia lo stile. Da pochi giorni è uscita la cinquina e per soli tre voti "Ovunque, proteggici" purtroppo non è entrato, il gruppo @TwoReaders lo leggerà incontrando una nuova autrice, un nuovo editore e con la voglia di scoprire un libro di cui in rete si legge molto. La storia di un segreto che torna a farsi sentire porta la narrazione indietro nel tempo, ricordando volti e voci che oggi non animano più la grande Villa Girosa.
Come per ogni lettura anche per questo nono libro sarà ordinata la storify delle citazioni dei lettori, così da proporre in modo organico i passaggi che più li hanno colpiti.
Buona lettura!

Di seguito le regole e il ritmo di lettura per partecipare alla condivisione di @TwoReaders:

  • leggere il libro indicato;
  • di seguito è riportato il ritmo di lettura con indicazione del numero di pagina cui arrivare e dell'ultima frase per i lettori di ebook;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di commento o citazione;
  • i tweet di citazione devono riportare la pagina di riferimento;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • gli hashtag per questa lettura sono #ovunqueproteggici #ruotolo;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è ovviamente l'esclusivo responsabile di ciò che scrive;
  • evitare lo spoiler;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore;
  • @TwoReaders modererà la lettura e si riserva di bloccare account che non operano secondo le regole o contrari allo spirito del gruppo. 

Ritmo di lettura:

PARTE PRIMA:
martedì 17 giugno:
lettura fino a pagina 32 "svincolarsi dalle nocche";

mercoledì 18 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 53 "Sono qui";

giovedì 19 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 76 "Villa Girosa";

venerdì 20 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 94 "non riuscì più a vederla";

sabato 21 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 111 "cominciò a invecchiare";

PARTE SECONDA:
domenica 22 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 128 "causa mia";

lunedì 23 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 146 "attorno a questa paura";

PARTE TERZA:
martedì 24 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 167 "una cosa semplice".

mercoledì 25 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 188 "d'averti spaventato";

giovedì 26 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 208 "pieno di spifferi";

venerdì 27 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 234 "non avevo capito niente";

PARTE QUARTA
sabato 28 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 258 "si chiamava Salvo";

domenica 29 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 275 "con una bugia";

lunedì 30 giugno:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 291 "ancora fatico";

martedì 1 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 306 "Ovunque".

mercoledì 2 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
fine lettura.

domenica 15 giugno 2014

Un giorno ideale per i pescibanana. J.D. Salinger


Nove racconti. J.D. Salinger
Einaudi
La mia copia.
Tempo fa ho ascoltato una lettura di racconti di J.D. Salinger, sarebbe stata una cosa seriale, in cui si
sarebbero letti i nove fatidici racconti in altrettante puntate, inspiegabilmente le letture si sono interrotte, ma sono stata fortunata perché l'unica è stata quella di "Un giorno ideale per i pescibanana". Erano letture pensate per amore dei libri, senza atmosfere particolari o chissà che invitati, semplicemente una persona leggeva ad alta voce e chi era lì ascoltava.
"Un giorno ideale per i pescibanana" è un racconto che cattura come un romanzo e ha il mondo solo vagheggiato proprio della letteratura quando è breve.
Salinger scrive della guerra, la seconda guerra mondiale, si dice che ne scriva anche quando non la nomina, anche quando non ne parla se non appena sfiorandola, l'ultima biografia che lo racconta, quella pubblicata da ISBN, sostiene che anche " Il giovane Holden" sia un romanzo sulla guerra, (ultimamente se ne è parlato anche qui),  di sicuro lo è questa storia.
Per tutta la seconda guerra mondiale Muriel ha aspettato il ritorno di Seymour dal fronte, ora è il 1948 e in una camera di albergo è al telefono e mentre si mette lo smalto, accavalla le gambe e fuma, cerca di tranquillizzare sua madre sul fatto che sì, sta bene, e no, suo marito non è pazzo, anzi, ha guidato lui fin là e le ha parlato di quel libro che le ha portato dalla Germania, un libro di poesie in tedesco, un libro da non perdere e secondo lui avrebbe dovuto cercare una traduzione o imparare il tedesco. La mamma di Muriel non capisce, lo trova un gesto "Spaventoso. Spaventoso" e continua a metterla in guardia su quell'uomo. Il papà di Muriel ha parlato con uno specialista, non avrebbero dovuto dimetterlo dall'ospedale, lei è davvero sicura di stare bene? Se vuole ripensarci i suoi genitori sono lì pronti a offrirle una via d'uscita, perché non possono credere che lei stai bene con lui, hanno paura. E invece Muriel sta bene, vuole bene a Seymour e vuole capirlo, sa dargli il suo tempo, Muriel, per amore, sa dare tempo a suo marito.
Saymour era un soldato, era in Germania, ha visto tutto ciò che si vede in guerra e la guerra pare gli abbia tolto l'anima e forse anche il suo nome dato che non viene mai pronunciato da lui. La guerra, con i suoi effetti violenti subito, dirompenti appena dopo, devastanti per sempre, porta via l'essere dei personaggi di Salinger, che non riescono più a vivere dentro la propria pelle e come Saymour coprono in spiaggia dei tatuaggi mai avuti. O forse sì.
Muriel nella sua stanza parla al telefono con una mamma preoccupata, Seymour in spiaggia fa il bagno con la bambina Sybil e cercano i pescibanana e perlustrano le grotte bananifere, Seymour sa ridere, scherzare, inventare storie e Sybil, così simile a Phoebe Caulfield, con la tranquillità di chi crede che ci siano mille possibilità, ha quell'allegria che Phoebe aveva quando ballava con Holden o quando lo aspettava per scappare insieme.
La dimensione del possibile, la voglia di scappare, l'anima pesante e New York in linea, perché metà della storia è al telefono, una figlia con sua madre a parlare di amore o meglio di coppie, di rapporti e della loro direzione, l'aria della vacanza, il mare, le scottature, le stanze d'albergo e i pesci banana che vanno inseguiti, cercati e voluti fin nelle loro grotte. E le bambine di Salinger che sono delle donne fantastiche e viene voglia di sapere come sono diventate da grandi, se hanno mantenuto quella sensazione di possibilità, se sorridono ancora, se sono dirette, sensibili, intelligenti e gelose, anzi gelosissime, come erano da piccole.
I personaggi di Salinger parlano tanto, raccontano tutto, si presentano con i loro modi di fare, non sono semplici, sono persone articolate, con la mente anche troppo vigile, spesso molto sensibili e che cercano riposo, come Holden quando progetta di andare a vivere da eremita.
Perché la guerra stabilisce confini, uccide persone e annienta i superstiti, anche quelli che poi fanno il bagno al mare, che magari poi non lo fanno più.
Mi auguro che la lettura delle nove storie di Salinger riprenda o meglio, farò come Phoebe e Sybil e sarò io a proporla. I giorni ideali esistono...perché.









(Foto tratte da Pinterest e ripinnate su Il tè tostato)

martedì 10 giugno 2014

Il nero e l'argento. Paolo Giordano

Il nero e l'argento. Paolo Giordano
Einaudi.
La mia copia.

"Il nero e l'argento" è un libro breve con un contenuto denso. Paolo Giordano racconta la perdita e la reazione a essa, descrivendo lo stravolgimento della vita di una famiglia quando un membro prima si allontana e poi muore. A lasciare quel nucleo è la bambinaia, la signora che si prende cura della casa, non un parente di sangue, non la mamma, la nonna o il papà, non un fratello o un figlio, ma una persona pagata per far parte della vita di qualcuno, una persona che era parte di una famiglia per lavoro, eppure, si scopre che la signora A. era altro, altro da quello che formalmente la descriveva e altro da ciò che faceva. La signora A. era l'equilibrio di un gruppo composto da tre persone, la coppia e il figlio che avevano avuto.
Era entrata in casa durante la gravidanza della moglie ed era rimasta poi nel tempo, negli anni, fino al momento in cui comunica che non sarebbe tornata, che non si sentiva bene, che il suo incarico sarebbe cessato in quel momento.
Il romanzo racconta gli eventi passando dal presente ai ricordi, dalla morte della signora A. si descrivono le reazioni alla perdita e, come sempre capita, ci sono gli episodi, gli attimi condivisi e da riprendere nel cuore e nella mente, per capire chi se ne è appena andato, per riponderare le persone quando non esistono più, per fare pace con la morte attaccandosi alla vita che si è lasciata dietro.
Se ne va una persona cara e si piange, se ne va per malattia e se ne ripercorrono le tappe, si ripassa sulla quella strada di difficoltà e dolore per elaborare, per cercare di avere lo slancio necessario per non sentire la mancanza, e in questo caso l'abbandono.
Paolo Giordano riprende la storia della vita di quella piccola famiglia, il papà ha trentacinque anni al momento del racconto, è giovane, ha moglie e figlio, ha un lavoro all'università che non dà le soddisfazioni sperate, ha fatto scelte e rinunce per la sua famiglia e lei, Nora, sembra una donna sola anche se suo marito ne dà un'immagine positiva, eppure sembra che la signora A. fosse il suo confronto, il suo specchio, la sua donna matura di riferimento. Ed Emanuele, che è un bambino, reagisce come un bambino, con bisogni e memoria diversi, con un gesto, alla fine del libro, che solo la libertà infantile può rendere possibile. Purtroppo.
"Il nero e l'argento" sono le essenze di due persone, il cupo di lui e il lucido e chiaro di lei, che sembravano coesi nel loro equilibrio, ma l'uno di fronte all'altra entrano in crisi. All'inizio non capivo il titolo, non lo condividevo forse seppure al salone di Torino lo avevo sentito spiegare dall'autore, ma poi leggendo e arrivando alla fine, chiuso il libro e riletta la copertina ho pensato che "Il nero e l'argento" fosse il titolo perfetto.
Un racconto in cui i sentimenti sono penetrati dalla ragione, ma non per questo raffreddati, c'è la misura della razionalità e il coinvolgimento del cuore, in un piano fatto di bilanciamenti intimi e diffusi. Tra sé e sé, all'interno della propria famiglia, con la persona che non c'è più. E poi c'è un presagio, per chi ci crede, c'è la consapevolezza del futuro maturata in un attimo al cospetto di altro e l'asse terrestre cambia inclinazione.
Da leggere, subito e d'un fiato, ma si piange.
Ah, ultima cosa, chi non ci fa un film è perduto.

giovedì 5 giugno 2014

Di ritorno da Ivrea.

Il festival di Ivrea è finito, @TwoReaders e Il tè tostato tornano a casa felici.
Il programma è stato rispettato, tre incontri, il 31 maggio il 1 e il 2 giugno, gli autori scelti, Gary, Ortese e Cortàzar, confermati, la sorpresa per me è stata l'affluenza di lettori (o di curiosi).
Un passo indietro. La grande invasione è un festival della lettura che prevede un susseguirsi, a volte anche un accavallarsi, di incontri con scrittori, traduttori, editor, giornalisti, addetti stampa, editori, premi strega, candidati al premio strega, attori di teatro, fumettisti, critici, insomma tutte quelle persone e quelle professioni che sapevo esistessero, ma che quasi non sapevo avessero anche un corpo.
Per il lettore il mondo che crea i libri resta un po' indietro, per me che sono timida e ho paura di tutto, soprattutto delle cose che mi piacciono, il mondo che crea i libri è stato a lungo qualcosa a cui non pensare, figuriamoci esserci in mezzo e stringergli la mano.
Fatto sta, e ripeto, fatto sta, che sono stata invitata a questo festival perché ho avuto una buona idea, quella del gruppo di lettura su Twitter, perché sono stata fortunata a incontrare chi ha sostenuto con me questa idea e dei lettori costanti e pieni di passione, e perché qualcuno ha notato il nostro lavoro.
Arrivate a Ivrea, le @TwoReaders sono state buttate nell'avventura senza troppa attenzione per l'agitazione, almeno mia, ma poi lì, in una tisaneria in Piemonte, davanti a una trentina di sconosciuti accoglienti e fiduciosi come raramente ho visto qualcuno, abbiamo iniziato a leggere e parlare di Gary. Presenti su Twitter, e riportando nell'incontro le citazioni e i commenti dei lettori assidui e conoscitori di @TwoReaders, si è parlato di identità, delicatezza e dolore, per tutto il tempo previsto e anche di più, tra i partecipanti una professoressa di letteratura francese che colpita dalla nostra attività vorrebbe far partecipare le sue classi del liceo. Un prima riuscita puntata e una spinta a proseguire. Pensavo il merito fosse di Gary e dell'effetto sorpresa, chissà se poi il secondo giorno sarebbe venuto qualcuno, la Ortese è una autrice tosta e parla di una città così lontana da Ivrea e poi (soprattutto) magari l'incontro del primo giorno non è poi così piaciuto e il paese è piccolo, la gente mormora ed era pieno di autorità del libro in giro, perché venire da noi? E invece al secondo appuntamento, in un bar che è anche un negozio, erano in molti, molti più del giorno precedente e il racconto della Ortese ha animato il dibattito, perché la cattiveria e la meschinità e la povertà dell'anima della Marchesa del racconto ha colpito tutti, da lontano si twittava e da vicino si parlava. Terzo giorno, convinta che oramai potevamo aver stancato. La sera prima Fabrizio Gifuni aveva letto Cortàzar a teatro ed era stato, chiaramente, favoloso, il giorno dopo, in una vineria, leggevo ad alta voce, ahimè storpiando e chiedendo scusa ai presenti, le prime venti pagine di "Un certo Lucas", e di nuovo scambio di opinioni tra Twitter e Ivrea e poi mille domande su come fare per partecipare alla nostra iniziativa, come leggere col gruppo e come condividere le proprie opinioni di lettori al di là di quegli incontri. Ogni gruppo è stato incentrato sullo scambio di punti di vista e interpretazioni sui brani letti, i lettori che twittavano hanno dato l'avvio al confronto con le loro osservazioni e chi era presente iniziava a intervenire sulla scia di un ghiaccio già rotto. Negli altri eventi del festival rivedevo i partecipanti agli appuntamenti di @TwoReaders e salutavo e mi fermavo a parlare, qualcuno è venuto a tutti e tre gli appuntamenti, dandoci fiducia e, mi viene in mente, apprezzando davvero l'idea del gruppo di lettura su Twitter. Quell'idea che era nata in me timidamente, ma in cui credevo, ora ci portava, nell'ultimo giorno della Grande invasione, a dare l'avvio all'ottavo libro del gruppo. Mi sono emozionata, perché abbiamo raggiunto persone al di là della rete, nel mondo fisico, poco filtrato, compromissorio, quello in cui ci metti la faccia e così va bene, perché si cresce, personalmente e insieme, e ringrazio la mia @ArchAtlas che ha raccolto per prima la mia idea buttata nell'etere, gli organizzatori del festival perché hanno dato corpo al gruppo e fiducia a me e, tutte le persone che hanno partecipato, alcune delle quali poi mi hanno scritto e si sono unite alla lettura di Cortàzar. Nuovi account Twitter e nuovo slancio alla lettura e allora ho pensato che si, in mezzo a tutti quegli ospiti autorevoli noi non eravamo nessuno, ma lo scopo di festeggiare la lettura l'avevamo raggiunto.

Buongiorno

Bisogno di energia. Positiva.