mercoledì 30 luglio 2014

Qualche domanda a Nicola Manuppelli, letteratura americana e "Festa d'amore".

Il tè tostato ha potuto rivolgere alcune domande al responsabile della presenza in Italia dell'opera di Charles Baxter Festa d'amore, il libro pubblicato da Mattioli e in dirittura d'arrivo nella lettura con @TwoReaders. Nicola Manuppelli, gentilmente racconta alcuni aspetti del suo lavoro, del suo modo di farlo,apre ai "suoi" autori e dà consigli di lettura.
Felice di poter arricchire l'esperienza del gruppo con contenuti dedicati ringrazio i professionisti che di volta in volta me lo consentono.

Nel tuo lavoro di scouting all’interno della letteratura nord americana prediligi autori di una estrazione geografica o tradizione culturale precisa?
Quello che faccio, di solito, è di muovermi da autore ad autore. Tramite i consigli dello scrittore stesso (quando vivo) o attraverso la sua biografia. Leggo le interviste di questi autori, guardo le loro librerie, cerco di ricostruire quella che è la loro “biografia di lettori”, una cosa che faccio da sempre perché mi piace moltiplicare il sapore provato con uno scrittore. In questo modo, spesso, si arriva a scrittori completamente scomparsi dai circuiti. Devo dire, poi, che sono molto interessanti i commenti dei lettori – per esempio i commenti su Amazon americano ecc. – perché meno guidati, meno snob, e credo più onesti di quelli dei giornalisti. Per esempio  Chuck Rosenthal è un autore che ho scoperto grazie al mio amico,maestro (ed enorme scrittore) Chuck Kinder, che ho visitato a Pittsburgh e di cui ho divorato tutta la libreria. Mi piacciono anche i creative writing, vedo sempre quali circuiti di scrittori si sono creati nel tempo. La letteratura americana è anche una grande storia di amicizia fra scrittori.

Nel momento in cui scopri un autore, ne approfondisci l’intera produzione?
Sì, assolutamente. Per convincermi, un autore mi deve piacere in toto. E poi c’è anche il fattore curiosità. Di solito mi piace leggere tutta l’opera e anche le biografie e le interviste che trovo in giro. Il che, per tornare alla domanda di sopra, mi aiuta spesso a trovare altri nuovi autori.

Ci sono opere che hanno riscosso successo di pubblico in USA, ma che non sono state capite in Italia? Quali possono esserne le ragioni? 
Io ho tradotto Ernest Gaines e il suo “Una lezione prima di morire”, libro e autore immensi. “Una lezione prima di morire” negli Stati Uniti è considerato un vero e proprio classico, studiato nelle scuole al pari di “Il buio oltre la siepe”. E credo abbia anche venduto moltissimo. Mi viene in mente anche Stewart O’Nan, che in Italia è uscito con diversi editori, ma che non ha avuto la fortuna che merita. E Thomas McGuane, che negli Stati Uniti è stato lanciato dalla stessa persona che ha lanciato Carver. E poi i poeti. Anni fa ho tradotto le poesie di Ed Field, che insieme a Wendell Berry, credo sia il più grande poeta americano. In Italia è uscito un libro di Diane Athill che parla di lui. Ed è un poeta straordinario, ma qui credo ci sia anche un problema più generale relativo alla poesie. E poi un nome che potrebbe sorprendere, Stephen King. Credo che qui non abbia il giusto rilievo che merita. Non è un autore di genere, ma un grande scrittore e stop. Il suo “22/11/63” è per me il più bel libro uscito negli ultimi dieci anni, un vero capolavoro sulla narrativa e l’arte di raccontare storie. Gli americani sono meno snob in questo. “Mucchio d’ossa” ha vinto il National Book Award. Ignorare King per capire la letteratura americana è come ignorare Dickens per capire la letteratura inglese.
Le ragioni? Troppo lungo dare una risposta. In primo luogo credo che gli editori italiani siano troppo “stilistici”, cioè ragionino più per immagine. Poi credo guardino più a ciò che ha avuto successo rispetto a ciò che potrebbe averlo. Non rischiano. E questo crea un mercato ripetitivo. E noioso. E poi dividono il pubblico in due categorie, quello di nicchia e quello dei bestseller, non mischiando in alcun modo le carte e non sforzandosi di farlo diventare un pubblico unico. I grandi libri non dividono il pubblico. Un libro spesso non funziona non per il pubblico, ma perché non può arrivare a questo pubblico, perché lo si taglia fuori molto prima per diversi motivi. Io ho una mia idea di casa editrice e spero prima o poi di riuscirci. Ma quello di cui sono convinto è che i lettori sono l’ultimo dei problemi. La gente ha un bisogno innato di storie. Se il pubblico non le legge è chi fa da megafono a queste storie (editori, giornali, anche le scuole) a dover fare autocritica. Fanno milioni di discorsi, hanno milioni di muri e paletti e quando continuano ad andare male, non li mettono mai in discussione. Per fortuna mi capita di frequentare qualche oasi felice. ma poi c’è tutto il contorno.

Cosa ti ha determinato a scegliere questo libro e a proporlo ai lettori italiani?
Avevo lavorato su Andre Dubus e mi era capitato fra le mani un libro di Baxter, una raccolta di racconti. Me ne sono innamorato. Questo è il primo e unico principio con cui scelgo e propongo i libri. Me ne innamoro.

Quali sono secondo te le caratteristiche dello stile e dell’opera di Baxter?
Anche qui sarebbe lungo rispondere per esteso. Ho scritto una postfazione dove ne elenco alcuni. Il principale, credo, sia questa ricerca della felicità in letteratura. La ricerca,   nonostante le difficoltà, di una storia felice o di quel     momento   dove la felicità la porta a interromperla. E poi c’è la  bravura   e la sensibilità dello scrittore, il suo essere attuale,divertente e serio al tempo stesso, umano, luminoso. L’uso di più voci e la tipologia di personaggi sono poi altre cose che mi hanno colpito. Baxter viene da una grande tradizione letteraria. È uno scrittore di short stories prestato al romanzo.

Cosa ti ha determinato a scegliere “Festa d’amore”?
Perché proprio questo fra i suoi libri? Perché insieme alla novella “Believers” credo sia fra le sue cose più riuscite, perché ha il retrogusto della commedia ed è anche molto cinematografico, mi ricorda un certo tipo di America che si vede nei film, e avevo voglia di stare fra le pagine di una cosa del genere. È stata una bellissima esperienza tradurlo.

Che rilevanza entrare in contatto e conoscere lo scrittore ai fini della scelta e della traduzione di un’opera?
Più che altro è piacevole, perché spesso la sintonia si estende anche al piano umano. Charles – rispetto ad altri miei amici un po’ più cowboy, tipo Kinder o Bobby Ward – è una persona riservata, piacevole, molto colta e fine. Mi ricorda molto un altro autore americano, John Smolens, che viene da quelle stesse aree e con cui ho avuto il piacere di fare un reading su Dubus lo scorso gennaio a Roma (leggete il suo “Freddo”, vale la pena).

Nel tuo lavoro di traduttore ti sei consultato con l’autore?
Non sulla traduzione. Invece un lungo scambio di mail entusiaste perché, finalmente, avevamo un suo libro in Italia. Era da tanto che ne parlavamo.

Quali sono le maggiori difficoltà nell’approccio a una traduzione?
Acquisire la voce dell’autore. La sintonia per fortuna riesco ad averla prima, scegliendo io stesso i testi che devo tradurre.

Cosa accade in Festa d’amore?
Quello che dice il titolo. Un banchetto, una festa, un trionfo dell’amore nelle sue diverse forme.

Grazie a Nicola Manuppelli.

martedì 29 luglio 2014

Cina, tè rosso golden tips.

Tè rosso cinese golden tips
Un giorno a Ivrea parlando di libri agli incontri del Tè tostato e di @TwoReaders ho incontrato due persone di Importea srl, società importatrice di tè. E' stata una bella sorpresa. Chi davvero seleziona e porta in Italia la bevanda delle bevande, la più bevuta al mondo dopo l'acqua, la panacea di tutti i miei mali, o almeno il cerotto su tutte le mie sbucciature. Una gioia. Ed è stata una gioia anche ricevere un pacco omaggio con molti assaggi di tè. Dopo aver provato un po' tutto inizia oggi il percorso attraverso i loro tè.
Il primo viaggio porta in Cina, dove nasce l'infuso con foglie di 
tè più di cinquemila anni fa, dove ne sono catalogate migliaia di varietà e dove ne vengono prodotti tutti i tipi dal bianco all'affumicato, dall'Oolong e al verde, i fratelli tè nero e rosso e dove vengono impiegate tutte le lavorazioni possibili. Prodotto nella provincia dello Yunnan, al confine con il Tibet, il tè rosso cinese è assimilabile a ciò che in occidente è classificato come tè nero. Il tè proviene tutto dalla stessa pianta la camellia sinensis, ciò che lo caratterizza è la regione di provenienza e soprattutto la lavorazione cui le foglie vengono sottoposte. In questo caso durante il processo di ossidazione, conseguente alla fermentazione, le foglie assumono il colore rosso da cui deriva il nome cinese, in seguito all'ulteriore fase dell'essiccazione si intensificano nel tono fino diventare nere o comunque molto scure. Il golden tips è uno dei migliori tè cinesi, tra le foglie più scure compaiono punte dorate che conferiscono un colore rosso chiaro in tazza e un sapore delicato. Tra gli assaggi ricevuti è stato il primo tè che ho provato, dopo un'infusione di circa cinque minuti in acqua non bollente, ma intorno agli 85 °C, ecco una tazza dal colore rosso chiaro e dal profumo lieve. Un tè riconoscibile seppure con un gusto delicato per essere un nero, una riscoperta felice grazie a Importea...sarebbe perfetto a merenda quando inizia l'autunno o in un'estate di piogge, che la Cina è qui!

"-Vuoi che partiamo subito per nostra avventura?- domandò Peter Pan -o preferisci prendere il tè?
- Prima il tè- rispose Wendy."

Peter Pan, J.M. Barrie

lunedì 28 luglio 2014

Storia di chi fugge e di chi resta. Elena Ferrante

Storia di chi resta e di chi fugge.
Elena ferrante. e/o
La mia copia.
Continua il racconto della vita di Elena Greco e Raffaella Cerullo, "Storia di resta e di chi fugge" è un libro che si divide a metà.  Lila operaia sfruttata e umiliata è protagonista di un malessere che coinvolge le sue scelte recenti e la necessità di non nascondersi, cede poi il passo a Lenuccia, che nella seconda metà è moglie di accademico, scrittrice depressa e mamma divisa tra il rione e la città. I sentimenti cambiano rispetto al secondo libro, si inizia a mostrare la maturità insieme all'urgenza politica in Italia. Le due amiche non si vedranno per anni, ma sono lì, con regolarità all'altro capo del telefono, a pungolare e chiedere. Il loro scambio rimane costante, entrano ed escono l'una nell'altra, c'è qualcosa che continua a viaggiare tra loro e non più l'intuito o la conoscenza o la voglia di amore, ma la passione ed è questo il motore del terzo volume, la passione nel suo essere e nel suo scomparire. Per la libertà, per la modernità, per la stabilità e per l'irrequietezza, per i libri, per la realizzazione, per sé stesse. Passione e delusione che si invertono nei loro piani umani.
Via dalla potenza di Napoli le città diventano sfondi in contrasto con gli ambienti sempre più definiti e netti, ma che, pur variando, sembrano fermi sotto i piedi mobili delle protagoniste che si passano il testimone dell'ardire, della frustrazione e della difficoltà, e che poi esplodono ognuna a modo suo. Lila nella penuria fisica ed economica, ormai abituata alla depressione della propria mente, Elena nella nuova mortificazione che ha motivo di esistere soltanto approfondendo il suo sentire, perché altrimenti appare una colta signora agiata, amata, scrittrice (forse), mamma e modernamente patentata. E poi ancora una nuova evoluzione. La lotta di classe di quegli anni è ovunque, ma si muove dietro alle vicende, dietro alla stanchezza e alla violenza di Lila, dietro al suo dolore di vedere il figlio subire le scelte di una madre indomita. La lotta di classe torna nell'appartamento di Napoli della professoressa Galiani (troppo vaga per i miei gusti), la lotta di classe è dentro gli studenti di Pietro Airota, marito di Elena, un uomo che non sa da che parte girarsi, figlio di un'intellighenzia che sembra autocelebrarsi e studioso lui stesso, ma fuori dalla realtà, avulso dalla concretezza, eppure così serio quando al suo studente che lo minaccia con una pistola intima "Spara!". La lotta di classe è nella visita di Nadia e Pasquale, nella loro stessa unione, nelle parole di Nino, quel Nino che torna, come era tornato il suo amico di Ischia, Soccavo, a chiarire che dietro a chi non si espone spesso ci sia qualcosa da indagare. La consapevolezza è sempre più dolorosa per entrambe, ma Lila sa soffrire, lo sa fare nel modo altero in cui manipola chiunque non le appaia stimabile e non si ferma muta e migliora la sua condizione, Elena invece è fragile e tanto stanca del lavoro su sé stessa e di non aver trovato la propria strada, da pensare che forse sarebbe stato meglio restare là, nel rione, dove almeno sa trattare con chi le fa male, eppure, è da là che arriva una grande delusione e la paura di dover accettare e niente altro. "Storia di chi fugge e di chi resta" arricchisce la vita di Elena di personaggi e nuove unioni, in un ritrovarsi circolare di persone e luoghi, fino al primo decollo in aeroplano. La storia è ricca e complessa e lo è perché prima è Lila stessa a esserlo, passando dall'insaccare salsicce all'imparare l'informatica e lo è Elena scrittrice delusa dalla cultura che rimane la stessa ragazzina innamorata che era al ginnasio, soltanto che stavolta è adulta e gli adulti, si sa, possono fare le cose che immaginano, non devono chiedere il permesso a nessuno.
Aspetto il quarto volume come ogni anno aspetto di mettere la coperta di lana sul letto, aspetto l'autunno che porta con sé le cose migliori e ci saranno dei perché svelati, perché i Solara sono pieni di cose da chiarire, perché Lila che ricorda così tanto Rossella O'Hara non credo potrà fermarsi al suo nuovo stipendio, perché Elena è sospesa e perché quello che voglio capire è se davvero gli anni '70 rimasero così fuori da quei due cuori passionali (non ci credo, ho la mia teoria), e poi c'è Enzo, che è troppo solido per essere soltanto (si fa per dire) uno che ti chiama all'improvviso e ti dice "sono lì tra dieci minuti" e tu sai che tutto cambierà.
In questi libri il basso è infimo e l'alto è perfetto, in mezzo c'è tutta l'umanità possibile e anche quei picchi hanno così tanto di umano da essere possibili.
E io, mi chiedo, resterei?

Titolo: Storia di chi fugge e di chi resta
Autore: Elena Ferrante
Editore: edizioni e/o
Anno: 2013 
Prezzo:19,50 euro

giovedì 24 luglio 2014

Storia del nuovo cognome. Elena Ferrante.

Storia del nuovo cognome. Elena Ferrante.
edizioni e/o. La mia copia.
"L'amica geniale" è un libro incredibile che mi ha rapita e costretta letteralmente, e letterariamente, a leggere il seguito. "Storia del nuovo cognome", secondo volume della trilogia della Ferrante, è il libro italiano più bello, e bello è un aggettivo del tutto idiota per un libro di questo livello, che abbia mai letto in tutta la vita. Parlando di questo libro non sento nemmeno la necessità di precisare che non sono un critico, che sono solo una lettrice costante e innamorata dei libri, non ho bisogno di chiarire la mia assenza di professionalità, con questo libro non ho paura di nulla, non esiste un libro italiano che lo uguagli. Nemmeno che lo avvicini. Non per me.
"L'amica geniale" si chiudeva con il matrimonio di Lila e da qui si apre il seguito e la storia diventa un'evoluzione delle menti, e un'illustrazione dei costumi, tutto ciò che si intreccia ha una coerenza sistematica che sembra trascendere la narrazione e collocarsi in una realtà vera e viva che Elena Ferrante ha saputo cogliere, descrivere e far vivere. Sono certa che nulla sia inventato se non nel senso latino del termine. I personaggi sono rinvenuti tra l'umanità, non sono solo immaginati, esistono nelle loro caratteristiche, nel loro vissuto, hanno non spessore, non profondità, ma tre dimensioni nello spazio, capacità di adattamento e di modificarsi nel tempo, crescono, cambiano e sfidano la pagina che in nessun modo riesce a fermarli. Lo dico ancora: ogni personaggio di questi libri è una persona. Le donne dell'inizio degli anni '60 del novecento erano ancora donne picchiate a scopi educativi, così gli uomini motivano le botte, quelle vere. Piegare una donna era un atto necessario di mascolinità, piegarla a calci e pugni, piegarla in rapporti che sembrano violenze o almeno atti dovuti senza anima, il carattere era decisivo per accettare e saper vivere questa condizione. Elena e Lila non lo avevano da piccole, non lo hanno da ragazze, anche se ci provano, anche se in parte vorrebbero integrarsi nel loro ambiente, hanno sempre una scintilla salvifica di inadeguatezza. Una scintilla salvifica e mortale. La storia ancora nel rione e nelle abitudini di un commerciante, della sua giovane moglie, di Elena che continua a studiare e si fidanza, dei loro amici, i ragazzi e le ragazze dello stradone, teneri e violenti. A Napoli c'era la ricchezza, la povertà, la camorra, l'accettazione, la ribellione, la funicolare e il mare. Raccontare la storia del secondo libro è ridicolo forse, è una storia che non finisce, ciò che entra in ballo è la consapevolezza, il rischio, l'avvio a una maturità che sarà sorprendente.
Elena e Lila sono di nuovo insieme, in modo incostante, ma intimo, l'una nell'altra, ognuna attenta a mostrarsi all'altra come vorrebbe essere e come dovrebbe. L'Italia sta cambiando, si arriverà presto al '68, per ora sembra che ci sia un piccolo gruppo di colti e signori cui Elena vuole appartenere, studia e si impegna e nel confronto con Nino trova il motore del proprio anelito, l'amore. Ed è l'amore il bisogno di esso e la sua forza che guida "Storia del nuovo cognome" mostrando quanto dell'amore dipenda dai modi di vivere, quanto sia bisogno, quanto cultura, quanto ignoranza, e l'istinto e la voglia di fare e cambiare e chi è capace di provarlo e in che modo, e quale sia l'assurda potenza di alcune persone in grado non tanto di essere felici, quando di essere traguardo della felicità altrui. Lila sfida il marito e tutta la sua gente seguendo le proprie capacità, imparando a nuotare da sola, ideando l'evoluzione dei commerci di Stefano e dei suoi soci, avanguardista e fuori dalle righe di ogni pensiero costituito, anche di quelli illuminati. Esploderà sfolgorante nel terzo libro a seguito degli esiti di una profonda passione. Elena continua dritta per la via che ha trovato, sa studiare e non si fermerà, va avanti nella fatica di non sapersi accettare, di non appartenere a nessuno degli ambienti in cui si muove e crescerà il suo disagio sopito dalla cultura che le sembra la chiave per uscire dalla rabbia e dalla violenza del rione.
Un po' di Lila, un po' di Elena, l'impossibilità di lasciarle andare e la consapevolezza del motivo.
(Se Elena Ferrante è un uomo di certo nella sua vita precedente era una donna).

Titolo: Storia del nuovo cognome
Autore: Elena Ferrante
Editore: Edizioni e/o
Anno: 2012 
Prezzo:19,50 euro

martedì 22 luglio 2014

Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Virginia Woolf.


Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto.
Virginia Woolf
minimum fax
Tra le domande che non capisco insieme a "qual è il tuo numero preferito?" c'è "qual è il tuo scrittore preferito?" e questa cosa l'ho già scritta, perché davvero mi lascia un po' senza equilibrio una richiesta del genere e ho anche già scritto che saprei dire qual è il mio libro preferito, se preferire ha un senso, ma lo scrittore è una persona, mi resta un po' più difficile, comunque chiaramente ho degli autori, spesso morti, che, appunto, preferisco alla maggioranza delle persone, per lo più vive. La mia chiusura sui libri probabilmente non è stata un gran alleato nella scoperta di chi ho avuto e ho intorno, ma ho conosciuto altre persone che mi hanno avvicinata a me e resa felice. Una di queste persone, che poi evidentemente troppo felice non era, è Virginia Woolf, la donna dal disagio inafferrabile e dall'indipendenza inglese e personale volta al sostengono di quella libertà per lei bisogno, istinto e obiettivo. Una sensibilità ingestibile e lei che non la frena, raramente la incanala, più spesso la asseconda, di certo la esprime e la descrive e che risulta oggi anche da una raccolta di minimum fax a cura di Federico Sabatini.
"Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto" è un volume composto di passi e citazioni di Virginia Woolf sulla scrittura in generale e sulla sua arte in particolare, una selezione dall'infinità di lettere che scrisse ad amici, colleghi e parenti. Conoscere Virginia Woolf è impossibile, lo è per la sua complessità e per le difficoltà della sua mente, la depressione è una malattia forse dell'anima sconosciuta anche chi la cura, forse nota solo a chi ne è afflitto e lei lo era. umana e ultraterrena, indecifrabile nella necessità di vivere e di morire poi. Netta in alcuni bisogni e in molti punti di vista, ma fragile, sottile come quel suo profilo e le ombre intorno agli occhi, con la paura di essere fraintesa o forse addirittura col fastidio di essere interpretata, quasi lamenta le osservazioni sui suoi personaggi, gli accostamenti alle persone delle sua vita, ne apprezza la critica in termini di credibilità, ma ne tollera mal volentieri gli accostamenti al proprio vissuto, eppure lei stessa scrive:

"[...] a volte penso che solo l'autobiografia sia vera letteratura, i romanzi sono ciò che raschiamo da essa per arrivare infine al nucleo, e dunque a noi stessi."

Consigli di scrittura e personalità da lei che era in sé un flusso di coscienza, lei che parlava di discriminazione femminile e denunciava la supremazia maschile, lei che detestava il bello scrivere e sapeva essere sia critica che autrice, i consigli di chi aveva bisogno del confronto anche per non ascoltare il silenzio che le riempiva le tasche di quell'angoscia che si trasformò in sassi. Pezzi di lettere come pezzi di confessione in cui insieme ai viaggi e alla cultura dell'epoca, a Bloomsbury e al commento delle opere degli altri c'è il dolore e l'amore per la propria scrittura:

"[...] Riuscirò un giorno a tornare al desiderio di scrivere? Ci potrà mai essere pace e speranza al di là di questo calderone ardente? Mi ripeto: quanto si soffre? E perché? Una ragione per soffrire ci deve essere, senza dubbio".

Un libro per apprendisti scrittori o per amanti di Virginia Woolf, un libro per editori o anche un libro per regalo visto che dentro insieme alle parole ci sono le stelle e una galassia intera.

"[...] non si vede nient'altro che la pagina successiva; perché mai si ha la pretesa di essere scrittori? Perché non raccogliamo tutte le nostre carte sparpagliate e le mettiamo via...direi che sarebbe saggio".

mercoledì 16 luglio 2014

@TwoReaders alla "Festa d'amore"

Festa d'amore. Charles Baxter.
Mattioli1885.
La mia copia.
Si va avanti col gruppo di lettura e prima delle ferie si sceglie di partecipare alla "Festa d'amore" di Charles Baxter pubblicato da Mattioli.
La lettura parte oggi e va negli Stati Uniti alla ricerca della giornata felice e se questo sarà il libro d'amore intenso e felice griderò "Eureka!". Come sempre si condividono citazioni e commenti per leggere insieme, parlare e confrontarsi su un'opera, anche questa volta, scelta con attenzione e affetto per il gruppo.  Come sempre ecco le regole e il ritmo di lettura per partecipare alla condivisione di @TwoReaders:

  • leggere il libro indicato;
  • di seguito è riportato il ritmo di lettura con indicazione del numero di pagina cui arrivare e dell'ultima frase;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di commento o citazione;
  • i tweet di citazione devono riportare la pagina di riferimento;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • gli hashtag per questa lettura sono #festadamore #baxter;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è ovviamente l'esclusivo responsabile di ciò che scrive;
  • evitare lo spoiler;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore;
  • @TwoReaders modererà la lettura e si riserva di bloccare account che non operano secondo le regole o contrari allo spirito del gruppo. 

Buona festa ed ecco gli appuntamenti di lettura:

INIZI:
mercoledì 16 luglio:
lettura fino a pagina 34 "così credo io";

giovedì 17 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 56 "storia che ho";

venerdì 18 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 70 "assolutamente nulla";

sabato 19 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 90 "non c'è più rimedio";

domenica 20 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 110 "dello spettacolo";

lunedì 21 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 127 "lunedì mattina";

A META':
martedì 22 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 152 "possa pensare".

mercoledì 23 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 171 "cattivo presagio";

giovedì 24 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 186 "in quel bianco";

venerdì 25 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 208 "un dibbuk";

sabato 26 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 226 "non lo fece";

FINALI:
domenica 27 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 247 "in considerazione";

lunedì 28 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 264 "Sei tu, Aaron?";

martedì 29 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 289 "il suo corpo";

mercoledì 30 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 300 "sempre di nuovi";

giovedì 31 luglio:
citazioni e commenti del giorno precedente,
fine lettura.

venerdì 11 luglio 2014

...

"...pronunciava le parole aprendo molto la bocca, gridandomele senza gridare, con le narici dilatate, nerissime, e in faccia una tale sofferenza che pensai forse si sta facendo male dentro, perché le frasi gridate così nella gola, in petto, ma senza esplodere nell'aria, sono come pezzi di ferro tagliente che gli stanno ferendo i polmoni e la faringe"


Elena Ferrante, Storia del nuovo cognome

lunedì 7 luglio 2014

L'amica geniale. Elena Ferrante

L'amica geniale. Elena Ferrante
e/o La mia copia
"L'amica geniale" è un romanzo scritto da una persona che non si sa chi sia, ma che ha la bravura di mille autori noti, dunque, per me e per molti, Elena Ferrante è uno di quei bravissimi autori famosi dei quali si aspetta la prossima uscita, anche se non ha volto e in fondo non ha nemmeno un nome. Un anonimato che si sovrappone alla chiarezza dei suoi personaggi, delle vite che descrive nitide e definite come se non fossero inventate.
"L'amica geniale" racconta gli anni cinquanta in un rione di Napoli in cui la miseria è una presenza, che pian piano inizia a essere combattuta dalle idee e dai primi segni del boom economico. Il racconto comincia da una scomparsa recente, ma subito torna indietro fino al suo cuore, l'amicizia di due bambine e rimane incardinato in questo rapporto seppure passano gli anni, le amiche cambiano, crescono e con loro si modifica il quartiere, la città, i loro corpi e i rapporti con le persone del rione.
Lila e Linuccia sono compagne di scuola e stabiliscono fin da subito un rapporto reciproco molto complesso in cui l'una si alimenta dell'altra, succhiandone le capacità e le idee, le qualità dell'anima, diventando amiche e rimanendolo, nonostante la reciproca violenza che si usano. Linuccia è la voce narrante del romanzo e parla di Lila come di un modello, di una persona della quale non può fare a meno, della quale si nutre e dalla quale si lascia trascinare, in una specie di venerazione, non trascurando però la possibilità di farsi valere, quasi meschinamente, ogni volta che le contingenze ne daranno occasione. Bravissime a scuola, Linuccia con impegno, Lila con istinto, la prima bella da bambina, la seconda bellissima da ragazza, entrambe nutrono il sogno di migliorare le proprie vite, lasciare il rione e le sue regole, e immaginano che sia possibile solo con la ricchezza e sono d'accordo nel perseguirla, ma Lila ha una visione d'insieme della vita, come se fosse adulta e vedesse nel futuro, ha le idee chiare, coraggio, voglia di imparare e talento. Linuccia si muove quasi a rimorchio, nel tentativo di superare e stupire l'amica, ma avrà, lei sola, possibilità incredibili, sogni che l'altra non vuole nemmeno immaginare per non soffrirne la mancanza. La prima grande occasione di distacco, dopo la scuola media, sarà l'ingresso al liceo classico, Lila rimarrà a lavorare nella calzoleria del padre, Linuccia prenderà il filobus per il centro e conoscerà il latino e il greco e la città. Lila per un po' terrà il passo fino ad anticiparlo, libri presi in prestito in biblioteca, studi da autodidatta, e intanto sogni imprenditoriali e il continuo chiedere e imparare anche dalle parole delle persone che incontra. Linuccia dedita allo studio con la sveglia alle cinque e mezza, la pagella di tutti dieci, la vecchia maestra del rione che la elogia e l'invidia di qualche ragazzina. Un'amicizia che crescerà in modo costante e continuo con acume e dolcezza, osservazione e stupore, curiosità e diligenza, cambiamenti e smarrimenti. I ragazzi del rione sono contorno e ambiente, insieme alla camorra, ai ricordi della guerra e della borsa nera, alle famiglie, alle dinamiche dell'onore e poco dell'amore, alle palazzine vecchie e quelle nuove dove, forse, Lila, la volitiva, andrà ad abitare sempre più inserita nel rione da cui voleva scappare. Linuccia pare infine avere più futuro davanti a sè. Il romanzo che apre la trilogia che continua con "Storia del nuovo cognome" e "Storia di chi fugge e di chi resta" è un libro incredibile, di quelli che si fa sognare dopo aver spento la luce, perché quelle facce e quel rione non se ne vanno più.

giovedì 3 luglio 2014

Festa d'amore, Mattioli e @TwoReaders parte I

Festa d'amore, Charles Baxter
Mattioli 1885
Il gruppo di lettura @TwoReaders procede sicuro oramai grazie a fedeltà e passione dei lettori e per questo nuovo inizio proponiamo un libro americano pubblicato da Mattioli, Festa d'amore di Charles Baxter.
Per l'occasione i lettori del gruppo, con la disponibilità dell'editore, hanno la possibilità di acquistare il libro con un buono sconto utilizzabile sullo shop online della casa editrice. Per avere le indicazioni per procedere all'acquisto dal sito Mattioli  è necessario inviare una mail a iltetostato@gmail.com e fornirò tutte le indicazioni.
Le sorprese non finiscono e questa nuova twittlettura sarà arricchita di un prezioso intervento, Il tè tostato intervisterà Nicola Manuppelli, scout e traduttore del libro, che gentilmente ha accettato di rispondere a qualche domanda su come ha individuato e scelto quest'opera, come l'ha portata in Italia, il rapporto con l'autore e la traduzione. La lettura dell'opera si arricchisce delle citazioni e dei commenti del gruppo, della storify, del sostegno degli editori e e di chi ha lavorato al libro e posso solo ringraziare tutte le persone che, credendo in questa idea, stanno contribuendo alla sua crescita e alla diffusione del piacere di leggere.

Aspettando l'avvio della lettura ecco il link della scheda pubblicata dall'editore.
A presto...

Laura