sabato 31 gennaio 2015

L'innamorato della signora Maigret. Georges Simenon.

Maigret e la moglie, Georges Simenon.
Mondadori 1980
La mia copia.
Jules Maigret è il personaggio principale delle opere di Geroges Simenon, quasi il simbolo della produzione dell'autore e, negli anni, prima attraverso i libri poi grazie al cinema e alla televisione è diventato un uomo, quasi una conoscenza nelle case di molti. In Italia il più celebre Maigret fu Gino Cervi, un attore straordinario che diede corpo, movimento e anima a una figura letteraria dettagliata anche nella propria biografia. Di Maigret si conoscono anno e luogo di nascita, origini, genitori, studi, incontri, una vita reale creata in settantacinque romanzi e ventotto racconti scritti in francese da un belga. "L'innamorato della signora Maigret" è proprio uno di questi, scritto nell'inverno tra il 1937 e il '38 racconta la storia di un signore misterioso che Madame Maigret per diverse settimane ha notato dalla sua finestra, un uomo senza età che sceglieva sempre la stessa panchina e che se ne allontanava sempre alla stessa ora fino al giorno in cui, proprio lì, fu trovato morto. Si apre il giallo in cui il commissario e la moglie quasi si sfidano alla ricerca di una verità compiutasi proprio sotto la loro abitazione. L'avvolgente stile di Simenon che rende Parigi sfondo di molte avventure fino a farla diventare un personaggio, una città quasi pensante che sembra prestarsi ai delitti e alle loro soluzioni come unico luogo in cui quei delitti e quelle soluzioni sarebbero potuti accadere. Più psicologia che fatti, più ricerca del reale esistere dell'essere umano che di un colpevole, un'indagine in cui la signora Maigret è protagonista. Nel 2013 questo racconto è stato incluso in una raccolta Adelphi dedicata allo scrittore, la mia edizione è Mondadori, datata 1980, e sotto il titolo "Maigret e la moglie" raccoglie quattro storie in cui si presenta la moglie dell'ispettore non solo come cuoca e compagna di un marito tanto noto, ma come partecipe dell'attività investigativa, osservatrice astuta e persona più moderna e autonoma di quanto sembrasse. 

martedì 27 gennaio 2015

27 gennaio, Guareschi e rispetto.

Diario clandestino. Guareschi
Rizzoli quarta edizione 1950
La mia copia
L'anno scorso su questo blog ho ricordato il 27 gennaio raccontando la legge italiana istitutiva del giorno della memoria per cui si è scelta come data simbolica quella della liberazione del campo di sterminio di Auschtwitz. Sono giurista e come un giurista ho ripercorso qualche articolo della lg 211 del 2000 e soprattutto la parte in cui "le scuole di ogni ordine e grado" sono chiamate a studiare, ricordare, approfondire, celebrare la vita scampata e condannare la morte imposta. Quest'anno il mondo è diverso, la violenza è dilagata, s'è resa visibile, continua a farlo con la paura e il sangue e si muore come mosche in ogni parte del mondo per motivi razziali e religiosi, si muore in ogni parte del mondo per la cattiveria degli uomini di tutte le razze e di tutte le religioni. In Germania si torna a marciare contro il diverso, lo straniero, il non tedesco, l'ausländer, e il 27 gennaio serve per ricordare di non fare più ciò che proprio la Germania di settant'anni fa ha creato con concentrazione, scienza, volontà e ferocia. L'alleato della Germania nazista  era l'Italia fascista, meno convinta, meno sicura, microba come alcuni italiani sanno essere, poi s'è arresa, almeno quello! Il mio rapporto con la Germania è stretto, strettissimo e affettuoso, ho imparato a conoscere molto, a capire di più, ricevo messaggi di chi dice mi vergogno di cosa stia accadendo ora, penso povera la mia Dresda, e continuo a studiare il tedesco. Il 27 gennaio non si può non parlare del nazionalsocialismo e degli uomini perseguitati, gli ebrei, gli zingari, i deboli, i diversi, i nemici e vale sempre la pena riflettere sul fatto che un invasato piccolo e nato austriaco abbia convinto i freddi ariani che alti, biondi, di razza pura come un cane col pedigree era giusto, era l'obiettivo, essere di razza era un obiettivo. Perché l'uomo è debole e la guida travolge, esalta, addirittura plagia. Oggi c'è maggiore cultura, consapevolezza, e questo crea indipendenza e in Germania sono stata accolta, aiutata e sostenuta e ogni giorno conosco la positività di chi allora, come me, non era nato. Nel 2015 tutti condannano, parlano dell'Olocausto, lo riconoscono nel suo essere avvenuto e nel suo essere stato il punto di riferimento verso il basso della contemporanea umanità, tutti, tranne qualche matto e qualche perfido, eppure nel mondo ci si prende a botte, spari, insulti, sputi, si armano i bambini, si inneggia alla violenza, si marcia e le persone hanno paura, tranne forse chi non ha nulla da perdere. Una condizione miserabile quella del mondo.
Per ricordare proprio la miseria dell'anima e del cervello dei tempi di cui vogliamo memoria oggi scelgo Guareschi e il suo "Diario Clandestino", perché non sapevo nemmeno che esistesse finché l'ho incontrato in bancarella prima di Natale e invece a scuola un po' andrebbe letto. Il 27 gennaio mi ricordo di cosa fece l'uomo all'uomo e ai bambini, in realtà ci penso spesso quasi ogni giorno e per una questione tutta mia, ma mi chiedo quanti 27 gennaio ci saranno tra cento anni, magari non saranno riempiti i treni e accesi i forni, ma si vede, l'odio è ovunque e urla, l'amore è silenzioso e cerca una strada, mentre tutto intorno le persone muoiono.
Se invece di odiare o di amare ci si limitasse tutti a rispettare sempre e senza motivi altri che non il rispetto stesso, forse un po' andrebbe meglio.

Nella speranza che Guareschi si sbagli ecco qui come ricordo e temo:

"Per venire alla mia storia, dirò che io assieme a un sacco d'altri ufficiali come me, mi ritrovai un giorno di settembre 1943 in un campo di concentramento in Polonia, poi cambiai altri campi, ma dappertutto la faccenda era la stessa dei campi di prigionia, ed è inutile insistervi perché chi non è stato in prigionia in questa guerra, ci è stato nell'altra o ci andrà nella prossima. E se non ci è stato o non ci andrà lui, ci saran stati suo figlio, o ci andranno suo figlio, o suo padre, o suo fratello o qualche suo amico."

Giovannino Guareschi, Diario clandestino




domenica 25 gennaio 2015

sabato 24 gennaio 2015

Poesie. Cesare Pavese.

Cesare Pavese, Poesie.
n.9 NUE Einaudi.
La mia copia.
Le poesie di Pavese in edizione Einaudi n.9  NUE, settima edizione 1968, trovate in bancarella a Roma, c'è anche una dedica senza data, una donna la rivolge a un uomo citando Lorca. Pavese era poeta, scrittore, traduttore, saggista, coraggioso, dolorante e poi a un certo punto era morto. Piemontese delle Langhe, appassionato di Withman, antifascista e amico degli uomini della storia culturale d'Italia e della sua letteratura. Un professore che per lavorare cedette alla tessera e se ne rammaricò da allora in poi, fu il mentore di Fernanda Pivano con cui fecero il gesto di regalarci l'Antologia di Spoon River, fu il traduttore di Melville, e poi arrivò Einaudi, il rapporto con l'editore, le lettere, la rottura, il suo diario, il confino e la pubblicazione di "Lavorare stanca" ora qui in questo volume trovato per caso. E di nuovo dall'inglese all'italiano con Dos Passos, Steinbeck, la guerra, l'amicizia con Ginzburg, la prigione, le torture, e poi il Partito Comunista, l'Unità, Roma, l'amore e poi basta col sonnifero. Una vita di cui se ne possono fare cento, una morte che, come tutte le morti e quelle violente ancora di più e quelle per mano propria più della altre, si meritano discrezione e rispetto, tanto quanto la vita.
Pavese intimidisce, almeno me, non posso dire nulla su di lui, lo leggo, cerco di capire qualcosa, mi appassiono alla sua stessa esistenza e mi stupisco di come in una sola vita possano incontrarsi tante persone significative per molti, come si possano avere degli ideali, delle idee, dei bisogni, più veri e più profondi di quelli dell'ora e subito, di come poi possano schiacciare, di come il senso di sconfitta possa gravare fino a fare sentire una responsabilità o una solitudine che dovrebbero essere portati da più di un paio di spalle soltanto. Pavese è il mio termine di confronto con l'irraggiungibile e con il desiderio di conoscere, di incontrare e di diventare. C'è tutta quella parte di storia italiana dalla guerra alla ricostruzione, e di storia dell'editoria con Giulio Einaudi, Ginzburg, Vittorini e quella sensazione che a Torino ci sia stato qualcosa di diverso e fin da molto prima, da quella capacità di sentire e comunicare, la voglia di creare, l'idea della possibilità e la concreta realizzazione di una città che era di re, che fu capitale e risorgimento e industria e pioniera in un Paese frazionato e scomposto. Incontrare Pavese poeta a Roma, per caso, nella città in cui fu triste e nella collana più amata dagli amanti dei libri e così si incontra un mondo (come sempre) sulla vita di una persona, di un autore, di un editore, di una città e di un Paese, nella consueta scatola cinese degli incontri casuali. Magari un giorno mi capita in mano un libro da "I millenni", la collana che Pavese pensò e diresse per Einaudi a metà degli anni '40, e allora sarò costretta a studiare un po' di più. Intanto sono qui con le poesie a cercare di capire se davvero fosse tutto dolore.

lunedì 19 gennaio 2015

@TwoReaders in viaggio verso nord con Iperborea e Stefánsson

Luce d'estate. Jon Kalman Stefansson.
Iperborea.
La mia copia.
Siamo pronti per la prima lettura di @TwoReaders in partenza dal 2015. Quest'anno sarà vissuto all'insegna del viaggio, il gruppo girerà il mondo nelle mani di scrittori, storie ed editori. Esploratori letterari, lettori temerari e viaggiatori di carta unitevi!
Prossima tappa l'Islanda di Jón Kalman Stefánsson con il suo "Luce d'estate, ed è subito notte", il libro con due titoli che viene dal freddo e scalda i sentimenti. 
Una scelta dal catalogo Iperborea casa editrice milanese che propone letteratura nordica, un editore tra le nevi del tutto nuovo per il gruppo di @TwoReaders. 

mercoledì 14 gennaio 2015

La petite. Michèle Halberstadt

La petite, Michèle Halberstadt.
L'orma.
La mia copia.
"La petite" di Michèle Halberstadt è un romanzo breve narrato dalla voce di una ragazzina di dodici anni che, con un tono prima amaro e rassegnato alla disperazione, poi lucido, deciso e finalmente gioioso, spiega agli adulti come fin da piccoli si sia persone con individualità e sentimenti, che in ogni scala di grandezza la società e l'istinto ci impongono di avere un ruolo, e come essere un'apolide della vita faccia sentire smarriti a ogni età.
La piccola ha dodici anni e soffre da tempo per la morte del nonno, l'unico dal quale si sia sentita capita e addirittura forse anche amata, sente una profonda solitudine, non è brava a scuola, non è stimata né considerata dagli insegnanti, non ha amici, ha una sorella brillante che la schiaccia con la sua personalità e nessuno sembra credere in lei, nemmeno lei stessa. Perché il mondo si accorga del cuore della "petite" e perché lei si determini a essere ciò che vuole sarà necessario cercare la morte.
Lo stile del racconto è speciale, asciutto, diretto, eppure delicato, l'autrice nei panni della ragazzina sola e triste è perfettamente credibile, tutto sembra davvero frutto della narrazione di una dodicenne, fino a un punto, l'unico in cui è tradita la maturità del narratore, il momento in cui si descrive lo sgomento dei genitori al capezzale della figlia che voleva morire. Lì c'è lo smarrimento perfetto di una mamma e un papà annullati dal rendersi conto che fino a quel momento non avevano capito nulla, non conoscevano l'infelicità della figlia, addirittura possono averla causata. L'incontro finale e le determinazioni della protagonista svelano come non sia più petite, è diventata grande passando attraverso se stessa e incontrando, per la prima volta, il senso della possibilità e la stima di un adulto. Un libro breve e molto ben scritto che seppure, per le intenzioni suicide di una piccola parigina, mi ha ricordato dei passaggi dell' "Eleganza del riccio" di Muriel Barbery, ha una diversa prospettiva del disagio e un diverso modo di risolverlo.  "La petite" racconta ai grandi, con un tono da pulcino eppure risoluto che i più piccoli non hanno superficialità, ma profondità, spesso inespresse, da ascoltare e proteggere.

Titolo: La petite
Autore: Michèle Halberstadt
Traduzione: Elena Cappellini
Editore: L'orma 
Collana: Kreuzville
Anno: 2013
Prezzo: 13.50 euro

lunedì 12 gennaio 2015

L'amore molesto. Elena Ferrante.

L'amore molesto. Elena Ferrante
edzioni e/o
La mia copia.
L'ultimo libro che leggerò di Elena Ferrante, almeno per un po'. Sono intrisa delle sue parole, del suo modo di pensare, i suoi (sei) libri che ho letto mi si muovono dentro e trovo ovunque collegamenti tra loro, una rete che è la stessa ogni volta, ogni personaggio è qui, ma era anche là, in tutti i libri, con una voce diversa, con un lavoro diverso, ma c'è. O forse sono io a essere rapita da lei, dalla sua scrittura, dalla sua città e vedo i fantasmi. Un libro che inizia con una morte, la violenza di un corpo gonfiato dall'acqua, di una figlia che ha segnato la vita di sua madre e di quella madre che diventa un mistero, un desiderio, una trama della pelle e l'invadenza di un pensiero che non se ne va mai. Delia va al funerale di sua madre e inizia un viaggio nella sua infanzia, tra i palazzi della sua città e in una lingua che ha voluto dimenticare, ma che ora è necessaria per capire e per comunicare, è bambina e donna, è vecchia nel corpo di sua madre, è in angoscia, e ha paura di perdere ciò che vuole essere per assecondare ciò che è. E di questo Elena Ferrante parla spesso, la smarginatura di Lila ne "L'amica geniale", di Olga ne "I giorni dell'abbandono" e ora di Delia, gli uomini miserabili, violenti e bestiali nell'incapacità di evolvere, come era Stefano o come era il padre di Elena Greco, come ora sono Caserta, lo zio Filippo, il padre, tutti, sia nel passato che oggi. Le madri sempre sbagliate, sempre con qualcosa da correggere, colpevoli e martiri ogni volta, avrebbero sempre potuto essere migliori, più amorevoli, meno egoiste. Napoli, rinnegata ma inglobante, mi sembra oggi genitrice di ogni creatura di Elena Ferrante, con questo romanzo rivedo tutti gli altri e capisco, forse, un po' di più, di una poetica feroce che racconta un'umanità sospesa nel tempo, ricca di tormenti e sentimenti inespressi, a volte inconoscibili, sondati da un dialetto difficile, rielaborati da un italiano che mette ordine, ma non consente di arrivare laddove si infila la verità.
Il mistero dell'identità di un'autrice che parla solo di donne, mortifica gli uomini in figure almeno meschine, incolpa le madri e in ogni libro compie un viaggio uterino, ma non ha l'attenzione di proteggere un pudore fisico e sentimentale che ognuna avrebbe paura di esporre o almeno cercherebbe di smacchiare.

Titolo: L'amore molesto
Autore: Elena Ferrante
Editore: e/o
Collana: Tascabili
Anno: 2011
Prezzo: 9,50 euro

giovedì 8 gennaio 2015

To be #funny.


La mia copia e il mio rossetto.


Libro:
Funny girl, Nick Hornby, Guanda.
Divertente, molto british con un gusto retrò che fa venire voglia di uscire per mercatini e il racconto di un mondo televisivo fin troppo specchio della realtà, e poi (su tutto) il bellissimo sogno di far ridere le persone.

Rossetto:
Funny face, Nars.
Da vedere in tutto il suo splendore qui nel sito ufficiale di Nars, Fucsia intenso dal sottotono freddo, coprente, di base opaco, ma reso iridescente da leggeri riflessi blu che illuminano i denti e il sorriso diventa contagioso.

mercoledì 7 gennaio 2015

La mia prima sfida: 2015 Women Challenge

fonte: Peek-a-book
Quest'anno inizia all'insegna di una novità, per la prima volta ho deciso di partecipare a una sfida di lettura, ne esistono molte online, ideate da altrettanti blogger e con temi sempre differenti: da quelle geografiche che riguardano autori di uno stesso Paese o coinvolgono aree più ampie o libri scritti in una certa lingua, quelle in stile lotteria con cui a ogni partecipante sono assegnati obiettivi di lettura diversi, quelle che riguardano le copertine dei libri, le fascette, il numero di pagine, ce ne sono davvero di tutti i tipi. Per la mia prima esperienza ho scelto quella ideata da un blog amico Peek-a-book: "Woman Challenge #3" sfida incentrata sulla lettura di libri scritti da autrici.
Cliccando qui le regole sia in italiano che in inglese, ad ogni modo la sfida dura un anno solare, dal 1 gennaio al 31 dicembre 2015, chiunque può partecipare, non è necessario avere un blog, si può leggere in cartaceo, ebook, ascoltare audiolibri o rileggere, ed esistono diversi livelli di partecipazione, così si può scegliere il proprio traguardo e provare realisticamente a raggiungerlo:

Livello 1: 
BABY GIRL – leggi 5 libri scritti da un’autrice donna.
Livello 2: 
GIRLS POWER – leggi da 6 a 15 libri scritti da un’autrice donna.
Livello 3: 
SUPER GIRL – leggi da 16 a 20 libri scritti da un’autrice donna.
Livello 4: 
WONDER WOMAN – leggi più di 20 libri scritti da un’autrice donna.

Ho scelto di iscrivermi al livello 3, so che probabilmente ne leggerò di più, ma non si sa mai, sono cauta e sarò felice se diventerò una SUPER GIRL!


Inizio con "L'amore molesto" di Elena Ferrante per e/o, ma ecco le tre autrici che suggerisco:
Mary McCarthy;
J.K Rowling;
Doris Lessing.

Pronti...via!

Le mie letture:


  1. L'amore molesto. Elena Ferrante. Edizioni e/o
  2. La petite. Michèle Halberstadt. L'Orma
  3. The tale of Beatrix Potter. Margaret Lane
  4. Quanto lontano siamo giunti. Lettere alla madre. Sylvia Plath
  5. Longbourn house. Jo Baker
  6. Non sapevamo giocare a niente. Emma Reyes 
  7. L'inizio di tutte le cose. Ilaria Bernardini
  8. Café Julien. Dawn Powell
  9. Gli anni. Annie Ernaux  
  10. Olivia di Olivia



domenica 4 gennaio 2015

Domenica di tè #6. Regali di Natale.



(Foto: Il tè tostato)

Teiera: inglesissima Price & Kensington color senape chiaro, di porcellana, non ha il filtro interno, è panciuta e con beccuccio anti goccia, perfetta ovunque.
Thermos: Plastudio produce contenitori per liquidi 100% reciclabili in bambù, mantengono la temperatura per circa due ore, di forma identica alle lattine di alluminio, per versare il tè si svita la parte superiore e per bere si apre una sulla parte superiore, in vendita la versione da 50 cl e da 33 cl.
Tazza: Vicolo Leonori  dipinta a mano da un'artigiana che sorprende.
Biglietti: Loisir créatif propone una serie di memo adesivi perfetti per identificare le tazze, lasciare messaggi a colazione e ricordarsi di rifornite l'armadietto del tè.
Tè: Hari's Treasure propone la Magic box, confezione di dodici tè biologici aromatizzati, e la miscela Flügel des Lebens (Ali della vita), un infuso a base di finocchi, zenzero cannella e cardamomo. Di Spiegelburg Tee Country scatoline monodose con tè nero arancio e limone o rooibos alla vaniglia.