Simone de Beauvoir, Nelson Algren e un anello d'argento



Si può diventare grandi anche senza leggere Simone de Beauvoir? Certo, ma probabilmente è meglio farlo prima di diventare vecchie.

Inutile dire che la leggo e rileggo, che mi vestirei sempre come lei e che un po' ci provo, anche se non so legare i capelli. Inutile dire che è un mito, ma è anche utile ricordare che resta una persona. Simone de Beauvoir mi fa questo effetto: non è soltanto una dea dell'Olimpo (chi copierebbe i vestiti di una dea?), ma mi sembra anche una persona.

A Parigi vado sempre a passeggiare nelle sue zone, sulla Rive Gauche. Vado al suo ristorante, il Lipp, dove fotografo i piatti e metto in borsa il porta conto. Passo al Café de Flore e guardo la strada. Mi adopero, insomma, in una brutta riproduzione, per vedere se dalla sua angolazione fisica si capisca tutto meglio. Poi vado a Montparnasse per salutarla.

È uso comune lasciare qualcosa sulla sua tomba: penne, elastici, assorbenti, oggetti personali e spesso femminili. Ogni volta penso a Sylvia Plath, ma questo collegamento lo racconterò la prossima volta, perché ora dobbiamo prendere un aereo da Parigi, lasciarci alle spalle quanto di lei sappiamo fino ad averlo triturato, e andare negli Stati Uniti a conoscere un suo (altro) amore.

Già, non c'era solo Jean-Paul Sartre, ma anche quelli che loro chiamavano amori contingenti.

Nel 1947 Simone de Beauvoir si trova negli Stati Uniti per un tour di conferenze e lezioni universitarie organizzato dai servizi culturali dell'ambasciata francese. La Francia del dopoguerra vuole promuovere la propria cultura all'estero e l'esistenzialismo, la corrente filosofica di cui Beauvoir e Sartre sono i massimi esponenti, sta riscuotendo un enorme successo e suscitando curiosità in tutto il mondo. Simone, perdonatemi l'amicizia, dovrebbe, inoltre, scrivere un reportage per la rivista Les Temps Modernes, per documentare la società americana vista con gli occhi di un'europea. Saranno quattro mesi di viaggio attraverso gli Stati Uniti, 19 Stati e 56 città. Tornerà in Francia soltanto a maggio, dopo aver attraversato un continente e incontrato un uomo indimenticabile.

Il 21 febbraio di quell'anno, all'Hotel Palmer House, lei, Simone de Beauvoir, filosofa, scrittrice, pensatrice e compagna di Jean-Paul Sartre, incontra Nelson Algren. Lui, uno dei grandi scrittori americani del Novecento, era (e resta) la voce letteraria della Chicago dei dimenticati, un maestro del realismo americano che raccontava gli emarginati anziché cantare il sogno americano. Algren rifiuta la società borghese. Le sue opere descrivono ladri, giocatori d'azzardo, pugili falliti, prostitute e immigrati di certe zone di Chicago, una città industriale caratterizzata da una vasta e popolosa periferia, in cui si muovono le persone che interessano allo scrittore. Nel 1949 scriverà L'uomo dal braccio d'oro, romanzo che gli varrà il National Book Award nel 1950.

I bassifondi, si dice. Una grande parte della realtà, si potrebbe ribattere.

Algren è un uomo ruvido e tormentato, vive in una casetta senza bagno che in nessun modo ricorda Parigi e la vita a Saint-Germain-des-Prés in cui è immersa Simone de Beauvoir, vuole essere libero di poter lasciare tutto e partire, ama le scommesse, le corse dei cavalli e vive gli stessi ambienti che descrive.

Già dal primo incontro Nelson la porta lontano dai salotti borghesi per mostrarle la realtà di Chicago: i bar polacchi, le sale da jazz piene di fumo, i vicoli dei bassifondi operai. Simone deve però proseguire il suo viaggio e, per quanto l'attrazione intellettuale sia anche fisica, i due si salutano. Il 23 febbraio, sul treno diretto in California, Simone de Beauvoir gli scrive una lettera in cui confessa di essere stata felice in sua compagnia. Si rivedranno in primavera. E sarà allora che Nelson le regalerà l'anello d'argento messicano che Simone conserverà per tutta la vita. 

La distanza geografica viene colmata da una fittissima corrispondenza. Lettere. Infinite lettere per dirsi, per esserci, per dare concretezza alla vicinanza. Lui la chiama "adorata moglie parigina".

Passano anche periodi insieme. Simone torna regolarmente negli Stati Uniti, trascorre mesi interi nella casa di Nelson e lì lava i piatti, cucina e vive una domesticità che a Parigi ha sempre rifiutato. Poi viaggiano.

La distanza, seppure intercontinentale, è un ostacolo superabile, non è quello il problema. La paratia stagna che impedisce un passaggio ulteriore ha un nome famoso ed è una persona per lei imprescindibile: Jean-Paul Sartre.

Nelson non accetta di essere un "amore contingente" e chiede a Simone di trasferirsi definitivamente a Chicago, ma lei rifiuta: non può e non vuole abbandonare la Francia, la sua lingua, la sua carriera e, soprattutto, il suo patto indissolubile con Sartre. Questa totale devozione al filosofo ferisce profondamente Algren e lo segna.

Le visite a Parigi peggiorano il rapporto. Nelson odia l'ambiente intellettuale francese, non parla la lingua e si sente un pesce fuor d'acqua nei caffè di Saint-Germain-des-Prés. La tensione cresce fino al 1951 e ci si avvia verso una fine che prima coinvolge i corpi, ma per un po' lascia intatta l'infinità delle loro parole scritte. Nel 1954, però, si mette di mezzo la letteratura. Simone pubblica il romanzo I mandarini, vincitore del Premio Goncourt, nel quale trasfigura molti aspetti della loro storia d'amore. Nelson ne soffre profondamente: si riconosce in uno dei personaggi e considera quella rappresentazione una violazione della propria intimità. Per un po' resteranno le lettere, fino al 1964, quando la letteratura si metterà nuovamente tra loro, con la pubblicazione de La forza delle cose, terza parte dell'autobiografia in cui Simone racconta anche la loro relazione, Nelson si sente tradito. Quando il libro esce negli Stati Uniti, nel 1965, scrive una recensione durissima su Harper's Magazine.

Non si rivedranno mai più. Resterà un amore, o forse una persona, schiacciato dall'impossibile compromesso tra la libertà esistenzialista e il bisogno di esclusività. 

Simone de Beauvoir non lo dimenticherà mai. L'anello d'argento resterà per sempre con lei, anche quando morirà, nel 1986, e sarà sepolta accanto a Jean-Paul Sartre.


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