Simone de Beauvoir, Nelson Algren e un anello d'argento
Si può diventare grandi anche senza leggere Simone de Beauvoir? Certo, ma probabilmente è meglio farlo prima di diventare vecchie. Inutile dire che la leggo e rileggo, che mi vestirei sempre come lei e che un po' ci provo, anche se non so legare i capelli. Inutile dire che è un mito, ma è anche utile ricordare che resta una persona. Simone de Beauvoir mi fa questo effetto: non è soltanto una dea dell'Olimpo (chi copierebbe i vestiti di una dea?), ma mi sembra anche una persona. A Parigi vado sempre a passeggiare nelle sue zone, sulla Rive Gauche. Vado al suo ristorante, il Lipp, dove fotografo i piatti e metto in borsa il porta conto. Passo al Café de Flore e guardo la strada. Mi adopero, insomma, in una brutta riproduzione, per vedere se dalla sua angolazione fisica si capisca tutto meglio. Poi vado a Montparnasse per salutarla. È uso comune lasciare qualcosa sulla sua tomba: penne, elastici, assorbenti, oggetti personali e spesso femminili. Ogni volta penso a Sylvia Plath, ma...






