At Bertram's Hotel
Jane Marple, insolitamente lontana dal suo amato villaggio di St. Mary Mead, è a Londra ospite in un Hotel che aveva frequentato da ragazzina e dove ancora oggi il tempo è fermo a cinquant'anni prima in un'intatta epoca edoardiana fatta di tè perfettamente serviti, di vecchia nobiltà, lusso sussurrato e fantasmi. Fuori da lì c'è la Londra del dopoguerra. Ma la perfezione, si sa nei gialli della Christie, è il primo indizio di una finzione. Miss Marple, con quell'ineguagliabile acume e la sua abilità nel riconoscere in ogni essere umano i difetti tipici degli abitanti del suo villaggio, comincia a notare piccoli dettagli stonati, prima tra tutti quella apparente immobilità dell'albergo rimasto com'era nei suoi ricordi. Eppure, molto è cambiato negli anni, le guerre mondiali e ora questa nuova epoca della swinging London che impazza oltre le porte dell'Hotel. Agatha Christie racconta esattamente questo contrasto, da un lato ci sono gli anziani aristocratici, i camerieri in livrea, i loschi intrighi e la superficie patinata e polverosa, dall'altro i sogni e la modernità che premono sui personaggi più giovani. Anche il lettore inizia a notare che tanto immobilismo in questi anni sia veramente strano, se non sospetto.
È un giallo e non posso certo raccontare cosa succede, ma c'è il passato che torna perché non è vero che tutto scorre o almeno non in poco tempo e di passato ognuno ha il proprio, ma c'è un futuro da garantirsi e ogni ospite dell'albergo ha una provenienza e una direzione, ci sono crimini ammantati di velluti, un amore soffocato, una vita perduta e tutto si ritrova lì in quella hall ferma nel tempo.
Il modo in cui ognuno dei protagonisti si trova a contatto con sé stesso senza poter esimersi dal guardarsi indietro e dentro mi ha sempre fatto pensare che nessuna ambientazione avrebbe potuto essere migliore di un albergo, dove l'ordinario si sospende e dove ovattati dalla realtà esterna non si può far altro che guardarsi da vicino e dirsi la verità e dove il via vai di persone e bagagli crea un'inafferrabilità concreta.
Miss Marple è inquietante come sempre, ma ha quell'attitudine al sapere stare ovunque e all'osservazione delle persone e del loro comportamento che sembra l'invadenza di una vecchia signora, e di certo in parte lo è, ma assomiglia tanto allo stare affacciati alla finestra di chi ha perduto il proprio motivo per immergersi nella vita.
Le ultime opere di Agatha Christie sono meno struturate nella costruzione rispetto alle prime e appaiono più sfumate, intrise di atmosfera e dedicate ai tratti psicologici dei personaggi e quelli di questo romanzo mi sono diventati tanto familiari che vorrei incontrarli, anche quelli terrificanti. Al Bertam's Hotel si incrociano storie individuali ma simboliche, d'amore, ma anche di grande irreparabile disumanità. L'albergo è uno dei protagonisti, con quel suo diventare un non luogo ricco di avvenimenti, sembra il terreno inerte nelle nebbie dell'alba dove si svolgerà un duello ma si scoprirà ben altra verità.
Per l'ambientazione Agatha Christie si era ispirata al Brown's Hotel di Londra per il suo stile immutato nel tempo e il servizio impeccabile. Si dice che amasse fermarsi lì per il tè, osservando i clienti abituali.
Miss Marple al Bertram's Hotel rimane un capolavoro crepuscolare: un libro in cui la regina del giallo spostando Miss Marple dal suo villaggio di campagna dimostra che dietro le tende di velluto rosso e le tazze di porcellana d'epoca si nascondono sempre le stesse, implacabili passioni umane.
Nel 2007 ne è uscito un adattamento per la tv, molto romantico ed evocativo ma poco fedele al libro, a me è sempre piaciuto molto, credo mantenga il cuore del carattere di Miss Marple e del contrasto tra il congelamento dell'albergo e la vita che fuori va veloce e inoltre la dinamica fondamentale resta la medesima e così il ruolo dell'albergo, ma delitti e personaggi sono molto diversi da quanto immaginato da Agatha Christie.
È quasi autunno, rileggo e riguardo.
Buon pomeriggio,
Laura




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