mercoledì 26 novembre 2014

Storia della bambina perduta. Elena Ferrante

Storia della bambina perduta. Elena Ferrante.
e/o. La mia copia.
E' tutto finito, è il quarto volume e l'amica geniale si chiude qui.  "Storia della bambina perduta" è un libro ancora uguale e di nuovo diverso dai tre che lo precedono, come il primo delinea i personaggi, ma questa volta si avviano al loro epilogo, come il secondo vive dei sentimenti di Elena e del cervello di Lila, come il terzo apre porte che non chiude e come tutti rende il lettore comparsa della storia, un vicino di casa che vive tutto da lontano, nella tranquillità e nel dispiacere di non esserne parte. In questo quarto volume tutto si complica, i rapporti sentimentali e le solidità caratteriali vengono sovvertite, Elena vive la sua passione e il suo amore per Nino presentando la parte peggiore di sé, quella di una madre capace di subordinare le proprie figlie a se sessa, se ne rende conto e non resiste, lo fa, le lascia, poi torna e le afferra, le tiene finalmente con sé, ma le sposta nella mappa dei suoi sentimenti, viaggiando e costringendole a riadattarsi ogni volta. Elena scopre le modernità del mondo, le radici della sua voglia di affermarsi e di farlo per gli altri, per l'immagine che vuole avere di sé, per la favola che scrisse Lila quando erano bambine e perché è una persona che realizza i suoi sogni e non li lascia, a tutti i costi non li lascia. Elena sceglie Nino. La passione è il vento che la conduce, sola, dentro la storia che la porta di nuovo vicina alla donna che aveva cercato di allontanare, Lila. Si riapre un lungo capitolo Napoli e la città presenta volti distinti e inconciliabili, il Vomero e il rione, l'amore e l'amicizia, la voglia di essere e le origini che danno reale forma a quell'essere. Elena è una donna fortunata, prima o poi tutto si sistema tutto per lei, attraversa il dolore che però non diventa mai tragedia, la paura ma mai il terrore, le difficoltà ma non il fallimento, alla fine sembra che a proteggerla sia il suo ego, il mordente che la porta a serrare i denti intorno a ciò che vuole, la visceralità del bisogno di sentirsi come vuole essere e dei conti che non farà mai con se stessa perché forse nulla la travolge, rimane stretta alla sua determinazione e al suo volere e non dimentica mai di scegliere. Lila è anima e cervello, diventa la donna che sembrava sarebbe diventata, volitiva, potente, presente nella sua realtà della quale diventa chiave, crea e disfa persone e cose, alla ricerca continua di sfide che lei stessa si pone, capace di portare il mondo in casa sua e incapace di uscire dal rione, lei che sarebbe potuta andare ovunque, lei che non è l'anima di Elena, ma il motivo più reale per il quale Elena abbia mai mosso un passo.
Nel quarto volume c'è violenza di ogni tipo, sentimentale, fisica, brutalità, chiusure e angosce del tempo che è passato modificando ogni cosa, c'è l'incredibile pazienza di Lila nel vedere andare la vita nella direzione che ha contribuito a creare, nella sua intelligenza e nel saper non dire svelando appena la propria opinione, e Elena che più di tutto ha la capacità di leggere la mente di Lila, di capire i suoi pensieri, di interpretarla e forse di non farla sentire sola. E poi c'è la bambina perduta, un momento che non passa, un bisogno che non si placa, un dolore che non si assopisce e una realtà che vanifica la vita di quattro epoche. Non ci sono cose che mi aspettavo di leggere, ho trovato sorprese che non avrei immaginato, ho sentito forte nel cuore la maternità di Lila e le sue difficoltà, la coerenza tra quella ragazzina che non rimaneva incinta, la donna che soffre per partorire e la persona che si spegne dentro di lei. Ho urlato a Elena di cambiare idea, di non farlo, di pensarci, ho detestato i Solara e Elisa così frutto del suo ambiente da lasciarsi giustificare in tutto e quel Nino un personaggio sottile come il suo corpo, bello e infingardo come una promessa che non può essere mantenuta, un ometto vestito da principe che si dimostra figlio di tanto padre, soltanto colto, ambizioso, pronto a dare e pronto a togliere. La mamma di Elena che sapeva tutto da sempre, le città d'Italia che accolgono vite e persone, il rione che non so cosa sia ma lo voglio vedere, delitti irrisolti, incarcerati che sembrano innocenti, la nebulosa originaria che rimane attraverso i decenni, Enzo l'unico personaggio maschile degno di tutta la storia, la generazione che voleva cambiare il mondo e il mondo inamovibile. Nessuno e nulla se ne va da qui, da vicino a me, perché ciò che Elena Ferrante lascia con "L'amica geniale" e i suoi quattro libri è il bisogno di parlarne e la voglia di cercare la bambina perduta.



giovedì 20 novembre 2014

@TwoReaders legge "Questa libertà" di Pierluigi Cappello

Questa libertà, Pierluigi Cappello
Rizzoli
La mia copia
Dopo aver festeggiato un anno di letture condivise, @TwoReaders propone il romanzo "Questa libertà" di Pierluigi Cappello, pubblicato da Rizzoli e segnalato da Paola, una delle nostre più affezionate lettrici. Pierluigi Cappello è un poeta, tra i numerosi riconoscimenti nel 2004 ha ricevuto il Premio Montale, è impegnato in un'opera di diffusione della cultura nelle scuole e nelle università e nel 2013 ha ricevuto dall'Università di Udine la laurea honoris causa in Scienze della Formazione. Con l'esperienza delle parole, del dolore, della delicatezza e il racconto di una generazione per la prima volta la voce di un poeta arriva al gruppo di lettura.

Come sempre ecco le regole per leggere con @TwoReaders:

  • leggere il libro indicato;
  • di seguito è riportato il ritmo di lettura con il numero della pagina cui arrivare e dell'ultima frase per i lettori di ebook;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet citazione e possibilità di commentare;
  • i tweet di citazione (da cartaceo) devono riportare la pagina di riferimento;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • gli hashtag per questa lettura sono #questalibertà #pcappello;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è ovviamente l'esclusivo responsabile di ciò che scrive;
  • evitare lo spoiler;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore;
  • @TwoReaders modererà la lettura e si riserva di bloccare account che non operano secondo le regole o contrari allo spirito del gruppo. 
La partecipazione alla lettura sarà organizzata nella Storify del gruppo e le immagini nella bacheca Pinterest dedicata.

Il programma di lettura:


giovedì 20 novembre:
lettura fino a pagina 28 "nel mio stupore.";

venerdì 21 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 54 "tutto potrebbe mutare.";

sabato 22 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 71 "dalla sua mortificazione."

domenica 23 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 85 "a piedi scalzi.";

lunedì 24 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 106 "appartenevo al cielo.";

martedì 25 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 123 "lui è felice.";

mercoledì 26 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 149 "con un sorriso.";

giovedì 27 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente,
lettura fino a pagina 172 "continente ignoto.";

venerdì 28 novembre:
citazioni e commenti del giorno precedente;

sabato 29 novembre:
commenti e confronto sul libro.

venerdì 14 novembre 2014

Virginia Wolf. La bambina con il lupo dentro. Kyo Maclear e IsabelleArsenault

Virginia Wolf. La bambina con il lupo dentro.
Kyo Maclear e Isabelle Arsenault
Rizzoli 
C'erano una volta due sorelle che per anni, anni che mai sarebbero finiti, avevano acceso i sogni e la fantasia di una ragazzina che, invece, del tempo subiva gli effetti. Le due sorelle si chiamavano Virginia Woolf e Vanessa Bell e la ragazzina le incontrò a scuola, erano due sorelle famose e si leggeva di loro nei libri di letteratura, di arte e le si trovavano perfino al cinema. La ragazzina iniziò ad appassionarsi alla loro storia, alle loro case e crescendo anche ai rapporti con i loro mariti. Ne studiò i libri, ne guardò i quadri, cercava di sapere quanto più possibile di quelle due sorelle e del loro legame. Virginia e Vanessa si assomigliavano, ma Virginia era più triste, con gli occhi scesi a volte fino agli zigomi e alla fine andò al fiume e non tornò più. La casa in cui si incontravano era diventata magica e i loro amici erano diventati personaggi delle fiabe e la ragazzina crescendo continuava a cercare di conoscere lo spirito di quelle due sorelle, leggendo e indagando.
In questa ricerca continua e felice delle parole, delle immagini e dei cuori di Virginia e Vanessa, un giorno la ragazzina, ormai mamma, scoprì un libro bellissimo, raccontato da Kyo Maclear e illustrato da Isabelle Arsenault intitolato "Virginia Wolf, La bambina con il lupo dentro", in cui si raccontava di Virginia che non si sente bene e di sua sorella Vanessa che fa di tutto per aiutarla. Era un libro per bambini, ma la ragazzina, anche se ormai era diventata adulta, ne fu rapita. Era la storia di Virginia che si sveglia una mattina e non vuole farsi vedere, non vuole giocare, non vuole incontrare le sue amiche, ha un lupo dentro e ulula anche come un lupo, non vuole parlare e così rimane chiusa nella sua stanza e nei suoi pensieri. Le immagini sono bianche, grigie e nere e si sente tutta la tristezza della bambina-lupo, Vanessa vuole aiutare sua sorella, insiste perché le parli e quando Virginia finalmente svela il posto in cui sarebbe felice Vanessa non sa come farla arrivare là. Allora ha un'idea, prende i suoi colori e i suoi pennelli e inizia a dipingere uno splendido giardino nella camera di Virginia, con fiori, foglie e frutti creando quel posto in cui sua sorella vuole andare e dipinge anche un'altalena e una scala così chi è giù può salire su. Vanessa ha portato i colori di fuori dentro il nero del cuore di Virginia e lei si sente meglio. Le pagine diventano colorate e si trasformano in un luogo incantato e quasi quasi se ne sente il profumo.
La ragazzina diventata mamma lesse questa storia in un fiato, appena finita comprò il libro, lo portò a casa e si ricordò per sempre che quando si è tristi non si deve restare chiusi nei propri pensieri bui.

Un libro per bambini, per adultini e per appassionati di Virginia Woolf, una bellissima pubblicazione di Rizzoli.

martedì 11 novembre 2014

Incontrare Steinbeck sul Pian della Tortilla.

Pian della Tortilla, John Steinbeck
Bompiani
La mia copia
Con la famosa mobilità dei libri m'è capitata in mano una vecchia copia di "Pian della Tortilla" di Steinbeck pubblicato da Bompiani, anno 1952, XX edizione, traduzione di Elio Vittorini. Ho letto poco Steinbeck, soltanto "Furore" e alcune parti di "Uomini e topi" e "L'inverno del nostro scontento", sono sempre stata attratta da " I pascoli del cielo" perché è un titolo bellissimo fatto di parole tanto mistiche quanto capaci di far pensare alla terra ma suggerendo la medesima maestosità, dietro dovrebbe esserci un libro epico.
"Pian della Tortilla" è un romanzo del 1935 ambientato in California nel periodo della grande depressione e racconta di un gruppo di paisanos, il loro stile di vita, la distanza dai valori allora attuali, la povertà fino all'amarezza. Fu un successo e aprì l'autore alle sue opere successive in cui si ritrovano gli stessi temi: la libertà, la miseria, il racconto della civiltà americana e di come poi era cambiata. Steinbeck era dotato di quel magnetismo degli autori americani della lost generation, di quella voracità e prolificità di pensieri e vissuto, una varietà quasi stravagante, che rende mitici gli scrittori e gli uomini. Scriveva negli anni '30 ciò che in Italia più o meno non si poteva nemmeno pensare, descriveva la realtà e per farlo metteva al suo servizio la fantasia fino all'estrosità, i suoi libri divennero film, la sue storie furono rappresentate a Hollywood e in teatro. L'America della natura, dei lavoratori, degli spazi enormi e schiaccianti veniva raccontata e condivisa fino all'esplosione di "Furore", al Pulitzer del 1940 e al film che ne trasse John Ford. Intorno a quel libro si aprirono grandi polemiche: una visione troppo di sinistra per vivere in quell'America e nei suoi demoni, Steinbeck parlava di libertà e di oppressione in una strana Nazione cresciuta per la voglia di non avere un re e diventata l'impero del mondo. Intanto in Italia governava la piccolezza mal travestita da grandezza e come far arrivare qui la portata della lost generation se non per mano e voce di altri intellettuali (che spesso finivano in prigione per questo) ed ecco che "Pian della Tortilla" venne tradotto da Vittorini. A questo proposito si apre la questione delle interpretazioni, del ruolo del traduttore, del traduttore in epoca fascista e del traduttore già lui stesso scrittore, qui un approfondimento corredato di bibliografia su come si ritenga che l'intervento di Vittorini sulle opere di Steinbeck sia stato non di pura trasposizione dell'opera in italiano, ma quasi una riscrittura dei contenuti. Con Steinbeck viene fuori tutta una poetica, un uomo e un'evoluzione da studiare dalla sua biografia: da un ragazzino che decise di diventare scrittore per arrivare fino (e oltre) alla "Valle dell'Eden" del 1952, al film che ne trasse Elia Kazan legando all'autore l'immagine di James Dean e di un epoca nuova, ma generata da quell'essere perduti cui lui era appartenuto. Dire "Steinbeck" è dire quasi troppo e leggendo su di lui ci accorge come un uomo e un autore possa diventare un universo complesso e in movimento inesauribile anche una vota concluso.
Un "Pian della Tortilla" trovato su una bancarella in centro a Roma ha introdotto la riflessione sulla società americana descritta e modificata durante l'attività artistica di Steinbeck, sul ruolo di Hollywood nella diffusione di un'opera letteraria, sulla censura fascista, su certi intellettuali italiani che sfidarono la legge del più forte, sulla delicatezza degli autori che diventano traduttori, su una produzione letteraria, teatrale e anche cinematografica poderosa e sull'ignoranza (mia di certo). Leggerò questa versione poi l'ultima proprio di quest'anno sempre per Bompiani e per capire cosa significa dire che uno scrittore rischia di riscrivere un'opera se la traduce. 

Titolo: Pian della Tortilla
Autore: John Steinbeck
Traduttore: Elio Vittorini
Anno: 1952
Editore: Bompiani 


domenica 9 novembre 2014

9 novembre 1989: citazioni dal muro.

Dresda, 2014

"Per accontentare i nostri alleati è stata resa la decisione di aprire i posti di blocco [...] Se sono stato informato correttamente quest'ordine diventa efficace immediatamente."

Gunter Shabowski, Ministro della Propaganda della DDR
9 novembre 1989


E fu così che una frase detta in diretta tv da un Ministro che non sapeva precisamente cosa dire causò la corsa verso il muro di Berlino di migliaia di abitanti della parte est, le guardie di confine furono costrette ad aprire i checkpoint e all'ovest iniziò l'accoglienza. Poi chi abbia ricostruito cosa è un'altra storia, ma i muri prima o poi vanno giù, i Ministri della Propaganda pure e di là si apriva un mondo.

Ora dove c'era la DDR c'è anche questo (che nella storia tedesca sembra un palindromo ideologico: dal nazionalsocialismo al muro, dalla cortina di ferro a ovest).



martedì 4 novembre 2014

Holden e il suo inizio.


The catcher in the rye, J.D. Salinger, Penguin
Il giovane Holden, J.D. Salinger, Einaudi traduzione 1961
Il giovane Holden, J.D. Salinger, Einaudi traduzione 2014
Le mie copie




"If you really want to hear about it, the first thing you'll probably want to know is where I was born, and what my lousy childhood was like, and how my parents were occupied and all before they had me, and all that David Copperfield kind of crap, but I don't feel like going into it, if you want to know the truth."

The catcher in the rye, J.D. Salinger, 1951


"Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'è stata la mia infanzia schifa e cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne."

Il giovane Holden, J.D. Salinger
Traduzione di Adriana Motti, Einaudi 1961.


" Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto, e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che nascessi, e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità."

Il giovane Holden, J.D. Salinger
Traduzione di Matteo Colombo, Einaudi 2014.



(Non ho mai letto la traduzione di Jacopo Darca di "Vita da uomo" del 1952 se mai mi dovesse capitare integrerò questo post.)