giovedì 18 maggio 2017

170 anni di Brontë




Col maggio dei libri quest'anno si parla di anniversari di grandi autori e ce ne sono molti: Malaparte, Austen, Pirandello tra gli altri, ma ci sono anche ricorrenze che riguardano grandi opere. 
Nel 1847, tra autunno e l'inverno, uscirono tre libri intramontabili, scritti dalle tre sorelle più note della letteratura: Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Gray, dalle menti e dai cuori di Charlotte, Emily e Anne Brontë. È un anniversario importante, dunque. 
Vale la pena ricordare che senza l'intervento di Charlotte non avremmo conosciuto nessuna delle tre, fu lei infatti a convincere le sorelle della possibilità di essere pubblicate, fu lei che inviò i manoscritti, che seguì il percorso necessario per arrivare alla stampa, prima con una raccolta di poesie a sei mani e tre pseudonimi, poi per i tre loro libri.
Il primo romanzo che Charlotte cercò di far pubblicare fu Il Professore (suo prima opera che poi uscì postumo), ma vedendolo respingere in continuazione al contrario di quanto, a un certo punto, avvenne per i romanzi delle sorelle, decise di lasciarlo da parte e si buttò anima e corpo nel suo personaggio più riuscito e nella goticissima vita di Jane Eyre
Così, Anne e Emily videro pubblicate le loro opere dal medesimo editore, Thomas Cautley Newbay, nel dicembre; Charlotte, che dopo i rifiuti del precedente romanzo iniziò a inviare Jane Eyre, fu pubblicata da Smith, Edler & Co, che rimase poi il suo editore negli anni a venire, nell'ottobre dello stesso anno.
Dalla canonica di Haworth nel 1847 vennero fuori tre voci, la poesia travolgente di Emily che ci spiazza coi suoi personaggi, il rigore e le descrizioni indimenticabili di Charlotte, i tratti pedagogici di Anne. Ellis, Currer e Acton Bell, i loro tre pseudonimi, gli autori che in pochi mesi pubblicarono pubblicato tre opere rimaste vive per centosettant'anni.
Di Emily non abbiamo altro, morì il dicembre seguente, nel 1848, Anne produsse ancora un romanzo La signora di Wildfell Hall, Charlotte ci ha portato con sé fino al magnifico Villette.
Nulla sarebbe successo senza la caparbietà di Charlotte, o meglio, le tre sorelle avrebbero scritto comunque, noi non saremo diventati loro lettori, e allora nel 2017 festeggiamo questo triplice compleanno quasi bicentenario.
Per ricordare la prima uscita delle tre Brontë, ho ripescato un'edizione che trovata in un negozio di libri usati a Roma, una raccolta a tre voci del giugno 1965, quando si traducevano anche i nomi, o almeno quelli che avevano un corrispondente in italiano
...ma per fortuna per la brughiera si sente comunque chiamare Heathcliff!


Copia in foto:
Titolo: Tre romanzi
Autore: Charlotte, Emily e Anne Brontë
A cura di: Lia Spaventa Filippi
Editore: Edizioni Casini
Anno: 1965
Prezzo: 4.500 lire


domenica 14 maggio 2017

Tornare a Dresda per la domenica di tè #72






"Non mi pento. Qualsiasi altra strada avrebbe portato a un equivalente di questo. 
Ero destinata a bere tè e a occuparmi della fabbrica, senza l'ispirazione per scrivere. 
Mi sento svuotata. Ma non l'annoierò con le mie lamentele. 
Forse non lo sa, ma abbiamo una fabbrica di viti. 
Non creda che mi importi aver scambiato le lettere con questo. 
In realtà le viti sono spaventosamente profonde. 
Ci si può scrivere sopra un trattato di filosofia. 
Eraclito l'oscuro disse che la vite è la sintesi della retta e del cerchio. 
Vede? nel suo movimento, la curva e la retta sono una cosa sola. "


Alfonso Cruz, La bambola di Kokoschka


Libro
Titolo: La bambola di Kokoschka
Autore: Alfonso Cruz
Traduzione: Marta Silvetti
Anno: 2016
Prezzo: 17,00 euro

Nome: Black Mojito
Tipo: aromatizzato
Colore: nero
Provenienza: Cina
Aroma: menta e lime
Negozio: Tee Rausch, Dresden

giovedì 11 maggio 2017

Caffè nero per tutti: le Edizioni Black Coffee


credits: Black Coffee


È nata da poco una casa editrice dedicata alla narrativa nord americana, si chiama Black Coffee, gli editori sono già noti ai book blogger, ma per tutti i lettori ecco qui il nuovo progetto editoriale di Sara Reggiani e Leonardo Taiuti. 

Black Coffee è un pulcino dell’editoria, è nata da pochissimo e dalla passione di qualcuno che si è trasformato in editore, ve lo avranno chiesto in tanti, ma vi va di raccontare il momento in cui avete deciso “ok, si parte.”?
Me lo ricordo come fosse ieri. È stato nell’inverno del 2013 che ho proposto a Leonardo di aprire una piccola casa editrice in cui riversare la nostra esperienza di traduttori e scout. Era sera, poco prima di cena, e gliel’ho detto più che altro per vedere che faccia faceva. Poi però mentre gli elencavo le mie motivazioni, mi sono accorta che ci credevo più di quanto immaginassi, che avevo le idee già molto chiare, che sapevo dove andare. Quando ho smesso di parlare, lui ha detto solo, Ma sì, proviamoci, non ci manca nulla. Poco dopo siamo andati a trovare mia sorella, che all’epoca viveva ad Amsterdam e chiacchierando con lei è spuntato fuori il nome, Black Coffee (stavamo ascoltando la canzone interpretata da Ella Fitzgerald). Nei mesi a venire ci siamo rimboccati le maniche: abbiamo sviluppato il progetto, valutato autori, cercato alleati. Eravamo quasi pronti. Abbiamo detto “Ok, si parte” all’inizio del 2014, ma i timori erano ancora tanti e, quando è arrivata la proposta di portare Black Coffee nel catalogo Clichy sotto forma di collana, abbiamo accettato. Ci servivano delle conferme, avevamo bisogno di capire che cosa pensavano i lettori delle nostre scelte. Ci capiranno?, ricordo che mi chiedevo, perché non ho mai messo in dubbio che io e Leonardo avessimo fiuto. E ci avete non solo capito, ma anche sostenuto. Si è instaurato un dialogo tra noi e voi. A quel punto non siamo più riusciti ad accontentarci, ad adeguarci a una realtà che non ci rispecchiava in tutto e per tutto, a chiedere il permesso, insomma. Dovevamo proseguire da soli quella conversazione iniziata con i nostri lettori. Perciò, nella primavera dell’anno scorso, ci siamo detti, Ora basta, si parte davvero. E recuperata l’indipendenza, siamo andati per la nostra strada. 

Facciamo subito quelle cosa bellissima che le rockstar fanno alla fine dei concerti, quando si presenta tutto il gruppo, voi chi siete? E come vi siete trovati?
Io e Leo, ormai lo sapete, ci siamo conosciuti in Giunti e abbiamo proseguito insieme come traduttori freelance. Lui fiorentino doc, io pesarese trapiantata prima a Bologna poi a Firenze. Lui giovane, serio e metodico, io un po’ meno giovane, molto meno seria, affatto metodica. Volevamo circondarci di professionisti che condividessero le nostre scelte, che non solo sapessero lavorare bene, ma che comprendessero i nostri intenti senza bisogno di tante parole. Non importava che vivessero a Firenze, ancora non abbiamo una sede vera e propria. Black Coffee è più uno stato mentale! Come prima cosa, siamo andati a ripescare quelle persone che nel corso del tempo avevano dimostrato uno spirito affine al nostro. Raffaele Anello (grafico e art director di Black Coffee; vive a Berlino) ed Emanuela Busà (redattrice) erano stati nostri collaboratori in Giunti. Siamo anche grandissimi amici e con Black Coffee coroniamo finalmente il sogno di lavorare a una cosa che è soltanto nostra. Poi abbiamo scelto le figure che ci mancavano: Giorgio Collini, responsabile dei social media, è di Roma e con lui ci siamo capiti al volo, la comunicazione di BC doveva essere in un certo modo ed era il suo modo; Marta Ciccolari Micaldi, alias la McMusa, l’avevo incontrata a un Salone del Libro, quando ancora eravamo una collana di Clichy, e scambiandoci due chiacchiere ho capito che le nostre strade si sarebbe incrociate di nuovo, così appena aperta Black Coffee come realtà indipendente le ho affidato il compito di aiutarci a “raccontare” questa storia perché la conosceva, la amava e sapeva comunicarla nel modo giusto, con serietà ma anche con un atteggiamento pop cui puntavamo; Marta ci ha presentato Francesca Pellas che ora è il nostro ufficio stampa/scout di base a New York (mi sono bastati due messaggi vocali e una mail per capire che era una di noi, e le ho proposto di salire a bordo). 

Come scegliete i libri, quali sono le vostre regole per la caccia al titolo e all’autore, se ne avete?
Stabilita la linea editoriale (autori nordamericani esordienti alternati a recuperi dal passato, voci femminili in prima linea – quest’anno pubblichiamo solo donne, come dichiarazione d’intenti – fiction e non fiction, attenzione alla forma del racconto), ci siamo messi alla ricerca di testi insoliti, che trattassero cioè temi conosciuti, ma da punti di vista nuovi. Solitamente facciamo così: io individuo gli autori, valuto le opere che attirano di più la mia curiosità e, se passano, le sottopongo a Leo. Passano solo autori che mi afferrano per la gola entro la cinquantesima pagina. Sono disposta a sorvolare su certe ingenuità – soprattutto con gli esordienti – ma mi devono prendere. Non sono una persona paziente. Mi innamoro e non vedo più niente. Allora qui subentra Leo che modera, che mi pone domande, insinua il dubbio. Se riesco a convincerlo nonostante le reticenze, il libro passa e inizia la lotta per l’acquisizione dei diritti. Ma questa è un’altra storia.

Black Coffee ha degli editori di riferimento? Dei modelli di impresa o di catalogo?
I nostri modelli di riferimento sono le case editrici indipendenti americane, perché ci piace la spontaneità e l’entusiasmo con cui costruiscono il loro rapporto con i lettori. Come ho detto in altre occasioni, siamo e resteremo una realtà di piccole dimensioni, per essere liberi di creare un discorso che magari non interessa a tutti, ma fa breccia su chi ha le nostre stesse passioni. In America sono tante le case editrici così e creano una rete culturale di grande valore. Sopperiscono alle mancanze della grande editoria. Per dirne una, osservo molto Two Dollar Radio, fondata da una coppia come noi che pubblica testi coraggiosi e insoliti. Cerco per quanto possibile di non “imitare” nessuno, perché altrimenti non offriremmo nulla di nuovo al panorama editoriale italiano.

Il futuro di Black Coffee è già programmato? Sapete dove state andando?
Sappiamo molto bene dove stiamo andando, cosa vogliamo portarvi e come, ma di certo non abbiamo programmato tutto, per carità. Siamo consci delle dimensioni che vogliamo raggiungere, dei nostri punti forza e delle nostre debolezze. Guardiamo tutti nella stessa direzione, ma restiamo aperti alle eventualità. Questa è un’avventura, se sapessimo già tutto, non ci sarebbe più gusto.

Siete già molto presenti online, sui social e in contatto con i book blogger, qual è il vostro rapporto con chi parla di libri qui sul web? Twitter, Instagram sono diventati analoghi a un passaparola, credete nella comunicazione eterea?
Crediamo molto nel dialogo con i nostri lettori. Siamo diventati editori per comunicare qualcosa. Facciamo libri per voi, non per noi stessi, e desideriamo sapere che cosa vi suscitano. Nel corso degli anni ho instaurato un rapporto stretto con molti blogger che stimo e con lettori in generale che si sono dimostrati particolarmente attenti. Mi piacerebbe accorciare il più possibile la classica distanza fra editore e lettore. Troppo spesso l’editoria assume atteggiamenti snob, avvolgendosi di un’aura di distacco che non fa bene a nessuno. Senza il sostegno di alcune persone che scrivono di libri sul web, noi forse non avremmo avuto tutto questo coraggio. Quindi sì, credo nel potere del passaparola sui social, ma apprezzo solo pareri ragionati, critiche motivate, complimenti sinceri. Dei leccaculo non me ne faccio niente.

A breve saremo tutti a Torino, noi lettori per piacere, noi blogger per conoscere, salutare, scoprire (scusa ma ho uno sdoppiamento di personalità a volte), voi editori anche per promuovere. Cosa pensa Black Coffee delle fiere e come vi state preparando al vostro primo Salone del Libro?
Adoriamo le fiere perché ci permettono di conoscere di persona i nostri lettori, farci un’idea di chi è il nostro lettore tipo. Io e Leo siamo tipi socievoli, e la fiera ci dà modo di far capire che Black Coffee è frutto della nostra passione, non solo un’impresa economica. Quest’anno in particolare il Salone si preannuncia elettrizzante e siamo fieri di debuttare in questa edizione che promette un’attenzione particolare agli Stati Uniti. Avendo soltanto tre titoli in catalogo abbiamo deciso di partecipare all’interno dell’incubatore e offrire ogni sera un aperitivo particolare, con letture dal nostro ultimo titolo, Happy hour di Mary Miller, accompagnate da cocktail a base di vodka texana. Insomma faremo del nostro meglio per raccontarvi lo spirito della nostra casa editrice e lasciarvi dentro qualcosa (non solo l’alcol!).

Cosa vedremo prossimamente marchiato dalla vostra (fichissima) tazza di caffè?
Dopo Happy hour faremo una piccola pausa e torneremo in autunno con un’opera di non fiction di Amy Fusselman, autrice esordiente, e un’antologia di racconti di Joy Williams, grande maestra del racconto americano ancora praticamente (e inspiegabilmente) sconosciuta in Italia. A chi sarà al Salone consiglio di venire a curiosare nel nostro catalogo!

Cosa vi augurate?
Ci auguriamo di poter avere il successo sufficiente a continuare a fare quello che stiamo facendo. Né più né meno.

Grazie Sara e buona lavoro a voi.



domenica 7 maggio 2017

A Istanbul per la domenica di tè #71





"Lo calmai e lo feci sedere sulla sedia di fronte allo specchio con la cornice blu. 
Ordinai due tè. "Adaza," dissi, "mi chiedi di spiegarti, ma crederai alle mie parole?"
"Sì, ci crederò."
Portarono i tè. Io ne bevvi un sorso, lui aspettò." 


Burhan Sönmez, Istanbul Istanbul


Libro
Titolo: Istanbul Instanbul
Autore: Burhan Sönmez 
Traduzione: Anna Valerio
Editore: nottetempo
Anno: 2017
Prezzo: 17,00 euro



Nome: Panpepato
Tipo: Pu Erh aromatizzato
Colore: nero
Provenienza: Cina
Aroma: chiodi di garofano, anice stellato, cannella
Negozio: Treabreak

venerdì 5 maggio 2017

Gita al faro. Virginia Woolf




Il 5 maggio del 1927 la Hogarth Press pubblica un libro strepitoso, intimo, irripetibile, Gita al faro
Virginia Woolf è la moglie dell'editore, editore lei stessa, Vanessa Bell è la sorella di Virginia, è una pittrice, e realizza la copertina di quella prima edizione. 
Così la famiglia Ramsay e il ricordo che Virginia ha di sua madre diventano un patrimonio del mondo e segnano il mio incontro con l'autrice.
Quelli tra il 1925 e il 1928 furono anni produttivi per Virginia, scrisse Gita al Faro e ideò Le onde, ma fu anche un periodo in cui i momenti di difficoltà furono profondi e improvvisi, i mal di testa, la stanchezza, la pressione di Londra e quel romanzo già nato della sua mente che doveva venir fuori, doveva essere scritto. C'erano le preoccupazioni per la casa editrice con la defezione di T.S. Eliot, e c'era Vita, Vita Sackville-West, l'amore passionale di Virginia, la persona alla quale invierà copia di Gita al faro dicendo "secondo me il romanzo migliore che io abbia mai scritto".
Nel 1926 le cose sembravano più serene, Virginia procedeva costante nella stesura del romanzo, annotava sul diario la facilità con cui progrediva e le emicranie erano migliorate, tanto da permetterle di tornare, seppure con moderazione, in società. 
Ad aprile la prima parte del romanzo era finita e la seconda fu conclusa il 25 di maggio, poi gli impegni mondani e il ritorno di Vita dalla Persia rallentarono la scrittura, seppure, Virginia fu costante e all'inizio del 1927 Gita al faro passò nelle mani di Leonard per la sua lettura. 
Il 5 maggio fu pubblicato.
La reazione più intensa fu quella di Vanessa che scrisse "[...] a me sembra che nella prima parte del libro tu abbia dato un ritratto della mamma che le somiglia più di quanto avrei ceduto possibile. È quasi doloroso vedersela resuscitare davanti.", il romanzo infatti racconta la loro infanzia, la loro famiglia, i loro genitori. Vanessa continuò dicendo "E tu, che riesci a vedere così in profondità come un pittore di ritratti, a me sembri una grandissima artista, ed è così sconvolgente trovarsi di nuovo a faccia a faccia con loro due che poi riesce difficile pensare ad altro."
Roger Fry, carissimo amico, lesse il romanzo e scrisse a Virginia "[...] non puoi impedirmi di pensare che è la tua cosa migliore, persino migliore di Mrs Dalloway."
Così fu accolto Gita al faro e così è ancora considerato dopo novant'anni, un assoluto capolavoro. Quell'anno vendette 3873 copie, molto di più degli altri titoli di Virginia, e lei comprò una macchina, Leonard guidava bene, Virginia distrusse una siepe e decise di lasciare a lui il volante. 
Non so dire altro su Gita la faro cercando di rimanere vagamente opportuna, leggerlo è l'unica possibilità per scoprire il tempo dell'attesa e quello della concretezza secondo Virginia Woolf. 

Copie in foto:

Titolo: Gita al faro
Autore: Virginia Woolf
A cura di: Anna Luisa Zazo
Editore: Mondadori
Anno: 2004
Prezzo: 7,40 euro

Titolo: Gita al faro
Autore: Virginia Woolf
Traduzione: Giulia Calenza
Editore: Garzanti  
Anno: 1971
Prezzo: 600 lire

giovedì 4 maggio 2017

Milk and honey. Rupi Kaur


Milk and Honey. Rupi Kaur.
Tre60. La mia copia.



Milk and honey è una raccolta di poesie di Rupi Kaur pubblicata da Tre60, casa editrice che conosco poco e nel cui catalogo sto sbirciando da qualche giorno. Vedevo questo libro ovunque online, molto meno in libreria, ma poi qualche giorno fa l'ho trovato e l'ho comprato. 
L'ho letto in una notte. L'ho riletto la mattina seguente. Credo che continuerò ancora.
Mi era successa una cosa del genere l'anno scorso con un libro di Sur che si intitola Andarsene di Rodrigo Hasbùn, mi era piaciuto talmente tanto che lo avevo letto tre volte in un giorno e mezzo, ma poi non sono mai riuscita a parlarne qui.
Milk and Honey, mi ha fatto lo stesso effetto, soltanto che mi sono imposta di parlarne. 
Il libro è suddiviso in quattro parti corrispondenti a quattro azioni violente, pure, perfette e forse necessarie: il ferire, l'amare, lo spezzare, il guarire.
Sono una persona fortunata e la vita mi ha risparmiato la prima, almeno per come è raccontata nel libro, altre sono state le ferite, di certo minori. Ma l'amare, lo spezzare, il guarire capitano a tutti.
Quella è la vita diffusa e la voce di Rupi Kaur in alcune pagine è allo stesso tempo descrittiva, feroce, fastidiosa, dolcissima e vera. Nella mescolanza delle poesie ho trovato alcune parole così simili a certi miei pensieri, che ho realizzato quanto alcune emozioni siano prive di longitudini e latitudini diverse dall'umanità e dal percorso dell'amore.
Devo dire che non tutte le poesie hanno la stessa forza, la stessa raffinata percezione di sé stessi e dei sentimenti coinvolti, alcune abbassano il tono, diventando dei semplici aforismi, ma i passi belli sono meravigliosi. 
Il poeta in questione è una donna, i suoi versi sono versi di una donna, chiaramente e senza dubbio. Lo è il sentire, la fisicità, anche la stessa struttura parla di un'interiorità femminile, ma che non si dica di genere, perché i generi sono due, e perché questo libro è stato tradotto da un uomo, e davvero vorrei sapere come ha lavorato per arrivare a restituire una voce così netta. 
Per quelle pagine indimenticabili Milk and Honey è un libro da leggere, dal quale lasciarsi prendere, per ricordare, immaginare, rivivere o semplicemente osservare il presente.


che bel suono ha il mio nome
quando ti bacia la lingua



Titolo: Milk and honey
Autore: Rupi Kaur
Traduzione: Alessandro Storti
Editore: Tre60 
Anno: 2017
Prezzo: 12,00 euro