martedì 24 dicembre 2013

Leggere stanotte.

"Era la notte prima di Natale e tutta la casa era in silenzio,
nulla si muoveva, neppure un topino.
Le calze, appese in bell’ordine al camino,
aspettavano che Babbo Natale arrivasse."
 
La notte prima di Natale, C.C. Moore.

lunedì 23 dicembre 2013

23 dicembre...l'antivigilia!

"Marley era morto, tanto per cominciare. Non c'era alcun dubbio. Il registro della sua sepoltura era stato firmato dal pastore, dal chierico, dall'impresario delle pompe funebri e dal responsabile della cerimonia funebre. L'aveva firmato anche Scrooge. E il nome di Scrooge alla Borsa era valido per qualsiasi cosa su cui lui decidesse di mettere mano. Il vecchio Marley era morto come il chiodo di una porta."
 
Canto di Natale, Charles Dickens

giovedì 19 dicembre 2013

Gruppo di #Tweetlettura "Sofia veste sempre di nero" Paolo Cognetti.

La mia copia.
Al via domani il secondo gruppo di #tweetlettura con l'account @Tworeaders, per il quale ringrazio ancora e fin da adesso  @ArchAtlas.
Il libro che il gruppo leggerà è "Sofia veste sempre di nero" di Paolo Cognetti, edito da minimum fax, scelto a maggioranza dei voti del gruppo di lettori.

Le regole per partecipare sono semplici e qui di seguito: 

  • leggere il libro indicato;
  • il ritmo di lettura è di venti pagine al giorno;
  • i twittlettori possono inserirsi anche in corsa, ma al capitolo attuale;
  • ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet al giorno, commenti o citazioni;
  • le citazioni dovranno contenere il numero di pagina;
  • i commenti dovranno contenere l'indicazione del racconto cui si riferiscono;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • ciascun lettore è ovviamente è l'esclusivo responsabile di ciò che scrive;
  • evitare lo spoiler;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore;
  • @TwoReaders modererà la lettura e si riserva di bloccare account che non operano secondo le regole o contrari allo spirito del gruppo.
Buona lettura a tutti e a presto!

giovedì 12 dicembre 2013

Il gruppo, lo spazio e un libro.

La prima lettura di gruppo su Twitter s'è conclusa da pochi giorni. Cercando di mettere in ordine le suggestioni di questo esperimento non posso non pensare a quanto siano colmabili certe distanze e a quante persone e vite si perdono con le scelte di ogni giorno. Nell' etere c'è uno spazio infinito pieno di caratteri, di occhi, di mani, di pensieri e di parole cui in realtà è impossibile attingere se non restringendo il campo, e così a stato con @TwoReaders e il gruppo che ha letto "La bellezza delle cose fragili" di Taiye Selasi edito Einaudi. Persone che non si conoscono, con ogni probabilità non si incontreranno mai, hanno partecipato delle reciproche sensazioni su uno stesso libro, una lettura condivisa senza spazio e senza supporti, una trasmissione limitata a centoquaranta caratteri e a un fenomeno in divenire continuo come sono le manifestazioni comuni.
Senza volto le persone possono apparire altro da loro stesse, ne sono convita, si può essere chiunque  scrivendo a un interlocutore senza lineamenti, come finalmente si può essere quanto di più vicino a sé stessi. Non c'è compromissione, non c'è tatto, non c'è olfatto, non c'è gusto, non c'è udito,  non c'è vista, rapporti in cui i sensi non hanno ruolo. C'è solo un libro, parole e storie di altri che vengono lette al ritmo comune del gruppo. Una discoteca buia, con spazi enormi, ci si muove, si balla tutti la stessa musica, ma senza vedersi, lontano non condividendo altro che pensieri in pillole e un luogo aperto, ma pieno di nascondigli. Distanza totale. Un palcoscenico senza le regole della prossemica, attori a casa e spettacolo nell' etere. Se ci penso troppo perdo le coordinate.
Insomma piano piano intorno a un libro e a un account Twitter s'è radunata la voglia di leggere e sempre più lettori, ognuno ha cinguettato il suo pensiero, la citazione che l'ha colpito, l'immagine che l'ha suggestionato, leggendo insieme, senza toccarsi mai. E la distanza diventa soltanto relativa.
Nascono legami di affezione e interesse per le parole e per i pensieri dell'altro e nasce la compagnia del ventunesimo secolo, quella dell'individualità condivisa.
La velocità del mezzo, la facilità con cui si può partecipare, un libro coinvolgente e la curiosità hanno portato il gruppo, nato come trio, a ingrandirsi arricchendosi di punti di vista e sensazioni, rendendo così "La bellezza delle cose fragili", un vincolo intellettivo tra sconosciuti. Il libro è stato citato, sentito e commentato con tanti stili quanti sono stati i partecipanti alla lettura e la traccia della Storify, consente di ripercorrere l'evoluzione del gruppo e la vita del libro. "La bellezza delle cose fragili", ricco di sentimenti e di legami, è riuscito a unire, intorno a una famiglia che snoda la sua vita nel tempo e nello spazio senza limiti alle vicende del corpo e dell'anima, un gruppo di senza volto che insieme di quei legami hanno condiviso l'amore e il dolore. Perché il sentire è comune e ce lo dimentichiamo sempre, io me lo dimentico sempre certa dell'unicità dei miei sentimenti, nella presunzione di credermi la sola. Niente di più falso. Tutti diversi, tutti molto uguali.
E il gruppo continua.

martedì 10 dicembre 2013

Dieci dicembre. George Saunders.

La mia copia.
E' scritto ovunque, e vorrei vedere dato che è uscito sul New York Times Magazine, "Il più bel libro che leggerete quest'anno".
Sarà vero, non lo so, direi che mi fido, ma secondo me più che altro è un libro che si tatua sul lettore, "il libro che lascia più tracce di sé di quest'anno", ma non sono il New York Times Magazine, questo è Il tè tostato, opinione non tecnica, non critica, non blasonata, non pubblicitaria, senza alcuna capacità di indirizzare alcuna tendenza, non potente, che non conta, non certo newyorkese.
Per me il dire che sia un bel libro, è come dire "ah Roma, che bella città", si sarà pure bella, ma non è il punto. Non secondo me, che comunque non conto.
Una raccolta di racconti, si dice così quando un libro è fatto di storie ognuna col suo titolo, i suoi personaggi spesso diversi, così come lo sono le ambientazioni, gli scenari, lo stile e la lunghezza. E' proprio la frammentazione che alcune volte rende difficile la lettura di un libro di racconti, cambiare passo, entrare nella storia e doverla subito lasciare, incontrare l'approdo dopo un viaggio forse non completo. In molti preferiscono il romanzo, probabilmente solo Calvino ha unito le due cose con la capacità di volerci far leggere tanti romanzi quanti sono gli incipit di Se una notte d'inverno un viaggiatore. (In quel caso si tratta di uno dei libri più incredibili di tutti i tempi e non sarò tecnica, ma so leggere). Saunders m'ha ricondotta a tanti scrittori, a tanti libri, a un mondo interiore che latita se non viene pungolato e qui il pungolo picca, con bel dolore confuso che si avvicina al piacere e "Dieci dicembre" non si lascia mollare.
Dieci storie che culminano nel racconto che da' titolo al libro e sfogo alle lacrime. Attori di diverse età e condizioni, ma in difficoltà, nella traccia comune della scelta tra essere migliore e o fare il meglio per sé stessi e la presenza di madri che, fisicamente presenti, immaginate o lontane, intonano il controcanto alla voce dei protagonisti.
"Dieci dicembre" è immediato e fragile, con dentro persone nel guado, calate nella realtà più nota come nella fantascienza, tutti con grandi occhi che si muovono tra la possibilità di compiere un gesto degno, un gesto per qualcun altro, che sia qualificante, che sia lodevole, che sia quasi un riscatto e il voltare lo sguardo, se si è in grado anche i pensieri, dove non c'è l'angoscia del mettersi in discussione. Emozionante è la contesa tra l'istinto e la ragione, dove la ragione conduce stranamente a sogni e desideri. Lo stile è immediato senza essere superficiale, prende per mano e porta via, un invito a cena dal quale si torna a casa a pranzo del giorno dopo, evasione e coinvolgimento, in abbandono all'essere asciutti, chiari, definitivi, certi e sicuri "so cosa sto dicendo e non cambierà e, tu vieni con me fino alla fine". Ecco "Dieci dicembre" m'ha fatto più o meno questo discorso.
Se interessa "Fuga dall' Aracnotesta" è il mio racconto preferito, mi ha fatto pensare a Fahrenheit 451, e a quando, vada come vada, a un certo punto ci si alza e si dice "così non gioco più".
Leggere Dieci Dicembre è un consiglio. Oggi, dieci dicembre.

lunedì 9 dicembre 2013

Caro Babbo Natale.

(video estratto da Youtube, caricato da christmas123100)



Caro Babbo Natale,

finalmente è dicembre e finalmente i desideri iniziano a sembrare più veri e più vicini. Col freddo, sotto le coperte, col tè in mano e le lucine sui balconi, sperare è molto più facile. E anche avere. Pensavo a cosa chiedere, ché sono stata abbastanza buona, credo, da poter immaginare di essere nella lista giusta, nel rotolone coi nomi scritti con inchiostro d'oro e le destinazioni illuminate.  Non ho mai capito se questa è l'occasione per tirare fuori tutto ciò che si vorrebbe avere ed essere o, se è il caso di fermarsi a ciò che si può chiudere con un bel fiocco. Inizierei dicendoti che l'anno scorso sotto l'albero c'era tutto il desiderabile, ma che durante nel 2013 le circostanze non sono state le più facili, questo mi porta a temere i desideri, ad aver paura che un sogno di troppo porti via tutto il resto, a pensare che un bell'albero vuoto magari porterà un anno facile.
Per questo oggi desidero solo leggere con calma e tra le tante cose belle che circolano nel mondo delle parole ti lascio una mappa, se ritieni chiudi gli occhi e punta il dito.
Sono un po' in imbarazzo, ma vado, ci sono libri da leggere, libri da guardare e libri da avere.
Innanzi tutto vorrei "Il barone rampante" e "Il visconte dimezzato" di Calvino, sono Oscar Mondadori e non lileggo da troppo tempo e non li trovo più, sarebbe carino poi ricevere "La vita sognata di Ernesto G." di Jean-Miguel Guenassia edizioni Salani, perché pare racconti una vita grandiosa e magari è d'ispirazione, "La promessa dell'alba" di Romain Gary, Neri Pozza, che spero in quelle lacrime grandi e pesanti che Gary sa come fare uscire, "Bloodsong" di Allen Ginsberg, il Saggiatore, che amare è una cosa seria e io amo la beat generation, "Diario di un anno difficile" di J.M. Coetzee, Einaudi, che ci giro intorno da un po', vorrei "Furore" quello bello grande, in edizione integrale di Bompiani e quei bei Fitzgerarld di minimum fax, tutti. Non basta, sono quasi bulimica, "Ho sposato un comunista" di Roth, Einaudi, e "Il grande imbroglio" elliot, nonché l'autobiografia di Edna O' Brian, che ieri era a Roma, dietro l'angolo, ma a casa c'erano delle priorità. Philippe Daverio e un bel volume sull'antiquariato del '700, anzi magari l'abbonamento ad "Antiquariato" la rivista perché poi finisce che non la compro mai.  Caro Babbo Natale, pensavo inoltre che per me, che inizio a guardare la versione Disney di Dickens circa il venti di ottobre, sarebbe una gioia il Canto di Natale di BUR.  Di sicuro ho perso molto di quello che mi piace in giro per la mia mente, non ho nominato Gli Istrici di Salani e lì davvero potresti pescare a caso, e nemmeno tutta la poesia di Majakovskij che forse è poco natalizia, né i libri usati, vecchi antichi e le prime edizioni, che se proprio ti capita (dubito molto per rarità e importi) un Huckleberry Finn 1884 sono qui.
Questo è ciò che puoi trovare su uno scaffale, ma tu sei Babbo Natale e il giro del mondo a cento anni e in una notte non è un problema, per questo forse dalla slitta puoi lanciare di sotto tutti questi libri che non merito e mandarmi il coraggio di essere serena, la capacità di rispettare la natura e le cose, di amare le persone, di vivere la pace e la comprensione, di superare i miei infiniti limiti meschini e di rendere mio figlio migliore di me. Vorrei saper sostenere la mia famiglia, ricordarmi che il mondo è un luogo meraviglioso e che non inizia con me, né tantomeno finisce in modo così misero. Vorrei che le luci di dicembre, potessero non smettere di brillare e la musica di suonare e che in quel sacco profondo ci fosse un gioco per ogni bimbo, un libro per ogni adulto e la voglia di migliorare per tutti quanti.
Caro Babbo Natale, mercoledì compio 34 anni, ma in te ci credo e non smetto, perché alla magia non rinuncerò mai e questo ti chiedo in fondo quest'anno, una slitta piena di magia.
Buona Natale.

Laura

venerdì 6 dicembre 2013

Più libri più liberi. Prima romantica e inconsapevole puntata.

I libri confondono chi li ama, perché ognuno ha un suo fascino e un modo personale di condurti per mano e sono lì che dicono  "vieni facciamo un po' di strada insieme" e tu li guardi e sono tanti e ci saranno anche delusioni e noia, ma ogni volta che tra il lettore e il libro scatta la scintilla il mondo scompare e inizia la loro storia d'amore e un'amate non lo dimentichi più, soprattutto se l'hai amato. Una fiera travolge e ci sta che si vaghi un po' senza meta, che l'atmosfera ha il suo momento surreale, lettori ovunque, libri ovunque, editori ovunque e fuori dicembre. A Roma. Romanticissimo.

Roma è cambiata tanto da quando vivo qui e con ogni probabilità direi non in meglio, ma il Palazzo dei Congressi a dicembre è sempre una perfezione.
Ieri a s'è aperta Più libri più liberi, la fiera della piccola e media editoria. Tutti i lettori lo sanno.
Ci sono passata nel pomeriggio, un paio d'ore non di più, se riesco ci torno oggi, comunque di certo domenica, ché gli stand sono infiniti e ho lasciato là molti pensieri, tantissimi libri e praticamente tutti i regali di Natale.
Lo spazio, come sempre, è enorme, i corridoi identificati da lettere e gli stand da un numero, qui l'elenco degli editori presenti con riferimenti, breve presentazione, localizzazione alla fiera e link al sito. Un passaggio nel portale della fiera è fondamentale per capire e cercare di passare dove interessa, soprattutto se si immagina un solo giro e non almeno un paio come farò io.
Ad ogni modo il sito è strutturato e ricco, da' tutte le informazioni e consente una panoramica su eventi e case editrici così ci si può ben organizzare a venire a Roma con le idee chiare.
Veniamo a noi, in due ore si combina poco in posto come quello, ma nonostante tutto il mio bottino, se pur incompleto, mi da' molta soddisfazione.
Eccolo:

et voilà le mie copie fresche di fiera


Il primo acquisto è un libro illustrato per bambini, edito Mandragora, Dante è un bimbo che scappa e vive la sua avventura infernale, Il viaggio di Dante, l'ho preso perché la Divina Commedia ridotta a un terzo non ha senso e se l' Inferno non va magari Purgatorio e Paradiso non verranno mai pubblicati e inoltre che ci devo fare a Dante non si resiste. Impossibile.
Cinque passi confusi più in là La Lepre Edizioni e non ho resistito (di nuovo) a un libro che corteggio da un po' L'estate di sgt. Pepper, non mi sono nemmeno guardata troppo intorno, fatto mio in dieci secondi, anche perché il prezzo con lo sconto fiera era ottimo. A questo punto dopo due acquisti nei primi cinque minuti, ho detto fermi tutti, guardare e non toccare. Ho fatto un bel giro e sfogliato pubblicazioni di tutti i tipi, amoreggiato con Iperborea e Intermezzi, letto un po' di Calamandrei che il giurista che è in me s'è palesato allo stand di Storia e letteratura e sono andata a caccia di libri per bambini. Insomma desiderando e in semi-confusione sono arrivata da minimum fax, non si comanda al cuore, e lì strage come al solito, oltre al calendario, me ne sono andata con A Coney Island of the mind (sarà la terza copia che compro) perché la passione è passione e Ferlinghetti è una delle mie, Undici solitudini ché il mal di pancia da libro è uno stato dell'anima, io ce l'ho, Yates lo suscita e non ci rinuncio, Un segno invisibile e mio, Bender consigliata da lettrice di fiducia e io sono obbediente. A questo punto le buste iniziavano a pesare, ma in giro c'era ancora di tutto. Così sono approdata da Del Vecchio che ultimamente mi sta piacendo molto, ed ero molto indecisa, finché determinante è stata la presenza dell'autore Angelo O. Meloni e ho preso Cosa vuoi fare da grande e anche il tè e, per me che di tè ci vivo, è stata un'accoglienza perfetta.
Questi gli acquisti del mio primo giro, non ci sono regali di Natale e mancano almeno cinque o sei titoli  e case editrici che continuano a tornarmi in mente e soprattutto devo passare da elliot che ieri sono uscita senza Edna O'Brian e il suo Country girl, lo vorrei prendere domenica alla presentazione.
Serve un po' di consapevolezza per vivere la fiera, altrimenti con la mia tecnica dell' innamoramento estemporaneo, si rischia. Come sempre.
Romani di Roma, romani non di Roma (come me), dunque non romani, ma inquilini, non romani né inquilini di Roma, venite perché tutto insieme così è un' esperienza sensoriale.
Per elaborare eventi e presentazioni ci vuole un altro post...

lunedì 2 dicembre 2013

La famiglia March e l'arrivo del Natale.

E' dicembre e ci vorrei proprio scriverlo con la lettera maiuscola!
Fino a Natale saranno giorni molto intensi per Il tè tostato, con i post sui libri da regalare, quello sui tè natalizi più buoni, le foto degli alberi e della neve e i libri che diventano film e parlano delle feste, i ragazzi e le loro letture e i bambini e la festa più bella dell'anno.

Così si parte, con un classico americano meraviglioso uscito in due volumi nel 1868  e nel 1869, poi riunito  nel 1880, Piccole Donne di Louisa May Alcott, dove la felicità ha quattro volti e nessuno sa resistere a quella gioia contagiosa, dove dare è più bello che ricevere e pregi e difetti sono in armonia. A casa March lo spirito natalizio è perenne e i sogni vivono al fianco dei personaggi fino poi a unirsi e quando arriva il dolore lo si trasforma in amore.
Nessuno che sia stata una ragazzina non ha letto e visto Piccole donne, et voilà (in versione anni '90):


(Video estratto da Youtube, caricato da RushTheSilver)

mercoledì 27 novembre 2013

Le avventure di Huckleberry Finn. Mark Twain.


La mia copia.
Hemingway scrisse  "tutta la letteratura americana moderna discende da un libro di Mark Twain 
intitolato Huckleberry Finn." A un commento del genere si reagisce per forza e quindi curiosa, studiosa, coi complessi d'ignoranza cosmica sono andata in libreria e l' ho comprato, nell'edizione B.C. Dalai che è qui a fianco. Questo libro però è una seconda puntata e precisamente è il continuo di Tom Sawyer e dunque che si fa? Si va a ritroso e si inizia dal numero uno. Così ho fatto, ma suggestionata (facile, o forse obbediente) da Hemingway il primo m'è sembrato un libro per ragazzi e il secondo un'illuminazione.  Troppo potente per essere un libro soltanto per un pubblico determinato e con dentro troppi ragazzi per non farlo leggere ai giovani.
Contemporaneamente capita che vedo un film con John Travolta, "Una canzone per Bobby Long" tratto da un romanzo di Ronald Everett Capps, che non ho mai letto, ma comunque la storia è ambientata nel sud degli Stati Uniti dove un ex accademico e uno scrittore vivono una realtà tutta americana che si alimenta delle sponde di un fiume e il mio coinvolgimento cresce. L'atmosfera ferma e immutabile che a volte sembra caratterizzare la realtà americana (il film è del 2004) e la letteratura di Twain così ricca di vita intrecciata ai luoghi che fa venir voglia di creare una mappa idrica della letteratura statunitense. Immersione totale. Nel fiume. Nel Mississippi.
Huckleberry Finn è un libro incredibilmente avventuroso diretto dal fortissimo istinto del protagonista che inesorabilmente lo conduce verso la libertà e l'amicizia, entrambi stati dell'anima così profondi da essere confusi tra loro.  Huck è davvero capace di desiderare la libertà dell'amico Jim, schiavo perché di colore in un' America di Stati Confederati, con lo stesso ardore con cui la desidera per sé. Ed è così, spinto da un sacro fuoco, che con Jim, schiavo scappato, si avventura lungo il Mississippi su una zattera, cercando di risalire, attraverso una rete di fiumi, fino agli Stati Liberi dell'Unione, in cui la schiavitù sta per essere abolita e la libertà inizia ad avere una forma e un volto. L'umanità che si incontra nelle pagine del libro da' il peggio con il padre, Pap, sempre ubriaco, violento, interessato al bottino che Huck ha conquistato alla fine del libro precedente ed esempio di una paternità che è peggio dell'essere orfani. Intorno ci sono imbroglioni, approfittatori, ma anche persone accoglienti che cercano di aiutare il ragazzo ad inserirsi nell'allora vivere civile, nella realtà "per bene", fatta di scuola e chiesa e, ci sono gli amici, il momento più alto e brillante dei rapporti costruiti da Huck.
La zattera di Huckleberry Finn è un tappeto volante, attraversa l'America come poi la attraverseranno le macchine degli anni '50 e '60, è simbolo e mezzo per la libertà, in un rapporto quasi sentimentale con i suoi occupanti e quando i due imbroglioni, il Duca e il Re, ci salgono, la vivono, la usano, vien voglia di farli cadere nel fiume e urlare  "Via da quiiiiiiii!!!!" La zattera è sacra, è compagna di Huck e Jim, è il mezzo, il passaporto, gli sforzi, i desideri e l'amore per l'unico sentimento davvero capace di far lottare un uomo, la libertà. E quando va in pezzi un dolore infinito, il lettore è a piedi, lì nel guado tra la violenza e la schiavitù, col terrore di dover tornare indietro o peggio di non poter più andare avanti. E' come una Provvidenza col suo carico di lupini, ma qui, dietro a quella zattera c'è una potenza inesauribile, quella di uno Stato nato per desiderio di libertà e che per quella libertà sarebbe morto e così la zattera risorge. Zattera fenice. E il fiume è una route 66, e l'ardore è vecchio di duecentocinquant'anni, che allora lungo il Mississippi c'era anche la meglio gioventù.
Un libro fortissimo.

giovedì 21 novembre 2013

Gruppo di #twittlettura: allineamento.

Il gruppo è cresciuto e l'iniziativa ha successo, ne siamo felici, ma proprio per la grande partecipazione è necessario reintrodurre limiti di citazioni e commenti nel rispetto dell'opera.
Lo spirito del gruppo è diffondere il piacere della lettura e lasciare a tutti la scoperta del contenuto del libro, dunque eccoci qua in dirittura d'arrivo della prima esperienza di #twittlettura:

  • non più di due commenti o citazioni al giorno per ogni #twittlettore;
  • evitare anticipazioni del libro sia nelle citazioni che in commenti;
  • intensificazione del ritmo di lettura;
Presto su questo blog e su @TwoRaaders sarà data l'indicazione del time limit di lettura con conseguente chiusura del gruppo e bilancio dell'esperienza.
Grazie a tutti per ora!!!!!

martedì 19 novembre 2013

In odore d'autunno e sentore d'inverno.

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Un autunno che quasi non esiste questo del 2013, ha un ultimo mese per riprendersi un po' della sua
identità, per far diventare gli alberi gialli e rossi e, per far soffiare il vento in continui tramonti che vanno spogliandosi, per permettere al freddo di creare l'aspettativa dell'inverno e per iniziare a portare il calore, che non si penserà ancora appartenga all'estate! L'atmosfera è un'altra cosa. Questa stagione senza lineamenti, destabilizza le mie abitudini, niente cappello, niente castagne, niente mani fredde, e allora l'autunno me lo creo da sola, aspettando un inverno che farà maturare le tre correnti calde di quest'anno.
Cercando i colori delle stagioni nei ricordi ho ritrovato le favole, i libri d'avventura, i libri fantastici, i libri di quotidiano vivere e grandi sentimenti, libri educativi, libri tremendamente descrittivi dell'istinto e del sentire immediato. 

Libri che insegnano perché spesso questo è il loro scopo, libri che ricordano come dentro la pancia ci sia sempre la risposta, 

libri in cui gli adulti non sono in grado di capire e sbagliano (quasi tutti), libri in cui i sorrisi sono di porporina e le lacrime di piombo. I classici e i contemporanei, i romanzi di formazione, quelli in cui si diventa grandi, in cui, o meglio, si è ancora in grado di cambiare. Leggere Mark Twain e Eva Ibbotson, J.K. Rawling e L. Frank Baum, Stevenson e Dahl, Villoro e Collodi, e vedere come i ragazzi hanno bisogno della fiducia degli adulti, ma hanno anche coraggio da leoni e ali di farfalla, quelle vere, che Barrie lo sapeva bene! Volare, navigare coi pirati, avere una bacchetta magica o vivere lungo un fiume, che nel mondo dei ragazzi lo spazio non è una dimensione. E allora, in quest'autunno che non vuole dare calore, continuo cercare il mio angolo di vetro appannato, se pure lo è grazie al fumo della tazza bollente che ho sempre in mano e, ringrazio il mio tè affumicato. Lapsang Souchong, un tè nero cinese fatto ossidare e poi affumicato. Un misterioso sapore di fumo, un tappeto volante che viaggia nella nebbia. Con un aroma che vive perfettamente tra pile di libri e tramezzini con cetriolo e aneto. Il tè affumicato è il protagonista della mia cucina di questa stagione e del relax trasognato di chi non guarda l'orologio, che forse è ora di pranzo o magari di merenda, non importa. E lì, accanto a una tazza che non si preoccupa del tempo, c'è la mia terza inclinazione di stagione, i libri che raccontano di famiglie, snodandosi in epoche e società diverse, tra i membri di un'unica comunità che se pur limitata spesso racchiude tutte le sfaccettature dell'anima. I Melrose di Edward St Aubin, settecentotrenta pagine in un volume leggero come un soffio e pieno come solo le case sanno essere, La famiglia Winshaw di Jonathan Coe, dove fratelli e sorelle vivono aggrappati ai loro ruoli, Le correzioni di Jonathan Franzen e il Natale che ha ancora una volta il potere magico di far desiderare una vera riunione sotto la regia di una madre che vuole la sua famiglia come l'ha immaginata, La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi in cui si viaggia riscoprendosi, e così tornando a Cent'anni di solitudine dove Marquez fa perdere l'orientamento a Macondo vivendo con la famiglia Buendia, fino in alto, là dove il dito grosso aiuta il dito piccolo nella rappresentazione del vincolo che Padron 'Ntoni ha spiegato a tutti noi. Ed è così che voglio passare l'inverno, nell'aroma del tè che sa di fumo, che sia proprio il Lapsang  Souchong o la miscela Russian Caravan, e dentro pagine di libroni che illustrano epoche, personalità e sentimenti, raccontando la vita attraverso le sue radici, in un nucleo vecchio come la storia e confuso all'ardore d'avventure giovanili. Così mi farò strada nei pomeriggi che sono già notti, nella pioggia della mattina quando ancora c'è il torpore del cuscino sul viso, nelle lucine di Natale che iniziano a brillare, nel freddo tagliente di febbraio e nel cielo grigio di marzo.  Quest'anno in cui l'autunno zoppica, ma l'inverno di certo arriverà e sarà lungo, sono i libri per ragazzi, il tè affumicato e le saghe famigliari ad animare il racconto di una stagione. In una scorta inesauribile.

(Che poi forse oggi 19 novembre 2013, l'unica tendenza che dovremmo seguire è quella di proteggere le nostre case, le nostre città, le nostre regioni, il nostro Paese e tutto il Pianeta, ché la natura è sempre se stessa).




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lunedì 18 novembre 2013

Doris Lessing e le parole della generazione scomparsa.

Doris Lessing
credits: Pinterest
Doris Lessing non c'è più.  Era nata nel 1919, avrebbe potuto essere mia nonna, ed è proprio per questo che, oltre alla "tristezza letteraria", che mi coglie certo, ma in modo non violento, provo una fortissima malinconia e la seria amarezza procurata da una generazione che scompare.
La generazione dei miei nonni è quasi del tutto volata via, sia nelle sue voci quotidiane e sconosciute, sia in quelle incisive e note, come quella di una scrittrice inglese e africana, che le donne, per decenni, hanno tenuto come un faro nella notte per la scoperta della strada della libertà. Un vocione insomma, eppure, se ne va. Anche i potenti, anche quelli capaci di gonfiare i polmoni e indicare nuove vie, anche i premi Nobel per la letteratura, a un certo punto se ne vanno. Come tutti. Certo ci sarebbero quei sepolcri che "a egregie cose il forte animo accendono", ma quando muore qualcuno che ha visto tutto il '900, che è nata in tempi di busti e corsetti e il cui annuncio di morte si diffonde via Twitter, che è passata attraverso la storia fino a spegnersi quando il mondo era già completamente cambiato per la sesta o settima volta, ma come si può onorare quella vita se non leggendo le opere che ha prodotto? Che i libri sanno essere strane lapidi, non pesano, non chiudono, ma hanno inciso un ricordo perenne.
Lo sguardo di una generazione che sembra ci sia sempre stata, passata dall'incanalare il proprio vissuto là dove doveva essere inserito, al sentire la libertà come impulso più forte, che poi sia una donna ad avere avuto questo ardore colpisce e, va a unirsi a tutte quelle splendide anime femminili, già volate via, madri dell'emancipazione e riferimenti per tutte noi...eppure dietro al talento, alla sensibilità, alla capacità di comunicare, al sentire, c'è sempre una persona, se pur con delle peculiarità, ma senza riduzioni di genere.
Oggi la generazione che ha ricostruito il mondo perde ancora un membro, che mi viene voglia di andare da mia nonna, classe 1924, e dirle ancora "Raccontami!".

"Una donna che non ha un uomo non può incontrarne uno, qualsiasi uomo, di qualsiasi età, 
senza pensare, sia pure per mezzo secondo, forse questo è il mio uomo".
Doris Lessing, Il taccuino d'oro.

venerdì 15 novembre 2013

Einaudi, Holden, i simboli e i compleanni.

Einaudi editore compie 80 anni, Il tè tostato ha inviato un "Buon Compleanno" via Twitter, ma per completare la festa e cercare, qualora fosse mai necessario, di chiarire la gioia che in questi ottant'anni è derivata dalla diffusione della letteratura, ho scelto un libro, uno solo, per me simbolo non solo di libertà e avventura, ma anche della casa editrice intera.
Un libro senza pari, con la copertina più bella e l'unica possibile, bianca: 

(La mia copia)

Questa è la mia copia, una gioia personale, mai prestata se non a mio padre (dunque all'epoca dentro la stesa casa, senza rischi insomma), l'ho ricevuta nel 1995 al compimento dei miei 16 anni e nel 2026, se sarà possibile, la regalerò a mio figlio, ovviamente in una sua copia personale.
Questo libro ha viaggiato con me in ogni luogo in cui sono andata e continua a farlo, perché leggendolo, fosse soltanto in qualche stralcio preso a caso, mi sento a casa mia, al sicuro e non sola, ma in compagnia di Holden Caulfield. Si dice che esistano personaggi televisivi in grado di "bucare lo schermo", sarà pure, ma Holden è in grado di eliminare qualunque barriera e ogni filtro, lui esce dal libro e si siede accanto al lettore e, come se niente fosse, lo invita ad andare a Pencey dove
"Dal 1888 forgiamo una splendida gioventù dalle idee chiare". Buono per i merli. A Pencey non forgiano un accidente, tale e quale come nelle altre scuole" e, poi a New York, a Central Park a controllare le anatre, a casa Caulfield, di nascosto, a trovare una bambina, nei giorni più straordinari della mia vita.
Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, nel 1961 lo porta in Italia, lavorando sul titolo non potendo mantenere l'originale e pur senza ingerirsi nella storia, con una copertina, perché libri nudi non se ne trovano, capace di non suggerire all'immaginazione. Con grande rispetto.
Che se pure l'autore è la mamma che genera il libro, l'editore ne è il padre, che insegna a camminare e a correre. Un'opera editoriale per me, lettore, perfetta. Un grande papà.
Sia chiaro non sto riducendo un' intera vita editoriale a un titolo, per giunta nemmeno italiano, sto solo significando la provenienza di un profondo affetto, perché ogni amore ha un incontro e il mio con Einaudi è stato questo.
Buon compleanno!

giovedì 14 novembre 2013

Gruppo di #twittlettura, check rules!

Buondì, come anticipato nel gruppo c'è fermento e le dinamiche stanno evolvendo.
Innanzi tutto ho piacere di ringraziare "libromania" e "Architetto Atlas" che hanno immediatamente accolto l'idea contribuendo in modo essenziale e appassionato a dare vita al gruppo e alla condivisione.
Per partecipare le regole sono semplici:
  • leggere il libro "La bellezza delle cose fragili" di Taiye Selasi edito Einaudi;
  • pubblicare su twitter il proprio commento e concludere indirizzandolo esclusivamente a "Readers" @TwoReaders (indirizzo dedicato al gruppo);
  • i limiti di tre commenti e citazioni sono stati aboliti, dunque al via commenti liberi su @TwoReaders;
  • evitare gli spoiler;
  • ritmo di lettura di 20 pagine al giorno, di modo da consentire non solo la compatibilità con gli impegni quotidiani, ma anche l'inserimento "in corsa";
  • amare la lettura e condividere stati d'animo, impressioni, foto dedicate e tutto ciò possa contribuire a una condivisa e costruttiva lettura del libro.
Il gruppo è su Storify.




mercoledì 13 novembre 2013

Gruppo di lettura su Twitter.#twittlettura

Il neo gruppo sta lavorando ancora e ancora per creare, oliare e rodare la macchina di condivisione. Metodi e regole stanno rapidamente evolvendo con impegno ed entusiasmo. Per partecipare l'account dedicato é @TwoReaders.
A domani con tutte le info.
Buona Notte e Buona Lettura.

Twitter, Taiye Selasi e un gruppo di lettori

C'era una volta una ragazza appassionata di libri e diffidente nei confronti nel mondo virtuale e c'era
una volta la morte dei pregiudizi, così la ragazza e il mondo virtuale si incontrarono, prima con la nascita del lit-blog Il tè tostato, poi con la creazione di un semplice account twitter.
Come in un mito greco dall'unione nasce oggi un gruppo di lettura sul social forum che cinguetta!
Da una proposta di questo blog, accolta da lettori appassionati e curiosi, parte in data 13 novembre 2013 la lettura twittata de "La bellezza delle cose fragili" di Taiye Selasi ed edito Einaudi.
Il tè tostato ha scelto questo libro perché è un esordio, come l'esperienza di leggerlo insieme twittando, e per l'entusiasmo che l'opera ha suscitato in chi l'ha letto.
La mia copia.
Il gruppo, come ogni piccola società che si rispetti, è in evoluzione, per ora è composto da: chi ha già letto il libro e seguirà i commenti attraverso citazioni e ritwittando le conversazioni e ha già iniziato il suo lavoro, lettori della carta e con e-reader, divulgatori di immagini relative al libro, pionieri appassionati e @iltetostato, account di questo blog da cui parte l'idea e il titolo da leggere.
Altre persone si stanno affacciando al progetto e chissà cosa ne verrà fuori.
Il neonato gruppo di lettura si è dato fin' ora una piccola costituzione:
- non anticipare informazioni sulla fine del libro, non vogliamo rovinare la sorpresa;
- non inserire più di tre citazioni al giorno, per rispettare il testo e dare il tempo di leggere;
- condividere stati d'animo;
- approfondire personaggi;
- il ritmo di lettura sarà di venti pagine al giorno, così il gruppo potrà ben coniugarsi con lavoro, famiglia e la giornata di ognuno.
Per seguirci #labellezzadellecosefragili, Einaudi editore sarà sempre al corrente e invitiamo Taiye Selasi a leggere i nostri commenti...non la metteremo sempre in indirizzo per non intasare il suo account.
Il tè tostato osserverà le evoluzioni del progetto e...buona lettura!

AGGIORNAMENTO:
- non più di tre commenti al giorno per non occupare la posta di tutti e citazioni (nel massimo di 3 al giorno) soltanto dalla persona indicata!
Se lavoriamo con ordine, nel rispetto reciproco e dell'opera può venire fuori un bel confronto tra lettori.
Grazie a tutti per l'entusiasmo!

lunedì 11 novembre 2013

Vendere i libri...workshop da minimum fax.

Il mio attestato
Lo scorso fine settimana l'ho passato in uno di quei luoghi che gli appassionati di libri sognano.
Una casa editrice.
Di quelle vere, con dentro tutto ciò che ci si aspetta, scaffali di libri, copertine appese, fogli volanti, computer, persone che sembrano davvero interessate al loro lavoro e parlano di una routine che, per l'innamorato, sembra un giro sull'ottovolante. Che forse il paragone non regge, l'ottovolante non so nemmeno se esista ancora, ma la pancia fa su e giù se si entra dove succede ciò che ci emoziona.
Il tutto reso perfetto dall'essere a Roma, davanti al Tevere, da minimum fax.
Oltre a pubblicare e far leggere, minimum fax organizza dei corsi legati all'attività editoriale, strutturando una reale offerta formativa, varia nei contenuti e nelle modalità.
Esiste il super corso "Il lavoro editoriale" descritto qui ed esistono dei workshop.
Per uno di questi, precisamente "Vendere i libri", qualche settimana era stato aperto una sorta di contest, per cui inviando un progetto editoriale si sarebbe partecipato a una selezione per seguire il workshop gratuitamente. La mia idea è partita sul gong, appena prima del tempo limite, ma la fortuna è stata dalla mia e dunque eccomi là, per qualche ora a respirare aria di casa editrice.
Gli incontri, tutti tenuti dal personale della minimum fax, hanno ruotato intorno a tre macro aree, l'identità della casa editrice, gli aspetti commerciali imprescindibili per interpretarne, valutarne e proiettarne l'andamento, il web marketing.
Gli interventi su identità e web marketing mi hanno fatto molto riflettere sulle infinite possibilità di migliorare Il tè tostato, che non è certo un editore, ma è pur sempre qualcosa che parla di libri. L'obiettivo ora è elaborare e rivolgere a questo spazio le  idee e gli stimoli che ho ricevuto da chi questo lavoro lo fa.
La terza parte è stata particolarmente sorprendente e rappresentativa di una realtà sulla quale, in modo banale, non ho mai veramente riflettuto. Nel suo essere un esercizio commerciale la libreria mi potrà apparire, ora, non solo come il luogo in cui compro libri, ma anche quello in cui i promotori li promuovono, i trasportatori li trasportano, i librai li scelgono, li ordinano e poi forse, se non li vendono, li rendono. I numeri che descrivono tutto questo sono molti, sono sottili e disposti in quelle lunghe colonnine minacciose, eppure nascondono mille parole da leggere e capire. Questi numeri parlano di libri e allora vale la pena ascoltarli.
Un corso che non m'ha lasciata tale quale, con calma ne perfezionerò il frutto e si vedrà.

Ringrazio tutte le persone di minimum fax che ho incontrato per la loro diponibilità, competenza e pazienza e invito gli appassionati di libri ed editoria a provare a partecipare a qualche incontro, che non si finisce mai di scoprire se non si smette di cercare.



giovedì 7 novembre 2013

Camus e un secolo intero.

Albert Camus
credits: Pinterest 
7 novembre 1913, nasce Albert Camus e muore prestissimo, nel 1960, quando ancora il mondo non ha iniziato a cambiare davvero. Essere nati a ridosso della prima guerra mondiale, vivere la seconda, ma non la rivoluzione culturale, né quella tecnologica, né la guerra fredda dal 1961 al 1989,  né il mondo che diventa ricco, né il mondo che fa finta di essere diventato ricco e rimanda i conti a domani. Né l'infinito cambiamento dell'essere e di come esistere. Una disdetta per chiunque, un pensiero che poteva evolversi ancora, ancora e ancora.
Camus, francese d'Algeria, vedeva nel legame tra le persone la possibilità di esistere e nell'assurdo che colpisce l'uomo l'impossibilità di esistere.
Laurea in filosofia, la sua tesi è stata pubblicata in Italia da Diabasis nel 2004 col titolo "Metafisica cristiana e neoplatonismo", attività di giornalista antifascista, fin quando nel 1940, avendo criticato in un articolo il governo algerino, incontra l'impossibilità di svolgere il suo lavoro nella sua terra natale e si trasferisce in Francia. In un paese occupato, nel paese in cui liberté, égalité e fraternité sono imbavagliate da bandiere rosse con disco bianco e croce uncinata, Camus lotta, con Sartre, nella Resistenza, scrivendo per il giornale clandestino della cellula partigiana Combat.
Albert Camus è un uomo che crede nell'integrità dell'uomo, nella dignità come aspetto imprescindibile del vivere e, per questa sua capacità e voglia di non rendersi schiavo dell'ideologia (di nessuna) sarà sempre critico nei confronti dei movimenti politici e culturali, condannando strenuamente il nazional-socialismo, poi criticando il marxismo ortodosso, allontanandosi dal comunismo fino al punto, a guerra finita, da lasciare l'UNESCO a seguito dell'entrata nell'ONU della Spagna del generale Franco. Integralismo ideale e concreto. La dignità faro che lo conduce vicino all'anarchismo francese.Camus difficile e serio pensatore muore nel 1960, prestissimo, in un incidente d'auto, finendo così non per la malattia, la tubercolosi, che da anni lo affliggeva. Camus è vissuto chiedendosi se ne valesse la pena, considerando il suicidio un nodo quasi concettuale da sciogliere. Vivere o no, l'assurdo, che Camus dipingeva quasi come una malattia comune a tutta l'umanità, fronteggiabile soltanto con l'agire nel segno di una solidarietà che motivasse l'esistenza. Camus e Sartre un mondo da studiare, dalla Resistenza alla voglia di resistere, dalla Resistenza a "La nausea". Immaginare che due uomini delle loro capacità e del loro spessore abbiano vissuto insieme un periodo dilaniante come l'opposizione all'occupazione nazista, pesare che entrami siano stati riconosciuti col premio Nobel, pensare che persone così potessero essere nella stessa stanza a discutere, immaginare di leggere i loro articoli in un dibattito attuale e chiedersi se, spettatori di quel dialogo, si sarebbe stati all'altezza di seguirlo. Pensare alla grandezza e sentirsi piccoli, beceri, e domandarsi ancora dove sono oggi i pensatori, perché ci sono di certo, da qualche parte, a reagire al nostro mondo, a reagire davvero.
L'esistenzialismo ateo, il valore dell'esistenza, un esistere che non contempla Dio, perché l'uomo ha solo se stesso per combattere l'assurdo, ma così combattendo, non si arriva al nichilismo.
7 novembre 2013, Albert Camus avrebbe compiuto 100 anni, più del "secolo breve" che ha vissuto soltanto a metà.

"Cos'è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no."
Albert Camus, L'uomo in rivolta

mercoledì 6 novembre 2013

Perchè la vita non va subita...

"Il primo libro non bisognerebbe mai averlo scritto, dice Calvino. È vero. Uno si domanda se doveva essere necessariamente quello o se non avrebbe potuto essere invece un altro. Così fatalmente ogni primo libro diventa una "falsa partenza", che però ti condiziona, perché gli altri libri che verranno in seguito, anche se li contraddicono, non potranno prescinderne".
 
 
Raffaele La Capria
"Novant'anni d'impazienza
Un'autobiografia letteraria"

lunedì 4 novembre 2013

Il richiamo del cuculo e il 4 novembre.

Lunedì insolito a lavoro in libreria.
Oggi è il 4 novembre e nel mondo, nel 1918, finì la prima guerra mondiale, a Roma per fortuna c'è aria di istituzioni e frecce tricolore per ricordare e per celebrare la pace.
Il 4 novembre del 2013 invece, in tempi d'oro ricordiamolo, è atteso per altro, per un'uscita editoriale e con questi pensieri, di come il mondo possa migliorare (sempre), sono qui nel mio piccolo caldo luogo ed è appena arrivata una consegna.
Un paccone, la mia libraia lo apre, (non so che faccia abbia fatto perché da dove sono seduta non l'ho vista e poi lei è abituata) si avvicina, io sempre china al pc, dice "Eccolo!" e mi porge questo:


Il 4 novembre di quasi 100 anni dopo la più sanguinosa delle guerre che il mondo abbia conosciuto, esce in Italia un libro atteso dal popolo dei lettori universali e per questo si gioisce...e ancora a pensare che le cose vadano male, ancora a lamentarci.
Oggi sono felice perché è uscito "Il richiamo del cuculo" è evidente che non abbia pensieri difficili, che non abbia problemi, che dovrei dire solo grazie, perché il 4 novembre per me è un giorno di pace che succede a giorni di pace.
Dunque, non dimenticando che questo è un giorno importante per il mondo, che il 4 novembre di tanti anni fa è successo qualcosa che ha segnato la storia, veniamo a oggi.
La prima conoscenza col volume e il cuore leggero.
La copertina è rigida e ci sta, ma l'immagine della sovracoperta non mi piace nemmeno un po', magari leggendolo scoprirò che è azzeccatissima, eppure dubito che riuscirò a fare pace con quel colore di cielo. Però, perché c'è sempre un però, è un giallo e i gialli spesso hanno queste copertine tormentate con cieli improbabili e figure maschili avvolte dal nero mistero.
E, il mistero inizia dal nome dell'autore, Robert Galbraith, chi è? "Nessuno", allora perché quest'uscita in Italia è così attesa? Banale, il libro è già famoso, e lo è perché dietro all'illustre ignoto si sa esserci lei, la donna dall'immaginazione impareggiabile, J.K. Rowling. La domanda è banale, a che scopo uno pseudonimo se poi si rivela a tutti chi è il vero autore? Che forse il caro Galbraith senza il sostegno della celebre identità non vendesse abbastanza? Questa mi appare l'unica spiegazione possibile, altrimenti perché nascondere un nome con un altro per poi svelare il segreto dopo poche settimane dall'uscita inglese?
Orbene sono qui, col libro accanto a me, la libreria tutta intorno, e c'è qualsiasi cosa a farmi gli occhi dolci lì sul tavolone dei desideri.
E allora prendere o non prendere il libro di "J.K. Galbraith"?
Questa cosa dell'identità nascosta e svelta mi perplime, che il libro non sia un granché? Che come giallista la Rowling non sia all'altezza di se stessa? Il che se anche fosse, a mio avviso, non sarebbe un problema, anche lei avrà pure dei momenti di normalità. Non rispettare i propri standard diventa davvero un problema così grave? Che dire, in fondo tutti gli Harry Potter sono gialli, tutta la saga lo è e la suspance non manca e questo depone a favore del caro Galbraith, che nel mondo meschino forse non riuscisse e venir fuori solo perché il suo era un nome qualsiasi?





martedì 29 ottobre 2013

Urbino, Nebraska. Alessio Torino.

La mia copia.
"Urbino, Nebraska" è un libro abbastanza breve e molto scorrevole,si legge in cinque minuti, ha una copertina perfetta e un'edizione confortevole in tutto.
Questo a primo acchito. Questo se letto velocemente, questo se letto con gli occhi.
"Urbino, Nebraska" è, per me, un libro a strati, perché da racconto di una realtà unica e comune, si trasforma in descrizione di anime diverse raccolte in uno stesso luogo fisico, ma a cavallo del tempo.
E' un romanzo costruito su racconti attraversati da due strade principali e condivise: Urbino, che è una città talmente straordinaria da essere, nella sua parte storica, patrimonio dell'umanità UNESCO e, la vicenda dolorosa di due morti violente avvenute all'interno di quelle meraviglie del Rinascimento. Sullo sfondo c'è una storia di droga consumatasi negli anni '80, tristemente comune in tutta l'Italia di quegli anni, mentre sul palcoscenico, in piani temporali differenti, si animano le vite di nuovi personaggi che attraversano un momento di scelte. Ci sono cambiamenti e riflessioni che ruotano intorno alle vicende di Bianca e Ester morte su una panchina e di Dorina, madre che sopravvive e, al contrario delle sue figlie, invecchia.
E' proprio su queste due linee conduttrici che il romanzo acquista un valore insolito, dato dal duplice contenuto di guida della città e di esploratore dell'anima. C'è l'architettura rinascimentale che interseca i vicoli medievali e c'è la quotidianità della vita universitaria, religiosa e culturale che si muove su scelte e stati d'animo decisivi. Sembra che Urbino, sospesa come l'isola che non c'è, raccolga la propria bellezza, i propri giovedì universitari, le proprie chiese e le vocazioni, le band di ragazzi e le difficoltà degli scrittori, raccontandole attraverso un tempo quasi volatile e in riferimento ad avvenimenti certi. I personaggi sono molti, descritti con scarsi tratti fisici, ma ben nitidi grazie alla loro gestualità, ai comportamenti, ad accenni di passato. Ecco, il passato è un gran protagonista e anche il futuro ha la sua parte, il presente invece sembra per tutti solo un passaggio, un veicolo da e per la vita.
"Urbino, Nebraska" è un libro con colonna sonora e scenografia, eppure rimane nella parola scritta, riuscendo a riconsegnare l'anima della gente di collina, solo alcuni dialoghi mi sembrano fermare la forza esplorativa del romanzo, le riflessioni invece sono lì che sorprendono il lettore per la loro forte umanità. Ho l'impressone che Alessio Torino apra a un genere, ci si affeziona ai luoghi e si sparpagliano pezzi d'anima tra i personaggi, per ricondurre tutto, in questo caso, a una sola meravigliosa cinta muraria e a due Torricini, come braccia e occhi.

Le Marche sono una regione di collina e collinare è il nostro sentire, ché c'è tanto mare e qualche montagna, ma qui più di tutto ci sono morbide onde di terra ed è così, non credo per suggestione campanilista, che ho sentito questo libro, dolce e nostalgico anche nella parte più dura.

venerdì 25 ottobre 2013

I libri, la crisi e il capodanno.

Questa è una divagazione personale nata dalle continue notizie di librerie che non resistono. Nessuna verità assoluta. E' ovvio.

Le librerie chiudono. E questo è un fatto drammatico.
Crisi economica e finanziaria del mondo occidentale generatasi negli strati più alti dell'atmosfera e che, ogni anno più forte, si abbatte su tutto ciò che è sotto il cielo.
Un uragano con la potenza del pugno, la virulenza di una malattia vissuta al caldo e la cancrena di tutto ciò che è trascurato. La crisi è verde come una ferita non curata, fa schifo lo so, ma è il suo colore.
Dopo cinque anni mi sento di dire, profanamente, ma di pancia, che non può parlarsi ancora di crisi vera e propria, la fase acuta non può durare una vita, la mia interpretazione è più concreta forse. Il mondo ora è questo, è fatto così, è cambiato, gli esuberi sono finiti, le scorte sono logorate, non c'è più niente se non le capacità. I beni per cavarsela oggi sono immateriali, le opere dell'ingegno. C'è caduto addosso tutto ciò che è stato lasciato indietro, tutto ciò cui non si è data importanza e tutto ciò che è stato rubato al futuro, sotto ogni forma. Perché è chiaro che il presente sia già il futuro, il futuro di ieri e se ieri non ho studiato oggi prendo quattro.
Posto che ormai i quattro sono diventati troppi, direi che è ora di mettersi giù sui libri. Metaforicamente e di fatto.
Tutto questo per dire che gli strumenti di domani si scelgono oggi e se lasciamo che arti, mestieri e commerci, animali e tradizioni, nomi di vie e volti scompaiano, poi non aspettiamocene il ritorno.
I negozi famigliari chiudono per mille motivi economici, politici e culturali. Le grandi catene proliferano per gli speculari motivi economici, politici e culturali. Sembra che le due cose non possano convivere, perché le si vuole necessariamente ricondurre l'una alla nostalgia e l'altra al progresso. Accettando che il mondo sia cambiato, perché non indirizzare questo cambiamento scegliendo cosa tenere e cosa buttare come in un ipotetico capodanno generale?
Tengo le librerie, tutte le librerie, che se chiudono la cultura ha perso e se la cultura perde l'uomo non migliora e si sa che l'evoluzione è una cosa spietata, sopravvive chi si adatta e ci vogliono istinto e cervello. Istinto e cervello, addirittura il cuore viene dopo. Se si riesce a sopravvivere all'uragano, ma si sono perse le conoscenze, la seconda ondata sarà definitiva.
Il pollice opponibile fa la differenza, non ci basta sopravvivere, se c'è solo la sopravvivenza, poi ci sono le rivoluzioni. Serve usare la testa e serve distrarsi, servono le librerie, che non possono chiudere sono lampadine per la mente e, servono le catene commerciali di altro genere, perché sono una forma di democrazia e divertimento importanti.
Che non ci sia una guerra, che si dia modo di convivere!
Non facciamole chiudere le librerie, festeggiare i propri successi con un libro, consolarsi con un libro, ridere con libro, regalare un libro, scoprire con un libro, stare in compagnia di un libro, è possibile e bellissimo. Fin da piccoli.

mercoledì 16 ottobre 2013

16 ottobre

1943. Il rastrellamento del ghetto di Roma.
 
" [...]molte famiglie furono portate via al completo, senza che lasciassero traccia di sé, né parenti o amici che ne potessero segnalare la scomparsa[...] "
 
16 ottobre 1943, Giacomo Debenedetti
 
Un'edizione Einaudi che racconta, dal 1945, cosa hanno visto i muri di quella parte di Roma in cui capita di passeggiare senza riflettere.

domenica 13 ottobre 2013

Dalla Lost Generation alla Beat Generation


Poesia degli ultimi americani. Fernanda Pivano.
Feltrinelli. La mia copia
Fernanda Pivano ha vissuto tutto ciò che mi fa sognare. Nota personale e inutile, ma che devo fare ognuno si emoziona a modo suo...
E fu così che dalla lost generation, in qualche modo iniziata da Withman e incarnata da Hamingway, Fernanda Pivano continuò il suo lavoro di felicissimo ponte e anima tra la letteratura americana e l'Italia.
Il riconoscimento mondiale della letteratura di Hamingway arrivò alla sua definitiva consacrazione o forse ancor di più a quella strana chiosa che è il Premio Nobel ed era il 1954. In quegli anni alla maturità di chi aveva combattuto due guerre mondiali, andava affiancandosi la gioventù di chi, classe 1922, continuava a vivere l'ansia di quella libertà e di quei cambiamenti che il mondo in ricostruzione avrebbe potuto offrire. Iniziava a palesarsi lo spazio, politico, mentale, d'opportunità e geografico, che culminò con le possibilità della "meglio gioventù" e che mai più la storia avrebbe conosciuto.
Insomma, arriva il 1957 e la Pivano legge per Mondadori "On the road" di Jack Keoruac, che all'epoca aveva 35 anni, il libro vendette poi milioni di copie. Eppure le prime analisi, che Fernanda fece di quel nuovo scrittore e della vita che raccontava, furono rifiutate dal quotidiano di Torino, La Stampa, come non interessanti per i lettori. Certo è chiaro che non tutti possono avere capacità di lungimiranza, fiuto letterario, sensibilità sociale e apertura ai cambiamenti, e fu così che ancora una volta Fernanda Pivano si rese portavoce in patria di una nuova ondata di cambiamenti.
E' chiaro che lei avesse a quell'epoca un tessuto di amicizie e contatti eruditi negli Stati Uniti e, dai quei canali provenivano aggiornamenti e stimoli irripetibili, lo dimostra il modo in cui "On the road" giunse nelle sue mani. Fu Hannah Josephson, allora bibliotecaria dell'Accademia Americana, e inviarle quel testo. Capire per Fernanda fu semplice.
Iniziarono i rapporti con quelli che furono poi gli esponenti di spicco della beat generation, quel gruppo di beati o di beated (battuti) che con Allen Ginsberg, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Diane Di Prima, William Borroughs, ovviamente Jack Kerouac e molti altri poeti, animarono la scena letteraria degli anni '60. Autori con cui visse, che intervistò, che tradusse e di cui fu amica. Non è qui che racconterò cosa fu il beat e cosa sia, ma c'è un libro, o meglio un'antologia, curata dalla Pivano, che raccoglie quelle anime e l'espressione della nuova visione sociale e fin anche politica della delusione e della libertà quasi promessa.
"Poesia degli ultimi americani" esce con Feltrinelli nel 1964 e, il dato temporale è fondamentale per
capire cosa significhi quella parola "ultimi" che leggiamo nel titolo. Non sono gli ultimi in senso cristiano, né sociale, sono gli ultimi in ordine cronologico, sono gli ultimi poeti americani perché nel 1964 erano i contemporanei. Le ultime uscite forse, ultimo come dire oggi.
Einaudi, Mondadori, Feltrinelli, molti sono stati gli editori che hanno colto l'importanza di quella corrente, che ne hanno studiato, capito e perché no, vissuto la visione esistenziale e Fernanda Pivano è stata veicolo e anima di quella comprensione.
La prima settimana dedicata a Fernanda Pivano si conclude così, lasciando aperte tutte le porte che lei ha spalancato.

sabato 12 ottobre 2013

Fernanada e Ernest. Parte II.


(Foto tratta da Pinterest e ripinnata su Il tè tostato)


L'incontro con Hemingway  fu fortemente voluto dallo scrittore, dopo aver saputo che Fernanda era stata arrestata dalle SS a seguito di un blitz alla casa editrice Einaudi. Qui la milizia tedesca trovò il contratto che regolarizzava l'impegno della Pivano alla traduzione di "Addio alle armi".
La straordinarietà di quella ragazza era evidente anche al serrato cervello di un SS, rischiare tutto, anche la vita allora, per tradurre un libro non voluto. Eppure pochi anni dopo riconosciuto un capolavoro della letteratura mondiale. Tutti vorremmo aver scoperto come pionieri italiani, la potenza di quello scrittore, ma la prigione e affrontare le SS è un'altra cosa. Nemmeno immaginabile. Amare un libro è un fatto, lottare perché leggere quel libro significa libertà è un altro. Credo io almeno.
Fu così che una giovane donna di trentun'anni viaggiò da Torino a Cortina D'Ampezzo, alla volta di uno scrittore per cui aveva rischiato la vita e che l'aveva cercata per conoscerla. Anni dopo ormai, a guerra finita, ma a mondo e persone ancora distrutti.
Iniziò l'amicizia tra umani e tra professionisti, lei continuò a tradurlo, col contatto diretto con l'innovatività della letteratura di quel grande uomo che lei diceva la lasciasse senza fiato in ogni frase scritta, in ogni descrizione.
Ci sono libri, documentari, interviste, in cui lei racconta lui.
Fernanda Pivano è stata perfetta biografa di Hamingway perché era sua amica. Da quell'incontro a Cortina furono amici, in America, a Cuba, in quell'Italia che lui amava. A Venezia.
Ascoltarla qui e non lasciare più i suoi racconti del mondo letterario che sembra impossibile a vederlo ben ordinatamente premiato ed editato, ma c'è stato un tempo in cui per quella letteratura si veniva torturati, per quella letteratura c'era un passamano segreto di parole. Il minimo oggi è leggere!

venerdì 11 ottobre 2013

Fernanda e Ernest. Parte I

"[...]Mi prese per mano, mi condusse alla sua tavola, mi fece sedere accanto a sé e mi disse in quel suo bisbiglio così difficile da capire finché non ci si era abituati:
«Raccontami dei Nazi».
Fu l'inizio di un'amicizia che non finì mai, perché la mia devozione continuò anche dopo la sua morte".

Fernanda Pivano
introduzione a Addio alle armi, Ernest Hamingway Arnoldo Mondadori Editore, 1965

mercoledì 9 ottobre 2013

Lei, Spoon River e Pavese.

foto di e tratta da
www.einaudi.it
Cesare Pavese durante i suoi studi aveva conosciuto autori americani come Walt Withman, cui dedicò la sua tesi di laurea, appassionandosi sempre più alla letteratura americana che leggeva in lingua originale. Erano spesso opere non ancora diffuse in Italia, testi che parlavano di libertà e che riuscivano a sostenere l'antifascismo di chi, come Pavese, soffriva le costrizioni, anche ideologiche, del ventennio. Fu con questo spirito infervorato dall'ansia di nutrirsi di nuove idee, che il giovane professore contagiò la fertile anima di Fernanda Pivano, portandole una copia dell'Antologia di Spoon River. Si era tra gli  anni  '30 e i '40 e l'Europa conosceva ombre sempre più nere e profondissimi bui. Tempo prima, negli Stati Uniti, durante la prima guerra mondiale, lo scrittore Edgard Lee Masters aveva pubblicato, in una rivista chiamata Mirror, poesie che, in forma di epitaffio, raccontavano la vita di persone comuni, ma ormai sepolte in un cimitero di provincia.  I morti del paese di Spoon River erano diventati  protagonisti di poesie che riuscirono a parlare di vita attraverso la sepoltura, in un momento storico in cui il lutto incendiava tutto il mondo. Eppure quelle descritte da Masters, sembravano vita e morte d'altro tipo.
Nell'Antologia di Spoon River non c'erano epopee e gesta ardimentose, non c'era epica, ma semplici persone che avevano vissuto e descrivevano sentimenti e vicende, con la completa sincerità che derivava dalla protezione della morte. Quelle persone non c'erano più e le loro parole non avrebbero potuto avere conseguenze dirette, dunque non c'era motivo di abbellire, ingrandire, modificare o mentire.
L'opera di Masters era evidentemente rivoluzionaria per un'epoca di grandi potenze al braccio di ferro, la propaganda era in cabina di regia e la cultura indirizzata all'elogio della nazionalità. In Italia si era in pieno ventennio fascista e la libertà di pensiero viveva il suo medioevo e, con essa anche la diffusione di molte di quelle opere americane. Nanda conosceva benissimo l'inglese e la lettura di Masters la colpì profondamente, per la innovatività del parlare di sentimenti senza il filtro di ció che è opportuno dire e di ció che va invece taciuto, forse nemmeno pensato. Fu così che, grazie alla sua formazione poliglotta, Fernanda Pivano iniziò a dedicarsi, privatamente, alla traduzione dell'antologia di Spoon River. Pavese amava lo spirito della sua alieva, la capacità di rendersi vulnerabile davanti a una letteratura così viva e reale e, quando seppe della traduzione cui Nanda si era dedicata, si determinó a ottenerne la pubblicazione, finché ci riuscì con Einaudi, allora avanguardia dell'editoria. Esiste una lettera, datata 4 gennaio 1943, scritta da Pavese alla Pivano in cui lui le chiede l'invio del dattiloscritto di traduzione, ma in tempi brevi, perché  alla bella notizia dell'imminente pubblicazione, si era aggiunto il timore della chiamata alle armi e per allora era suo desiderio che il libro fosse pronto. Carteggi di altri mondi. Di tempi orribili e menti meravigliose.
Il volume fu bloccato dal regime per i suoi contenuti, poi di nuovo diffuso a guerra finita. Così una ragazza, che ardeva per la libertà e i libri e un giovane uomo, che di letteratura viveva, portarono in Italia, in piena seconda guerra mondiale, un libro sottilmente antimilitarista e privo delle maestosità di cui allora i regimi ubriacavano i popoli.
L'edizione che Einaudi pubblica oggi, (meravigliosamente) è ancora a cura di Fernanda Pivano e, dietro, non bisogna dimenticare, ci sono un giovane uomo di lettere, una ragazza colta e un editore illuminato, che in un' Italia di oppressione cercavano libertà.
L'Antologia di Spoon River è un regalo che persone coraggiose hanno rivolto al futuro. 

lunedì 7 ottobre 2013

Perchè Fernanda Pivano.



The beat goes on. Fernanda Pivano
Mondadori. La mia copia
Scrivere di Fernanda Pivano è tanto facile, tutti sanno chi sia e la sua vita è ovunque su internet e in libreria. Scrivere di Fernanda Pivano, per me, è tanto difficile, perché non l'ho mai incontrata eppure l'ho conosciuta ed è stata un punto di riferimento per me, per la mia crescita umana e di lettrice. Mi correggo lo è stata per moltissimi italiani di almeno due generazioni, ormai quasi tre, tra cui io. Ecco perché Il tè tostato dedica a lei un'intensa settimana.
Alla sua figura.
Ai suoi libri.
Alle sue traduzioni.
Ai suoi incredibili incontri letterari.
A una donna del novecento che ha guidato la diffusione di una nuova letteratura.
Nanda, come la chiamavano i suoi amici, nasce nel 1917 a Genova, in una famiglia del tutto particolare e che percepisco come il suo primo stimolo alla curiosità.
Genitori bellissimi, padre banchiere e molto ricco, educazione vittoriana e poliglotta, sua mamma era mezza scozzese e in casa di mescolavano le lingue, quando poi andò a studiare in una scuola svizzera, di certo completò quell'apertura che molti di noi oggi cercano di dare ai propri figli. Tradizione e avanguardia già fuse in una fanciulla che studiava pianoforte con incredibile passione e si volgeva incuriosita alla biblioteca che aveva in casa, facendo fin da subito della lettura un mondo necessario. Il peso dei silenzi vittoriani e le ali dal saper leggere i pensieri di altri popoli.
Da Genova si spostò con la famiglia a Firenze poi a Torino, dove visse la straordinarietà di frequentare la quarta e la quinta ginnasio con Primo Levi e sarà quel che sarà, ma quando nella stessa classe ci sono Fernanda Pivano e Primo Levi il novecento deve molto a quel liceo. Non basta, il professore supplente di italiano era Cesare Pavese. Ed ora forse è perfino troppo, ma la storia non si scrive in un attimo e la letteratura nemmeno, così quei rapporti e quegli incontri gettarono le basi di un dopoguerra in cui si cercava la pace e in cui qualcuno non riuscì a trovarla.
Poi due lauree, una in letteratura inglese con tesi su Moby Dick e la seconda in pedagogia presa studiando con Nicola Abbagnano, il diploma di conservatorio e una sensibilità già così rotonda che avrebbe potuto fermarsi. Pavese le aveva fatto conoscere Masters, Withman, Hemingway e lei volle  tradurli in italiano a volerli studiare e a scontrarsi con l'ingessatura culturale in cui l'Italia versava negli anni quaranta. Fu così che Nanda iniziò a scrivere sul mondo americano, a leggere gli scrittori d'oltre oceano e ad ardere per la voglia di diffondere quella cultura della libertà e dell'amore che negli anni '50 conosceva espressioni e repressioni così diverse nel nostro Paese, rispetto alla grande apertura del popolo che aveva salvato il mondo. Gli incontri e i sentimenti con quegli autori che aveva letto e tradotto e il circolo culturale italiano fatto di Salvatore Quasimodo, Alberto Moravia, Elio Vittorini, i Mondadori e molti altri, cui lei attinse di cui si arricchì, in uno scambio culturale e mentale che si può solo sognare. Nel 1956 l'inizio dei viaggi in America. Da qui la beat generation vissuta da osservatore, ma interno, le mille occasioni di confronto con Ginsberg, Kerouac, Ferlinghetti e Corso. E chi allora può tradurre i loro libri meglio di lei che l'ha conosciuti, respirati, vissuti, chi meglio di lei che la lost generation la vista negli occhi di Hamingway in uno stato di confusione e pentimento emotivo, di chi con Ginsberg leggeva e parlava di quelle poesie. Lei che negli anni poi uscì per la sua Arcana editrice con due volumi, di cui parlerò, sull'altra America degli anni '60.
Fernanda, l'italiana che ha letto la risposta che soffia nel vento.
Con infinita umiltà racconterò i rapporti di Fernanda Pivano con alcuni autori, le opere centrali nel suo percorso, i suoi libri, le foto, i sogni che m'ha regalato, ciò che ho letto, provando a testimoniare la mia infinita gratitudine.
(Qui su una sorta di biografia di Fernanda Pivano a cura di Guido Harari, in cui lei in prima persona commenta le foto della sua vita come in un album privato. Una preziosa edizione Mondadori).