venerdì 25 ottobre 2013

I libri, la crisi e il capodanno.

Questa è una divagazione personale nata dalle continue notizie di librerie che non resistono. Nessuna verità assoluta. E' ovvio.

Le librerie chiudono. E questo è un fatto drammatico.
Crisi economica e finanziaria del mondo occidentale generatasi negli strati più alti dell'atmosfera e che, ogni anno più forte, si abbatte su tutto ciò che è sotto il cielo.
Un uragano con la potenza del pugno, la virulenza di una malattia vissuta al caldo e la cancrena di tutto ciò che è trascurato. La crisi è verde come una ferita non curata, fa schifo lo so, ma è il suo colore.
Dopo cinque anni mi sento di dire, profanamente, ma di pancia, che non può parlarsi ancora di crisi vera e propria, la fase acuta non può durare una vita, la mia interpretazione è più concreta forse. Il mondo ora è questo, è fatto così, è cambiato, gli esuberi sono finiti, le scorte sono logorate, non c'è più niente se non le capacità. I beni per cavarsela oggi sono immateriali, le opere dell'ingegno. C'è caduto addosso tutto ciò che è stato lasciato indietro, tutto ciò cui non si è data importanza e tutto ciò che è stato rubato al futuro, sotto ogni forma. Perché è chiaro che il presente sia già il futuro, il futuro di ieri e se ieri non ho studiato oggi prendo quattro.
Posto che ormai i quattro sono diventati troppi, direi che è ora di mettersi giù sui libri. Metaforicamente e di fatto.
Tutto questo per dire che gli strumenti di domani si scelgono oggi e se lasciamo che arti, mestieri e commerci, animali e tradizioni, nomi di vie e volti scompaiano, poi non aspettiamocene il ritorno.
I negozi famigliari chiudono per mille motivi economici, politici e culturali. Le grandi catene proliferano per gli speculari motivi economici, politici e culturali. Sembra che le due cose non possano convivere, perché le si vuole necessariamente ricondurre l'una alla nostalgia e l'altra al progresso. Accettando che il mondo sia cambiato, perché non indirizzare questo cambiamento scegliendo cosa tenere e cosa buttare come in un ipotetico capodanno generale?
Tengo le librerie, tutte le librerie, che se chiudono la cultura ha perso e se la cultura perde l'uomo non migliora e si sa che l'evoluzione è una cosa spietata, sopravvive chi si adatta e ci vogliono istinto e cervello. Istinto e cervello, addirittura il cuore viene dopo. Se si riesce a sopravvivere all'uragano, ma si sono perse le conoscenze, la seconda ondata sarà definitiva.
Il pollice opponibile fa la differenza, non ci basta sopravvivere, se c'è solo la sopravvivenza, poi ci sono le rivoluzioni. Serve usare la testa e serve distrarsi, servono le librerie, che non possono chiudere sono lampadine per la mente e, servono le catene commerciali di altro genere, perché sono una forma di democrazia e divertimento importanti.
Che non ci sia una guerra, che si dia modo di convivere!
Non facciamole chiudere le librerie, festeggiare i propri successi con un libro, consolarsi con un libro, ridere con libro, regalare un libro, scoprire con un libro, stare in compagnia di un libro, è possibile e bellissimo. Fin da piccoli.

3 commenti:

  1. sono andato a comperare un libro.
    Ha ragione.

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  2. Per quelli della mia generazione, una vicenda un po' alla Video Girl "Libr"Ai!
    Ma in ogni caso c'è ancora tutta una certa voglia di resistere...

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  3. ha vesto "lae ali della libertò"?

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