giovedì 22 giugno 2017

Mi ricordo. Joe Brainard

Mi ricordo. Joe Brainard.
Lindau. La mia copia.
Eccomi a parlare del primo libro letto tra quelli provenienti il Salone di Torino di quest'anno, quando ho fatto una fruttuosa passeggiata allo stand di Lindau e me sono andata con due titoli di Joe Brainard. Lui era un eclettico artista americano, nato nel 1942, cresciuto a Tulsa, Oklahoma, e diventato celebre a New York per i suoi quadri, i collage, le sculture, i libri. Una persona di cui so pochissimo e che sto imparando a conoscere, complice la lettura di questo libro insolito: Mi ricordo, un'autobiografia che passa dalle immagini rimaste nella mente dell'autore, frazionate e spezzettate, nettamente staccate una dall'altra, alla composizione in mosaico di una vita, di una cultura, di un sentire, di un Paese. 
Ogni ricordo di Brainard è come un ritaglio dei suoi collage, ogni sua frase è un pixel di colore in uno schermo perfettamente armonico.
Un libro inaspettato e un primo pensiero banale che salta alla mente del lettore: che ci vuole a mettere insieme una serie di frasette ripescate da qualche riminiscenza, o meglio ancora inventate, che dipingano una persona molto molto interessante e che non ha avuto voglia, tempo e costanza di scrivere un libro vero?
Ebbene, è vero, non ci vuole niente, se accettiamo come risultato poco più di un (forse) brutto diario da adolescente, ma ci vuole il genio per scrivere Mi ricordo
Brainard dipinge se stesso e due dimensioni: il tempo, l'epoca in cui cresce e vive, e lo spazio, gli Stati Uniti d'America, e il lettore è lì, che fa amicizia in modo diretto e deciso con tutti e tre i protagonisti del libro.
Ecco cosa sento dirmi da Joe Brainard: guarda che io non userò il pudore per parlare mi me, userò me stesso, ti infilo nelle mie esperienze più personali, apro la porta e non puoi non entrare e lo faccio in poche righe. E così sono con lui al cinema, in casa, a tavola, a guardare coi suoi occhi, film, alimenti, ascoltare musica, fare gesti, dimenticare momenti. Paul Auster (quell'altro genio), ha scritto una prefazione alla quale è un insulto aggiungere parole, ma questo è un blog e dovrò pur dirlo che rivelazione sia stata questo libro per me, una frase dietro l'altra a comporre un'America che qui da noi si sognava come fosse Eldorado, parole che restituiscono al nostro immaginario quelle cose che tanto abbiamo visto al cinema e in tv, e che quando andiamo a New York ci sembra di conoscere le strade. Ma non solo.
Leggere questo libro è un po' come essere Joe Breinard e provare interesse per sé stessi e scoprire piano piano che non tutto appartiene solo a lui, anzi, c'è molto di universale in quelle sue righe frazionate, oltre alla sua, personalissima, vita.
Un libro pieno di spunti, che si legge con calma, perché spesso un ricordo dell'autore apre a uno del lettore e con calma ci perdiamo dentro la nostra esistenza.
Tanti passi mi hanno colpito, ma moltissimo questo che copio qui sotto, perché mi ha fatto tornare in mente un oggetto al quale nn pensavo da anni e non vedo l'ora di fidare la testa in qualche scatolone per cercarlo:

"Mi ricordo i portamonete di plastica rossa che stringendo sui lati si aprivano come una bocca."

Titolo: Mi ricordo
Autore: Joe Brainard 
Traduzione: Thais Siciliano
Editore: Lindau
Anno: 2014 
Prezzo: 14,00 euro

sabato 10 giugno 2017

Paco Ignatio Taibo II a San Lorenzo con le blogger



Avere un blog letterario e cercare di gestirlo con costanza a volte faticoso, perché vive a margine del lavoro ordinario, ma regala momenti indimenticabili. Alcuni sono legati ai rapporti con le case editrici che si trasformano in amicizia e collaborazione.
La nuova frontiera è una di quelle realtà con cui blogger e lettori riescono ad avere uno scambio professionale e umano e ogni tanto con loro organizzo delle colazioni o aperitivi con autori internazionali. La nuova frontiera propone l'incontro e mi incarica di coinvolgere un manipolo di blogger letterari, una volta decisi data, luogo e ora lo scrittore passa nelle nostre mani, o meglio attraverso le nostre domande.
A Più libri più liberi lo abbiamo fatto con Valeria Luiselli e Alfonso Cruz, qualche settimana fa con Paco Ignatio Taibo II, a San Lorenzo, all'ora dell'aperitivo, con l'editore, l'ufficio stampa, Barbara di Libri in valigia, Simona di Letture sconclusionate, Veronica di Il cassetto dei calzini spaiati, Roberta di Una banda di cefali. 
Noi birra, lui, Taibo II accompagnato da sua moglie, cedrata Tassoni e sigarette.
Un ex spagnolo ormai messicano, uno spirito pieno di libertà e umorismo, un libro già pubblicato in Italia anni fa e ora riproposto L'ombra dell'ombra, un pomeriggio di primavera a Roma e la vita da book blogger che esplode. Uscire da un ufficio per andare a chiedere a un grande scrittore messicano quale sia il suo metodo di scrittura, quale la sua disciplina e quale il suo stato d'animo e sentirsi rispondere che nulla si crea con l'ispirazione, perché nessun romanzo nasce senza una giusta dose di ore-culo (cito testualmente) passate seduti a lavorare, è una cosa esaltante. Per me, certo.
La moglie ha aggiunto che ci sono sere lui scuote la testa dicendo che non sa fare nulla, che è un incapace e certe altre in cui invece le si avvicina dicendo sono un genio!, e il racconto si arricchisce non soltanto delle parole di Taibo II, ma della storia raccontata da chi con quell'autore divide la vita, da diverse decadi.
Taibo II parla del fermento culturale che c'è in Messico, della diffusa passione per la lettura, delle fiere in cui firma libri a nonni e nipoti, della sua associazione culturale la Brigata para leer en libera, della soddisfazione che riceve dal contatto con le persone e del suo pensiero politico, della sua storia di quella del novecento e dei momenti in cui si sono intrecciate in modo profondo.
L'incontro si chiude parlando di libri preferiti e lui dice che non comprende la domanda quale libro porteresti in un'isola deserta, perché non ci andrebbe proprio in un'isola senza almeno una biblioteca, e poi chiude con un meraviglioso ma che cazzo è la vita senza passione, sei venuto al mondo per cambiarlo, non per guardarlo.
Che dire? Grazie!
Il racconto di tutto è su Twitter e qui la Storify che lo racchiude, impossibile non rileggere L'ombra dell'ombra dopo aver conosciuto l'uomo che l'ha scritto.


domenica 4 giugno 2017

La grande invasione continua.





Sono le 19.08 del 4 giugno 2017, sono sul freccia rossa che mi riporta da Torino a Roma, dopo essere stata a Ivrea, alla Grande invasione
Per la prima volta scrivo un post in treno ed è completamente reattivo a questi tre giorni che ormai sono un appuntamento fisso, ma che non finiscono di emozionare il mio essere infantile, che ancora cede allo stupore e se ne bea.
I tre incontri che ho animato come @TwoReaders sono stati carichi di affetto e di pubblico, di lettori curiosi e di emozione, delle parole dei tre libri che abbiamo scelto: Madame Bovary, Mansfield Park, Cime tempestose. Stamattina parlavo dell’amore tra Catherine e Heathcliff, della brughiera, del vento, dell’appartenenza che va oltre i sentimenti ed ero scombussolata e felice.
In questi giorni ho visto l’obiquità degli animatori del festival, sorridenti a ogni incontro, la partecipazione della città che sempre risponde un presente! forte e chiaro. Ho ascoltato Valeria Parrella sul suo rapporto da lettrice con Annamaria Ortese, e ho pianto commossa, ho ascoltato Domenico Starnone raccontare di quando da bambino, a Napoli, leggeva i romanzi a puntate sulla rivista Annabella di sua madre, e ho riso di tenerezza. 
Ho conosciuto i sorrisi accoglienti di Alexandra Kleeman, l’autrice americana di Il corpo che vuoi (Balck Coffee), libro che stiamo leggendo con @TwoReaders, sono sprofondata in un teatro bellissimo per le letture di Vinicio Marchioni e Sonia Bergamasco, prima un libro di guerra con le bombe e il sangue, poi uno di pace ritrovata con sé stessi: Anatomia di un soldato di Harry Parker (Sur) e Memoria di ragazza di Annie Ernaux (L'Orma). E mi sono salite le lacrime agli occhi (ancora), in entrambe le occasioni. 
Ho bevuto una birra con Matteo Nucci parlando di E' giusto obbedire alla notte (Ponte alla grazie), il suo romanzo candidato al Premio Strega di quest'anno, mi ha spiegato la scelta del titolo, un verso di Omero ritradotto proprio da Matteo, che mi ha anche detto una cosa indimenticabile, ha detto che in Grecia esiste ancora la contemplazione, e ho evitato di commuovermi in modo manifesto, ma riflettere sulla contemplazione e sul bisogno umano di esercitarla dà una stretta al cuore. Ho incontrato Laia Jufresa, la scrittrice messicana di Umami (Sur), l'ho guardata raccontare il suo libro e l'ho compresa attraverso la sua traduttrice, Giulia Zavagna, ed entrambe trasmettevano tutta la passione per il loro lavoro, e Giulia restituiva ogni tono di colore delle parole dell’autrice a noi manipolo di blogger letterari, che esercitiamo proprio la passione come ragione esistenziale. 
Ho ascoltato voci, stretto mani, conosciuto e ritrovato persone, dato abbracci, raccontato cosa sia per me un blog e che senso abbia, ho parlato con Emiliano Sbaraglia del suo libro sul 1977, I sogni e gli spari (round robin) e degli anni di piombo, ho cenato tra le risate, guardato il diluvio universale annegare la città, ma non fermare il festival. 
Ho avuto il calore dei lettori e nuovi sorrisi, bellissimi e importanti e che mi dicono che questa sia la strada, che è quella giusta, che va bene così.
Ho ascoltato autori esordienti parlare, felici, del proprio libro e della propria esperienza, ho chiesto in giro quale fosse il valore del festival, cosa fosse La grande invasione e su Twitter ho raccontato la risposta di Alessandra Minervini e che era lì per il suo primo romanzo, Overlove (Liberaria).
Ho osservato un’organizzazione complessa e i suoi problemi sparire dietro alla bellezza della lettura e all'impegno delle persone, e se qualcuno si chiede perché a Ivrea un’intera città risponda in modo così totale, ecco il motivo, ed è affisso a un muro della città:




(Dovrei scrivere una lunga lista di ringraziamenti, perché sono molti i cuori che rendono Grande questa Invasione, ma lo farò in privato, qui dico soltanto a tutti: siete tanto tanto bravi!
Grazie. Tantissime poi per il saluto su Twitter, quello con Harry Potter!)

martedì 30 maggio 2017

Memoria di ragazza. Annie Ernaux

Memoria di ragazza. Annie Ernaux.
L'orma. La mia copia. 
Continua la collaborazione con GoodBook, che per questo mese si occupa di L'Orma editore, casa editrice cui sono molto legata e che da qualche anno ha portato in Italia una voce francese che sta diffondendosi sempre di più, ed è quella di Annie Ernaux.
Dopo Il posto, Gli anni e L'altra figlia, arriva in libreria, e in classifica, un nuovo libro dell'autrice francese che ci sta stregando, con la capacità di scrivere di sè stessa mettendo a nudo la sua verità e offrendosi allo sguardo dei lettori.
Così avviene anche in Memoria di ragazza, opera, ancora autobiografica, in cui l'autrice fa i conti con Annie Duchesne, la ragazza che era nel 1958, quando per la prima volta si allontana da casa per lavorare come educatrice in una colonia, e inizia a conoscere quel mondo che fino ad allora aveva soltanto vagheggiato.
Lo stile della Ernaux resta, è affilato e preciso come lo abbiamo conosciuto nei testi precedenti, ma questa volta il connotato della riflessione è del tutto esplicito, il pensiero si svolge durante la scrittura che non viene depurata dei passaggi di maturazione della consapevolezza del proprio essere, passato e presente. Memoria di ragazza è un'autobiografia scritta quasi come un diario, scompaiono le protezioni del romanzo, troviamo date precise, frasi riportate con fedeltà, momenti di intimità quasi domestica, il processo interno di determinazione dei comportamenti, la visione onesta anche di ciò che ognuno vorrebbe dimenticare di sé.
Annie Ernaux si racconta senza filtri, i primi incontri sessuali, i desideri, le paure, il rapporto, ancora una volta presente, con i propri genitori e l'avvio a quell'emancipazione da un nido in cui non si era mai identificata. Come ne Gli anni torna l'utilizzo delle immagini, vecchie fotografie e cartoline scritte e ricevute diventano un pavimento di pietra su cui puntare i piedi dei ricordi, partendo così dalla solidità del dato reale per raggiungere quella ragazza del passato.
Annie Ernaux lascia lungo la via il fardello della vergogna, non conosce più il senso di colpa, ricorda pensieri e sensazioni, sa benissimo chi è stata ed è con quella persona che deve confrontarsi, con la donna che viene alla luce in quell'anno remoto.
Un libro scritto per conoscersi a fondo, per illuminare ogni angolo, e per far questo si riprendono anche gli episodi più sgradevoli, i pensieri sopiti e le voci che hanno ferito.
Ed è così che Annie Duchesne torna a vivere e il lettore la conosce attraverso le parole senza veli della scrittrice che è diventata.


Titolo: Memoria di ragazza
Autore: Annie Ernaux 
Traduzione: Lorenzo Flabbi
Editore: L'Orma editore
Anno: 2017 
Prezzo: 18,00 euro

domenica 28 maggio 2017

Tra i racconti di Virginia per la domenica di tè #73




"Persino quando lei si domandò che tipo di tè offrivano a Kew, lui sentì che qualcosa si profilava dietro le sue parole e si ergeva ampio e solido dietro di esse, e la foschia si alzò molto lentamente e scoprì - Oh Dio che cose erano quelle forme? - piccoli tavoli rotondi e cameriere che guardavano prima lei poi lui; 
e c'era un conto che lui avrebbe pagato con una vera moneta da due scellini, 
ed era vero, tutto vero, si rassicurava lui, tastando la moneta in tasca, 
vero per tutti tranne che per lui e per lei; 
persino a lui cominciava a sembrar vero; 
e poi - ma tutto era troppo emozionante per poter rimanere più a lungo lì a pensare, 
e tirò il parasole fuori dalla terra con uno strattone, 
impaziente di trovare il posto dove si prendeva il tè con gli altri, come gli altri. 
"Su, vieni Trissie, è ora di prendere il tè"
"Dove mai si prende il tè?" 
chiese lei, con uno strano fremito di emozione nella voce, 
mentre si guardava attorno con aria incerta e si lasciava condurre lungo il sentiero erboso, trascinando il parasole, volgendo il capo e qui e là, 
dimenticandosi del tè, col desiderio di andare laggiù e poi laggiù, 
ricordando le orchidee e le gru tra i fiori selvatici, una pagoda cinese 
e un uccello dalla testa color cremisi, ma lui la spinse avanti."

Virginia Woolf, Kew Gardens


Libro
Titolo: Oggetti solidi
Autore: Virginia Woolf
Traduzione: Adrina Bottini e Francesca Durante
A cura di: Liliana Rampello
Editore: Racconti edizioni
Anno: 2016
Prezzo: 19,00 euro

Nome: Frontier Organic Chung Oolong
Tipo: purezza
Colore: oolong
Provenienza: Cina
Aroma: erbaceo

sabato 27 maggio 2017

Nuove voci con @TwoReaders


Il corpo che vuoi. Alexandra Kleeman.
Edizioni Black Coffee. La mia copia.

Ci siano di nuovo! Eccoci pronti a iniziare una nuova lettura, e in questa fine di primavera ci avventuriamo nel catalogo di una neonata casa editrice: Edizioni Black Coffee.
Ed eccoci con un libro insolito, Il corpo che vuoi, scritto da Alexandra Kleeman e arrivato da poco in Italia come prima uscita della casa editrice.
Una voce femminile e un incipit dirompente per condividere ancora un titolo di narrativa contemporanea, e se venite a Ivrea, alla Grande invasione, potrete anche incontrare l'autrice.

Le regole di partecipazione:


  • leggere il libro proposto;
  • seguire il ritmo di lettura giornaliero con indicazione del numero di pagina cui arrivare e dell'ultima frase per i lettori di ebook;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di citazione e possibilità di commentare;
  • @TwoReaders retwitterà soltanto alcuni dei tweet ricevuti, siamo diventati moltissimi e rischiamo di bloccare gli account dei nostri followers facendo il rt di tutte le citazioni;
  • i tweet di citazione (dal cartaceo) devono riportare la pagina di riferimento;
  • non è consentito allegare fotografie del testo, lo scopo del gruppo è condividere il libro nelle logiche di Twitter e dunque in 140 caratteri;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • hashtag per questa lettura è #corpochevuoi;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è, ovviamente, l'esclusivo responsabile di ciò che scrive e allega;
  • evitare lo spoiler, lasciamo a tutti il piacere di scoprire;
  • agire nel rispetto dell'opera, dell'autore e dell'editore. 

  • E il programma di lettura:


    lunedì 29 maggio:
    lettura fino a pagina 39 "l'altra metà è morta.";

    martedì 30 maggio:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 64 "tenendomi stretta.";

    mercoledì 31 maggio:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 80 "spezzano i denti.";

    giovedì 1 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 102 "chiedere chi è.";

    venerdì 2 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 123 "è notte fonda."

    sabato 3 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 146 "sopra la sua testa."

    domenica 4 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 164 "oscuro nel sonno."

    lunedì 5 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 184 "nessuno vede.";

    martedì 6 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 205 "né più veloci.";

    mercoledì 7 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 236 "bulbo sotterrato.";

    giovedì 8 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 260 "vivevo un tempo.";

    venerdì 9 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 281 "la odio."

    sabato 10 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    lettura fino a pagina 300 "imprescindibile."

    domenica 4 giugno:
    citazioni e commenti del giorno precedente,
    confronto sull'intero romanzo.
    Fine lettura.


    mercoledì 24 maggio 2017

    Le pietre. Claudio Morandini

    Le pietre. Claudio Morandini.
    Exorma. La mia copia.

    Le pietre è il secondo libro che leggo di Claudio Morandini, ma dopo Neve cane piede, avevo già sviluppato quel tipo di affidamento che alcuni autori sanno ingenerare nei lettori ed è stato confermato. 
    Un secondo romanzo breve, probabilmente questa concentrazione fa parte dello stile di Morandini, un secondo romanzo di montagna, ma un completo stravolgimento nelle presenze e nelle voci raccontate. Neve cane piede si muoveva sul pensiero del protagonista, Le pietre immerge il lettore in una comunità e nell'intreccio delle vite dei suoi membri. 
    La vita in montagna questa volta si svolge in un continuo andare e venire tra due paesi, Sostigno e Testagno, due nuclei alpini la cui valle ha una storia geologica irregolare, inusueta e che sta esprimendo se stessa alla massima potenza. Ed ecco le pietre. 
    Pietre vive, che si muovono, colpiscono, rotolano, ingombrano e feriscono, sembrano accanite contro una coppia, Ettore e Agnese Saponara, arrivata dalla città. Forse è una rivolta del territorio contro chi non lo capisce appieno, contro chi non lo ha nel sangue. O forse è uno scherzo degli altri abitanti della valle, perché quei cittadini se ne vadano. O magari sono proprio loro a creare la stranezza delle pietre sperando di vivacizzare l'ambiente. 
    Morandini lascia al lettore il suo percorso, inizialmente lo disorienta, poi lo guida, e infine gli consente quello spazio necessario per riflettere, interpretare e cercare, dietro quella nuova storia di montagna, la propria soluzione. 
    Qualcosa di simile accadeva anche in Neve cane piede, ma questa volta la confusione tra ricordi e realtà dell'eremita protagonista del romanzo precedente, lascia il posto a un elemento fantastico dilagante, ma che non si ammanta di magia, bensì, con stupore del lettore, di realtà, perché niente è più tangibile, di un sasso, di una roccia, di una pietra.
    Un titolo al plurale, per una molteplicità di voci: in questo breve romanzo a ogni pietra che spunta o che ruzzola, corrisponde alla storia di un personaggio, o dell'intera comunità, tante le pietre, tanti i pensieri pronti a commentarle.
    Un'altra bella prova di un autore che con pacata determinazione conduce il lettore nello spazio bianco del non detto, laddove l'interpretazione diventa la chiusura della storia.

    Titolo: Le pietre
    Autore: Claudio Morandini
    Editore: Exorma
    Anno: 2017
    Prezzo: 14.50 euro 

    giovedì 18 maggio 2017

    170 anni di Brontë




    Col maggio dei libri quest'anno si parla di anniversari di grandi autori e ce ne sono molti: Malaparte, Austen, Pirandello tra gli altri, ma ci sono anche ricorrenze che riguardano grandi opere. 
    Nel 1847, tra autunno e l'inverno, uscirono tre libri intramontabili, scritti dalle tre sorelle più note della letteratura: Jane Eyre, Cime tempestose e Agnes Gray, dalle menti e dai cuori di Charlotte, Emily e Anne Brontë. È un anniversario importante, dunque. 
    Vale la pena ricordare che senza l'intervento di Charlotte non avremmo conosciuto nessuna delle tre, fu lei infatti a convincere le sorelle della possibilità di essere pubblicate, fu lei che inviò i manoscritti, che seguì il percorso necessario per arrivare alla stampa, prima con una raccolta di poesie a sei mani e tre pseudonimi, poi per i tre loro libri.
    Il primo romanzo che Charlotte cercò di far pubblicare fu Il Professore (suo prima opera che poi uscì postumo), ma vedendolo respingere in continuazione al contrario di quanto, a un certo punto, avvenne per i romanzi delle sorelle, decise di lasciarlo da parte e si buttò anima e corpo nel suo personaggio più riuscito e nella goticissima vita di Jane Eyre
    Così, Anne e Emily videro pubblicate le loro opere dal medesimo editore, Thomas Cautley Newbay, nel dicembre; Charlotte, che dopo i rifiuti del precedente romanzo iniziò a inviare Jane Eyre, fu pubblicata da Smith, Edler & Co, che rimase poi il suo editore negli anni a venire, nell'ottobre dello stesso anno.
    Dalla canonica di Haworth nel 1847 vennero fuori tre voci, la poesia travolgente di Emily che ci spiazza coi suoi personaggi, il rigore e le descrizioni indimenticabili di Charlotte, i tratti pedagogici di Anne. Ellis, Currer e Acton Bell, i loro tre pseudonimi, gli autori che in pochi mesi pubblicarono pubblicato tre opere rimaste vive per centosettant'anni.
    Di Emily non abbiamo altro, morì il dicembre seguente, nel 1848, Anne produsse ancora un romanzo La signora di Wildfell Hall, Charlotte ci ha portato con sé fino al magnifico Villette.
    Nulla sarebbe successo senza la caparbietà di Charlotte, o meglio, le tre sorelle avrebbero scritto comunque, noi non saremo diventati loro lettori, e allora nel 2017 festeggiamo questo triplice compleanno quasi bicentenario.
    Per ricordare la prima uscita delle tre Brontë, ho ripescato un'edizione che trovata in un negozio di libri usati a Roma, una raccolta a tre voci del giugno 1965, quando si traducevano anche i nomi, o almeno quelli che avevano un corrispondente in italiano
    ...ma per fortuna per la brughiera si sente comunque chiamare Heathcliff!


    Copia in foto:
    Titolo: Tre romanzi
    Autore: Charlotte, Emily e Anne Brontë
    A cura di: Lia Spaventa Filippi
    Editore: Edizioni Casini
    Anno: 1965
    Prezzo: 4.500 lire


    domenica 14 maggio 2017

    Tornare a Dresda per la domenica di tè #72






    "Non mi pento. Qualsiasi altra strada avrebbe portato a un equivalente di questo. 
    Ero destinata a bere tè e a occuparmi della fabbrica, senza l'ispirazione per scrivere. 
    Mi sento svuotata. Ma non l'annoierò con le mie lamentele. 
    Forse non lo sa, ma abbiamo una fabbrica di viti. 
    Non creda che mi importi aver scambiato le lettere con questo. 
    In realtà le viti sono spaventosamente profonde. 
    Ci si può scrivere sopra un trattato di filosofia. 
    Eraclito l'oscuro disse che la vite è la sintesi della retta e del cerchio. 
    Vede? nel suo movimento, la curva e la retta sono una cosa sola. "


    Alfonso Cruz, La bambola di Kokoschka


    Libro
    Titolo: La bambola di Kokoschka
    Autore: Alfonso Cruz
    Traduzione: Marta Silvetti
    Anno: 2016
    Prezzo: 17,00 euro

    Nome: Black Mojito
    Tipo: aromatizzato
    Colore: nero
    Provenienza: Cina
    Aroma: menta e lime
    Negozio: Tee Rausch, Dresden

    giovedì 11 maggio 2017

    Caffè nero per tutti: le Edizioni Black Coffee


    credits: Black Coffee


    È nata da poco una casa editrice dedicata alla narrativa nord americana, si chiama Black Coffee, gli editori sono già noti ai book blogger, ma per tutti i lettori ecco qui il nuovo progetto editoriale di Sara Reggiani e Leonardo Taiuti. 

    Black Coffee è un pulcino dell’editoria, è nata da pochissimo e dalla passione di qualcuno che si è trasformato in editore, ve lo avranno chiesto in tanti, ma vi va di raccontare il momento in cui avete deciso “ok, si parte.”?
    Me lo ricordo come fosse ieri. È stato nell’inverno del 2013 che ho proposto a Leonardo di aprire una piccola casa editrice in cui riversare la nostra esperienza di traduttori e scout. Era sera, poco prima di cena, e gliel’ho detto più che altro per vedere che faccia faceva. Poi però mentre gli elencavo le mie motivazioni, mi sono accorta che ci credevo più di quanto immaginassi, che avevo le idee già molto chiare, che sapevo dove andare. Quando ho smesso di parlare, lui ha detto solo, Ma sì, proviamoci, non ci manca nulla. Poco dopo siamo andati a trovare mia sorella, che all’epoca viveva ad Amsterdam e chiacchierando con lei è spuntato fuori il nome, Black Coffee (stavamo ascoltando la canzone interpretata da Ella Fitzgerald). Nei mesi a venire ci siamo rimboccati le maniche: abbiamo sviluppato il progetto, valutato autori, cercato alleati. Eravamo quasi pronti. Abbiamo detto “Ok, si parte” all’inizio del 2014, ma i timori erano ancora tanti e, quando è arrivata la proposta di portare Black Coffee nel catalogo Clichy sotto forma di collana, abbiamo accettato. Ci servivano delle conferme, avevamo bisogno di capire che cosa pensavano i lettori delle nostre scelte. Ci capiranno?, ricordo che mi chiedevo, perché non ho mai messo in dubbio che io e Leonardo avessimo fiuto. E ci avete non solo capito, ma anche sostenuto. Si è instaurato un dialogo tra noi e voi. A quel punto non siamo più riusciti ad accontentarci, ad adeguarci a una realtà che non ci rispecchiava in tutto e per tutto, a chiedere il permesso, insomma. Dovevamo proseguire da soli quella conversazione iniziata con i nostri lettori. Perciò, nella primavera dell’anno scorso, ci siamo detti, Ora basta, si parte davvero. E recuperata l’indipendenza, siamo andati per la nostra strada. 

    Facciamo subito quelle cosa bellissima che le rockstar fanno alla fine dei concerti, quando si presenta tutto il gruppo, voi chi siete? E come vi siete trovati?
    Io e Leo, ormai lo sapete, ci siamo conosciuti in Giunti e abbiamo proseguito insieme come traduttori freelance. Lui fiorentino doc, io pesarese trapiantata prima a Bologna poi a Firenze. Lui giovane, serio e metodico, io un po’ meno giovane, molto meno seria, affatto metodica. Volevamo circondarci di professionisti che condividessero le nostre scelte, che non solo sapessero lavorare bene, ma che comprendessero i nostri intenti senza bisogno di tante parole. Non importava che vivessero a Firenze, ancora non abbiamo una sede vera e propria. Black Coffee è più uno stato mentale! Come prima cosa, siamo andati a ripescare quelle persone che nel corso del tempo avevano dimostrato uno spirito affine al nostro. Raffaele Anello (grafico e art director di Black Coffee; vive a Berlino) ed Emanuela Busà (redattrice) erano stati nostri collaboratori in Giunti. Siamo anche grandissimi amici e con Black Coffee coroniamo finalmente il sogno di lavorare a una cosa che è soltanto nostra. Poi abbiamo scelto le figure che ci mancavano: Giorgio Collini, responsabile dei social media, è di Roma e con lui ci siamo capiti al volo, la comunicazione di BC doveva essere in un certo modo ed era il suo modo; Marta Ciccolari Micaldi, alias la McMusa, l’avevo incontrata a un Salone del Libro, quando ancora eravamo una collana di Clichy, e scambiandoci due chiacchiere ho capito che le nostre strade si sarebbe incrociate di nuovo, così appena aperta Black Coffee come realtà indipendente le ho affidato il compito di aiutarci a “raccontare” questa storia perché la conosceva, la amava e sapeva comunicarla nel modo giusto, con serietà ma anche con un atteggiamento pop cui puntavamo; Marta ci ha presentato Francesca Pellas che ora è il nostro ufficio stampa/scout di base a New York (mi sono bastati due messaggi vocali e una mail per capire che era una di noi, e le ho proposto di salire a bordo). 

    Come scegliete i libri, quali sono le vostre regole per la caccia al titolo e all’autore, se ne avete?
    Stabilita la linea editoriale (autori nordamericani esordienti alternati a recuperi dal passato, voci femminili in prima linea – quest’anno pubblichiamo solo donne, come dichiarazione d’intenti – fiction e non fiction, attenzione alla forma del racconto), ci siamo messi alla ricerca di testi insoliti, che trattassero cioè temi conosciuti, ma da punti di vista nuovi. Solitamente facciamo così: io individuo gli autori, valuto le opere che attirano di più la mia curiosità e, se passano, le sottopongo a Leo. Passano solo autori che mi afferrano per la gola entro la cinquantesima pagina. Sono disposta a sorvolare su certe ingenuità – soprattutto con gli esordienti – ma mi devono prendere. Non sono una persona paziente. Mi innamoro e non vedo più niente. Allora qui subentra Leo che modera, che mi pone domande, insinua il dubbio. Se riesco a convincerlo nonostante le reticenze, il libro passa e inizia la lotta per l’acquisizione dei diritti. Ma questa è un’altra storia.

    Black Coffee ha degli editori di riferimento? Dei modelli di impresa o di catalogo?
    I nostri modelli di riferimento sono le case editrici indipendenti americane, perché ci piace la spontaneità e l’entusiasmo con cui costruiscono il loro rapporto con i lettori. Come ho detto in altre occasioni, siamo e resteremo una realtà di piccole dimensioni, per essere liberi di creare un discorso che magari non interessa a tutti, ma fa breccia su chi ha le nostre stesse passioni. In America sono tante le case editrici così e creano una rete culturale di grande valore. Sopperiscono alle mancanze della grande editoria. Per dirne una, osservo molto Two Dollar Radio, fondata da una coppia come noi che pubblica testi coraggiosi e insoliti. Cerco per quanto possibile di non “imitare” nessuno, perché altrimenti non offriremmo nulla di nuovo al panorama editoriale italiano.

    Il futuro di Black Coffee è già programmato? Sapete dove state andando?
    Sappiamo molto bene dove stiamo andando, cosa vogliamo portarvi e come, ma di certo non abbiamo programmato tutto, per carità. Siamo consci delle dimensioni che vogliamo raggiungere, dei nostri punti forza e delle nostre debolezze. Guardiamo tutti nella stessa direzione, ma restiamo aperti alle eventualità. Questa è un’avventura, se sapessimo già tutto, non ci sarebbe più gusto.

    Siete già molto presenti online, sui social e in contatto con i book blogger, qual è il vostro rapporto con chi parla di libri qui sul web? Twitter, Instagram sono diventati analoghi a un passaparola, credete nella comunicazione eterea?
    Crediamo molto nel dialogo con i nostri lettori. Siamo diventati editori per comunicare qualcosa. Facciamo libri per voi, non per noi stessi, e desideriamo sapere che cosa vi suscitano. Nel corso degli anni ho instaurato un rapporto stretto con molti blogger che stimo e con lettori in generale che si sono dimostrati particolarmente attenti. Mi piacerebbe accorciare il più possibile la classica distanza fra editore e lettore. Troppo spesso l’editoria assume atteggiamenti snob, avvolgendosi di un’aura di distacco che non fa bene a nessuno. Senza il sostegno di alcune persone che scrivono di libri sul web, noi forse non avremmo avuto tutto questo coraggio. Quindi sì, credo nel potere del passaparola sui social, ma apprezzo solo pareri ragionati, critiche motivate, complimenti sinceri. Dei leccaculo non me ne faccio niente.

    A breve saremo tutti a Torino, noi lettori per piacere, noi blogger per conoscere, salutare, scoprire (scusa ma ho uno sdoppiamento di personalità a volte), voi editori anche per promuovere. Cosa pensa Black Coffee delle fiere e come vi state preparando al vostro primo Salone del Libro?
    Adoriamo le fiere perché ci permettono di conoscere di persona i nostri lettori, farci un’idea di chi è il nostro lettore tipo. Io e Leo siamo tipi socievoli, e la fiera ci dà modo di far capire che Black Coffee è frutto della nostra passione, non solo un’impresa economica. Quest’anno in particolare il Salone si preannuncia elettrizzante e siamo fieri di debuttare in questa edizione che promette un’attenzione particolare agli Stati Uniti. Avendo soltanto tre titoli in catalogo abbiamo deciso di partecipare all’interno dell’incubatore e offrire ogni sera un aperitivo particolare, con letture dal nostro ultimo titolo, Happy hour di Mary Miller, accompagnate da cocktail a base di vodka texana. Insomma faremo del nostro meglio per raccontarvi lo spirito della nostra casa editrice e lasciarvi dentro qualcosa (non solo l’alcol!).

    Cosa vedremo prossimamente marchiato dalla vostra (fichissima) tazza di caffè?
    Dopo Happy hour faremo una piccola pausa e torneremo in autunno con un’opera di non fiction di Amy Fusselman, autrice esordiente, e un’antologia di racconti di Joy Williams, grande maestra del racconto americano ancora praticamente (e inspiegabilmente) sconosciuta in Italia. A chi sarà al Salone consiglio di venire a curiosare nel nostro catalogo!

    Cosa vi augurate?
    Ci auguriamo di poter avere il successo sufficiente a continuare a fare quello che stiamo facendo. Né più né meno.

    Grazie Sara e buona lavoro a voi.



    domenica 7 maggio 2017

    A Istanbul per la domenica di tè #71





    "Lo calmai e lo feci sedere sulla sedia di fronte allo specchio con la cornice blu. 
    Ordinai due tè. "Adaza," dissi, "mi chiedi di spiegarti, ma crederai alle mie parole?"
    "Sì, ci crederò."
    Portarono i tè. Io ne bevvi un sorso, lui aspettò." 


    Burhan Sönmez, Istanbul Istanbul


    Libro
    Titolo: Istanbul Instanbul
    Autore: Burhan Sönmez 
    Traduzione: Anna Valerio
    Editore: nottetempo
    Anno: 2017
    Prezzo: 17,00 euro



    Nome: Panpepato
    Tipo: Pu Erh aromatizzato
    Colore: nero
    Provenienza: Cina
    Aroma: chiodi di garofano, anice stellato, cannella
    Negozio: Treabreak

    venerdì 5 maggio 2017

    Gita al faro. Virginia Woolf




    Il 5 maggio del 1927 la Hogarth Press pubblica un libro strepitoso, intimo, irripetibile, Gita al faro
    Virginia Woolf è la moglie dell'editore, editore lei stessa, Vanessa Bell è la sorella di Virginia, è una pittrice, e realizza la copertina di quella prima edizione. 
    Così la famiglia Ramsay e il ricordo che Virginia ha di sua madre diventano un patrimonio del mondo e segnano il mio incontro con l'autrice.
    Quelli tra il 1925 e il 1928 furono anni produttivi per Virginia, scrisse Gita al Faro e ideò Le onde, ma fu anche un periodo in cui i momenti di difficoltà furono profondi e improvvisi, i mal di testa, la stanchezza, la pressione di Londra e quel romanzo già nato della sua mente che doveva venir fuori, doveva essere scritto. C'erano le preoccupazioni per la casa editrice con la defezione di T.S. Eliot, e c'era Vita, Vita Sackville-West, l'amore passionale di Virginia, la persona alla quale invierà copia di Gita al faro dicendo "secondo me il romanzo migliore che io abbia mai scritto".
    Nel 1926 le cose sembravano più serene, Virginia procedeva costante nella stesura del romanzo, annotava sul diario la facilità con cui progrediva e le emicranie erano migliorate, tanto da permetterle di tornare, seppure con moderazione, in società. 
    Ad aprile la prima parte del romanzo era finita e la seconda fu conclusa il 25 di maggio, poi gli impegni mondani e il ritorno di Vita dalla Persia rallentarono la scrittura, seppure, Virginia fu costante e all'inizio del 1927 Gita al faro passò nelle mani di Leonard per la sua lettura. 
    Il 5 maggio fu pubblicato.
    La reazione più intensa fu quella di Vanessa che scrisse "[...] a me sembra che nella prima parte del libro tu abbia dato un ritratto della mamma che le somiglia più di quanto avrei ceduto possibile. È quasi doloroso vedersela resuscitare davanti.", il romanzo infatti racconta la loro infanzia, la loro famiglia, i loro genitori. Vanessa continuò dicendo "E tu, che riesci a vedere così in profondità come un pittore di ritratti, a me sembri una grandissima artista, ed è così sconvolgente trovarsi di nuovo a faccia a faccia con loro due che poi riesce difficile pensare ad altro."
    Roger Fry, carissimo amico, lesse il romanzo e scrisse a Virginia "[...] non puoi impedirmi di pensare che è la tua cosa migliore, persino migliore di Mrs Dalloway."
    Così fu accolto Gita al faro e così è ancora considerato dopo novant'anni, un assoluto capolavoro. Quell'anno vendette 3873 copie, molto di più degli altri titoli di Virginia, e lei comprò una macchina, Leonard guidava bene, Virginia distrusse una siepe e decise di lasciare a lui il volante. 
    Non so dire altro su Gita la faro cercando di rimanere vagamente opportuna, leggerlo è l'unica possibilità per scoprire il tempo dell'attesa e quello della concretezza secondo Virginia Woolf. 

    Copie in foto:

    Titolo: Gita al faro
    Autore: Virginia Woolf
    A cura di: Anna Luisa Zazo
    Editore: Mondadori
    Anno: 2004
    Prezzo: 7,40 euro

    Titolo: Gita al faro
    Autore: Virginia Woolf
    Traduzione: Giulia Calenza
    Editore: Garzanti  
    Anno: 1971
    Prezzo: 600 lire

    giovedì 4 maggio 2017

    Milk and honey. Rupi Kaur


    Milk and Honey. Rupi Kaur.
    Tre60. La mia copia.



    Milk and honey è una raccolta di poesie di Rupi Kaur pubblicata da Tre60, casa editrice che conosco poco e nel cui catalogo sto sbirciando da qualche giorno. Vedevo questo libro ovunque online, molto meno in libreria, ma poi qualche giorno fa l'ho trovato e l'ho comprato. 
    L'ho letto in una notte. L'ho riletto la mattina seguente. Credo che continuerò ancora.
    Mi era successa una cosa del genere l'anno scorso con un libro di Sur che si intitola Andarsene di Rodrigo Hasbùn, mi era piaciuto talmente tanto che lo avevo letto tre volte in un giorno e mezzo, ma poi non sono mai riuscita a parlarne qui.
    Milk and Honey, mi ha fatto lo stesso effetto, soltanto che mi sono imposta di parlarne. 
    Il libro è suddiviso in quattro parti corrispondenti a quattro azioni violente, pure, perfette e forse necessarie: il ferire, l'amare, lo spezzare, il guarire.
    Sono una persona fortunata e la vita mi ha risparmiato la prima, almeno per come è raccontata nel libro, altre sono state le ferite, di certo minori. Ma l'amare, lo spezzare, il guarire capitano a tutti.
    Quella è la vita diffusa e la voce di Rupi Kaur in alcune pagine è allo stesso tempo descrittiva, feroce, fastidiosa, dolcissima e vera. Nella mescolanza delle poesie ho trovato alcune parole così simili a certi miei pensieri, che ho realizzato quanto alcune emozioni siano prive di longitudini e latitudini diverse dall'umanità e dal percorso dell'amore.
    Devo dire che non tutte le poesie hanno la stessa forza, la stessa raffinata percezione di sé stessi e dei sentimenti coinvolti, alcune abbassano il tono, diventando dei semplici aforismi, ma i passi belli sono meravigliosi. 
    Il poeta in questione è una donna, i suoi versi sono versi di una donna, chiaramente e senza dubbio. Lo è il sentire, la fisicità, anche la stessa struttura parla di un'interiorità femminile, ma che non si dica di genere, perché i generi sono due, e perché questo libro è stato tradotto da un uomo, e davvero vorrei sapere come ha lavorato per arrivare a restituire una voce così netta. 
    Per quelle pagine indimenticabili Milk and Honey è un libro da leggere, dal quale lasciarsi prendere, per ricordare, immaginare, rivivere o semplicemente osservare il presente.


    che bel suono ha il mio nome
    quando ti bacia la lingua



    Titolo: Milk and honey
    Autore: Rupi Kaur
    Traduzione: Alessandro Storti
    Editore: Tre60 
    Anno: 2017
    Prezzo: 12,00 euro

    venerdì 28 aprile 2017

    Un uomo a metà. Michael Morpurgo, Gemma O'Callaghan




    Un  uomo a metà. Michael Morpurgo e Gemma O'Callaghan
    Lapis edizioni. La mia copia

    Questo è un periodo singolare, in cui leggo tanto, scrivo poco, molti libri non mi toccano, altri mi coinvolgono a prima vista, tipo questo. 
    Ho comprato Un uomo a metà soltanto perché mi piaceva la copertina. Un po' poco forse, ma comunque abbastanza perché un lettore curioso decida di buttarsi in qualcosa di sconosciuto. 
    Non sapevo nemmeno che l'autore, Michael Morpurgo, fosse un poeta e scrittore per bambini, non sapevo che fosse inglese, non sapevo fosse tanto famoso, stimato e premiato. 
    Ma la copertina è stata un colpo: il fuoco sul mare è così profondamente evocativo e coinvolgente, insieme a quell'uomo solo in barca e al titolo che affonda nell'acqua (o magari riemerge, ho pensato). 
    E le immagini dentro, quelle illustrazioni in cui la sensazione di grandezza e solitudine si mescolavano, ai mei occhi, dal primo momento. E le prospettive, i formati e la disposizione di quelle figure, alcune a tutta pagina, alcune doppie, altre piccoline e sequenziali, altre ancora senza margini, semplicemente parti della narrazione. 
    L'ho comprato per avere quei disegni, e l'ho letto subito.
    È una storia di dolore, abbandono e finalmente di incontro. Le ferite che la guerra lascia sui volti e sui corpi delle persone che la combattono, sfigurati, deformi, mostri che nessuno ha il coraggio di guardare in faccia, per rispetto, per non vedere, per paura, per non dover pensare, diventano un muro invalicabile, per chi le porta addosso e per chi gli sta accanto. Le ferite che guerra lascia nell'anima e nel cuore colpiscono prima chi vede la distruzione con i suoi occhi, e poi si propagano come un' epidemia tra le persone vicine; fino alla cura, però! 
    L'Un uomo a metà è un nonno deturpato dal fuoco, che finalmente racconta la verità sulle sue ferite e sui dolori che sono succeduti alla guerra, accompagnati dall'isolamento più profondo.  
    L'unico ad aver superato l'argine della mostruosità è stato suo nipote, che con quelle occhiate furtive di bimbo piccolo, non ha negato il disagio, ha lasciato scappare la curiosità al controllo. 
    C'è la guerra, ci sono fuoco, morte, disperazione, la vita che non sarà più com'era e le ferite di chi torna a casa, di chi aspettava e di chi viene dopo, c'è la solitudine nata dal dolore che quando è troppo grande invade, mangia, logora, erode, costruisce muri di rabbia fino a lasciare parti di persone incompiute. 
    C'è la pace, poi, che scioglie il lettore e la mia commozione.
    In Un uomo a metà, un bambino curioso, presumibilmente della mia generazione, salva un nonno reduce della seconda guerra mondiale, deformato, forse mostruoso, soltanto guardandolo, soltanto ammettendo che fosse lì, in quel modo, per quel motivo, presente, tra gli altri.
    Non dirò del mio stato d'animo alla terzultima pagina, perché la guerra è solo brutta e non finisce mai, e non dirò di cosa lasciano nel cuore queste illustrazioni che trasformando l'abbandono in amore.


    Titolo: Un uomo a metà 
    Autore: Michael Morpurgo
    Illustrazioni: Gemma O'Callaghan
    Traduzione: Alessandra Altieri
    Età: dai 9 anni 
    Editore: Lapis
    Anno: 2017
    Prezzo: 10,00 euro

    domenica 23 aprile 2017

    Il Maggio dei Libri, coi blogger.




    credits: http://www.ilmaggiodeilibri.it


    23 aprile. Un giorno ricco di avvenimenti, nel 1616 morirono Miguel de Cervantes, William Shakespeare e e Inca Garcilaso de la Vega, nel 1899 nacque Vladimir Nabokov, nel 1904 Halldór Laxness e nel 1923 Manuel Mejia Vallejo. Tutti scrittori, tutti famosi, alcuni indimenticabili, altri premio Nobel, altri ancora eterni. E nel 1995 l'UNESCO scelse proprio questa data per festeggiare la Giornata Mondiale del libro e del diritto d'autore.
    Oggi.
    Ed è proprio oggi che prende il via Il maggio dei libri, campagna nazionale istituzionale, promossa del Centro per il libro e la lettura del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, che dal 2011 ha l'obiettivo di ricordare l'importanza della lettura e il suo valore sociale.
    Quest'anno anche alcuni blogger, tra cui io, partecipiamo alla promozione dei nostri amati libri sotto l'egida di questa iniziativa. Post, foto, incontri in biblioteche e librerie, un programma diffuso di festa servirà a ricordare che la mente ha bisogno di nutrimento e che i libri vanno divorati.
    Quest'anno la campagna si muove su tre temi: la legalità, gli anniversari di scrittori illustri e il paesaggio. Su tutto il territorio nazionale ci saranno iniziative volte a promuovere la lettura, sulla scorta di queste tre aree di interesse e così faranno anche i blogger coinvolti nel progetto.
    Con l'avvio del maggio Il tè tostato si mette ancora in ballo, partecipando attivamente (ancor più), con la squadra dell'ultimo #BlogNotes e con altri amici blogger che di libri sanno, di libri gioiscono e di libri vivono.
    Chiaro è che fermarsi al maggio non basta, e chi scrive di libri per passione, dedica tempo e professionalità a un'attività di pura divulgazione e condivisione, crede fermamente nell'utilità del passaparola, nel coinvolgimento e nella rete tra lettori, tra book blogger, tra librai, tra editori, tutti mescolati, tutti persone, tutti volti a riconoscere, a modo proprio, il valore dei libri.

    Prossimamente su questo post i dettagli, i blogger e dove trovarli, intanto buon Maggio dei Libri!

    ...Una delle blogger che più mi piacciono e che partecipa a questa nuova rete tra bookblog è Barbara di Libri in valigia, qui il suo post sul Maggio dei Libri.

    ...Ed ecco un'altra voce di blogger, questa è Marina di Interno storie, che racconta qui il Maggio dei Libri a suo modo.

    ...Simona, pioniera del bookblogging, autrice di Letture sconclusionate, scrive a proposito di un dei temi del Maggio dei libri, ecco qui il post.

    ...La voce di Veronica del blog Il cassetto dei calzini spaiati, sul Maggio dei libri, eccola qui.

    ...Torna alla carica Simona, e su Letture sconclusionate si parla di uno dei temi del Maggio dei libri, la legalità, ecco il post.

    ...ed eccomi con un piccolo omaggio dedicato all'anniversario dei 170 anni dalla pubblicazione delle prime opere delle sorelle Brontë, qui il post.

    ...sulla pagina Facebook di Non riesco a saziarmi di libri, c'è una super diretta su Curzio Malaparte, per il tema "anniversari" dal Maggio degli libi, ecco il link.

    ...Letture sconclusionate prosegue il viaggio nel Maggio dei libri, qui.

    ...Su Interno storie, Marina interpreta il Paesaggio, uno dei temi del Maggio dei Libri, leggere qui.

    ...Andrea di Un antidoto contro la solitudine, racconta il benessere della lettura attraverso David Foster Wallace, un tema caro al Maggio dei Libri, ecco il post.