martedì 12 dicembre 2017

Più libri più liberi: a caldo dalla Nuvola



Il primo di una serie di post sulla fiera...

Un'altra volta.
E' passato il mio compleanno.
E' quasi Natale.
Questo è ciò che succede quando la fiera dell'editoria indipendente chiude i battenti e si inizia ad aspettare la prossima edizione.
Quest'anno era tutto nuovo, nuova la sede, nuova la distribuzione degli stand, nuovo l'interesse. 
Sono molto affezionata al Palazzo dei congressi, e mi è un po' mancato, ma di certo la Nuvola è stata una scoperta. Ci sono passata davanti cento volte e cento volte mi sono chiesta ma chissà com'è dentro, ma chissà a cosa serve, ma chissà se l'investimento fatto troverà una giustificazione concreta. Con Più libri ho risposto alla metà delle domande, ora so bene cosa ci sia dentro e a cosa può servire, ma non so se sarà abbastanza usato e dunque se l'investimento sarà ripagato. Ma non compete a me saperlo, seppure mi interessa, perché sta totale assenza di coscienza, s'è visto, non porta da nessuna parte e perché vedere una realtà così bella come quella di Più libri fa venire voglia di avere un grande evento culturale al mese. 
Ad ogni modo il centro è stupendo, la fiera era luminosa, e architettura ed editoria si valorizzavano reciprocamente in un connubio che il Palazzo dei congressi, ormai troppo pieno seppure non meno bello, non riusciva più a consentire.
La cosa più apprezzata è stata trovare gli stand tutti su un unico piano, questo ha reso più facile la circolazione dei lettori e dei curiosi e anche più coesa l'atmosfera tra espositori e visitatori. I più piccini che di solito si trovavano al piano superiore, mi hanno detto di essere ben contenti di essere scesi al livello generale e quindi editori e lettori tutti felici.
Anche l'accesso alle sale degli incontri è stato un elemento di positività, meno scale e più ampie, sale abbastanza comode, seppure da bocciare quel giallo canarino delle pareti, che dopo due incontri fa venire il mal di testa. 
Una cosa pazzesca è stata la totale assenza di possibilità di sedersi, il numero di persone stanche e sedute per terra dovrebbe averlo confermato agli occhi di tutti, per le prossime edizioni eviterei l'effetto bivacco prevedendo delle panchine, degli sgabelli, dei divani, dei cubi, delle cassette della frutta capovolte, qualunque cosa, ma che consenta ai bambini, agli anziani, ai lettori gravati dal peso dei libri acquistati di riposarsi non durante gli incontri, non sulle scale di accesso e non sul pavimento. Giovedì, che ho portato mio figlio di sette anni, a un certo punto ho chiesto a un editore dove lui stava guardando dei fumetti di farlo sedere dieci minuti. 
E' una fiera editoriale, consentiamo ai lettori di sfogliare i loro libri, di avere modo di confrontarsi, di bearsi di quella cosa meravigliosa che è un centro congressi pieno di cose da leggere. Altra cosa che cambierei sono le postazioni firma copie nel corridoio centrale, alcuni autori sconsolati mi facevano venire voglia di andarli ad abbracciare, per fortuna non sono stati molti quelli che ho visto lì soli soli.
Detto questo è stato tutto stupendo, i sorrisi degli editori felici per l'affluenza e le vendite, la disponibilità agli stand, la quantità di ospiti, di disegnatori e fumettisti pronti a dedicare i loro libri, i gadget e gli abbracci. Meravigliosa la possibilità di visitare la Nuvola e dunque di integrare due forme di cultura nella stessa iniziativa, consentendo così di ricordare a tutti che Roma è ancora anche questo, è possibilità, è bellezza, è iniziativa, è spazi ampi e luminosi, è contemporaneità. E qui dovrebbe nascere l'impegno condiviso, dopo un evento del genere, di renderci conto di cosa sia possibile creare e di farlo sempre meglio, proprio come quest'edizione di Più libri ha mostrato a tutti. 

Una persona che è venuta con me e che entrava in una fiera editoriale per la prima volta ha detto vedere tutte queste persone in un posto pieno di libri mi ridà fiducia nel genere umano. 
Ecco cosa sanno fare i libri e la fiera di Roma.


domenica 3 dicembre 2017

Al circolo Pickwick per la domenica di tè #77




"Alle sei di venerdì sera mi metto in ghingheri e mi avvio con la vecchia, 
e ci trasciniamo fino al primo piano, dove c'è un tè preparato per trenta, 
e un mucchio di donne che bisbigliano tra di loro e che mi guardano, 
come se non avevano mai visto prima un distinto signore con qualche chilo di troppo 
e cinquantotto anni sul groppone."

Charles Dickens, Il circolo Pickwick

Libro in fotografia
Titolo: Il circolo Pickwick
Autore: Charles Dickens
Traduzione. Marco Rossari
Editore: 
Anno: 2017
Prezzo: 26,00 euro

Nome: Altro giro
Tipo: Miscela aromatizzata
Colore: nero
Aroma: pere, cannella, caramello e cioccolato
Negozio: Namastey

lunedì 27 novembre 2017

Torino, Pavese, il disamore e io.

Poesie del disamore. Cesare Pavese
Einaudi. La mia copia.
A primavera sono stata a Torino, ero lì per il Salone, ma appena uscita dalla stazione sono andata a fare un giro in centro e in una bancarella ho comprato le Poesie del disamore di Cesare Pavese, in un'edizione Einaudi degli anni '70. 
Se a Torino incontri Pavese o Primo Levi o Natalia Ginzburg, non te li lasci scappare.
Ho pagato tre euro questo libretto che quanto a carta ne varrà di meno, ma nel contenuto non ha prezzo. Poche lire per delle poesie immortali. Dovremmo pensarci ogni volta che compriamo un libro.
Insomma, ho infilato in borsa il mio nuovo Pavese e via verso il Lingotto. Mesi dopo l'ho riaperto, l'ho addirittura portato in ufficio e messo nel cassetto degli oggetti personali, quello con lo spazzolino, il dentifricio, gli elastici per i capelli, il mascara, la tazza e le bustine di tè. Passano i mesi e Pavese era lì dentro, silente. Una mattina apro il cassetto per cercare il burro di cacao e salta fuori lui, e anche il disamore.
Questo concetto del disamore non mi piace e non ci credo, dunque già essere in disaccordo con un titolo di Pavese è un bel problema. Se vogliamo chiamare qualcosa amore accettiamo che non finisca, altrimenti scegliamo un'altra parola per quella cosa bellissima e appagante, che però, ahinoi, amore non è. Il guaio è che a volte si sa proprio al momento della fine e prima ci si era illusi, forse in due, forse da soli. Leggere le Poesie del disamore è come scavare lì dove simil-amori sono finiti per ognuno di noi, farsi cogliere da quella tristezza che allora provammo, perché rendono tristi la perdita e l'abbandono. Poesie del disamore fa piangere, perché quello che Pavese chiama disamore, e che io combatto, è sempre esistito, ma lui lo descrive meglio, lui lo cala nella realtà di tutti. Ma devo dirglielo signor Pavese, il disamore proprio non esiste, perché l'amore, che credo sia privilegio di pochissimi su milioni, non sa finire, non sa cambiare, sa solo essere, e chiede tutto, non tanto, e se tutto non viene dato amore non era amore, era quella cosa bellissima e appagante per cui esistono quei molti altri nomi. Mio dolce signor Pavese, amore non va da nessuna parte e non conosce dis, amore al massimo incontra il limite dell'umanità che non sa gestirlo e lo lascia andare. Rimarrà abortita la sua esperienza, ma resterà a moncare i cuori di chi se lo è negato. Ma capita raramente che amore si riveli, talmente raramente che ci accontentiamo per lo più delle cose bellissime e appaganti cui diamo un nome sbagliato, e chi viene colpito dall'amore riconosce che è diverso e lo scopre e se poi lo lascia andare non può leggere le sue poesie, perché sarebbe costretto a cadere giù, per aver scoperto che quel disamore che lei racconta, disamore non è, è fine di altro.
Mio carissimo signor Pavese, nelle sue poesie meravigliose ho trovato un incubo, amore e unione, amore e dolore, amore e consuetudini, amore e lontananza, amore e il suo contrario: il nulla.
Non sarò certo io a scrivere un post in cui esprimo opinioni di merito su Cesare Pavese, né sarò io a dire che sono poesie che è necessario conoscere, è Cesare Pavese suvvia, che se ne fa di una blogger, dico soltanto che incontrare lui è come incontrare una parte profonda di sé, perché Pavese ci costringe a guardare nei nostri cassetti chiusi, dove ci sono cose dimenticate e dove, se appare il disamore, scopriamo che mai c'era stato l'amore. 
Sembrava però.
Sembrava così tanto, che forse mi sbaglio, forse, semplicemente, ha ragione lei signor Pavese, il disamore esiste e suona così:

"[...]Piegheremo la fronte
soli, in mezzo alla strada, in ascolto di un'eco
dentro il sangue. E quest'eco non vibrerà più.
Leveremo lo sguardo, fissando la strada."


Libro in fotografia
Titolo: Poesie del disamore
Autore: Cesare Pavese
Editore: Einaudi
Anno: 1973




martedì 21 novembre 2017

Italia-Cile: andata e ritorno con Edicola ediciones

credits: http://www.edicolaed.com/it/
Una realtà imprenditoriale unica nel suo genere, un percorso editoriale tra due paesi, Italia e Cile, Edicola ediciones è una realtà atipica che appassiona i book blogger, di certo piace moltissimo a me, ecco perché qui faccio quattro chiacchiere con gli editori Paolo e Alice.

Paolo e Alice

Edicola Ediciones è una casa editrice a cavallo tra due continenti, vi va di raccontarci come siete nati? (Paolo)
Edicola nasce nel 2013 dall’impossibilità per me all’epoca di trovare libri in italiano nelle librerie del Cile e da un’idea nata da una conversazione che ho avuto con mio padre, che gestiva l’edicola di famiglia a Ortona. L’impianto della casa editrice è stato la tesi di un Master in Editoria che ho frequentato, ma era già una realtà al momento della discussione. Dal 2015 abbiamo una sede legale anche in Italia, proprio nell’edicola di Ortona, che in questo modo è diventata la prima edicola con una casa editrice dentro. 

Voi avete cinque collane, di cui una illustrata, come portate avanti il vostro lavoro e la vostra ricerca rispetto a queste cinque identità? (Paolo)
La base del catalogo è la diversità. Quando si tratta di traduzioni l’obiettivo è cercare di far conoscere in un altro territorio voci lontane, come ad esempio quella di Nona Fernandez che abbiamo portato per primi in Italia con i romanzi Space Invaders e Chilean Electric o il fumetto Gli anni di Allende di Carlos Reyes e Rodrigo Elgueta, che hanno risvegliato in tanti lettori ricordi e passioni. Crediamo che il libro sia senza dubbio un prodotto ma principalmente uno strumento politico che può contribuire a colmare le differenze e a creare un pensiero cosciente, esseri umani che osservano, riflettono e deducono.  Per questo oltre alla qualità diamo preferenza a chi sviluppa uno stile proprio che lo rende riconoscibile, a chi narra storie oneste che appartengono a vite che possono risultare distanti dall’idea comune della quotidianità. 

Il vostro progetto editoriale dunque attraversa un oceano e un emisfero, quali sono le principali differenze tra il mondo editoriale italiano e quello cileno? (Paolo)
Se penso a editori che danno la priorità alla qualità del catalogo, direi nessuna. A livello commerciale l’unica differenza sostanziale, oltre al numero dei potenziali lettori per paese [in Cile ci sono circa 18 milioni di abitanti] è il valore dell’IVA associata al libro, che in Cile è del 19% a differenza del 4% dell’Italia.

Edicola è una casa editrice piccina e con grande personalità, qual è la vostra presenza in libreria, riuscite ad avere lo spazio che vorreste? (Alice)
Dipende dal tipo di libreria. Con le indipendenti cerchiamo un rapporto diretto, facciamo di tutto per conoscere personalmente i librai, ascoltarli, sostenere le loro iniziative, condividere il progetto di Edicola, raccontare i libri e gli autori. Dove possiamo e riusciamo organizziamo insieme delle attività, per incontrare anche i lettori. Con le librerie più grandi e di catena ovviamente tutto questo ci risulta più difficile. È anche una questione di selezione: generalmente nelle librerie indipendenti con le quali collaboriamo è presente tutto il nostro catalogo. Le grandi catene si focalizzano invece su singoli titoli. 

Qual è il ruolo delle fiere editoriali per una realtà come la vostra? Ed è il medesimo sia in Italia che in Cile? (Alice)
È appena terminata FILSA, la fiera del libro di Santiago del Cile, che dura 18 giorni. La più lunga tra quelle a cui partecipiamo. È faticoso, ma ogni volta che finiamo una fiera ci rendiamo conto di quanto è prezioso poter stare a contatto diretto con le persone. In fiera c’è chi è arrivato per comprare libri ma c’è anche chi è solo di passaggio (in Cile c’è un’espressione calzante per definire chi guarda e non compra, “la famiglia miranda”) ci sono i tuoi lettori fedeli e chi ancora non ti conosce, c’è chi è attirato dalle copertine affiancate sul banco, chi si ferma solo per fare due chiacchiere, chi compra d’impulso, chi ha bisogno di lunghe spiegazioni, chi vuole sapere di te e della tua vita (ma quindi voi vivete solo la primavera e l’estate?! non vi manca l’inverno? un po’ sì in effetti…) e chi consiglia i tuoi libri all’amico che lo accompagna. Tu guardi, ascolti, rispondi, spolveri, riordini, fai i conti. Ci sono dei momenti in cui ti annoi e degli altri in cui non puoi nemmeno prendere fiato, dei momenti in cui ti chiedi che cosa abbia allontanato quella persona, se il prezzo, il titolo, la quarta di copertina o la tua faccia, e degli altri in cui senti di aver fatto davvero un gran bel lavoro! Tutto questo è uguale, in Italia come in Cile. Quello che cambia sono i prezzi. Ad oggi partecipare a una fiera in Cile è molto più economico rispetto all’Italia. 

Nel sito della casa editrice è dato uno spazio molto visibile ai vostri autori, si percepisce una grande attenzione per le voci che portate qui in Italia, come curate i vostri rapporti?  (Alice)
La nostra dimensione ci permette di instaurare rapporti stretti, che spesso si trasformano in amicizie, momenti di vita che trascorriamo insieme, chiacchierate che non per forza hanno a che vedere con il mondo del libro. Edicola è nata grazie alla fiducia che i primi autori hanno scelto di accordare a Paolo e al progetto, ed è così ancora oggi.

Sapete che ho letto alcuni vostri libri e due voci in particolare mi hanno colpita, Ileana Elordi e Alejandra Costamagna, come le aveva scelte? Cosa vi ha conquistato della loro scrittura? (Paolo)
Alejandra Costamagna è un ossimoro del silenzio, un metronomo allenato e variabile. Ileana Elordi, una calma apparente e una tempesta organizzata. Entrambe sono state letture che hanno acceso il desiderio. Il desiderio di averle in catalogo vada come vada, il desiderio di aver presente che certi tipi di drammi, con le dovute proporzioni, sono “universali” e che tutti abbiamo cicatrici che elaboriamo e affidiamo progressivamente all’oblio. E riflettono con il loro stile, l’eleganza di chi non spiattella un dolore e si conserva autentico, nonostante tutto. 

Si avvicina dicembre e dobbiamo scrivere la lettera a Babbo Natale con i nostri desideri, vorrei qualche idea da voi, quali sono le vostre uscite più recenti o le prossime? (Paolo)
Qui in Cile abbiamo appena pubblicato un alfabeto illustrato bilingue, in italiano e spagnolo. Le illustrazioni sono dell’artista cilena Francisca Yáñez, con la quale collaboriamo felicemente da diverso tempo. Francisca, una cui mostra è attualmente in esposizione a Sarmede all’interno della rassegna Le immagini della fantasia, è autrice di alcune nostre copertine e insieme ad Alice realizza laboratori nelle scuole.
L’Alfabeto illustrato arriverà in Italia un po’ dopo Natale, ma speriamo possa essere il regalo giusto per i ritardatari!

La comunicazione letteraria via web sembra essere una realtà, qual è il vostro rapporto con i social media e con i blogger? Crede davvero siano utili alla divulgazione? (Alice)
Dedichiamo molta energia alla nostra comunicazione in generale e ovviamente utilizziamo anche i principali social network. Si tratta di strumenti sicuramente rapidi ed economici, ma non credo siano tra i più incisivi. Possono funzionare bene per costruire riconoscibilità e identità visiva o per “bombardare” con un messaggio, ma per la profondità del contenuto ci vuole sicuramente altro. 
I blog, per esempio. Dove, per chi ha voglia di andare aldilà del titolo, c’è lo spazio e il tempo per trattare meglio un argomento. 
I blog di letteratura sono spesso degli straordinari contenitori di informazioni e riflessioni. Chi se ne occupa è solitamente un lettore attento e raffinato, il cui gusto può non coincidere con quello del “grande pubblico”, ma che è capace di parlare a una propria nicchia generalmente molto fidelizzata.  Inoltre, i blogger, quelli bravi, ci aiutano a tenere alta l’asticella delle nostre scelte editoriali. 

Ultima domanda, gli editori sono lettori? E se sì, leggono solo i libri che vorrebbero pubblicare o riescono a anche a spaziare nei cataloghi delle altre case editrici? (Alice)
Personalmente riesco a leggere molto meno rispetto a qualche anno fa, ma ho sempre una lettura “di piacere” in corso. Dall’altro lato è stato grazie a questo lavoro che ho conosciuto più da vicino autori e case editrici di grandissima qualità. Spesso mi risulta difficile separare il gusto della lettura personale da un’analisi scrupolosa degli elementi del libro, come il formato, la carta, la cura redazionale, i testi di copertina, ma se il libro riesce a coinvolgermi totalmente, allora torno a essere “solo” una lettrice curiosa e vorace. 

Grazie mille Alice e Paolo.

lunedì 13 novembre 2017

Lettori in corso: Draghi dell'altro mondo di Sofia Gallo



Eccoci al primo appuntamento con i libri di Lettori in corso, il progetto che traccia un viaggio di lettura condiviso tra bimbo, genitore ed editore. Il libro di partenza proposto da Sinnos è Draghi dell'altro mondo di Sofia Gallo: la storia di un uomo povero, accompagnato da una volpe, cacciato di casa dalla moglie perché trovi un lavoro, ma lui, non riuscendo a cavare un ragno dal buco nel suo mondo, approda in quello dei draghi, dove trova un lavoro che però non farà mai pur guadagnando una fortuna, perché riesce a cavarsela battendo i mostri in astuzia.
A raccontare la lettura sono le tre voci che animano il percorso: Sinnos, l'editore; Laura, il genitore (in questo caso Madre, ma Padri, confidiamo anche in voi!); Figlio, il bambino di seconda elementare.



L'editore: Sinnos. Perché avete proposto Draghi dell'altro mondo per Lettori in corso?

Draghi dell’altro mondo fa parte della collana Zefiro è nata quasi insieme alla Sinnos: l’idea era di raccontare popoli e culture attraverso storie di tradizione provenienti da paesi diversi.  Storie di tradizione orale che la curatrice Sofia Gallo ha ascoltato, raccolto e riportato nella versione scritta, arricchita dal testo a fronte della lingua di provenienza. Un patrimonio prezioso, libri ponte tra culture che non abbiamo voluto perdere una volta deciso di fermare la collana.
Il progetto editoriale di Sinnos (nato ormai più di 25 anni fa!) è cambiato e cresciuto cercando di seguire i cambiamenti sociali e culturali e soprattutto cercando storie e immagini che potessero catturare l’attenzione dei bambini e dei ragazzi. Che sono lettori esigenti.  Abbiamo scelto una delle storie della raccolta Lo spaventadraghi e altre storie dalla Romania, quella che dava il titolo alla collana e che ricorda a tratti l’Ammazzasette della tradizione italiana (perché le storie viaggiano, senza passaporto, diciamo sempre ai bambini).  L’abbiamo trasformata in “prima lettura”, impaginata con la font @leggimi! e con tutte le caratteristiche dell’alta leggibilità, unendo illustrazioni a colori e scegliendo un formato maneggevole per i piccoli lettori. In Draghi dell’altro mondo Sofia Gallo, autrice e cacciatrice di storie, insieme a Vanessa Cazzagon, illustratrice, racconta così uno dei temi più frequentati nelle fiabe popolari: quello dell’intelligenza che vince sulla prepotenza. Un uomo, non trovando lavori adatti a lui in questo mondo, decide di emigrare nel mondo dei draghi. Che sono grandi grossi e prepotenti. Ma l’uomo non è stupido, anzi. Inizia a parlare e a raccontare delle sue imprese terrestri. Riuscirà un uomo, con il solo potere della sua parlantina, a mettere nel sacco i terribili draghi? 

Genitore: Laura, Madre. Cosa hai notato osservando Figlio leggere Draghi dell'altro mondo

Questa è la mia versione madre, e non blogger, mentre descrivo la lettura che Figlio ha fatto di questo piccolo librino. Metto subito le mani avanti, Figlio in partenza non è il più felice del mondo di leggere (cara vecchia legge del contrappasso),  poi però si diverte, ma preferisce di gran lunga giocare a calcio, quindi per lui, ma forse per molti bambini, l'impatto con il formato del libro, ma ancor di più con la distribuzione del testo, è fondamentale: la pagina, come dice lui, tutta scritta, lo scoraggia. Il formato di Draghi dell'altro mondo è molto comodo per gestire questo aspetto, innanzi tutto lo ha letto sul divano e questo toglie l'idea di stare facendo i compiti, altro grosso spauracchio. Non doversi sedere alla scrivania è determinante per collegare la lettura allo svago. Draghi dell'altro mondo, parte meno incisivo di quanto mi aspettassi, ma da quando la storia diventa dinamica e il protagonista inizia a prendersi gioco dei mostri, le cose cambiano. Figlio si è animato con i primi scherzi che l'uomo fa ai draghi e ha notato subito due aspetti, che imprevedibilmente i draghi fossero piuttosto stupidotti e che i disegni davano proprio l'idea di animali non intelligenti, si aspettava dei draghi sputafuoco vigorosi e agili, il confronto con degli animali confusi nel corpo e nella mente lo ha spiazzato. La seconda parte è quella in cui si realizza il sorpasso tra cervello e forza fisica ed è stata quella in cui Figlio si è più divertito, seduto sul divano, ormai rilassato, capiva che il protagonista stesse prendendo in giro i draghi, e si meravigliava che loro non se ne accorgessero. Il testo contiene poi alcune parole che Figlio non aveva mai usato come bisaccia, trisavolo, arrovellarsi, faggio e borioso, ed è stata l'occasione per conoscerle e impararle. La lettura è durata un'ora più o meno, andata tutta di un fiato, osservando i disegni e facendo qualche pausa perché mamma ho la gola secca, e allora un latte e cacao appoggiato sul tavolinetto accanto alla mia tazza di tè, ha consentito un vero relax da lettori. 

Il lettore: Figlio, 7 anni e mezzo. Cosa ne pensi di Draghi dell'altro mondo? (La sfida qui è riportare più fedelmente possibile le parole di un settenne, che si rifiuta di scriverle lui) 

Mamma hai visto? Le o del titolo sembrano delle e piccole!
Ecco, Figlio è un po' puntiglioso, legge tutti i titoli e li commenta e ha esordito così.
Mamma ma lo leggo tutto io? E' lungo? Non sembra tanto lungo, ma le pagine sono tutte scritte?
Eccola là la domanda ricorrente, quando lo ha aperto è rimasto lì serio serio per qualche secondo poi ha dichiarato:
ci sono un po' di pagine piene, ma è facile! Possiamo leggere sul divano come fai tu?
Sì che possiamo.
È scritto come il mio libro di scuola (e sì, perché anche il suo libro di italiano usa il carattere @leggimi!).
Ma quest'uomo perché ha sempre una volpe che non parla vicino? Perché i draghi parlano e la volpe no?
Già, perché? Rispondo io. Leggiamolo tutto e poi capiamo.
I draghi sono proprio dei polli! L'uomo gli fa fare quello che vuole, è furbo.
Sì è furbo amore, ti viene in mente un animale furbo?
La volpe! Infatti c'è una volpe.
Silenzio.
Mammaaaaaa, dici che c'è una volpe perché lui è furbo?
Forse, tu che ne dici?
Mi sa di sì, mamma. La volpe gli dice come fare? Ma se non parla?
Grasse risate quando l'uomo, sempre più sicuro di sé, racconta storie incredibili per non assolvere i compiti che i draghi gli danno e, e quelli ci cascano in pieno.
Mamma, posso dire una cosa?
Certo.
La storia è carina soprattutto quando i draghi pensano di picchiare l'uomo che invece si è nascosto sotto il letto, ma i draghi sono brutti, non sembrano draghi, sono dei salami, ma l'uomo alla fine gli prende tutte le monete e non sono le sue, perché lui non ha lavorato mai, li ha presi in giro. Mamma, posso dire un'altra cosa?
Certo, non mi chiedere il permesso per favore.
L'uomo è furbo, ma non è buono.


domenica 12 novembre 2017

In Cile con Alejandra Costamagna per la domenica di tè #76



"La mattina dopo a colazione i miei sono due zombie. 
Ancora prima che le tazze di tè al latte siano vuote e le fette di pane a metà, 
mi ritrovo sola, seduta al tavolo da pranzo, e sento un rumore di spari in strada. 
Amanda? Dov'è Amanda? grida la mamma dal corridoio."

C'era una volta un passero, Alejandra Costamagna


Libro in fotografia
Titolo: C'era una volta un passero
Autore: Alejandra Costamagna
Anno: 2016
Prezzo: 10,00 euro

Nome: Japan Gen mai Cha
Tipo: Bancha
Colore: verde
Provenienza: Giappone
Aroma: pop corn
Negozio: Treabreak

mercoledì 1 novembre 2017

@TwoReaders incontra Wendell Berry


Hannah Coulter. Wendel Berry
Edizioni Lindau. La mia copia.


Sono emozionata per questa lettura per almeno tre motivi, il primo è che ci tenevo davvero molto a proporre un libro pubblicato dalle Edizioni Lindau, perché è un editore che scova perle e perché è uno di quelli che si impegna nella comunicazione con i lettori, il secondo è che io sono un po' innamorata di Wendell Berry, un poeta agricoltore osservatore romanziere e critico della realtà, che mi ha conquistato con un meraviglioso libro intitolato Jayber Crow sempre pubblicato da Lindau, terzo perché Hannah Coulter, il libro che leggeremo insieme, è talmente intenso che una volta finito lascia tutti i personaggi accanto al lettore. Per me personalmente è stato un regalo di compleanno, Hannah è arrivata per i miei trentasette anni e sono felice di riproporla oggi a tutto il gruppo, sperando che colpisca voi quanto ha colpito me.
Buona lettura.

Ora come sempre il nostro regolamento:
  • leggere il libro proposto;
  • seguire il ritmo di lettura giornaliero con indicazione del numero di pagina cui arrivare e dell'ultima frase;
  • nei giorni di lettura ciascun tweetlettore ha a disposizione due tweet di citazione e possibilità di commentare;
  • @TwoReaders retwitterà soltanto alcuni dei tweet ricevuti, siamo diventati moltissimi e rischiamo di bloccare gli account dei nostri followers facendo il rt di tutte le citazioni;
  • i tweet di citazione devono riportare la pagina di riferimento;
  • non è consentito allegare fotografie del testo, lo scopo del gruppo è condividere il libro nelle logiche di Twitter e dunque in 140 caratteri;
  • i tweet vanno indirizzati unicamente all'account @TwoReaders, a meno che non siano di  risposta, in questo caso saranno indirizzati al destinatario e a @TwoReaders;
  • hashtag per questa lettura è #HannahCoulter;
  • ai tweet potranno essere allegate immagini attinenti;
  • ciascun lettore è, ovviamente, l'esclusivo responsabile di ciò che scrive e allega;
  • evitare lo spoiler, lasciamo a tutti il piacere di scoprire.

  • Ed ecco il calendario:

    giovedì 2 novembre
    lettura fino a pagina 34 "aggiunse la nonna."

    venerdì 3 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 62 "non poteva durare."

    sabato 4 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 88 "tanto tempo fa."

    domenica 5 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 119 "tutti insieme."

    lunedì 6 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 143 "deciso di andarsene."

    martedì 7 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 164 "ecco la spiegazione."

    mercoledì 8 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 185 "fanno bene ad andarsene."

    giovedì 9 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 199 "avvolta nella luce."

    venerdì 10 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 228 "Burley Coulter."

    sabato 11 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 254 "cerchio di fuoco."

    domenica 12 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    lettura fino a pagina 277 "(n.6)."

    lunedì 13 novembre

    citazioni e commenti dal giorno precedente
    confronto sull'intero romanzo.

    Fine lettura.