mercoledì 24 aprile 2013

Jukebox all'idrogeno. Allen Ginsberg

Jukebox all'idrogeno. Allen Ginsberg
Guanda
La mia copia

I libri li ho sempre trovati a portata di mano. Non sulla libreria in ordine, o almeno non solo, ma aperti, in giro per casa, sul tavolino del salotto, sui braccioli delle poltrone, in bagno, sui comodini. I miei genitori, uno di loro specialmente, leggono e così per me leggere è sempre stato normale. Un'attività cui si dedica parte della giornata. Si legge e poi si parla. Se ne parla. Si condividono le letture. Da piccola avevo, e ho ancora, tantissimi di quei libricini Disney con la copertina rigida e leggevo anche senza saperlo fare. Da bambina i libri avevano molte pagine in più, fino alle mille e una notte, che ovviamente non ho mai finito. Da adolescente ho iniziato a pescare e comprare da sola. Ho scoperto la zona letteratura americana, ho scoperto il beat e ne sono diventata studiosa. Poi ho scoperto il grande romanzo americano e ne sono diventata amante.

Jukebox all'idrogeno è una raccolta di poesie, un libro in versi, un lavoro erudito e difficile, coltissimo anche nel parlare di porte e pavimenti, capace di suggerire poetiche classiche e contemporanee. Dovrei dire che era il suo scrittore ad avere queste doti, il libro ne è stato un frutto. Immediato. Jukebox all'idrogeno contiene Howl, che si dice sia il manifesto della generazione beat. Che poi se sia stata battuta o beata ancora non è chiaro. Immagini di quotidiano, anche spoglio, intensità di sguardo su qualunque passaggio della giornata e nel descrivere il normale tutto intorno.
E' poesia, è una lettura complessa e intima e, credo sia come la musica classica o la sia ha già nel profondo o non bucherà mai l'anima.
Nell'edizione Guanda l'introduzione è quella che Fernanda Pivano, curatrice del volume, scrisse nel 1964, intitolata "Un poeta, non soltanto un minestrone beat" e dentro c'è la più vera delle illustrazioni della poetica e della vita beat, con l'anticipazione delle citazioni, dei riferimenti letterari, politici e religiosi, che Ginsberg meditava e di cui poi scriveva. E' morto nel 1997, io avevo quasi 18 anni e mi ricordo l'annuncio al tg, ché già avevo letto il leggibile e amato anche il non amabile. E visto 100 volte le foto di San Francisco e lui cadavere finto.
Howl è dedicato a tre persone che lo spirito beat non lo hanno solo vissuto, ma anche, nell'ordine,  raccontato, logorato e incarnato forse senza sceglierlo. Il resto del libro è raccolta infinita.

"Ho visto le menti migliori della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude isteriche,
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di
droga rabbiosa,
hipsters..."

Prossima volta racconto il funerale di Gregory Corso al cimitero laico di Roma, a Piramide. Avevo circa 21 anni e, incredula, ero lì.

10 commenti:

  1. Beat Generation
    li ho trovati tra i libri di mio Padre..un giorno mia Figlia, che sficcanasava dove non doveva, mi chiese: 'ma tu, come li conosci?'
    Gaudio!!!!!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il sangue non è acqua e buon sangue...!

      Elimina
  2. Una stupenda fotografia rigporosamente in bianco e nero, con Fernanda Pivano ed i "Mostri" della Beat Generation..perfetta..sembrava di cogliere e capire le loro personalità.

    RispondiElimina
  3. Forse uno dei meno decifrabili Personaggi di quel mondo..spontaneamente o meno??
    Quanto ha influenzato e quanto è stato influenzato dal movimento hippy?

    RispondiElimina
  4. Gradirei la Sua opinione su come Kerouac e Ginsberg diversamente interpretavano la metafora del " viaggio"

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

      Elimina
    2. E' come chiedere cosa significa stare fermi... per qualcuno o si torna indietro o si cade nell'oceano. Scriverò un post dedicato. Grazie per lo spunto.

      Elimina
  5. oggigiorno si viaggia poco, piu' che altro ci si trasferisce.

    RispondiElimina
  6. Un tratto differente dei caratteri di Ginsberg e Kerouac, ma che non riguarda il concetto mitico del 'viaggio', e l'approccio alla provocazione.
    In Kerouac all'inizio è per lo piu' spontanea e viscerale, in Ginsberg è voluta, ricercata, quasi esibizionista.
    Che ne pensate?
    Giorgio

    RispondiElimina