domenica 13 ottobre 2013

Dalla Lost Generation alla Beat Generation


Poesia degli ultimi americani. Fernanda Pivano.
Feltrinelli. La mia copia
Fernanda Pivano ha vissuto tutto ciò che mi fa sognare. Nota personale e inutile, ma che devo fare ognuno si emoziona a modo suo...
E fu così che dalla lost generation, in qualche modo iniziata da Withman e incarnata da Hamingway, Fernanda Pivano continuò il suo lavoro di felicissimo ponte e anima tra la letteratura americana e l'Italia.
Il riconoscimento mondiale della letteratura di Hamingway arrivò alla sua definitiva consacrazione o forse ancor di più a quella strana chiosa che è il Premio Nobel ed era il 1954. In quegli anni alla maturità di chi aveva combattuto due guerre mondiali, andava affiancandosi la gioventù di chi, classe 1922, continuava a vivere l'ansia di quella libertà e di quei cambiamenti che il mondo in ricostruzione avrebbe potuto offrire. Iniziava a palesarsi lo spazio, politico, mentale, d'opportunità e geografico, che culminò con le possibilità della "meglio gioventù" e che mai più la storia avrebbe conosciuto.
Insomma, arriva il 1957 e la Pivano legge per Mondadori "On the road" di Jack Keoruac, che all'epoca aveva 35 anni, il libro vendette poi milioni di copie. Eppure le prime analisi, che Fernanda fece di quel nuovo scrittore e della vita che raccontava, furono rifiutate dal quotidiano di Torino, La Stampa, come non interessanti per i lettori. Certo è chiaro che non tutti possono avere capacità di lungimiranza, fiuto letterario, sensibilità sociale e apertura ai cambiamenti, e fu così che ancora una volta Fernanda Pivano si rese portavoce in patria di una nuova ondata di cambiamenti.
E' chiaro che lei avesse a quell'epoca un tessuto di amicizie e contatti eruditi negli Stati Uniti e, dai quei canali provenivano aggiornamenti e stimoli irripetibili, lo dimostra il modo in cui "On the road" giunse nelle sue mani. Fu Hannah Josephson, allora bibliotecaria dell'Accademia Americana, e inviarle quel testo. Capire per Fernanda fu semplice.
Iniziarono i rapporti con quelli che furono poi gli esponenti di spicco della beat generation, quel gruppo di beati o di beated (battuti) che con Allen Ginsberg, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Diane Di Prima, William Borroughs, ovviamente Jack Kerouac e molti altri poeti, animarono la scena letteraria degli anni '60. Autori con cui visse, che intervistò, che tradusse e di cui fu amica. Non è qui che racconterò cosa fu il beat e cosa sia, ma c'è un libro, o meglio un'antologia, curata dalla Pivano, che raccoglie quelle anime e l'espressione della nuova visione sociale e fin anche politica della delusione e della libertà quasi promessa.
"Poesia degli ultimi americani" esce con Feltrinelli nel 1964 e, il dato temporale è fondamentale per
capire cosa significhi quella parola "ultimi" che leggiamo nel titolo. Non sono gli ultimi in senso cristiano, né sociale, sono gli ultimi in ordine cronologico, sono gli ultimi poeti americani perché nel 1964 erano i contemporanei. Le ultime uscite forse, ultimo come dire oggi.
Einaudi, Mondadori, Feltrinelli, molti sono stati gli editori che hanno colto l'importanza di quella corrente, che ne hanno studiato, capito e perché no, vissuto la visione esistenziale e Fernanda Pivano è stata veicolo e anima di quella comprensione.
La prima settimana dedicata a Fernanda Pivano si conclude così, lasciando aperte tutte le porte che lei ha spalancato.

1 commento:

  1. Grazie per il suo amore per questa generazione letteraria. Quanto scrive in parte risponde alla mia di ieri in cui chiedevo se Lei riuscisse ad intravedere qualche collegamento, pur esile, favorito da Hemingway tra la generazione perduta e la beat, ma anche se poteva trovare contatti e contrasti con Steinbeck e Faulkner.
    Un pò meno anonimo

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