mercoledì 17 luglio 2013

Sulla strada. Jack Kerouac.

La mia copia
Il libro dei libri.
Ho scritto qualche volta della mia passione per la Beat Generation, qui raccontando un po' di "Jukebox all'idrogeno" e qui accennando a Ferglinghetti, ma ovviamente tutto è partito da "Sulla strada". Stranamente ne ho solo una copia e non è nemmeno mia, ma l'ho rubata, forse adottata a casa dei miei genitori, ma questo poco importa, è un oscar Mondadori, come ancora viene editato, è del 1971 (sarei arrivata 8 anni dopo), si sta rompendo.
Ad ogni modo "On the road" è un libro molto intenso, molto intuitivo, pieno di emotività, faticoso, perché corre in giro per gli Stati Uniti d'America quasi senza posa. Una meraviglia e certo non sono io a dirlo.
Jack Kerouac è nato il 12 marzo 1922, esattamente l'età dei nonni della mia generazione (probabilmente la Low Flying Cocumber Generation), a Lowell, Massachusetts, cattolico e di lingua francese e Kerouac, si dice Kerouàc (con l'accento sulla a), Fernanda Pivano ce l'ha insegnato.
In "Sulla strada" ci sono, con altri nomi, molti i personaggi della Beat, o almeno tutti sono rievocati, Ginsberg, Burroughs, mogli e figli e, molte città, anche scelte a caso, solo di passaggio. (Sarebbe bello un post-mappa di Sulla strada).
Jack Kerouac, Pinterest ripinnato su Il tè tostato
Il protagonista Sal Paradise, il nostro Jack, viaggia attraverso l'America, lasciando l'est e i suoi studi, con un ragazzo incontrato a New York Dean Moriarty, alter ego del grande amico Neal Cassady. Il rapporto da Jack e Neal è tutto da studiare, erano amici, vivevano insieme, viaggiavano insieme, Jack era affascinato dalla voglia di vita di Neal, che aveva estrazione e cultura completamente diverse e non aveva lasciato qualcosa per scegliere il viaggio.
Neal era magnetico, Allen Ginsberg lo amava, Jack lo esaltava, lui era bellissimo. Di suo c'è un libro postumo, The first third, pare abbia inoltre scritto un capolavoro che si perse in mille fogli da un molo mi sembra, ci sono molte foto e infinite suggestioni. (Avrà un suo post).
 Ad ogni modo in Sulla strada si viaggia, in autostop, in autobus, lavorando per concessionari di auto che devono far spostare macchine da una città all'altra, ci si sposta in ogni modo e chi si ferma è perduto. Attraverso le città e il deserto, da San Francisco a New York, incontrando umanità reale e battuta, poeti e jazzisti, c'è molta musica, droga e alcool e abbrutimento e pensieri sublimi. Tutto esasperatamente mescolato come nella vita vissuta con dei parametri non potrebbe avvenire. Si brucia tanto. La differenza tra l'andare per non saper star fermi e andare perché si cerca qualcosa è sottile e, si confonde in quell'asfalto che non vive di critica letteraria, forse addirittura ne esce ridotto se pure ha fatto la popolarità dei suoi, l'asfalto che vive sotto Jack e Neal pare essere l'unica certezza. La moglie di Neal Cassady, Carolyn, descrive Jack e Neal come dei cercatori, e Jack come stordito dal poter vivere al di fuori del puritanesimo e dalla propria cultura d'origine. Non lo so, a volte c'è una voracità che non sembra riflettere una ricerca, ma certo tutti quei viaggi, quel conoscere e quel vivere al limite è stato poi elaborato in tanti libri e questo fa pensare che non fosse un andare fine a se stesso, che fosse un andare per bisogno.
La cosa buffa è che Kerouac non sapeva guidare. Non ci riusciva, tipo blocco e paura, mentre Neal praticamente era una macchina, una di quelle che ha guidato attraverso migliaia e migliaia di chilometri o forse ognuna di esse.
Neal Cassady e Jack Kerouac. Pinterest, ripinnato su Il tè tostato
Il ritmo è molto serrato, periodi lunghi, punteggiatura latitante, bellissimo tutto, una boccata d'ossigeno e via di corsa ovunque sulla strada e nella mente e, il lettore dietro, nel sedile posteriore di quelle macchine bombate degli anni '40 e '50, nel buio di quei gabinetti improbabili, in discorsi complessi e coltissimi, tra altri lettori, accaniti lettori, tra tutto quel fumo di sigarette e nella perdizione della mescalina, insieme agli scrittori, il lettore è lì, anche in quegli amplessi poco erotici. Per tutto il libro si corre, si guida, si viaggia, ci sono finestrini dai quali si vede l'America e poi c'è l'America da vivere e Dean dice "la strada è vita" e la strada diventa vita con quel libro in mano. Potente.
Ci sono gli americani, il loro vivere nelle campagne, nei deserti, nelle città, nelle metropoli, ci sono infinite dimensioni spaziali. E' uno Stato enorme, ricco di differenze di paesaggi e umanità.
La stesura di Sulla strada è favolosa, si dice ci sia voluta una sola notte e che sia stato scritto da Neal Cassady, Jack Kerouac più volte ha ripetuto che è da lui, dal suo modo di vivere, che deriva lo stile di scrittura, ma il libro è di Jack, seppure Neal ne è musa in qualche modo. La sua intelligenza forse lo ha pensato vivendolo, Kerouac lo ha un po' seguito e lo ha scritto, nel 1951 (pubblicato anni dopo perché sempre rifiutato), su un rotolo di carta per telescrivente, un rotolo continuo, senza punteggiatura, senza paragrafi, senza alcuna suddivisione, come vomitato a getto, a flusso di coscienza, così letterario dunque. Quel rotolo poi è stato battuto all'asta, qualche anno fa, per circa 2 milioni di dollari.
Non tutti avranno letto On the road perché potrebbe addirittura essere noioso per chi non ama la bulimia della vita, della parola e l'assenza di virgole e si rischia di fermarsi al lato umiliante di alcol e droga o peggio di vedere una bellezza in questo. La bellezza in On the road invece è nel festeggiare la vita, nel non fermarsi quando la realtà delude le aspettative, nel voler conoscere e nel vedere che la velocità e la voglia dei giovani non ha tempo e, nell'aprire alle prospettive e alle opere di un'intera vita letteraria. Non nella distruzione, quella forse è stato un prezzo. Già pagato.

3 commenti:

  1. quanta passione in questo lunghissimo post. andrò a dormire coi moscerini sul parabrezza.

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  2. " viaggio "..evoca tante troppe cose, talora tutto ed allora forse niente. Tante Persone tante Popolazioni hanno migrato e 'viaggiato' ma dopo Ulisse mai come in America questo è stato portato a religione di vita di sogno e di conquista. Tanti tipi di significati e di realizzazioni, magari dettati da necessità da impulsi differenti, da motivazioni generazionali, da disperazione, da curiosità o da tutto un pò. Beat generation e poi vennero gli Hippies,quanti tentativi di collegamenti e di 'successione' ma penso tutti o quasi forzati e poco credibili. Davvero..'quanta passione', quasi onirica. Bino

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  3. E' un libro che mi sono sempre proposto di leggere.....Luca46030

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