martedì 11 novembre 2014

Incontrare Steinbeck sul Pian della Tortilla.

Pian della Tortilla, John Steinbeck
Bompiani
La mia copia
Con la famosa mobilità dei libri m'è capitata in mano una vecchia copia di "Pian della Tortilla" di Steinbeck pubblicato da Bompiani, anno 1952, XX edizione, traduzione di Elio Vittorini. Ho letto poco Steinbeck, soltanto "Furore" e alcune parti di "Uomini e topi" e "L'inverno del nostro scontento", sono sempre stata attratta da " I pascoli del cielo" perché è un titolo bellissimo fatto di parole tanto mistiche quanto capaci di far pensare alla terra ma suggerendo la medesima maestosità, dietro dovrebbe esserci un libro epico.
"Pian della Tortilla" è un romanzo del 1935 ambientato in California nel periodo della grande depressione e racconta di un gruppo di paisanos, il loro stile di vita, la distanza dai valori allora attuali, la povertà fino all'amarezza. Fu un successo e aprì l'autore alle sue opere successive in cui si ritrovano gli stessi temi: la libertà, la miseria, il racconto della civiltà americana e di come poi era cambiata. Steinbeck era dotato di quel magnetismo degli autori americani della lost generation, di quella voracità e prolificità di pensieri e vissuto, una varietà quasi stravagante, che rende mitici gli scrittori e gli uomini. Scriveva negli anni '30 ciò che in Italia più o meno non si poteva nemmeno pensare, descriveva la realtà e per farlo metteva al suo servizio la fantasia fino all'estrosità, i suoi libri divennero film, la sue storie furono rappresentate a Hollywood e in teatro. L'America della natura, dei lavoratori, degli spazi enormi e schiaccianti veniva raccontata e condivisa fino all'esplosione di "Furore", al Pulitzer del 1940 e al film che ne trasse John Ford. Intorno a quel libro si aprirono grandi polemiche: una visione troppo di sinistra per vivere in quell'America e nei suoi demoni, Steinbeck parlava di libertà e di oppressione in una strana Nazione cresciuta per la voglia di non avere un re e diventata l'impero del mondo. Intanto in Italia governava la piccolezza mal travestita da grandezza e come far arrivare qui la portata della lost generation se non per mano e voce di altri intellettuali (che spesso finivano in prigione per questo) ed ecco che "Pian della Tortilla" venne tradotto da Vittorini. A questo proposito si apre la questione delle interpretazioni, del ruolo del traduttore, del traduttore in epoca fascista e del traduttore già lui stesso scrittore, qui un approfondimento corredato di bibliografia su come si ritenga che l'intervento di Vittorini sulle opere di Steinbeck sia stato non di pura trasposizione dell'opera in italiano, ma quasi una riscrittura dei contenuti. Con Steinbeck viene fuori tutta una poetica, un uomo e un'evoluzione da studiare dalla sua biografia: da un ragazzino che decise di diventare scrittore per arrivare fino (e oltre) alla "Valle dell'Eden" del 1952, al film che ne trasse Elia Kazan legando all'autore l'immagine di James Dean e di un epoca nuova, ma generata da quell'essere perduti cui lui era appartenuto. Dire "Steinbeck" è dire quasi troppo e leggendo su di lui ci accorge come un uomo e un autore possa diventare un universo complesso e in movimento inesauribile anche una vota concluso.
Un "Pian della Tortilla" trovato su una bancarella in centro a Roma ha introdotto la riflessione sulla società americana descritta e modificata durante l'attività artistica di Steinbeck, sul ruolo di Hollywood nella diffusione di un'opera letteraria, sulla censura fascista, su certi intellettuali italiani che sfidarono la legge del più forte, sulla delicatezza degli autori che diventano traduttori, su una produzione letteraria, teatrale e anche cinematografica poderosa e sull'ignoranza (mia di certo). Leggerò questa versione poi l'ultima proprio di quest'anno sempre per Bompiani e per capire cosa significa dire che uno scrittore rischia di riscrivere un'opera se la traduce. 

Titolo: Pian della Tortilla
Autore: John Steinbeck
Traduttore: Elio Vittorini
Anno: 1952
Editore: Bompiani 


11 commenti:

  1. Perbacco.. Steinbeck, Faulkner, Saroyan, Dos Passos..i libri ( rigorosamente versioni economiche) di un adolescente che disperatamente cercava di correre tumultuosamente almeno con la testa, seguita dal cuore ed a grande distanza dal corpo che arrancava in ritardo.
    Grandiosi Autori, sia per quel che dicevano che sopratutto per quello che Ci dicevano e come ce lo dicevano. Diversi alcuni, diversisssimi altri, ma ognuno a modo suo trovava la chiave per innescare una cascata di emozioni, sensazioni quasi corporee che esaltavano e davano "soddisfazione'' ed esaltazione.
    Bino

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  2. Se J:D:Salinger è uno scrittore tutto east-cost ( e possibilmente molto New England), Steinbeck è un autore molto West cost ( ed assolutamente di Salinas) anche se ha effettuato qualche 'scorreria' sentimentale e materiale in altri lidi, e con risultati tutt'altro che trascurabili.
    Non da ultimo come Scenggiatore per il cinema e non solo.
    Con tanto rispetto suggerico di leggere e proporre due opere " minori " , se di minore abbia ascrtto Lui qualcosa, ' La santa rossa ' ed'in viaggio con Charley'.....é un'Artista piuttosto eclettico.

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  3. " Viaggio con Charley" mi ricorda un altro libro : " le strade blu" ma non ricordo l'Autore se non che è di origine nativoamericano. ' Viaggio con Charley ' percorre gli Usa insenso antiorario alla scoperta della varia umanità e delle piccole cose, " strade blu " in senso orario alla ricerca di se stesso attraverso il viaggio nell'America 'minore' che fa da sfondo e da colonna sentimentale.
    Alfonso

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  4. Ho visto delle vecchie foto in bianco nero di Steinbeck e di Hemingway di Faulkner...avevano lo stesso fotografo????
    Guglielmina

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  5. C' è un certo snobistico autocompiacimento in chi definisce la propria come ' generazione perduta' ed un certo senso di nostalgica ammirazione in chi definisce altri come appertenenti alla 'generazione perduta'.
    A parte l'incerta origine e paternità della frase ( Hemingway? Gertrude Stein ? Anonimo?) , forse il fatto è che a molti di noi non dispiace caratterizzare la propria come una generazione 'irripetibile' ( ed in buona parte è vero) e quindi giù le definizioni lessicali che un pò piacciono ma un pò limitano, proprio in quanto definizioni. Ma restano SUGGESTIVE. Sara

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    1. Si è proprio vero, la mia (figlia della meglio gioventù) non si meriterà granché come definizione, mi basta non approdare alle x o y e al limite rimanere dignitosamente anonimi.

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  6. Dignitosamente anonimi..meraviglioso e spesso impossibile sogno, come penso sia per Lei..sottile 'discreto fascino' ( quale film le ricorda? ) dell' understatement...ci vuole un costante impegno ed un certo sacrificio.. e non è per tutti ( che sia affascinante per questo???).
    A Guglielmina: quali odori Le evocano quelle foto, che ho visto anch'io,??? tabacco, whiskey, mare,
    liti furibonde diluite nel rhum e nel mercuriocromo, irascibili artisti ed ancor più impossibili direttori di grandi giornali? Questo tramandano le foto e l'iconografia di Hollywood. MA...

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  7. Forse quelle foto erano state 'artisticamente' scattate dal medesimo studio per promuovere un film o un libro, quindi per suggerire un'idea per vendere un prodotto.
    Quello che ci fosse davvero dietro o dentro l'immagine poco interessava.
    Ora sorridiamo
    Quella volta "tirava".
    Guglielmina

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  8. Per " Bino " : molte delle sensazioni che Lei racconta le ho provate anche io, ma molto raramente c'è stata una forma di identificazione nei Romanzi di Steinbeck, ma forse li ho goduti come uno spettatore al cinema gode un film grandioso.
    Oberdan

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  9. é una magnifica forma di espansionismo americano, si esportano sentimenti e forme di vita che tendono a soppiantare le nostre precedenti senza integrazione, per questo si sogna.
    Gustavo

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