venerdì 4 settembre 2015

Le mille luci di New York: non solo yuppies.

Le mille luci di New York.  Jay McInerney
Bompiani. La mia copia.
Libri che si trovano, libri che ci aspettano, libri che tornano per nuove vie, libri che si intrecciano in altri pensieri e costruiscono i ponti infiniti della letteratura, i miei preferiti. Tutto cominciò poco prima di un viaggio all'inizio del 2014 e finì ieri, quando s'è chiuso un anello letterario.
Un anno fa andai a New York e poco prima di partire mi capitò per le mani la prima edizione di "Le mille luci di New York" di Jay McInerney, mi ripromisi di leggerlo, avevo soltanto visto il film, e così feci dopo essere tornata e averle viste quelle mille luci. Mi stupì scoprire una Manhattan soltanto notturna: il protagonista lasciato dalla moglie diventata una famosa modella, cade in una depressione autodistruttiva che lo porta a proteggersi dal sole con un paio di occhiali, a non reggere la luce naturale, a scegliere soltanto le luci della notte, in cui attraversa i locali della città sniffando tutta la cocaina disponibile. Approda alle lenti scure e il vicks con cui scioglie i residui della serata, perde il lavoro e cade in un panorama urbano feroce e degradato, in una tossicodipendenza disperata che  pian piano svela di più del dolore di un divorzio. Il libro mi colpì per la sua struttura: dal disagio quasi epidermico della rottura sentimentale, che nella prima parte spinge il protagonista nel buio delle mille luci, alla seconda, in cui si scava nel nero dell'anima e si arriva al nodo della disperazione, al passato, e poi di nuovo all'accettare il sorgere del sole. McInerney scrive il libro in seconda persona, e non nomina mai il protagonista, così, per tutto il libro, il lettore è lì che parla in modo diretto, come fosse lui a raccontare la vita all'uomo che la vissuta e dovrebbe conoscere bene, ma del quale non sa nemmeno il nome. Per qualche motivo lasciai il libro da parte, almeno fino a ieri, quando, mentre curiosavo a proposito del romanzo "Glamorama" di Bret Easton Ellis, ho scoperto che proprio Ellis aveva usato in quel suo lavoro un personaggio di McInerney: Alison Poole, tratta da "Tanto per cambiare".  Dopo aver messo entrambi i romanzi nella lista dei libri da leggere, mi sono ricordata della mia prima edizione di "Le luci di New York", della "brat pack" cui appartiene l'autore, quel gruppo di autori e soprattutto attori che raccontavano la giovinezza negli anni '80, del fatto che quel libro uscito nel 1984, ha più di trent'anni, e che siamo così abituati a dare etichette a tutto ciò che è passato, che questo sommariamente è descritto come un libro sugli yuppies, ma in profondità racconta le società violente coi sentimenti, come è rimasta la nostra, quelle in cui perdersi è facile e per ritrovarsi si deve andare fino in fondo, giù, dietro a tutto, dove è nascosto il momento in cui si è deciso di deviare il percorso. 
Fatto questo giro, passando da "Glamorama" e arrivando a "Le mille luci di New York", mi viene voglia di leggere ancora Jay McInerney, l'allievo di Raymond Carver che dà del tu al proprio protagonista.

La mia copia:
Titolo: Le mille Luci di New York.
Autore: Jay McInerney.
Editore: Bompiani.
Traduzione: Marisa Caramella.
Anno: 1986
Prezzo: è coperto, sarà stato un regalo.

Oggi:
Titolo: Le mille Luci di New York
Autore: Jay McInerney
Editore: Bompiani
Traduzione: Marisa Caramella
Anno: 2001
Prezzo: 9 euro

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