venerdì 12 giugno 2015

Premio Strega 2015: la cinquina.

Mercoledì sera è stata votata la cinquina al Premio Strega 2015, per la prima volta avevo ricevuto l'invito e sono andata a casa Bellonci, all'ultimo piano di un bel palazzo ai Parioli, un appartamento gremito si persone e della mia emozione.  
Avevo sentito un po' di racconti da amici della domenica e invitati abituali, ma non sapevo bene cosa aspettarmi, la finale la conosciamo tutti, è sempre in tv, ma la cinquina rimaneva un mistero. Il passaggio dai dodici libri scelti ai cinque che saranno i protagonisti delle librerie e delle fascette, quelli che davvero saranno a un passo dal poter dirsi "Premio Strega 2015", quelli di cui si dirà "è entrato in cinquina nel 2015". Tanto per iniziare al mio arrivo non ho preso l'ascensore, sono salita su fino all'attico a piedi, seguendo le voci, ero bello immergersi pian piano, c'erano persone e telecamere sul pianerottolo, mi hanno chiesto di esibire l'invito, l'ho fatto con orgoglio, e sono entrata. Già l'ingresso era pieno di persone, bicchieri di vino e chiacchiere sulla votazione che si poteva seguire da uno schermo appoggiato alla parete di fondo. Francesco Piccolo, il cui libro ha vinto la scorsa edizione del premio, procedeva allo spoglio dei voti, indicando quanti fossero stati espressi fino al giorno precedente e quanti il mercoledì stesso. Non sapevo dove andare, da che parte orientarmi, ero in cerca di qualcuno che conoscessi, ma, imboccato un corridoio, ad accogliermi sono stati loro, i libri, mensole e mensole piene di volumi, di libri vincitori, di storie e personaggi e allora era tutto a posto, niente più agitazione, dove ci sono i libri io sto bene e con la mia ritrovata calma sono comparsi i volti conosciuti e iniziate le chiacchiere in terrazza. Le luci accese dei palazzi di fronte, finestre dalle quali si affacciavano persone a vedere cosa stesse accadendo là, dove si votava la cinquina al Premio Strega e io che proprio  me ne stavo. Della dozzina ne avevo letti due e ne stavo leggendo un terzo: "La ferocia" di Nicola Lagioia, intorno al quale ho organizzato un gruppo di lettura che lo ha letto e discusso per due mesi e che si è concluso con l'incontro dell'autore e che ho recensito qui, "Storia della bambina perduta" di Elena Ferrante di cui ho atteso l'uscita e di cui poi ho dedicato un post, e "XXI secolo" di Paolo Zardi, finito di leggere proprio stamattina e di cui parlerò in seguito. Nelle stanze e nelle due terrazze dell'appartamento erano sistemati schermi che mandavano lo spoglio che stava avvenendo poco più in un là, il conteggio che è continuato fino all'annuncio dei voti ricevuti da ciascun libro, partendo dal meno scelto per arrivare al primo, enfatizzando, dal quinto in poi, che si stava annunciando la selezione della serata: "La ferocia" di Nicola Lagioia con 182 voti, "La sposa" di Mauro Covacich 157, "Storia della bambina perduta" di Elena Ferrante 140, "Chi manda le onde"di Fabio Genovesi 123, "Come donna innamorata" di Marco Stangata 119. Ecco qua, la cinquina è fatta e io ci sono, sento l'annuncio di Piccolo, lo vedo dallo schermo in fondo, accanto alla terrazza di sinistra, si apre un applauso e iniziano i commenti.  Il valore letterario del premio e il valore simbolico di essere presente a una parte dello svolgimento del percorso che si concluderà il 2 luglio con la finale, la foto con gli autori dei libri in cinquina e una copia di quello della Ferrante, ché, ovviamente, lei non si è palesata, l'estate a Roma tutta intorno, e lo stupore che mi sentivo nel cuore di quando si è dove non si pensava di essere. Si ricorrevano le voci e le osservazioni, autori esclusi, libri poco votati, la (almeno mia) voglia di leggere gli altri tre e l'apertura delle previsioni di vittoria. L'unica amarezza che mi è rimasta è stata di non essermi potuta fermare a lungo davanti a quella libreria bellissima, e mi chiedo se sia possibile chiedere un appuntamento alla Fondazione per poter sfogliare quei libri preziosi. 

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