giovedì 22 giugno 2017

Mi ricordo. Joe Brainard

Mi ricordo. Joe Brainard.
Lindau. La mia copia.
Eccomi a parlare del primo libro letto tra quelli provenienti il Salone di Torino di quest'anno, quando ho fatto una fruttuosa passeggiata allo stand di Lindau e me sono andata con due titoli di Joe Brainard. Lui era un eclettico artista americano, nato nel 1942, cresciuto a Tulsa, Oklahoma, e diventato celebre a New York per i suoi quadri, i collage, le sculture, i libri. Una persona di cui so pochissimo e che sto imparando a conoscere, complice la lettura di questo libro insolito: Mi ricordo, un'autobiografia che passa dalle immagini rimaste nella mente dell'autore, frazionate e spezzettate, nettamente staccate una dall'altra, alla composizione in mosaico di una vita, di una cultura, di un sentire, di un Paese. 
Ogni ricordo di Brainard è come un ritaglio dei suoi collage, ogni sua frase è un pixel di colore in uno schermo perfettamente armonico.
Un libro inaspettato e un primo pensiero banale che salta alla mente del lettore: che ci vuole a mettere insieme una serie di frasette ripescate da qualche riminiscenza, o meglio ancora inventate, che dipingano una persona molto molto interessante e che non ha avuto voglia, tempo e costanza di scrivere un libro vero?
Ebbene, è vero, non ci vuole niente, se accettiamo come risultato poco più di un (forse) brutto diario da adolescente, ma ci vuole il genio per scrivere Mi ricordo
Brainard dipinge se stesso e due dimensioni: il tempo, l'epoca in cui cresce e vive, e lo spazio, gli Stati Uniti d'America, e il lettore è lì, che fa amicizia in modo diretto e deciso con tutti e tre i protagonisti del libro.
Ecco cosa sento dirmi da Joe Brainard: guarda che io non userò il pudore per parlare mi me, userò me stesso, ti infilo nelle mie esperienze più personali, apro la porta e non puoi non entrare e lo faccio in poche righe. E così sono con lui al cinema, in casa, a tavola, a guardare coi suoi occhi, film, alimenti, ascoltare musica, fare gesti, dimenticare momenti. Paul Auster (quell'altro genio), ha scritto una prefazione alla quale è un insulto aggiungere parole, ma questo è un blog e dovrò pur dirlo che rivelazione sia stata questo libro per me, una frase dietro l'altra a comporre un'America che qui da noi si sognava come fosse Eldorado, parole che restituiscono al nostro immaginario quelle cose che tanto abbiamo visto al cinema e in tv, e che quando andiamo a New York ci sembra di conoscere le strade. Ma non solo.
Leggere questo libro è un po' come essere Joe Breinard e provare interesse per sé stessi e scoprire piano piano che non tutto appartiene solo a lui, anzi, c'è molto di universale in quelle sue righe frazionate, oltre alla sua, personalissima, vita.
Un libro pieno di spunti, che si legge con calma, perché spesso un ricordo dell'autore apre a uno del lettore e con calma ci perdiamo dentro la nostra esistenza.
Tanti passi mi hanno colpito, ma moltissimo questo che copio qui sotto, perché mi ha fatto tornare in mente un oggetto al quale nn pensavo da anni e non vedo l'ora di fidare la testa in qualche scatolone per cercarlo:

"Mi ricordo i portamonete di plastica rossa che stringendo sui lati si aprivano come una bocca."

Titolo: Mi ricordo
Autore: Joe Brainard 
Traduzione: Thais Siciliano
Editore: Lindau
Anno: 2014 
Prezzo: 14,00 euro

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