mercoledì 14 agosto 2013

Altstadt. Dresda.

Per vere guide rimando a chi di dovere, qui segnalo semplicemente i miei luoghi a Dresda.
Il centro storico, era antichissimo fino al 1945 e, a seguito del bombardamento diventò un pascolo per pecore e capre, un campo da coltivare tra le macerie del barocco, perché qui non c'era nulla da mangiare, né più nulla da vedere e lo spazio andava sfruttato, almeno per una delle due cose. Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 e la riunificazione delle Germanie, è iniziata l'opera di ricostruzione che restituisce oggi una città, non finita e comunque piena di ferite profonde e voragini come palazzi, ma bellissima. La prospettiva che si ha di sera dai ponti che congiungono Neustadt e Altstadt è di un castello con gli orpelli di sabbia bagnata, illuminata quasi dall'interno, adagiata appena sopra l'Elba e porta dell'Europa orientale. Affascinante, suggestiva e infinitamente romantica d'amore e di storie di spionaggio, di dolore e di vita che rimane. Sempre. Imperterrita. Un pungolo dolce e amaro al cuore. Oggi il centro e dunque anche il prezioso limitare di mattoni e cielo, è frutto di ricostruzione e non ha più i segni dei secoli nelle sue pietre e nelle sue porte. Ha però, l'impronta del '900 ricco di cattiveria, consapevolezza e voglia di rifare tutto da capo. Perché l'istinto dice di andare avanti.
Simbolo della città è la Freuenchirke, rotonda e bellissima, la più importante cattedrale protestante della Germania, praticamente polverizzata col bombardamento e lasciata lì in macerie dal regime, un monito contro la guerra si diceva. Le valutazioni sono molto personali, a me sembra un annientamento sull'annientamento. Ad ogni modo nel 2005 è stata terminata la sua ricostruzione, con l'impegno dei cittadini di Dresda e un'opera mastodontica di catalogazione delle pietre recuperate e ricollocamento nella posizione originaria.  Rimane oggi, davanti a una delle entrate, una porzione dell'antico muro, troppo pesante da erigere e lasciato a testimonianza della storia.  Poco lontano il palazzo reale, lo Zwinger e al suo interno la Gemäldegalerie Alte Maister, una pinacoteca infinita, meravigliosa, carica emotività e, nell'ultima stanza, c'è qualcosa che vale il viaggio  a Dresda. Un quadro, anche fosse solo quello, un dipinto superiore per bellezza e ispirazione, la Madonna Sistina di Raffaello,  enorme e avvolgente, di cui tutti conosciamo i due piccoli angioletti alla base e, che visti sulla loro tela sembrano divini protettori e ne invochiamo l'aiuto. E ancora la cupola di vetro dell'accademia d'arte, con l'angelo d'oro che svetta e il suo sorgere dove ci fu una sinagoga.  E perché Dresda è una città a strati, oggi si sta continuando la ricostruzione di alcuni dei palazzi più belli caduti sotto il bombardamento, per ora i lavori sono fermi al recupero delle cantine dei vecchi edifici del '500 andati distrutti quasi 70 anni fa, saranno conservati in un sito archeologico inserito nella ricostruzione, ma per ora si presentano come un luogo devastato, che forse fu un rifugio e dove si rinvengono suppellettili e il sangue di chi guarda scorre lento nelle vene. Molto lento.
Questo e tanto ancora è racchiuso in uno scrigno di colori, quelli dei palazzi tornati a vivere, giallo, verde, rosso, blu, azzurro, grigio, arancione, corallo, tutte le sfumature, tutte luminose eppure non brillanti. Colori decisi ma sussurrati, contrastanti, ma in armonia. I colori dei palazzi di Dresda sono indimenticabili. Dresda è piena d'anima e tutto è costellato di caffè, ombrelloni e tavoli all'aperto, profumo di cioccolato, di tè, di torte e anche di birra, di bratwurst e di pane delizioso. 
E accanto a tanta complessa poesia costruzioni supermoderne, vetro per piani e piani, un centro commerciale all'aperto e uno al chiuso, per gli inverni di due metri di neve.


La Freuenchirke
Muro antico e indicazione della originaria collocazione


Altdstadt


La cupola dell'accademia d'arte.


Le cantine del '550 recuperate oggi dal bombardamento del 1945. 
I colori di Dresda

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