venerdì 28 marzo 2014

Le luci accese negli uffici dove si fanno i libri.

Accade qualcosa in libreria.
O meglio.
Accade qualcosa nelle case editrici italiane.
O meglio.
Molte delle copertine che vedo mi sembrano diverse dal solito.
Il lettore assiduo sviluppa uno strano colpo d'occhio per nulla erudito, né professionale, soltanto inizia a riconoscere l'impostazione di una copertina, i caratteri e la costa dei libri degli editori che frequenta di più.
Si crea una sorta di rapporto matrimoniale, in cui si conoscono i pregi e i difetti dell'altro e si continua ad apprezzarlo nonostante la tensione del corteggiamento abbia lasciato il posto alla certezza delle forme e dei pensieri, finché...finché un giorno lei torna con nuovo taglio di capelli e sposta i mobili in soggiorno, lui cambia la montatura degli occhiali e inizia a cucinare greco. Si riscoprono e si riamano se tutto va bene, non si riconoscono e titubano fino a scegliere di volersi ancora, o dicono no, "questa nuova te non so chi sia". In piccolo, molto piccolo, i lettori per passione hanno fiducia dell'estetica tranquillizzante e consolidata dei loro editori, appunto, di fiducia, perché è chiaro che l'editore di fiducia esista, al pari del farmacista, del libraio e del macellaio. L'editore di fiducia però non è monolitico, per fortuna, e, un giorno decide che presto andrà dal parrucchiere, perché vuole cambiare aspetto. Così nel meraviglioso segreto delle redazioni, negli incontri coi grafici, coi direttori creativi o nelle visioni di editori molto dedicati, prendono forma nuove idee per quei volumi così bene riconoscibili dai loro lettori. Perché si sa, tutti sono perfettibili e cambiare (solo ogni tanto) fa bene.
Ecco che i tascabili di Einaudi, che andavano bene com'erano, cambiano. Non so se migliorano, ma hanno qualcosa che mi attrae, credo sia lo sfondo più  denso e deciso, ma spento, la grafica è, forse più definita, alcuni mi piacciono molto, ciò che non mi piace è che spesso in copertina ci sono facce e fotografie di volti che si infilano con prepotenza tra la scrittura e l'immaginazione. E così ho notato qualcosa in elliot, che secondo me ha sempre avuto copertine di velluto e spesso bellissime, il velluto è rimasto, ma mi sembra che si stia modificando lo stile, sembrano diventate più piene, più forti, non so se sia vero, ma è un'impressione che ho. Come dire "Amore hai fatto qualcosa, hai capelli diversi?" e amore in effetti sta diventando pian piano più bionda. E poi Rizzoli, con i nuovi libroni grandi con copertine pennellate che creano un ambiente intero, invitante nell'immagine e nella forma. Non ho ancora provato a leggere a letto un libro così grande, non spesso, ma grande, non so se sarà comodo, ma mi piacciono tanto. Impressioni da lettore, nessuna pretesa, nessuna conoscenza, nessuna voglia di dire altro se non che mi piace osservare il tavolo delle novità nella "mia" libreria e, non solo per scegliere e comprare. A Roma, a Milano, a Bologna, a Firenze e in qualche provincia ci sono luci accese in uffici e redazioni dove si pensano le copertine dei libri, si danno volti alle storie, si scelgono materiali e colori, si toccano figure viste solo al computer e si immaginano su carta, qualcuno fa delle prove, qualche altro risparmia, fa del suo meglio sullo schermo e poi o la va o la spacca.
La copertina in fondo è solo la copertina, non il suo contenuto, ma è anche veicolo di scelta, presentazione di casa editrice, collana, autore e titolo, è ciò che noi lettori vediamo e si desidera ciò che si vede e, che ciò che si vede piaccia è condizione necessaria. La copertina dei libri che si amano diventa come il ricordo di un viaggio appoggiato sulla scrivania, come un quadro appeso alle pareti, come il maglione che infiliamo d'inverno tornando a casa da lavoro, è tranquillizzante e famigliare. La copertina non sarà il libro, ma certo è il suo sguardo, ammiccante, provocatorio, languido, violento, l'interpretazione di un grafico, di un editore o di chissà chi altro dell'immaginario sviluppato da un contenuto che non ha ancora un lettore. La copertina ha la sua vita e i suoi tempi, ha i suoi obbiettivi e la sua dignità di essere non solo al servizio dell'opera e non serva del contenuto, ma anche oggetto di per sé stesso. Un'opera che ne sostiene un'altra.
Ci sarà molto lavoro dietro, ma che delusione quando si aspetta un'uscita e l'immagine non mi piace e che ansia aspettare la nuova traduzione de "Il giovane  Holden" e chiedersi se il bianco resterà bianco, se il riquadro tornerà o se (NO!!!!!) sarà suggerito un viso.








1 commento:

  1. con garbo esprime impressioni e sensazioni, ma anche previene, suggerisce, ammonisce, condivide, evoca proprie esperienze.
    Bene.
    Attenta a quel "hai".
    Ehe..ehe..
    Oberdan

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