mercoledì 9 aprile 2014

La sovversiva. Eugenia Almeida.

La sovversiva. Eugenia Almeida.
Guanda.
La mia copia.
Parlando di un libro di Juan Carlos Onetti  qui ho detto che i libri sudamericani che ho letto non mi sono piaciuti, ma ho dimenticato di fare riferimento a un libro argentino bellissimo, l'ho preso appena uscito in Italia, nel 2007, attirata dal titolo "La sovversiva". Sempre per rimanere, giusto per una frase, in ambito femminile, non c'è donna che non abbia avuto voglia, almeno per un giorno, di essere davvero sovversiva, ognuna con la propria realtà certo, ma sovvertire sarebbe stato grandioso, quindi libro scritto da donna su una donna sovversiva ed è così che l'ho scelto. Comprato per un motivo molto superficiale, ne ho poi scoperta la profondità e il valore.
Ambientato nel 1977 in Argentina,  Peron era morto da due anni e la successiva ingovernabilità aveva portato alla dittatura militare, al "proceso de reorganizacion nacional", al genocidio, ai desaparesidos, ai bambini rubati e a Videla che in quell'anno disse

«In ogni guerra ci sono persone che sopravvivono, altre che rimangono invalide, altre che muoiono e altre che spariscono. L’Argentina è in guerra e la sparizione di alcune persone è una conseguenza non desiderata di questa guerra»
Negli anni della violazione dei diritti umani e civili, negli anni in cui per moltissime vicende, senza quartiere e senza verità, le responsabilità di sapere, di conoscere, di non agire sono state attribuite e tolte, perché esiste l'inconoscibile per il popolo e il più o meno noto ai governanti di turno e l'inimmaginabile, in Argentina mentre "essere in disaccordo" si trasformava rapidamente in "non essere", c'era una pratica ricorrente, oltre certo alla tortura e alla violenza, ed era la segretezza.
E così gli abitanti di un piccolo paese, sperduto in un territorio arido e molto lontano da Buenos Aires, vedono passare la solita corriera che collega la loro vita al mondo, ma stranamente non si ferma a far salire i viaggiatori, anche il treno ignora la stazione e i passaggi a livello in uscita restano sempre abbassati. Un gruppo di case e di persone isolate dal resto della Nazione, i visitatori non possono tornare a casa, gli abitanti non possono raggiungere altri luoghi. In un villaggio, segnato da una ferrovia che separa i ricchi dai poveri, lo stupore si trasforma in dubbio fino a diventare paura. Si scoprirà che è stata una decisione della politica marziale quella di chiudere la via a ogni spostamento, perché si cerca qualcuno, una persona, una donna, il peggior nemico di un regime: una sovversiva.
L'atmosfera è claustrofobica e Eugenia Almeida è bravissima nel ricrearla, l'aridità dei luoghi, la dimensione del villaggio, l'ambiguità degli sguardi, il voler capire senza esporsi, la presenza di estranei bloccati tra gente nota e l'indifferenza con cui l'esterno sembra attraversare questa realtà diventata una gabbia con dentro persone che vivono di diffidenza. La meschinità con cui ci si osserva chiedendosi chi sia la causa di quei nuovi confini, la cattiveria e l'umanità.
Una lettura intensa e col pregio di evocare senza descrivere, di richiamare senza indicare date e nomi, di avvincere con la forza dei racconti inventati, ma plausibili.
Così si stimola la voglia di sapere e conoscere, così dalla lettura di un bel libro nasce la curiosità di conoscerne l'ambientazione, i luoghi e i tempi e questo è uno dei motivi, credo, per cui leggere sia veicolo per la libertà.

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