mercoledì 23 marzo 2016

Neve cane piede. Claudio Morandini

Neve cane piede. Claudio Morandini.
Exorma. La mia copia.
La lettura di "Neve cane piede" è stata un'esperienza insolita per me. Non leggo spesso letteratura di montagna e non conoscevo l'autore di questo breve romanzo, che è arrivato tra le mie mani attraverso la casa editrice che lo pubblica, Exorma edizioni. Devo dire che ho incontrato non soltanto un'ambientazione nuova e sorprendente, ma anche uno stile inconsueto, preciso e quasi clinico senza essere sterile, una scrittura asciutta, ma non prima di emozione, una prosa molto equilibrata nei toni, anche quando racconta scene difficili.
Claudio Morandini ambienta il suo racconto nella vita isolata di Adelmo Farandola, vecchio eremita che vive in un rifugio lontano da ogni segno di civiltà, con la quale detesta ogni contatto, se non quelli necessari per le provviste prima di ogni inverno. L'approccio umano è escluso, imbarazza e infastidisce Adelmo fino a fargli impugnare le armi verso le persone che tentano di avvicinarlo. Detesta i turisti e rifugge il guardiacaccia che vuole parlare con lui. Adelmo Farandola non si lava da anni, non cura il suo corpo e il suo cervello da tanto di quel tempo che l'uno risulta stratificato nella sporcizia e nella patina degli anni, l'altro semplificato fino ai semplici bisogni animali, alla confusione tra passato e presente, tra ricordo, sogno e realtà. L'esistenza di Adelmo Farandola è turbata dall'arrivo di un cane che entra a far parte del suo quotidiano e ne diventa unico interlocutore e compagno. Eremita e animale si parlano, si rispondono, sono uniti durante i mesi di gelo, vivono insieme, dividono il cibo, in un rapporto di sudditanza del cane all'uomo, ma anche di scambio, cui Adelmo non era più capace di rapportarsi. La neve che ricopre il rifugio non è la coltre silenziosa che imbianca il paesaggio, ma è una spessa coperta di ghiaccio che si muove quasi a falde con clangore e violenza, le slavine si portano dietro detriti e montagna, finché arrivati i mesi più caldi il disgelo lascia emergere un piede avvizzito e bruciato dal freddo. Ecco il secondo elemento di disturbo, che induce Adelmo a riflessioni e confronti col passato, si va indietro nel tempo, fino a quando in montagna ci si nascondeva per scappare dagli "uomini coi cappotti grigi". Così prende forma il viaggio nella mente dell'uomo che ripercorre i giorni della sua giovinezza, prima chiuso nel rifugio bloccato dai ghiacci, poi impaurito dalla scoperta di quel piede che lo rigetta nella pancia della terra e della sua umanità perduta.
Un libro che lascia spazio al lettore, quell'aria condivisa condivisa con l'autore in cui completare la storia e ricondurla alla propria interpretazione. Ho incontrato Claudio Morandini dopo aver letto il romanzo per una intervista in live tweet che ho riportato qui, ciò che ero sicura di aver capito circa le origini di quel piede si è rivelato nuovo per l'autore del libro, e mi spinge a proporlo alle persone vicine per poi chiedere "ma secondo te, di chi era quel piede?".

Titolo: Neve cane piede
Autore: Claudio Morandini
Editore: exorma edizioni
Anna: 2015
Prezzo attuale: 13,00 euro


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