lunedì 17 febbraio 2014

Il libro degli haiku. Jack Kerouac

Il libro degli haiku. Jack Kerouac.
Mondadori
La mia copia.
Jack Kerouac era un poeta vorace e delicato, americano, ma francese, mangiatore di asfalto, ma senza patente, (come ho scoperto essere molti che guidano tutto tranne le macchine, divorano da un lato e siedono al posto del passeggero dall'altro) a un certo punto della sua vita, dopo il viaggio tra i confini d'America, scoprì il buddhismo, divenne esploratore della tecnica metrica giapponese e ne curò un adattamento all'inglese e più ampiamente alle lingue occidentali. Jack Kerouac che dove gli occhi sono piccoli e il cuore stretto è un ubriacone, magari anche molesto, spesso delirante e noioso nella sua prosa, era, in realtà, un poeta con l'animo dei poeti, che sanno osservare, che sanno descrivere, che patiscono nel separarsi dal loro sentire, ma non possono fare altro e che magari, proprio per quell'ampiezza d'anima, annegano. Perché i poeti non hanno le ali, sono soltanto uomini in grado di regalarle ai sentimenti muti di chi poeta non è.
Jack Kerouac, dunque, uomo, narratore e anima del beat a volte sgranato, ebbe anche una profonda dimensione intima, fu per esempio un lettore, un curioso, un uomo in grado di trarre ispirazione da grandi scrittori, una persona che imparava a meditare e che (incredibile!) si fermava, nutrito di parole, di letteratura e di pensiero. Quando si vive a contatto con poeti e letterati, e lui lo era e lo faceva, immagino che gli stimoli arrivino un po' da ovunque e si mescolino finché saranno poi elaborati in altro e pare che così, a Berckeley, Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Gary Snyder iniziarono a parlare di haiku, sotto la guida di Snyder che veniva da un periodo in Giappone. Così Sal Paradise entra nell'armonia metrica dei fiori di loto, nelle suddivisioni in stagioni dei componimenti giapponesi e li fa suoi infilandoli nelle pieghe del vivere e del sentire americano, non nell'ordine giapponese, ma comunque nell'approdo alla sintesi poetica di un'immagine, diciassette sillabe e un mondo intero.
Ginsberg considerò Kerouac l'unico americano poeta di haiku, lui trovò un modo in cui esprimersi, in istantanee, descrittivo del suo osservare e i fiori di loto diventano marciapiedi, i petali diventano suoni jazz e la decisa cultura giapponese non snatura il sentire e la poetica di un fragile convinto. Un curioso, un sentimentale, un delicato, in realtà qualcuno che posso solo studiare e adattare ai sentimenti che ho provato per lui e per le sue opere, perché davvero com'era Jack Kerouac lo posso solo leggere, dato che lo smarrimento di cui era capace lo portò via dieci anni prima della mia nascita. Aveva l'età di mio nonno, ma per me non è mai stato vivente. Leggo le sue parole, leggo i suoi biografi e i suoi conoscitori, leggo i suoi veicoli e cresco il mio sentimento per un uomo morto, o potrei inutilmente parafrasare e chiamarlo un "poeta estinto", lui, un americano che mi ha insegnato a leggere gli americani.
Tre versi di cinque, sette e cinque sillabe, un componimento immediato, sembra semplice, evocativo, descrittivo, ci vuole sintesi, ma una sintesi (con dentro l'analisi, con dentro il cuore) che è un dono. 
Il libro degli Haiku, Jack Kerouac, Mondadori a cura di Regina Weinreich, è un libro di poesie e racchiude le stagioni con  animali e  colori, vento e sole, oggetti quotidiani, musica, orari e giorni della settimana, fiammiferi e cucine, l'aulico e il terreno, il solo sentimentalmente aulico e ciò che in realtà nasce terreno.

Le gocce di pioggia hanno molta
       personalità
Tutte
Jack Kerouac.

3 commenti:

  1. sono senza parole ma con intime emozioni.
    Ottavio

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  2. http://www.spottynews.com/2014/01/questo-potrebbe-essere-il-sentiero-piu.html

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  3. ognuno di noi è un puzzle o se posso essere onirico, ognuno di noi è un mosaico di tessere non sempre in armonia tra loro ma talora dotate di una luce riflessa o raramente di luce propria.
    Chissà se in questo eccezionale Poeta c'era anche la tesserina della bulimia delle sensazioni e delle emozioni e la vita era proprio continuare a divorare emozioni e sensazioni, fino all'autoconsumo?
    Nunzio

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