giovedì 13 febbraio 2014

13 febbraio 1903. Liegi. Georges Simenon.

Georges Simenon
Foto tratta da Pinterest e ripinnata su Il tè tostato
Che Georges Simenon non fosse francese ormai credo lo sappiano tutti, io l'ho scoperto nel 2001 a
Leuven mentre ero in Erasmus, appunto, in Belgio e qualcuno con una certa stizza che probabilmente proveniva dall'orgoglio mi disse "Era Vallone, di Liegi, belga, non francese. Belga." Non francese. Punto. Belga.
Georges Simenon era belga ed è nato oggi, 111 anni fa a Liegi.
E' il terzo autore di lingua francese più tradotto al mondo (pare dopo Verne e Dumas), ma è il primo belga e il sedicesimo più tradotto di sempre; lo dice l'UNESCO che ha un database, l'Index Traslationum, che è una miniera di catalogazione delle opere tradotte in tutto il mondo (me lo immagino come un luogo simile alla stanza della lista di Babbo Natale).
Negli anni '30 Simenon ha creato il commissario Jules Maigret e scritto una biblioteca di libri polizieschi. In Italia sono le edizioni gialle di Adelfi, ma sono diventati programmi radiofonici, sceneggiati televisivi con Gino Cervi con la pipa e certezze, direi, letterarie e popolari. Simenon è diventato famoso così, con la paternità di un poliziotto arguto con la pipa in bocca (come lui) e uno stile che lo fa apparire un uomo che invece di camminare scrive o, forse, che scrive con la stessa naturalezza con cui il resto del mondo cammina.
Simenon è uno dei miei scrittori preferiti (ammesso che sia una frase sensata) e a proposito di libri che salverei dall'incendio ce ne è uno, il più struggente di tutti, quello del quale trovo più tracce nei libri degli altri, il libro più fermo e veloce allo stesso tempo che abbia mai letto "Tre camere a Manhattan" di cui ho parlato qui e che per me vive nell'Olimpo del libro meraviglioso.
Una storia di Simenon è un ambiente, un microcosmo con le sue regole naturali, ciò che avvolge non credo siano le parole, ma il modo in cui le parole sono legate tra loro e esposte all'esterno, il modo in cui danno dimensione, o meglio tre dimensioni, ai personaggi che diventano persone e l'atmosfera che ne viene fuori, in un'assoluta aurea di realtà in cui ci si immerge lentamente, scendendo piano attraverso una coltre di sovrapposizioni emozionali, giù fino al cuore, fino a toccare la terra della storia e avere la cupola stratificata del sentire al posto del cielo.
E se non è il momento per lo struggimento dell'anima, c'è sempre la mensola giallo Adelphi e color Maigret nelle librerie, ed è un luogo da cui pescare. A caso.


"La verità non sembra mai vera."
Le memorie di Maigret, Georges Simenon

1 commento:

  1. e qualche volta non è completamente vera.
    Aurelio

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