lunedì 7 luglio 2014

L'amica geniale. Elena Ferrante

L'amica geniale. Elena Ferrante
e/o La mia copia
"L'amica geniale" è un romanzo scritto da una persona che non si sa chi sia, ma che ha la bravura di mille autori noti, dunque, per me e per molti, Elena Ferrante è uno di quei bravissimi autori famosi dei quali si aspetta la prossima uscita, anche se non ha volto e in fondo non ha nemmeno un nome. Un anonimato che si sovrappone alla chiarezza dei suoi personaggi, delle vite che descrive nitide e definite come se non fossero inventate.
"L'amica geniale" racconta gli anni cinquanta in un rione di Napoli in cui la miseria è una presenza, che pian piano inizia a essere combattuta dalle idee e dai primi segni del boom economico. Il racconto comincia da una scomparsa recente, ma subito torna indietro fino al suo cuore, l'amicizia di due bambine e rimane incardinato in questo rapporto seppure passano gli anni, le amiche cambiano, crescono e con loro si modifica il quartiere, la città, i loro corpi e i rapporti con le persone del rione.
Lila e Linuccia sono compagne di scuola e stabiliscono fin da subito un rapporto reciproco molto complesso in cui l'una si alimenta dell'altra, succhiandone le capacità e le idee, le qualità dell'anima, diventando amiche e rimanendolo, nonostante la reciproca violenza che si usano. Linuccia è la voce narrante del romanzo e parla di Lila come di un modello, di una persona della quale non può fare a meno, della quale si nutre e dalla quale si lascia trascinare, in una specie di venerazione, non trascurando però la possibilità di farsi valere, quasi meschinamente, ogni volta che le contingenze ne daranno occasione. Bravissime a scuola, Linuccia con impegno, Lila con istinto, la prima bella da bambina, la seconda bellissima da ragazza, entrambe nutrono il sogno di migliorare le proprie vite, lasciare il rione e le sue regole, e immaginano che sia possibile solo con la ricchezza e sono d'accordo nel perseguirla, ma Lila ha una visione d'insieme della vita, come se fosse adulta e vedesse nel futuro, ha le idee chiare, coraggio, voglia di imparare e talento. Linuccia si muove quasi a rimorchio, nel tentativo di superare e stupire l'amica, ma avrà, lei sola, possibilità incredibili, sogni che l'altra non vuole nemmeno immaginare per non soffrirne la mancanza. La prima grande occasione di distacco, dopo la scuola media, sarà l'ingresso al liceo classico, Lila rimarrà a lavorare nella calzoleria del padre, Linuccia prenderà il filobus per il centro e conoscerà il latino e il greco e la città. Lila per un po' terrà il passo fino ad anticiparlo, libri presi in prestito in biblioteca, studi da autodidatta, e intanto sogni imprenditoriali e il continuo chiedere e imparare anche dalle parole delle persone che incontra. Linuccia dedita allo studio con la sveglia alle cinque e mezza, la pagella di tutti dieci, la vecchia maestra del rione che la elogia e l'invidia di qualche ragazzina. Un'amicizia che crescerà in modo costante e continuo con acume e dolcezza, osservazione e stupore, curiosità e diligenza, cambiamenti e smarrimenti. I ragazzi del rione sono contorno e ambiente, insieme alla camorra, ai ricordi della guerra e della borsa nera, alle famiglie, alle dinamiche dell'onore e poco dell'amore, alle palazzine vecchie e quelle nuove dove, forse, Lila, la volitiva, andrà ad abitare sempre più inserita nel rione da cui voleva scappare. Linuccia pare infine avere più futuro davanti a sè. Il romanzo che apre la trilogia che continua con "Storia del nuovo cognome" e "Storia di chi fugge e di chi resta" è un libro incredibile, di quelli che si fa sognare dopo aver spento la luce, perché quelle facce e quel rione non se ne vanno più.

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