martedì 22 luglio 2014

Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto. Virginia Woolf.


Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto.
Virginia Woolf
minimum fax
Tra le domande che non capisco insieme a "qual è il tuo numero preferito?" c'è "qual è il tuo scrittore preferito?" e questa cosa l'ho già scritta, perché davvero mi lascia un po' senza equilibrio una richiesta del genere e ho anche già scritto che saprei dire qual è il mio libro preferito, se preferire ha un senso, ma lo scrittore è una persona, mi resta un po' più difficile, comunque chiaramente ho degli autori, spesso morti, che, appunto, preferisco alla maggioranza delle persone, per lo più vive. La mia chiusura sui libri probabilmente non è stata un gran alleato nella scoperta di chi ho avuto e ho intorno, ma ho conosciuto altre persone che mi hanno avvicinata a me e resa felice. Una di queste persone, che poi evidentemente troppo felice non era, è Virginia Woolf, la donna dal disagio inafferrabile e dall'indipendenza inglese e personale volta al sostengono di quella libertà per lei bisogno, istinto e obiettivo. Una sensibilità ingestibile e lei che non la frena, raramente la incanala, più spesso la asseconda, di certo la esprime e la descrive e che risulta oggi anche da una raccolta di minimum fax a cura di Federico Sabatini.
"Spegnere le luci e guardare il mondo di tanto in tanto" è un volume composto di passi e citazioni di Virginia Woolf sulla scrittura in generale e sulla sua arte in particolare, una selezione dall'infinità di lettere che scrisse ad amici, colleghi e parenti. Conoscere Virginia Woolf è impossibile, lo è per la sua complessità e per le difficoltà della sua mente, la depressione è una malattia forse dell'anima sconosciuta anche chi la cura, forse nota solo a chi ne è afflitto e lei lo era. umana e ultraterrena, indecifrabile nella necessità di vivere e di morire poi. Netta in alcuni bisogni e in molti punti di vista, ma fragile, sottile come quel suo profilo e le ombre intorno agli occhi, con la paura di essere fraintesa o forse addirittura col fastidio di essere interpretata, quasi lamenta le osservazioni sui suoi personaggi, gli accostamenti alle persone delle sua vita, ne apprezza la critica in termini di credibilità, ma ne tollera mal volentieri gli accostamenti al proprio vissuto, eppure lei stessa scrive:

"[...] a volte penso che solo l'autobiografia sia vera letteratura, i romanzi sono ciò che raschiamo da essa per arrivare infine al nucleo, e dunque a noi stessi."

Consigli di scrittura e personalità da lei che era in sé un flusso di coscienza, lei che parlava di discriminazione femminile e denunciava la supremazia maschile, lei che detestava il bello scrivere e sapeva essere sia critica che autrice, i consigli di chi aveva bisogno del confronto anche per non ascoltare il silenzio che le riempiva le tasche di quell'angoscia che si trasformò in sassi. Pezzi di lettere come pezzi di confessione in cui insieme ai viaggi e alla cultura dell'epoca, a Bloomsbury e al commento delle opere degli altri c'è il dolore e l'amore per la propria scrittura:

"[...] Riuscirò un giorno a tornare al desiderio di scrivere? Ci potrà mai essere pace e speranza al di là di questo calderone ardente? Mi ripeto: quanto si soffre? E perché? Una ragione per soffrire ci deve essere, senza dubbio".

Un libro per apprendisti scrittori o per amanti di Virginia Woolf, un libro per editori o anche un libro per regalo visto che dentro insieme alle parole ci sono le stelle e una galassia intera.

"[...] non si vede nient'altro che la pagina successiva; perché mai si ha la pretesa di essere scrittori? Perché non raccogliamo tutte le nostre carte sparpagliate e le mettiamo via...direi che sarebbe saggio".

2 commenti:

  1. Virginia è sempre Virginia. Scusa la banalità.

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  2. I Filigrana della Minimum mi ispirano molto, anche se temo che possano mantenere troppo le sembianze di "pensieri sparsi"...

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