lunedì 26 ottobre 2015

"I miti poesia" e il lettore che crescevo.

I miti poesia. Mondadori.
Alcune delle mie copie.

Di solito nella pagina Trödelmarkt racconto di vecchie edizioni scovate da qualche parte in cantina, in case estive, su mensole dimenticate, nei mercatini di Roma, e ogni volta sono viaggi nel tempo fino a un anno in cui spesso non ero nata. Quei libri usati, a volte consumati, con firme sulla prima pagina o dediche di sconosciuti, diventano tappeti volanti che attraversano la dimensione dell'adesso e portano lontano anche nello spazio, in vite non mie, né per epoca, né per materialità: i volumi che trovo non li avevo mai toccati prima.
Oggi cambia qualcosa: non è di un libro, ma di una collana che parlerò, una collana che ha segnato la mia crescita di lettrice, qualcosa che come me è venuto fuori negli anni '90, gli anni della mia adolescenza. Allora ero già una grande lettrice, stavo cercando di formare il mio gusto, anche se non credo ne fossi davvero consapevole, avevo però una passione, rimasta, per due tipi di letteratura: i classici del XIX secolo e gli autori americani soprattutto del dopoguerra, quelli della famosa (allora meno) beat generation e in più, sola tra le sole, mi piaceva la poesia. 
Il 6 febbraio del 1996 Mondadori fece uscire "I miti poesia" a 3.900 lire, che, per chi all'epoca non fosse stato dei nostri, era abbastanza poco da permettermi, a diciassette anni, di comprare senza dover chiedere ai miei genitori. "I miti poesia", come già la collana gemella dedicata alla narrativa, si trovavano in libreria, al supermercato e dal giornalaio (la rivoluzione della distribuzione era già cominciata), ed erano stampati ciascuno in 100.000 copie, per le quali non era prevista una nuova tiratura. Allora compravo quei libretti piena di soddisfazione per le mie scelte e per la possibilità di farle, oggi guardo alla collana come a un esperimento editoriale che fu fondamentale per la mia formazione. Queste edizioni furono pensate in un modo, capisco ora, che all'epoca mi conquistò: non c'era prefazione, critica o altro che potesse sembrare manualistico, poche righe di biografia dell'autore e poi i testi  diretti e tutti per me. Così conobbi le poesie di Majakovskij e di Hemingway, e quando uscirono i beats, ormai a 4.900 lire, nel 1998, ero affezionata alla collana e non persi i numeri dedicati a Kerouac e Ginsberg. L'idea fu un successo, uscivano due titoli al mese e in due anni, dopo 50 raccolte, erano state vendute cinque milioni di copie. 
Al di là delle valutazioni di ogni tipo sul mercato editoriale di allora e di oggi, sulla qualità del libro come oggetto e sullo strapotere di alcuni editori (o uno soltanto), per me "I miti poesia" sono stati molto più che significativi, e dopo quasi vent'anni, calata in tutt'altre pubblicazioni, ritrovo con quelle un po' del lettore che ero. 


1 commento:

  1. Io che alla poesia non sono mai riuscita ad avvicinarmi, ti leggo come se fosse un racconto d'altri tempi.

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