martedì 5 gennaio 2016

Carne viva. Merritt Tierce

Carne Viva. Merritt Tierce
Edizioni Sur. La mia copia
La prima recensione del 2016 viene da un lungo percorso nel 2015: ho letto "Carne viva" di Merritt Tierce due volte, ho organizzato un gruppo di lettura dentro Sur, la casa editrice che lo ha pubblicato, ho incontrato l'autrice a Più libri, seguito l'appuntamento tra autrice e traduttrice, che è Martina Testa, ma non ho mai scritto cosa ne penso, oggi rimedio. 
Merritt Tierce ha esordito negli Stati Uniti e in Italia, unico Paese in cui finora il suo libro è stato tradotto, con un romanzo dalle caratteristiche complesse, stile asciutto e diretto, e densità di sentimenti e un personaggio molto articolato. Un contrasto più frequentemente gestito da scrittori esperti con uno stile riconoscibile, ed ecco invece che in questo caso è un'autrice che pubblica per  la prima volta a scrivere come se lo facesse da una vita. "Carne viva" in inglese si intitola "Love me back" e al gruppo di lettura Martina Testa ha spiegato il motivo di questa mancata corrispondenza. Ci ha parlato dell'intraducibilità o comunque della scarsa resa in italiano di qualcosa che potrebbe essere "Riamami", del suo sembrare melenso rispetto a ciò di cui Merritt Tierce scrive o all'amore che sembra chiedere, di come poi la scelta di cambiare titolo sia stata condivisa e illustrata all'autrice e la storia della copertina che in qualche modo richiama quella originale, particolari golosi per chi ama l'editoria.  
Il romanzo si muove su due binari che fanno capo al personaggio principale, Marie, molto giovane e già madre e moglie, che divide la sua vita tra un'efficienza totale nel suo lavoro di cameriera e la deriva cui si abbandona nella vita personale. 
La dimensione professionale crea l'ambientazione stessa del libro in modo nitido e quasi teatrale, i camerieri e il loro mondo, i turni di lavoro, il rapporto con i colleghi e con i clienti, i pensieri che animano la mente di chi serve e non è servitore, di chi, dice la Tierce, allestisce lo spettacolo del ristorante animato e poi riordina e lo prepara per la prossima messa in scena. 
Marie inizia in ristoranti simili a tavole calde e approda a quelli con pianisti, champagne, divise impeccabili e clienti ricchi, lei è sempre disponibile, precisa, metodica, efficiente, palesa nel lavoro quelle doti intellettive che le venivano riconosciute a scuola, quelle che l'avrebbero potuta portare ovunque nell'America delle possibilità e che invece si sono fermate a Dallas, con una maternità precoce e un cuore irrisolto. Marie mostra il suo disagio per una vita che non la rispecchia, facendo sesso in modo disordinato e casuale con colleghi, superiori e clienti, abusando di droga e alcool, diventando autolesionista, scegliendo un agire distruttivo, sembrando padrona di sé stessa, ma lasciando la traccia dell'intima difficoltà che la conduce. 
Il libro è scritto in prima persona, la protagonista parla di sé e il lettore rimane ingannato dal sentirsi al centro di quel racconto, che invece, con una dolcezza profonda e imprevista, in alcuni passi cambia registro, Merritt Tierce usa la seconda persona singolare, e Marie si rivolge a un "tu" che è la persona che lei trascura, ma anche alla quale si rivolge, sua figlia. Seppure nel libro la maternità non trova realizzazione, seppure il comportamento non cambia e non si dà spazio al cambiamento, quel tono intimo di cui Marie è capace mi fa pensare che al di là delle pagine c'è uno spazio in cui diventa grande per se stessa e per sua figlia, un tempo in cui in cui la storia del romanzo diventa un percorso e arriva a compiersi. 
Marie è una professionista ineccepibile, una ragazza, una madre, una drogata, una che beve, una donna che non riesce a lasciarsi amare da chi lo vorrebbe fare e che cerca l'amore dove non può essere, una persona che si racconta in modo limpido, con la brutalità propria di chi fa male prima di tutto a se stesso. 
Non so dire se sia un libro sulla maternità, un libro sul mestiere del cameriere, sulla società americana stratificata nelle classi sociali dei servi e dei serviti, o semplicemente la storia di una persona, mi sembra, in fondo, la confessione di una madre a sua figlia, un modo per dirle chi è o chi è stata. 
In qualche modo "Carne viva" mi sembra l'atto di dolore e sincerità del personaggio che lo anima. 

Titolo: Carne Viva
Autore: Merritt Tierce
Traduzione: Martina Testa
Editore: Sur 
Collana: Big Sur
Anno: 2015
Prezzo: 16,50 euro

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