martedì 10 settembre 2013

Il figlio. Michel Rostain


Il figlio. Michel Rostain.
elliot. La mia copia.
Elliot ha pubblicato questo libro nel 2011 e dalla annotazione in copertina (manie da lettore) risulta che l'abbia letto proprio quell'anno. 
Due giorni fa m'è ricapitato in mano riordinando la libreria (per casa editrice, altro vizio da lettore), l'ho risfogliato, direi che l'ho quasi riletto.
Si legge in due giorni e rimane per anni. Ricordavo tutto. Michel Rostain è un regista teatrale francese, questo è il suo primo romanzo, vincitore del Premio Goncourt e acclamato in Francia. Non so che genere di riscontro abbia avuto in Italia, ho letto alcuni commenti negativi, personalmente l'ho trovato struggente e da leggere con cautela.
Il romanzo, vero, in cui un uomo racconta la morte del figlio ventunenne come se l'io narrante fosse lo stesso figlio, che vede suo padre affrontare un distacco che un genitore sa non essere in alcun modo possibile. La vita potrà anche finire, ma la paternità, o la maternità è ovvio, no, non finiscono. Mai.
E così Rostain racconta per bocca di suo figlio la difficoltà di accettare l' inaccettabile, di elaborare la propria morte pur vivendo. Lion se ne va in tre giorni, o meglio in tre minuti, purpura fulminans, lo dice il nome, non lascia tempo. A nessuno. Di far nulla. Non altro che dividere una stanza con la morte. Lion non c'è più e suo padre cerca di capire perché, reagisce con immediata disperazione, lo fotografa. Lo riguarda e muore.  Vuole sapere perché quella malattia l'abbia colto, s'era forse indebolito, l'aveva in qualche modo chiamata a sé, perchè lui padre non ha saputo prevenire quell'evento. Rostain vaga nel tempo ricordando il passato e paventando il futuro, anche l'ingresso al supermercato non è più un gesto di routine, tutto è ricondotto all'ultima volta che. Rimorsi continui, gelidi e dilanianti, infuocati. Realizzare le ultime volontà di chi aveva di fronte la vita, cercare di interpretare pensieri che non si erano condivisi, leggere dietro le parole e poi rimproverarsi. Ed ecco il racconto di marito e moglie che, col calore dell'amicizia che non sembra diversa da una famiglia, affrontano un viaggio in Islanda, dove, vengono a sapere, loro figlio sarebbe voluto andare. Le ceneri con loro, per essere sparse in un luogo in cui sentissero che Lion potesse essere a casa, che in un cimitero sua madre non l'ha voluto lasciare. Scelgono un vulcano. Ma la natura è imprevedibile e come la morte fa parte della vita dell'uomo, l'eruzione fa parte della vita del vulcano. Nel 2010 l'Eyjafioll esplode, una nuvola di cenere e lapilli blocca gli aeroporti di mezzo mondo e lui padre come reagisce a suo figlio che vola nei cieli? Scrive.

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