sabato 7 settembre 2013

Scegliere con le mani.

Con l'anno che inizia a settembre scandito dalla ripresa della scuola, prendere confidenza con nuovi  libri è la cosa che tutti facciamo da quando avevamo sei anni. La mano scorre sulla copertina e si cercano di stabilire le regole di quel nuovo rapporto. Matematica non ti temo, Tolstoj ti sfido. Finalmente l'antologia greca, è uscito Urbino Nebraska? Tale e quale. Per me dal 1985.
Settembre è sempre stato il Babbo Natale dei libri.
E' pacifico che si scelga per titolo e autore, ho dichiarato l'influenza dell'immagine e poi c'è il piacere di tenere un libro tra le mani e sentire che è bene.
La copertina che sembra di velluto è un arte e una scelta editoriale, personalmente la preferisco a tutto. Elliot in questo è maestra, copertine impalpabili, che sono appunto "copertine" anche per il lettore, cosa che assolutamente non è in grado di essere la sovracoperta sulle edizioni morbide, è insopportabile. Dentro c'è un libro che vuole sfuggire a quella scomodità, fuori quell'involucro lucido e viscido che non vuole stare al suo posto. La sovracoperta di libro morbido non vuole essere una sovracoperta, case editrici fatevene una ragione. Dopo tre giorni la frullo in un cassetto riproponendomi di sistemarla una volta terminata la lettura, ma chissà perché il 70% delle sovracoperte scompare, accompagnate dalle loro migliori amiche fascette, che comunque tendono al suicidio in tempi molto rapidi. La sovracoperta di libro morbido ha istinto di farfalla. Lasciamola andare. Piuttosto apprezzo la scelta di inserire una quarta di copertina che volendo possa fare da segnalibro, cosa che avviene in tantissime edizioni e collane, penso a  Fazi, Feltrinelli e Neri Pozza. Poi rimane il dilemma della copertina rigida o morbida, il rigido fa impennare i costi ed è un punto a sfavore se pure ogni tanto un bel volume ordinato non dispiace, i grandi scrittori e gli scrittori che vendono sono spesso belli inscatolati e un po' ci sta, certo con la consapevolezza però che edizione rigida porta la temibile sovracoperta, seppure la cosa migliora un po', ma resta la difficoltà di mantenerla intatta e, un abbraccio un po' sterile rispetto all'avvolgenza di cui è capace un morbido qualsiasi. In questo caso per me ci vuole un trinomio: copertina rigida, sovracoperta satinata e scrittore perfetto, così i Fazi e i Piemme pensando a Williams e Moehringer, libri che ti abbracciano perché le braccia degli scrittori escono letteralmente dalle pagine.
Terribili i titoli o i nomi degli autori leggermente soprelevati delle edizioni economiche, li trovo inutili e dannosi, le mie mani non li sceglierebbero mai, a sopperire poi è il contenuto. Sorprendenti quei supermattoni da settecento pagine che li prendi in mano e sono leggerissimi, perché certo la carta patinata si becca un pollice verso infinito. E' piacevole sentire la porosità dell'albero che ci ha dato quei fogli, è come un omaggio al suo sacrificio, il liscio non balla. Per niente. Inoltre si sa che il libro va in borsa, in metropolitana, in treno, nella 24ore, nelle tasche, in spiaggia e al vento. I libri viaggiano che è una bellezza, un po' bisogna tenerne conto.
In questo certo sono molte le case editrici che mi soddisfano e poi che dire sono vezzi da lettore, preferenze personali, alle quali aggiungo l'impossibilità di comprare in una sola visita in libreria due libri dello stesso editore. Mercoledì vado, chissà se i miei librai sono pronti.

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