martedì 4 giugno 2013

Cime tempestose. Emily Bronte

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Emily Bronte, la sorella di Charlotte di "Jane Eyre" ha scritto un solo romanzo ed è "Cime tempestose". Non c'è seguito. Tutto finisce lì. E travolge. Cime tempestose è un libro sull'odio e sul possesso, vestito da storia d'amore, di quando l'amore è confuso con altro e diventa cattiveria e solo alla fine (forse) torna il sentimento che era. L'innamorato è ferito e respinto, si sente inferiore e si vendica di chiunque l'abbia fatto soffrire e credere inadeguato e rozzo. Offeso se ne va, ma i cattivi tornano e lui torna, pieno di soldi e di odio, a vendicare la propria disillusione e distrugge la famiglia della sua amata fino a farla quasi morire di dolore e, non pago, ne usa la figlia indirizzandola a una vita di infelicità. L'innamorato sofferente fa di peggio, si serve anche di suo figlio e poi ne rimarrà indifferente alla perdita. L'innamorato separato dal suo amore (o dal suo appagamento) è Heathcliff ed è un uomo cattivo. Non c'è altro. Lui è cattivo, cattivo e romantico, spietato e orribile. A 17 anni mi sembrava uno che lottava per amore, oggi dico è che è un prepotente miserabile. Senza mezze misure. Pieno di rancore, verde dall' invidia e incontenibile nei suoi desideri di possedere i luoghi, le persone e il loro futuro. Heathcliff e Catherine però all'inizio in qualche modo si amano, sono sempre più uniti, ma quando si ritrovano dopo essere stati separati per un po', non saranno più gli stessi, lei non lo sarà più e, così, inizierà la trasformazione. Heathcliff, respinto, vive di vendetta, lei reagisce con assurdità, lui persevera in un sentimento accecante, che diventa odio infinito nello spazio e nel tempo. E dell'amore non vedo più niente. Arriva la pace soltanto in morte, perché Cime tempestose è una tenuta nella brughiera e, lì, nemmeno il vento e il verde spiritato dell'erba sembrano trovare mai pace, nella brughiera si urla e si vaga, tutti ci troviamo a urlare e vagare, perché l'amore e l'odio hanno un confine sottile. E' il racconto di una storia già finita, narrata da chi ne è stato solo spettatore, il racconto ci intrappola tra le pagine, perché il dolore che fu, ha molto più fascino del dolore esistente. Un libro perfetto e cattivo, romantico, gotico e pieno di spiriti e fantasmi, con paesaggi aperti ma avvolgenti, con case e castelli, notti tormentate e lontananze incolmabili.  
Ne ho letta la versione qui sopra, se pure la foto è di Google, la mia copia credo sia a casa di mia nonna e stasera non avrei potuto fotografarla, ma volevo parlarne.

1 commento:

  1. la mia edizione è tratta dalla Biblioteca delle ragazze...

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