martedì 21 maggio 2013

Anatomia dell'irrequietezza. Bruce Chatwin.

Un libro uscito nel 1996 e scritto vent'anni prima. O meglio, gli scritti che lo compongono avevano più o meno vent'anni quando sono stati raccolti in questo volume.
Eccole, due copie.
Ho letto anatomia dell'irrequietezza a 18 anni. Non c'ho capito nulla, ma ho fatto finta che mi fosse molto piaciuto. Rientrava nel genere di libri che mi doveva piacere e mi sono calata nella parte. Amavo, l'ho già detto, la letteratura beat e dunque i racconti di viaggio e Chatwin era in linea, avevo letto "In Patagonia" ed era stata una corsa alla fine del mondo e così ho dovuto continuare con l'opera postuma.
Anatomia dell'irrequietezza, più che un titolo è una fotografia, è un libro irrequieto, che raccoglie diversi scritti irrequieti e forse anche non armonici e dunque, per la loro eterogeneità, potrebbero assomigliare a parti di un'anatomia.
La prima volta dunque è stata un disastro, non l'ho capito e forse non m'è piaciuto. Ho finto, ed è chiaro che non sia una cosa serena fingere di aver apprezzato.
L'ho ricomprato nel 2005, immagino di averlo perso ad un certo punto, e riletto qualche anno dopo. Questa volta m'è piaciuto, alcune parti sono assolutamente autobiografiche, altre pare siano soltanto ispirate e dentro finalmente c'ho trovato quell'immagine di Chatwin che arriva in macchina in Toscana negli anni '70, quando "Moleskine" non era un negozio monomarca di Termini e i "viaggiatori" forse erano più diffusi e forse erano esploratori. Ad ogni modo ho recuperato l'immagine di Chatwin che mi ero costruita da ragazzina, ma che non avevo ritrovato in questo libro. Oggi nella sua anatomia rivivono i suoi viaggi, l'interesse culturale per luoghi e persone, per l'arte e per gli infiniti modi di vivere che fanno pensare ad altrettante possibilità, lo studio quasi scientifico delle persone e delle loro abitudini, il nomadismo. Un bellissimo libro difficile, ma capace di far nascere la voglia di andare a vedere il mondo senza pensare troppo, senza prenotazioni e senza rimanere dei visitatori. E tra poco è estate.

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