sabato 18 maggio 2013

L'isola del tesoro. Robert Louis Stevenson.

La copia dei miei pirati.
"Quindici uomini, quindici uomini, suuuuulllllaaa cassssa del mortooooo..."
Ho letto "L'isola del tesoro" da molto grande e m'è piaciuto tantissimo, se fossi stata un ragazzino di tredici anni mi sarebbe piaciuto ancora di più. Anche perché probabilmente non avrei cercato qualcuno cui dare il viso di Johnny Deep e non avrei immaginato Long John Silver come Barbossa.
Ad ogni modo l'isola del tesoro esiste ed è ai Caraibi e anche il tesoro esiste e sono in molti a cercarlo, anche chi, ragazzo e non pirata, incappa quasi per caso nella mappa della ciurma di Flint. Jim, il ragazzino che racconta e vive l'avventura, ha undici anni ed è già uomo, si occupa di sua madre e rischia di essere ucciso, al pari di qualunque altro, nel corso delle vicende, ma la sua statura, l'agilità e la curiosità della gioventù lo mettono in salvo, al corrente di trame segrete e lo aiutano a diventare grande. I corsari sono corsari, non sono buoni e sono vestiti come solo i pirati sanno fare. Esiste una moda piratesca e nell'isola del tesoro è descritta negli abiti e nei modi. Il mare è infinito, assolato, la sabbia è bianca e ci sono le caverne e le scialuppe e certo un grande ammutinamento e un vascello!
Un vascello carico di bucanieri di un tempo, più stanchi e più avveduti, che temono la forca, ma continuano ad amare la vita di mare e le scorrerie e, intanto, tra loro, Jim cresce. Affascinato dai pirati, ma senza diventare uno di loro.
I grandi diranno che è un romanzo di formazione, ma mi chiedo, come si può vivere grandiose avventure senza crescere? Credo che in fondo non ci sia riuscito nemmeno Peter Pan.

2 commenti:

  1. non condivido, Peter Pan si è " incistato " avvolto nel bozzolo dell'eterna fanciullezza nella coazione a ripetere se stesso e questo descrive uno stato psicologico particolare di un'età che non evolve, giovane o meno giovane che sia.
    Jim soffre combatte, si diverte, prende le distanze, muta cambia, uccide metaforicamente, non so se cresca davvero o se soltanto resti se stesso nel cambiare dei tempi con qualche adattamento. Bino

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  2. E se fosse una traccia per viaggiare dentro noi stessi, fino ad arrivare al tesoro, ovvero a trovare la propria entità? quanto c'è di favoloso e quanto anticipa ' on the road'? cammino, percorso, viaggio , esistenza, vita, si cerca qualcosa davvero o conta il muoversi in un contesto, route 66 o propria anima cambia poco..uniquique suum.
    Anacleto

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