domenica 12 maggio 2013

Le braci. Sandor Marai

Le braci. Sàndor Marai.
Adelphi. La mia copia.

Mai ci fu titolo più azzeccato. Le braci è un libro che brucia piano, con luce rossa e poco fumo. Le braci non si toccano, ma scaldano, le braci marchiano e rimangono, latenti, sotto la cenere e dentro i vulcani.
Ungheria e Austria, perse in un tempo che non c'è più e in un modo di essere che se ne è andato con quel tempo.  E' un libro orientale, dell'Europa orientale e questo lo riempie di fascino. E' un libro con strani colori grigi che immagina gli azzurri e rosa settecento di Versailles. E' un libro con circoli militari e boheme. E c'è un uomo, o meglio due, amici, fratelli, che in un castello cenano dopo quarantuno anni che non si vedono. Un castello maestoso e pesante, come il sentire del suo padrone.
Le braci montano lentamente il loro calore, bruciano sempre di più, senza fretta, con intensità e inesorabilmente. Sempre più rosse. Sempre più fuoco, ma senza fiamme. Senza esplodere, ma incendiando. Ed ora una cena. Tra due uomini, amici, fratelli. Rancore, perdono e vendetta nell'osservare la vecchiaia dell'altro. E un fantasma cui dare pace. Un libro avvolgente.

1 commento:

  1. Le braci...utili, indispensabili, ma qualche volta accade di non poterle controllare, ma mai soffocarle..
    forse l'anima è luce e calore..boh!!!!
    Ezio

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